Focus su Olestra

L’ultimo numero di Focus contiene un articolo di Amelia Beltramini sui cibi e sulle bibite light. Si parla anche di un nuovo grasso non assorbibile che è arrivato sul mercato: l’Olestra. I lettori potrebbero pensare che il nuovo grasso sia in vendita anche in Italia. Non è così.

Con il termine Olestra ci riferiamo ad un poliestere del saccarosio che è stato prodotto nei laboratori della Procter&Gamble.
Nel suo libro Food Politics, la nutrizionista Marion Nestle dedica a Olestra un intero capitolo: A 30-year regulatory saga. Pensate che la scoperta di Olestra da parte dei ricercatori della Procter & Gamble risale al 1968 ma solo nel 1997 arrivarono sul mercato degli snacks prodotti con questo composto.
Gli acidi grassi che si trovano legati al disaccaride variano da 5 a 8 molecole, per confronto ricordiamo che i trigliceridi contengono 3 acidi grassi esterificati con una molecola di glicerolo. Gli acidi grassi utilizzati nella reazione dai ricercatori della Procter&Gamble, hanno permesso di arrivare ad un prodotto che presenta proprietà organolettiche simili ai grassi e oli. La molecola dell’Olestra, per le sue caratteristiche strutturali non viene idrolizzata dagli enzimi che partecipano alla digestione dei trigliceridi e neanche dalla flora batterica intestinale. Ne risulta un apporto calorico nullo ed è per questo che Olestra si è candidato come sostituto degli oli nella produzione di snacks light.

Il sostituto dei grassi della Procter & Gamble, il cui impiego (con marchio Olean) è limitato al settore degli snacks salati prodotti in USA, ha suscitato numerose polemiche. I primi snacks immessi sul mercato dovevano riportare la scritta: “contains Olestra” avvertendo i consumatori degli effetti negativi sull’assorbimento di vitamine liposolubili e sugli effetti collaterali a livello intestinale.

Nel 2003 la FDA ha comunque autorizzato la rimozione della scritta dalle confezioni a seguito di un esame della letteratura in cui non erano emerse differenze significative sui problemi intestinali provocati da snacks normali e quelli prodotti con Olean.

Fa un certo effetto vedere sul sito di Olean, il marchio con cui viene venduto Olestra, il contatore che informa i lettori sul numero degli snacks prodotti utilizzando questo sostituto dell’olio.


Lo Sciroppo di glucosio-fruttosio: naturale o industriale?

Magari guardando un campo di mais non vi vengono in mente subito l’amido, l’etanolo, vitamine e altre molecole come lisina, triptofano e dolcificanti come fruttosio e sciroppo di glucosio-fruttosio. Sono solo alcuni derivati del mais insieme ai mangimi e all’olio. La produzione di maltodestrine e di vari tipi di sciroppo di mais ad alto contenuto in fruttosio (HFCS) a partire dall’amido di mais, potrebbe essere definito uno dei più grandi successi nel settore dell’industria saccarifera degli ultimi decenni.

Qualche cenno storico. Nel 1811 il chimico russo G.S.C. Kirchoff scoprì un processo per produrre destrosio e altri dolcificanti utilizzando l’amido di patata sottoposto a una soluzione debole di acido solforico. Negli Stati Uniti questo metodo fu adattato all’amido di mais a metà del 1800 e i primi impianti furono costruiti a Buffalo, New York, nel 1866. Oltre all’acido solforico, l’amido può essere idrolizzato anche utilizzando acido cloridrico.
A proposito di acidi inorganici e di acido cloridrico, abbiamo sentito già parlare a proposito dell’inchiesta sul vino di qualche giorno fa, ricordate?

L’drolisi dell’amido di mais utilizzando acidi inorganici, proseguì fino al 1967, quando si iniziarono ad usare anche degli enzimi. Questo permise di abbreviare notevolmente i tempi di lavorazione che all’inizio richiedeva numerosi giorni.

Il 1970 è una data importante perchè è l’anno in cui si iniziò a diffondere l’impiego dell’amido di mais e derivati, nell’industria alimentare. L’amido veniva elaborato e raffinato dal mais utilizzando una serie di tappe che includevano la macerazione, la macinazione e successivi processi di separazione.

Gli enzimi utilizzati per idrolizzare l’amido sono diversi: l’alfa amilasi permette di ottenere sciroppi con un contenuto di circa 10-20% di glucosio. Un ulteriore trattamento con l’enzima gluco-amilasi porta a rese del 93-96% di glucosio. Con processi simili si ottengono anche maltodestrina e destrosio. L’alfa-amilasi è prodotta a livello industriale utilizzando una specie batterica (Bacillus sp.) mentre per la gluco-amilasi si utilizza una specie fungina: l’Aspergillus.

L’utilizzo dell’enzima gluco-amilasi iniziato negli anni quaranta ha permesso di ottenere sciroppi con una percentuale elevata di glucosio. Tuttavia alcuni aspetti ne hanno impedito una ampia utilizzazione come dolcificante per l’ industria e sostituto dello zucchero. Il glucosio ha infatti una dolcezza circa il 70% se confrontato con il saccarosio. Il Fruttosio è del 30% più dolce del saccarosio ed è piu’ solubile.

Il progredire delle tecnologie alimentari e l’uso di enzimi immobilizzati, tra cui la glucosio isomerasi, hanno portato alla commercializzazione di sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS). Per molti scopi, uno sciroppo di fruttosio al 42% è piu’ che soddisfacente per l’uso alimentare, ma non soddisfa alcuni criteri di qualità dei produttori di bibite. Per le cole, è richiesto uno sciroppo con circa il 55% di fruttosio. E’ per questo che sono stati messi a punto altri processi (cromatografia su colonne di zeoliti o resine a scambio cationico) per permettere di avere sciroppi a concentrazioni piu’ elevate di fruttosio e separare altri componenti. Gli sciroppi di mais ad alto contenuto in fruttosio sono classificati in base alla sua concentrazione (42%, 55%, 90%).

Le compagnie che controllano l’85% del mercato e del business degli sciroppi di mais si contano sulle dita di una mano: l’ Archer Daniels Midland, la Cargill, la Staley Manufacturing Co. e la CPC International.

Lo sciroppo di glucosio-fruttosio prodotto utilizzando amido di mais e enzimi, può essere etichettato come un dolcificante naturale? la battaglia che ha coinvolto raffinatori di mais da una parte e associazioni di consumatori dall’altra, ha portato alla decisione della Food Drug Administration (FDA). Sebbene glucosio e fruttosio esistano in natura, la produzione degli sciroppi a partire dall’amido, e l’ uso di acidi inorganici e/o enzimi, ha portato la FDA ad esprimere un parere negativo.

Altri prodotti derivati dal mais? basta dare uno sguardo al sito della Corn.org.

Troviamo lo sciroppo di glucosio-fruttosio in molti prodotti alimentari (dolci, cereali, biscotti, snacks e yogurth,sport drinks,ketchup…ecc…) e come mostra il grafico, i consumi di questo dolcificante sono notevolmente aumentati.

Sui dati contrastanti del consumo di fruttosio e di HFCS sul metabolismo glucidico e se siano in qualche modo coinvolti nella insorgenza di patologie dismetaboliche, parleremo prossimamente.

consumo di dolcificanti negli USA

Da leggere: HFCS facts, Nutraingredients, Corn.org.


Etichettibus:la merendina ai 5 zuccheri

Snack Nestlè

Michele ha risolto di nuovo il nostro Et.chettibus. Il latte nell’immaginario collettivo è un alimento completo, ricco di proteine e di calcio, ecco perchè in molti snacks viene messa in risalto la scritta “Snack al latte” sulla confezione. L’obiettivo è convincere i genitori che questi snack sono una valida alternativa al bicchiere di latte magari poco accettato dai figli. Ma se guardiamo meglio l’etichetta, ci accorgiamo che gli ingredienti principali sono gli zuccheri semplici e i grassi, compresi i grassi idrogenati. E il latte? quello impiegato è in prevalenza latte scremato in polvere, niente a che fare sul piano nutrizionale con il latte fresco. Infatti i trattamenti termici a cui viene sottoposto il latte ne influenzano inevitabilmente la composizione nutrizionale.

Snack Spiderman 3. Ingredienti: zucchero, farina di frumento, uova, grasso vegetale, grassi vegetali idrogenati, latte concentrato zuccherato (latte 4,1%,zucchero), latte 6,5%, cacao magro in polvere 5,4%, zucchero di canna fondente (zucchero di canna,sciroppo di glucosio, acqua), amido di patata, latte scremato in polvere 2,7%, tuorlo d’uovo, miele, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio di semi di girasole, proteine del latte, burro di cacao, amido, burro anidro e emulsionanti (E442, E471, E475, E476), fibra alimentare da frumento, sciroppo di glucosio, amido di frumento, agenti lievitanti (E450i, E500ii, E503ii), aromi, sale, colorante E150a.

Lo snack della Nestlè individuato da Michele, strizza l’occhio alla Disney, altrimenti perché chiamarlo Spiderman 3? D’altra parte la strategia di abbinare gadget e/ o promozioni legate ai cartoni animati non è affatto nuova (1).

Mi è piaciuta la definizione di Gunnar: “Deve essere una cosa marrone dato il color caramello e un po’ di cacao. Meglio chiamarla una merendina ai cinque zuccheri (zucchero, zucchero di canna,sciroppo di glucosio x2,miele,sciroppo di glucosio-fruttosio). Altro che snack al latte.

Chi trova gli errori nella lista degli ingredienti riportata sul sito della Nestlè?


Buon appetito!? a Report del 13 aprile 2008

Report su Rai 3, torna a parlare di alimentazione e di agricoltura con la puntata intitolata: Buon appetito!? di Michele Buono e Piero Riccardi.

Le parole chiave sono: mercati locali, cibi e ristoranti a Km 0, anidride carbonica emessa, Gruppi di acquisto solidale, agricoltura senza chimica sintetica e riscoperta delle antiche varietà di prodotti.

Scommettiamo che verrà intervistato Carlo Petrini, considerato dal Guardian una delle 50 persone che potrebbero salvare il pianeta?.

A proposito di menu’ a Km zero, al Politecnico di Torino è partita una sperimentazione. Per rifornire la mensa riservata al personale docente e non, si è scelto di acquistare i prodotti presenti sul territorio. Per la presentazione del progetto è stato offerto un menù tipo: risotto al Castelmagno, coniglio al civet e frittata ai porri; mentre Coldiretti ha allestito il tavolo delle mele offrendo mele golden, mele delizia, succo di mela filtrato e non, mele essiccate al naturale e alla cannella.

Non male, ma perchè solo per il personale e non includere anche la mensa studentesca?


Farm bill, il mais e lo sciroppo di glucosio-fruttosio


Farm bill battle

Il Farm Bill, tema affrontato in modo ironico in questo video, visto che riguarda l’agricoltura degli USA, potrebbe sembrare un tema lontano. Ma se riflettiamo sui numerosi derivati che si ricavano dal mais, una delle principali coltivazioni industriali USA, allora l’argomento ci riguarda molto da vicino. Magari guardando un campo di mais non vi viene subito in mente l’ormai praticamente ubiquitario sciroppo di glucosio-fruttosio impiegato come dolcificante anche in Italia in bibite, snacks, ecc…
Ne parlerò in un prossimo post.


Bio: Cercasi idee per nuovo logo EU

Era pronto il nuovo logo voluto dalla Commissione europea per contraddistinguere i prodotti organici. Sarebbe dovuto entrare in circolazione dal 1 gennaio 2009. Ma una associazione di produttori aderenti all’Advisory Group on Organic Farming ha notato -come potete vedere sopra- che per certi aspetti il nuovo logo era molto somigliante a quello di Aldi, una catena tedesca di supermercati.

Fermi tutti. Lancio del nuovo logo rimandato.

E’ stata annunciata una competizione aperta a tutti i cittadini europei. Fatevi venire delle idee.


ET.chettibus®-11

Si riparte con un nuovo prodotto da indovinare, altri ingredienti su cui riflettere. Giuro che è la prima volta che incontro lo zucchero di canna fondente.

Ingredienti: Zucchero,farina di frumento,uova, grasso vegetale,grassi vegetali idrogenati,latte concentrato zuccherato (latte 4,1%, zucchero),latte 6,5%,cacaco magro in polvere 5,4%, zucchero di canna fondente (zucchero di canna, sciroppo di glucosio, acqua), amido di patata, latte scremato in polvere 2,7%, tuorlo d’uovo, miele, sciroppo di glucosio-fruttosio,olio di semi di girasole, proteine del latte,burro di cacaco, amido,burro anidro,emulsionanti (E442,E471,E475,E476), fibra alimentare da frumento, sciroppo di glucosio, amido di frumento,agenti lievitanti (E450i, E 500ii,E503ii), aromi,sale, colorante E150a

Chi si aggiudicherà il premio? di cosa si tratta? sorpresa!


Effetto Vinitaly: i Veleni in copertina

Espresso

L’Espresso di questa settimana finisce nel mio archivio di settimanali e periodici italiani e stranieri che hanno scelto di dedicare la copertina al cibo e a temi legati all’alimentazione. Le mie quindi non sono considerazioni sulle sofisticazioni ma sul modo con cui sono state riportate dai giornalisti dell’Espresso che con tempismo perfetto con il Vinitaly, hanno fatto uscire in edicola il settimanale con la copertina dedicata a truffe chimiche praticate in alcune cantine: VelenItaly. L’articolo parla anche di contraffazioni dell’olio, di forni fuori-legge ma sui media non si parla che di vino. Effetto Vinitaly?.

Che sapore avrà avuto il liquido vinoso che -si legge nel settimanale-di vino ne conteneva un terzo al massimo, spesso di meno?. E poi acqua, sostanze chimiche (quali? in che quantità?), concimi (quali? in che quantità?), fertilizzanti (quali? in che quantità?) e persino una spruzzata di acido muriatico (a che livello?).

I ministri Turco e De Castro hanno rassicurato Bruxelles chiarendo che i prodotti trovati in alcune aziende vinicole non erano stati utilizzati per sofisticare il vino, ma per usi di agricoltura, mentre le irregolarita’ riscontrate riguardavano soltanto l’aggiunta di acqua e zucchero di barbabietola.

In questi giorni ho imparato che acido cloridrico, acido solforico e acido fosforico, nonché alcune sostanze utilizzate anche nella produzione di concimi – quali fosfato ammonico, fosfato biammonico e solfato di ammonio – possono essere impiegati in enologia con funzioni diverse.

C’è chi considera l’articolo dell’Espresso sul vino un brutto esempio di giornalismo che cerca la notizia sensazionale a tutti i costi (1,2).

Di certo alimentazione e nutrizione, truffe alimentari, junk-food, business,cibo e salute, sono argomenti di grande interesse.

Riflettendo sul contenuto del settimanale e sulle numerose reazioni che ha scatenato, mi è tornato in mente l’articolo: “Improving Public Understanding: Guidelines for Communicating Emerging Science on Nutrition, Food Safety and Health” pubblicato sul Journal National Cancer Institute, Vol. 90, Num. 3; 194-99

Ho rispolverato insomma le Linee guida rivolte ai professionisti della comunicazione come scienziati, responsabili delle pubblicazioni scientifiche, giornalisti, consumatori e altri gruppi di interesse.

Riporto qui i punti rivolti ai giornalisti, le linee guida si riferiscono soprattutto alla diffusione di risultati di studi scientifici, ma credo che leggerle non faccia male.

-Il suo articolo è, per quanto possibile, accurato e obiettivo?

-È sicuro di non aver influenzato in alcun modo l’opinione pubblica?

-Il suo articolo fornisce consigli utili ai consumatori?

-Il suo articolo ha fondamenta scientifiche?

Si legge perfino sul settimanale l’Espresso che nel “vino” erano contenuti: “Veleni a effetto lento: all’inizio non fanno male e ingannano i controlli, poi nell’organismo con il tempo si trasformano in killer cancerogeni”.

Parlare di truffa è una cosa, parlare di sostanze cancerogene è molto diverso.

Da leggere: Vino al veleno, Linee guida rivolte ai professionisti della comunicazione


Questa settimana su Trashfood

Mosaico Marzo

-Lo troviamo nel ketchup, nelle creme per pasticceria,budini e dessert, salse, carni in scatola, formaggi fusi, snacks vari. Sono l’amido e i suoi derivati: gli amidi modificati.

Bloggers (s)pennati. Avete qualcosa di interessante da scrivere su un tema riguardante le carni avicole? sul sito aggiungiunpolloatavola.it trovate il regolamento. Food bloggers esclusi.

-La foto del giorno: Salumi artigianali in vetrina.

-Dopo i drinks, gli snacks, i formaggi, novità in arrivo per i fans dei probiotici. E’ tempo di Probiotic ice cream

D come diacetile Il diacetile è solo uno dei composti chimici presenti nel burro fresco a basse concentrazioni e appena percepibili dal nostro gusto. Cosa dire degli oli e grassi buttered-flavoured usati oltraoceano?


Amido modificato

amido di tapioca

Lo troviamo nel ketchup, nelle creme per pasticceria,budini e dessert, salse, carni in scatola, formaggi fusi, snacks vari. Sono l’amido e i suoi derivati: gli amidi modificati. Ne volevo parlare da un po’, poi qualche giorno fa mi è capitato di vedere questo video su YouTube in cui l’autore si chiede cosa sia il misterioso amido modificato che ha trovato tra gli ingredienti di un prodotto. Eccomi a spiegare di cosa si tratta.

L’amido è un polisaccaride di riserva contenuto in molti tipi di piante come cereali e tuberi (grano, mais, patata, tapioca, ecc..). L’amido che si ricava da queste fonti vegetali, non possiede le proprietà funzionali richieste in alcuni processi produttivi industriali. Pertanto i granuli sono sottoposti a diversi trattamenti e si ottengono gli amidi modificati.

A cosa servono i trattamenti? a migliorare la performance dell’amido che viene modificato in modo mirato a seconda delle esigenze in modo da conferire particolari proprietà es. maggiore resistenza alla cottura, maggiore stabilità a acidi, a basse temperature. I prodotti in cui è l’amido modificato è inserito come ingrediente, hanno una maggiore resistenza alla cottura, sono più stabili. In alcuni casi permettono di abbreviare i tempi di lavorazione.

Certo posso fare un budino anche con il semplice amido ma se l’uso dell’amido modificato permette di abbreviare i tempi di lavorazione e magari di conferire una certa palatabilità anche risparmiando sulle materie prime (es. latte, uova..ecc..), questo è un vantaggio per l’industria, voi che ne dite? Alcuni amidi modificati permettono di incorporare acqua in percentuale maggiore nei prodotti da forno e possono essere usati anche in sostituzione di una certa quantità di farina di grano.

Tra i principali amidi modificati vi sono:

– Amidi modificati chimicamente: L’amido contiene infatti gruppi idrossilici che potenzialmente possono reagire con alcuni composti chimici (acidi inorganici o organici ecc..). Con uno o più trattamenti chimici, si introducono nella molecola gruppi come acetato (acilazione), idrossipropilici (idrossipopilazione), gruppi fosforici. L’amido idrossipropilato è formato dalla reazione dell’amido con l’ossido di propilene. Ci sono anche degli amidi ottenuti mediante trattamenti con vari agenti funzionali che permettono la formazione di legami etere o estere con i gruppi idrossilici dell’amido (cross-linked starches)

– Amidi modificati con trattamenti fisici, mediante azione del calore o per azione meccanica.

– Amidi modificati con trattamento enzimatico L’amido è sottoposto a idrolisi parziale con aumento della sua solubilità in acqua. Con questo trattamento si ottengono le maltodestrine.

Elenco di alcuni amidi modificati utilizzati come additivi (emulsionanti, addensanti) nell’industria alimentare:

1400 Destrine
1404 Amido ossidato
1410 Fosfato di amido
1412 Fosfato di diamido
1413 Fosfato di diamido fosfato
1414 Fosfato di amido acetilato
1420 Amido acetilato
1422 Adipato di diamido acetilato
1422 Amido idrossipropilato
1442 Fosfato di diamido idrossipropilato
1450 Ottenilsuccinato di amido


Amido e amidi modificati: cosa dice la legge?.

La direttiva CEE 97/4/CE, che ha modificato la 79/112/CE, stabilisce che la designazione di “amidi modificati deve essere completata dall’indicazione della sua origine vegetale specifica, qualora l’amido possa contenere glutine”. Questa è una informazione importante per i pazienti celiaci.

Non tutto l’amido che ingeriamo viene assorbito durante la digestione. Questa frazione si chiama amido resistente (resistant starch ed è incluso tra le fibre vegetali.