Cereali multicolor a colazione
Pubblicato: 2011/02/12 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, Educazione e informazione alimentare, La borsa della spesa 3 commentiQuale dei seguenti cereali colorati è in vendita in Italia?
Bravi! i cereali Kellogs Hello kitty in edizione limitata. E con loro i cereali colorati giungono sugli scaffali anche in Italia. Gli altri sono frutto della mia ricerca su vari siti di aziende che hanno già immesso sul mercato USA cereali multicoloured rivolti a bambini e adolescenti. Prodotti, designed for kids come affermano gli esperti di marketing. Ne troviamo blue, verdi, arancio, gialli. Forse proprio la Kellogs è stata la prima azienda a produrli. Ricordo che dedicai il secondo numero del randomestrale TRASHFOOD ai coloranti e tra i prodotti particolari citai i Mickey’s Magix, nati dal connubio tra la Kellogg e la Disney, cereali e marshmallows tuffati nel latte lo coloravano di blue.
Sulle confezioni di quasi tutti troviamo i messaggi ben noti: “Fonte di calcio, fonte di vitamina D“, “Contiene vitamine, ” ma da una lettura attenta scopriamo che c’è un lungo elenco di additivi e di certo esistono alternative decisamente piu’ salutari per la colazione. E leggendo le etichette si comprende come mai in piu’ occasioni proprio i cereali siano stati oggetto di attenzione da parte di campagne di associazioni di consumatori. Qualche esempio:
General Mills Lucky Charms Cereal Swirled Marshmallow
Ingredients: Whole Grain Oats, Marshmallows (Sugar, Modified Corn Starch, Corn Syrup, Dextrose, Gelatin, Calcium Carbonate, Yellows 5 & 6, Blue 1, Red 40, Artificial Flavor), Sugar, Oat Flour, Corn Syrup, Corn Starch, Salt, Trisodium Phosphate, Color Added, Natural and Artificial Flavor, Vitamin E (Mixed Tocopherols) Added to Preserve Freshness, Vitamins and Minerals: Calcium Carbonate, Zinc and Iron (Mineral Nutrients), Vitamin C (Sodium Ascorbate), a B Vitamin (Niacinamide), Vitamin B6 (Pyridoxine Hydrochloride), Vitamin B2 (Riboflavin), Vitamin B1 (Thiamin Mononitrate), Vitamin A (Palmitate), a B Vitamin (Folic Acid), Vitamin B12, Vitamin D3.
MagicTime™ Apple Rings Cereal
Ingredients: SUGAR, CORN FLOUR, WHEAT FLOUR, OAT FLOUR, SALT, CALCIUM CARBONATE, DRIED APPLES, APPLE JUICE CONCENTRATE, SODIUM ASCORBATE, CINNAMON, YELLOW #6, ZINC OXIDE, NIACINAMIDE, REDUCED IRON, BAKING SODA, BHT (A PRESERVATIVE), TURMERIC COLOR, VITAMIN A PALMITATE, RED #40, PYRIDOXINE HYDROCHLORIDE (VITAMIN B6), THIAMIN MONONITRATE (VITAMIN B1), BLUE #1, RIBOFLAVIN (VITAMIN B2), FOLIC ACID, VITAMIN D AND VITAMIN B12.
Per l’edizione limitata Hello Kitty, apprezzabile l’impegno della Kellogs all’uso di coloranti estratti da fonti vegetali per impartire il colore rosa. Troviamo infatti gli ingredienti: Farine di cereali (avena (32%), frumento (32%), mais (12%)), zucchero, sciroppo di glucosio, sale, tricalcio fosfato, aroma naturale di limone e altri aromi naturali, estratti vegetali (carota, ribes nero), vitamine (C, PP, B6, B2, B1, folacina, B12) e ferro. A proposito di ferro, avete notato che non è indicata la forma chimica con cui è presente? al contrario per il calcio si tratta di tricalcio fosfato.
La stessa Kellogs al contrario propone un elenco decisamente diverso per gli Apple Jacks® in vendita negli USA. Il colore verde e giallo non è certo impartito dal succo di mela ma dalla presenza dei coloranti BLUE #1 e RED #40 e TURMERIC COLOR.
Kellogg’s® Apple Jacks® cereal
Ingredients. SUGAR, WHOLE GRAIN CORN FLOUR, WHEAT FLOUR, WHOLE GRAIN OAT FLOUR, OAT FIBER, SOLUBLE CORN FIBER, SALT, MILLED CORN, DRIED APPLES, APPLE JUICE CONCENTRATE, CORNSTARCH, CINNAMON, NATURAL AND ARTIFICIAL FLAVOR, SODIUM ASCORBATE AND ASCORBIC ACID (VITAMIN C), MODIFIED CORN STARCH, YELLOW #6, NIACINAMIDE, REDUCED IRON, ZINC OXIDE, TURMERIC COLOR, BAKING SODA, PYRIDOXINE HYDROCHLORIDE (VITAMIN B6), BLUE #1, CALCIUM PHOSPHATE, RIBOFLAVIN (VITAMIN B2), THIAMIN HYDROCHLORIDE (VITAMIN B1), RED #40, VITAMIN A PALMITATE, BHT (PRESERVATIVE), FOLIC ACID, VITAMIN D, VITAMIN B12.
Tornando al tema da cui sono partita. Si allunga quindi l’elenco degli snacks e prodotti alimentari che vedono Hello Kitty come protagonista. Ricordate il gelato? Avvistata anche la piadina. Nel mercato asiatico vi sono innumerevoli snacks dolci e salati.
E sorpresa! Hello Kitty è testimonial perfino del cibo Made in Italy: Spaghetti Hello KItty,, la pasta, potevano mancare l’olio Hello Kitty e il sugo pronto alla Bolognese?
Barrette ai frutti rossi, ossicocchi e sambuco
Pubblicato: 2011/02/06 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, Food design, Grassi idrogenati 5 commentiCome promesso, ecco la prima puntata sulle barrette pubblicizzate per la presenza di frutti rossi o frutti di bosco tra gli ingredienti. Frutti rossi che da diversi anni sono impiegati in un numero crescente di prodotti. Qualche dato sul mercato USA. Nel 2006 erano in vendita solo 54 prodotti contenenti cranberries (mirtilli rossi). Nel 2007 il numero era salito a 900. Incremento proseguito negli ultimi anni e proprio il successo è probabilmente alla base della comparsa degli “imitation cranberries” prodotti con le bucce dei cranberries colorati con estratti di sambuco a cui è aggiunto acido citrico.
La crescente attenzione dei mirtili rossi è dovuta alla loro composizione e dalla presenza di molecole di interesse nutrizionale come hanno dimostrato centinaia di articoli su riviste peer-reviewed. Sappiamo infatti che il loro colore è impartito dai polifenoli tra cui gli antociani a cui sono attribuiti numerosi ruoli fisiologici. Ma quali frutti rossi troviamo tra gli ingredienti di snacks, cereali, biscotti? L’idea di curiosare tra questi prodotti l’avevo da tempo ma ha avuto una accelerazione dopo aver letto la notizia su fake blueberries e imitation cranberries.
Ma torniamo in Italia. Partiamo con le barrette con i frutti rossi. Le etichette sono attinte dai siti web delle aziende o da acquisti della sottoscritta.
In che percentuali sono presenti i frutti rossi?
Quali incontriamo? Cosa troviamo in loro compagnia?
Barrette di fiocchi di riso e grano integrale con frutti rossi – Auchan
Ingredienti: Fiocchi di riso e di grano integrale, zucchero, glutine, germe di grano, latte scremato in polvere sale,estratto di malto d’orzo, ), sciroppo di glucosio,frutti rossi (9%) (zucchero, ossicocco, regolatore di acidità:acido citrico,aromi, succo di bacca di sambuco concentrato,olio vegetale), sciroppo di zucchero invertito, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio vegetale idrogenato, umidificanti:glicerolo e sorbitolo, aroma, emulsionante lecitina di soia, regolatore di acidità:acido citrico
Anche la Kellogg’s propone la sua Barretta snack con mirtilli rossi Cereali Special K
Ingredienti: (50%){riso (30%), frumento [frumento integrale (7%), farina di frumento], zucchero, glutine di frumento, latte scremato in polvere, germe di frumento disoleato, sale, aroma di malto d’orzo, vitamine (C, PP, B6, B2, B1, folacina, B12) e ferro}, sciroppo di glucosio, pezzi di frutta dolcificata e disidratata al sapore di fragola (9%)(zucchero, mirtilli rossi, acido citrico, aroma di fragola, succo concentrato di sambuco), fruttosio, zucchero, destrosio, olio vegetale non idrogenato, umettanti (sorbitolo, glicerolo), emulsionante (lecitina di soia), aroma, antiossidante (E320).
Enerzona: Barretta frutti rossi per gli appassionati della dieta Zona
Ingredienti: Granella di Soia (Proteine Isolate di Soia, Tapioca, Sale), Cioccolato al Latte (15,6%), Sciroppo di Fruttosio, Fruttosio, Granulato di Soia, Proteine di Soia, Inulina, Olio Frazionato di Palma Ecologico, Aromi, L-Arginina Microincapsulata (1,1%), Pasta di Lamponi (1%), Mela Disidratata, Acidificante: Acido Citrico, Lattosio, Magnesio Ossido, Emulsionante: Lecitina di Soia, Vitamina E Naturale, Olio di Borraggine (Titolato al 20% In Gla), Agente Gelificante: Pectine
Barretta COOP ai mirtilli rossi
Ingredienti: cereali di riso e frumento 50% (riso 60%, frumento 15%, zucchero, glutine di frumento, malto d’orzo, farina di frumento, latte scremato in polvere, sale, germe di grano, mono e digliceridi degli acidi grassi), sciroppo di glucosio da mais, pezzi di frutta (zucchero, mirtilli rossi 32% che corrispondono al 2.9% sul totale, acido citrico, aroma, succo concentrato di sambuco), fruttosio, destrosio,zucchero,grasso vegetale di palma, umettante (sorbitolo, glicerolo), sale, aroma, lecitina di soia
Barretta Aptonia da leggere con attenzione:


Ingredienti: Cereali 43% [fiocchi d’avena, farina di grano, petali di mais (mais, sale, estratto di malto d’orzo), farina di riso], sciroppo di glucosio, frutti 12,5% [fragola in pezzi 7,5% (sciroppo di fruttosio-glucosio, umettante: glicerolo, zucchero, purea concentrata di fragole, fibre alimentari, materia grassa vegetale, amido di riso, gelificante: pectina, estratto naturale di vegetali e di frutta, aromi), lampone in pezzi 5% (sciroppo di fruttosio-glucosio, zucchero, purea concentrata di lampone, fibra di grano, materia grassa vegetale, amido di riso, agente gelificante: pectina, estratti naturali di frutta e legumi, aromi naturali)], materia grassa vegetale, stabilizzante: sorbitolo, destrosio, zucchero, caramello, aromi, sale, emulsionante: zuccheri di acidi grassi, vitamina B1.
Barrette Special Flakes con Frutti Rossi Nutrifree,
Ingredienti: Fiocchi di riso e mais 54.70%, (riso 90.0%, zucchero, farina di mais 8.7%), sale, vitamine: B1, B2, B3, B5, B6, B9, B12; ferro, zucchero, pezzi di frutta al sapore di fragola 9% (zucchero, mirtilli rossi, acidificante: acido citrico, aroma di fragola, succo concentrato di sambuco), olio di palma non idrogenato, sciroppo di glucosio, fruttosio, latte scremato in polvere, maltodestrina, siero di latte, glicerolo, emulsionante: lecitina di soia, aroma.
-In conclusione, i frutti rossi ci sono ma sono in piccolissima percentuale. Non solo lamponi, fragole, ciliegie, accanto a questi troviamo i mirtilli rossi (ossicocco).
-In loro compagnia quantità notevoli di zuccheri semplici. Zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio-fruttosio in successione prevalgono decisamente sui salutistici mirtilli rossi. In media troviamo circa 7g di zuccheri semplici per barretta.
-Ubiquitari gli umettanti (sorbitolo, glicerolo), sono incuriosita da questo ruolo stabilizzante dei due alcool.
– Avete notato? troviamo praticamente sempre pezzi di frutta così composti: zucchero, mirtilli rossi (in percentuali non sempre indicate), acido citrico, aroma (?) o aroma di fragola, succo concentrato di sambuco (come colorante). Viene da chiedersi se usino lo stesso fornitore.
-In quelli assaggiati, se si riesce a superare il sapore dolce improponibile, non dimenticherete in seguito il gusto dell’aroma di fragola che contribuisce a rendere il tutto una esperienza da non ripetere in futuro.
Nella prossima puntata i cereali ai frutti rossi & co.
Come imitare i mirtilli neri e rossi
Pubblicato: 2011/01/31 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Educazione alimentare, Messaggi fuorvianti, Senza categoria 11 commentiDa alcuni giorni sui media oltreoceano sono arrivati i fake blueberries, anche chiamati artificial flavoured and coloured blueberries.
Fake blueberries? già, si tratta di mirtilli finti fabbricati con zucchero, olio vegetale, aromi e perfino coloranti (red #40 and blue #2). Vengono usati come ingredienti in muffin e cereali al posto dei mirtilli autentici. I fake blueberries sono stati individuati in prodotti della Kellogs e General Mills. Ricostruendo le notizie e andando indietro negli anni, si scopre che in passato altri casi erano stati già segnalati come i waffles surgelati Aunt Jemima che ho ripreso nell’immagine.
Recentemente anche imitation cranberries, cioè mirtilli rossi finti sono apparsi sul mercato. La campagna del 2010 contro i fake cranberry e l’etichetta fuorviante con cui erano stati proposti, era rivolta all’azienda artefice della loro produzione, la Ocean spray. Ocean spray? Già, l’azienda che si è vista rifiutare dall’EFSA il messagio salutistico sui suoi Cranberry Products® e protezione da infezioni delle vie urinarie.
Tutto ciò mi ha incuriosito e mi sono messa a cercare in quali prodotti sono presenti frutti rossi o mirtilli e in che percentuali li troviamo tra gli ingredienti di barrette e snacks in vendita in Italia. I risultati nel prossimo post.
Fonti:
– The blueberries in your food could be fake.
– Fake dried cranberries and other social media fails
– Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women – Scientific substantiation of a health claim related to Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006
Quelli che i grassi parzialmente idrogenati e il TBHQ (tert-Butylhydroquinone)
Pubblicato: 2011/01/23 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, Grassi idrogenati, L'angolo chimico 19 commentiVittorio (aka Wyk 72) in viaggio negli USA condivide con noi alcuni esemplari enogastronomici a stelle e strisce. Sosta a Menphys, Memphis, Vittorio ci apre la dispensa degli amici di cui è ospite.
Mentre qui si parla di punto di fumo degli oli e ci si chiede quale olio sia meglio in cucina, a Menphys con una spruzzata si risolve tutto. Lo spray PAM sembra insostituibile in cucina. Una breve ricerca e scopro un mondo inesplorato, ben 8 flavours possibili tra cui “Olive oil”, “Butter flavour” e non manca l'”Organic“. Cosa c’è dentro la versione “Professional”? oli vegetali parzialmente idrogenati di soia e olio di canola oltre a mono e digliceridi fosfato e propellente. Fantastica la scritta “Adds a trivial amount of fat” 🙂
Olio di soia parzialmente idrogenato e olio di cotone anche a colazione con i Nutty Bars. Tra i vari additivi una new entry, notato il controverso TBHQ (tert-Butylhydroquinone) che svolge una funzione antiossidante negli oli vegetali, bisognerà scriverne prima o poi…
Chocolate chips a merenda. Ancora olio di soia e olio di cotone parzialmente idrogenato stavolta conditi con i coloranti Tartrazina e Sunset Yellow.
Problemi intestinali? ci sono le fibre in polvere (destrine di frumento) da aggiungere ai pasti, Benefiber c’è anche la versione “Con calcio” o “Vitamine per la salute del cuore“. Ma il massimo è stato veder proporre nello stesso sito anche compresse masticabili di Benefiber. Preferite il gusto arancia, kiwi o fragola? Mi chiedo che senso ha tutto questo e ripenso al mio post un po’ datato ma sempre attuale sulla nomeclatura delle fibre alimentari e loro impiego nell’alimentazione tra fabbisogni concreti e marketing.
Il viaggio di Wyk72 continua..
Professione gastro-photoreporter. Rosso Allura ad alta gradazione alcolica
Pubblicato: 2011/01/19 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Food design 1 CommentoFrancesco mi segnala questo innovativo mix alcolico.
In ordine sparso gli ingredienti Vodka,zucchero, glicerolo, caseinato di sodio, sodio citrato, aromi, E123 (Rosso Amaranto),E 129 (Rosso allura) . Avvistato al Rifugio Casali sui Monti Sibillini.
Altri scatti che vedono il Rosso Allura come protagonista nel set apposito.
L’alfabeto di Trashfood
Pubblicato: 2011/01/03 Archiviato in: Additivi, Coloranti, Conservanti, E.T.chettibus, Educazione e informazione alimentare, Fibre alimentari 9 commenti1005 post in cinque anni, un bel numero! E’ da un po’ che pensavo di fare un riassunto sugli additivi e ingredienti di cui ho parlato. Ed ecco il risultato, il dizionario illustrato di Trashfood.
in progress…..
Professione gastro-photoreporter: mangiare ad alta quota
Pubblicato: 2011/01/03 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, E.T.chettibus, Educazione alimentare 4 commentiNuova puntata di Mangiare ad alta quota. Riordinando mails e etichette varie archiviate, ho ritrovato l’immagine dell’ingredientistica del panino offerto sul volo Hurgada Verona (Meridiana Eurofly). Grazie alla lettrice Tullia!
Notato l’alfa amilasi tra gli agenti miglioratori della farina? è l’enzima di cui ho scritto qualche giorno fa.
Alfa amilasi. Una storia di farina, lieviti, enzimi e indici di qualità delle farine
Pubblicato: 2010/12/22 Archiviato in: Additivi, Educazione alimentare, L'angolo chimico, La borsa della spesa, La foto del giorno 19 commentiTra gli ingredienti di un Buondì, ho trovato l’alfa amilasi. Di cosa si tratta? di un enzima che idrolizza l’amido, ne abbiamo già parlato. Perché si trova tra gli ingredienti di un prodotto da forno? Questa è una storia di farina, lieviti, enzimi e di indici di qualità delle farine come l’indice di Caduta di Hagberg (FN,Falling Number).
L’impasto di base per preparare pane, biscotti, pasta e merendine consiste in farina, acqua, lievito, sale, zucchero e grassi. La farina contiene principalmente amido, proteine, zuccheri e grassi. I lieviti iniziando a fermentare gli zuccheri, producono alcool e anidride carbonica e queste modificazioni composizionali provocano l’aumento del volume dell’impasto. Durante la lievitazione si forma anche il glutine grazie alle interazioni che si creano tra le proteine presenti. Tutto qui? A quanto pare c’è dell’altro e nella panificazione sia a livello industriale che artigianale, o nella produzione di altri prodotti da forno, è anche una questione di enzimi.
Una lunga fermentazione permette ai lieviti di scindere l’amido in zuccheri, l’ alfa amilasi è un enzima che idrolizzando l’amido, produce maltodestrine e zuccheri semplici che vengono utilizzati dai lieviti per la fermentazione. Un obiettivo quindi dell’aggiunta dell’alfa amilasi è quella di accelerare la lievitazione.
Altri enzimi possono essere impiegati, basta dare uno sguardo ai numerosi studi che hanno investigato l’effetto dell’amilasi e di altri enzimi sulle proprietà organolettiche dei prodotti da forno e alle proposte di varie ditte che distribuiscono lipasi, xilanasi, proteasi e alfa amilasi. Tutti gli enzimi proposti ai panificatori direttamente o indirettamente modificano la composizione della farina,dell’impasto, del network del glutine che si forma durante la lievitazione e modificano la qualità del pane e altri prodotti.
Sull’alfa amilasi c’è altro da dire, è proprio valutando l’attività dell’enzima che si può analizzare la qualità della farina. Ho imparato diverse cose preparando queste righe. Ho letto che l’ enzima alfa amilasi è quindi incluso tra gli agenti che migliorano la lievitazione del pane e si colloca tra i bread improvers e tra gli “agenti di trattamento della farina”.
Ho imparato anche che l’ enzima alfa-amilasi è presente negli strati esterni del germe di grano. Pioggia,condizioni meterologiche avverse durante il raccolto possono causare danni al frumento e provocare il germogliamento dei chicchi. Quando avviene la germinazione, l’enzima contenuto nel chicco, entra in attività. Anche una piccola percentuale di grano germogliato (5%) può danneggiare la qualità della farina. Il parametro che può essere valutato per analizzare questi aspetti è il “Falling number, FN” (indice di caduta).
Qualche valore del FALLING NUMBER (FN, indice di caduta) :
FN > 300 attivita’ alfa amilasica molto debole
200 < FN < 250 attivita’ “normale”
FN < 200 attivita’ molto elevata
La farina è venduta con l’indicazione del “Falling number”. In sintesi se una farina ha una bassa attività, si può mescolare con altre ad attività maggiore in modo da ottenere una farina che abbia determinate caratteristiche. La quantità di enzima presente ha infatti un impatto diretto sulla qualità del pane prodotto. Le immagini che ho trovato sono eloquenti:
-I valori ottimali di FN per la panificazione sono compresi fra 200 e 250.
-Più alto è il FN, minore è l’attività alfa-amilasica della farina. Valori di FN maggiori di 300 indicano una attività alfa amilasica debole e si può intervenire aggiungendo malto o farine maltate, per incrementare l’attività enzimatica.
-Valori di FN inferiori a 200 sono tipici di attività alfa amilasica elevata e l’impasto di panificazione potrebbe risultare molle e appiccicoso.
Come si ottiene l’enzima?
l’ alfa amilasi è un prodotto biotecnologico ottenuto da colture fungine (es. dal fungo Aspergillus oryzae), o batteriche come il “Bacillus subtilis.”
La Novozymes è tra le aziende piu’ attive nel proporre enzimi da impiegare in vari settori. Esistono anche alfa amilasi che rallentano la retrogradazione dell’amido (anti-staling alpha mylase), e quindi aumentano la shelf-life dei prodotti.
Alcuni studi recenti hanno dimostrato che l’enzima potrebbe essere responsabile di allergie e di asma occupazionale nei lavoratori.
Fonti:
– Enzimi-e-biotecnologie-nella-vita-quotidiana-farine-e-amido-idrolizzato-enzimaticamente
– Amylase
–Exposure to inhalable dust, wheat flour and alpha-amylase allergens in industrial and traditional bakeries. Ann Occup Hyg. 2004 Jan;48(1):57-63.
10 cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari quando le leggono
Pubblicato: 2010/12/15 Archiviato in: Additivi, Aromi, Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, La borsa della spesa, Messaggi fuorvianti 18 commentiIspirata da Il fatto alimentare, rilancio l’elenco delle cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari:
1- La lista degli ingredienti tradotta in 11 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici
2- Cifre incomprensibili sulla superficie di lattine e scatolame vario. Alzi la mano chi sa decifrare questa appena letta su una scatola di biscotti: L05020 082000
3- Il termine “aromi” che non informa affatto sulla provenienza dei composti usati come aromatizzanti.
4- La scritta “olio vegetale” o “grasso vegetale“, senza indicare il tipo di olio o la miscela di oli impiegati.
5- La scritta in evidenza “solo grassi vegetali” per scoprire poi che tra gli ingredienti ci sono i “grassi idrogenati.”
6 – Foto enormi dei prodotti che occupano la maggior parte dello spazio frontale relegando le scritte piu’ utili sui bordi laterali, in corrispondenza delle pieghe o addirittura in basso.
7 -Il numero 80 indicativo dello stato italiano nel codice a barre in un prodotto fabbricato in Spagna.
8- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con un elenco di 16 componenti affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali
9 – Gli snack salati a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.
10 – Pubblicità ed etichette fuorvianti, come queste o queste.
E adesso tocca a voi…cosa aggiungiamo?
Uno sciroppo Anice Blue Brilliant
Pubblicato: 2010/11/29 Archiviato in: Additivi, Coloranti 2 commentiImpossibile – con il suo colore- non notarlo tra gli altri sciroppi sullo scaffale. Zucchero, acqua, aromi, colorante: E133, tutti qui gli ingredienti dello sciroppo Fabbri Gusto Anice Blue. Chissà per quale motivo a me incomprensibile si è deciso di impartire allo sciroppo il colore Blue brilliant FCF, nome in codice E133.
Da oggi la cartella Coloranti si arricchisce quindi di questo nuovo esemplare. Il colorante Blue Brilliant FCF trova impiego non solo nell’industria alimentare e farmaceutica, lo troviamo anche in alcuni cosmetici. E’ approvato dalla FDA, tuttavia diverse aziende hanno scelto di modificare le formulazioni in cui era presente, ricordate? la Nestlé–Rowntree decise di smettere la produzione delle Smarties blue nel 2005. Nel febbraio 2008 la produzione riprese con l’utilizzo della spirulina come colorante.
A me piace curiosare tra le filiere produttive di ingredienti e additivi. Una intervista interessante a Hamish McNab, docente di Chimica dell’Università di Edimburgo e specializzato nella sintesi di composti eterociclici utilizzati per produrre diversi coloranti è apparsa su Scientific American : Where does blue food dye come from?
Di recente su richiesta della Commissione europea anche l’EFSA si è occupata del Blue Brilliant FCF e dopo aver esaminato numerosi studi ha pubblicato il suo parere scientifico sulla sicurezza del colorante.
I dati disponibili sul’assorbimento, distribuzione e metabolismo ed escrezione, mostrano che il Brilliant Blue FCF è scarsamente assorbito e viene escreto nelle feci.
I primi documenti sul colorante erano stati pubblicati dal Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA) nel 1970 e dall’ European Scientific Committee for Food (SCF) nel 1975. Si era stabilita una ADI di 12.5 mg/kg bw/day. Nel 1984, the SCF la abbassò a 10 mg/kg bw/day, sulla base di nuovi studi condotti a lungo termine.
Il Panel EFSA ora ha abbassato ulteriormente l’ADI fissandola a 6 mg/kg bw/day. Ecco il documento completo in cui sono elencati i vari studi esaminati. EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
Il documento EFSA ci da quindi l’occasione per riflettere sugli studi condotti prima di autorizzare un additivo alimentare e come vengono calcolate le DGA (dose giornaliera ammissibile, Dga). L’autorizzazione per l’impiego di un additivo alimentare viene concessa a composti che -sulla base di studi scientifici- si siano dimostrati non dannosi per la salute umana. Tutti gli additivi alimentari devono essere quindi sottoposti ad una valutazione di sicurezza prima di essere approvati per l’uso. I test tossicologici includono studi di tossicità acuta e cronica, prove di cancerogenicità, mutagenicità e tossicità per la riproduzione. Il principale organismo europeo di valutazione della sicurezza è il Comitato Scientifico dell’Alimentazione Umana della Commissione Europea (SCF – Scientific Committee for Food). Sempre a livello internazionale, esiste il Comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari (JECFA – Joint Expert Committee on Food Additives) dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le valutazioni si basano sull’esame di tutti i dati tossicologici disponibili, comprese le indagini su modelli animali. Sulla base dei risultati delle ricerche, si stabilisce la “dose giornaliera ammissibile” DGA di ogni additivo alimentare. La DGA prevede un ampio margine di sicurezza e si riferisce alla quantità di additivo alimentare che può essere assunta giornalmente nella dieta quotidiana, anche per tutto l’arco della vita, senza rischi.
La tossicologia sta attraversando un momento di profondo cambiamento. Da piu’ parti si avverte la necessità perché si riduca l’uso degli animali in vari settori della ricerca scientifica, nella sperimentazione di farmaci, negli studi tossicologici. Lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi modelli sperimentali hanno offerto l’opportunità di sviluppare test alternativi all’impiego di modelli animali nella valutazione tossicologica delle sostanze chimiche. Comunque i modelli animali continuano ad essere impiegati. Alcune cifre ci arrivano dalla “Relazione della commissione al consiglio e parlamento europeo – Sesta relazione sulle statistiche riguardanti il numero di animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea” (Bruxelles, 30.9.2010). Nel 2008, gli animali utilizzati a fini sperimentali e ad altri fini scientifici nei 27 Stati membri dell’UE sono stati complessivamente più di 12 milioni. I roditori e i conigli rappresentano oltre l’80% del numero totale di animali utilizzati nell’UE. La percentuale di animali utilizzati per studi tossicologici riguardanti tre categorie di prodotti/sostanze (additivi alimentari per consumo umano, cosmetici e prodotti per uso domestico) è circa l’1,18% , una percentuale ridotta rispetto alle percentuali segnalate per le altre categorie di prodotti come i dispositivi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria che rappresentano la finalità per la quale viene impiegato il maggior numero di animali.
A proposito di coloranti e studi su modelli animali, la ricerca mi ha portato a questa notizia: Same blue dye in M&Ms linked to reducing spine injury A leggere meglio i dati sulla ricerca, il colorante di cui si parla è il Brilliant Blue G,, un analogo del Brilliant Blue FCF, ma sappiamo che il titolo sensazionale (accompagnato anche da immagini fuori luogo) è quello a cui si punta troppo spesso anche nei giornali on line. Vi risparmio le immagini degli animali paralizzati e trattati con il colorante.
Fonti:
– Blue rats/
– Nel blue dipinto di Blue patent V
– Brilliant blue FCF as a dye tracer for solute transport studies. A toxicology overview
– EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
–Fed up with foodadditives.info



















































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