Mangiare e bere al Summer Jamboree
Pubblicato: 2009/09/05 Archiviato in: Food sponsors, La foto del giorno Lascia un commento
Si è concluso due settimane fa il Summer Jamboree 2009. E dire che per dieci anni,nonostante Senigallia non sia lontana da Ancona, non ero mai stata a visitare il il Festival internazionale della musica e della cultura dell’America anni ’40 e ’50. Leggendo le impressioni e i commenti di chi ha vissuto questa manifestazione fin dai primi anni emergono alcuni problemi. Il festival, complice il successo che ha avuto negli ultimi tempi,si è trasformato ed è diventato piu’ commerciale. I proprietari di auto d’epoca quest’anno erano meno numerosi, tenuti alla larga dalla gran massa di pubblico. Gli appassionati arrivati appositamente per ballare hanno fatto fatica a trovare spazio in pista.
Quest’anno ci sono andata in due diverse occasioni. Per me era tutto nuovo anche se non ho potuto non notare che tra le bancarelle del vintage market c’erano espositori che c’entravano poco, è stato comunque divertente camminare accanto a giovani e meno giovani vestiti o addobbati con accociature impomatate a simulare quelle di 40 anni fa.
Summmer Jamboree non è solo il Festival internazionale della musica e della cultura dell’America anni ’40 e ’50, è anche l’ opportunità -secondo gli organizzatori- di viaggiare attraverso sapori e aromi dell’America multietnica del passato e di oggi.
Non potevo non soffermarmi sulle proposte gastronomiche, così sapete cosa vi aspetta nel caso decidiate in futuro di partecipare.
Ho deciso di provare la novità del Diner 2009, oltre al Pancake con sciroppo d’acero, ho ordinato il Navajo Fried Bread, un piatto che ricorda l’assedio subito dal popolo Navajo e che rappresenta una tradizione. La storia racconta che originari delle terre tra le quattro montagne sacre fra Arizona, Utah, Colorado e New Mexico, i Navajo subirono feroci aggressioni e furono imprigionati per numerosi anni. Il Governo statunitense mandò loro soltanto farina, sale, zucchero e lievito. Da questi ingredienti poveri nacque il Navajo Fried Bread. Eccolo al prezzo di 6 euro, una untuosissima frittella su cui erano adagiati fagioli e foglie di insalata.
Quest’anno, come negli anni precedenti c’era il menù del Cajun e Tex Mex Diner aperto tutti i giorni. Si potevano assaggiare i piatti del fast food e della quotidianità statunitense accanto ad altri espressione dell’America multietnica. In menu’ ho visto il Souwestern Barbecue, il Chili con carne y frijoles negros, Chicken Sticks, Onion Rings e il Kentucky Fried Chicken.
Che cos’era il misterioso Cajun Jambalaya? Jambalaya si usa per definire un miscuglio di ingredienti, zafferano,pomodori, prosciutto.
Tra le proposte anche il Chicano’s Burrito, un piatto tipico della cucina ispanica,le Blue and red corn tortilla chip, tortillas di mais blu e rosso derivate dalle pannocchie di quei colori.
Anche quest’anno si trovava il Giant Swing Burger. e il Poor Boy, un panino italo americano con polpa di granchio fritta, pomodori, lattuga, cipolla e tabasco nato il giorno in cui una signora di un chiosco impietosita da un piccolo emigrante affamato che guardava i panini disse “C’mon give a sandiwich to this poor boy!”
Per chi nonostante tutto non se la sentiva di rinunciare agli spaghetti e ai sapori mediterranei, c’era il menù “Tu vuo fà l’americano” che proponeva spaghetti cacio e pepe, spaghetti all’amatriciana, frittura di mare, fritto misto all’italiana con verdure in pastella.
Ubiquitarie le patate fritte.
Non mancava la piada con la Nutella (?)
In menu anche il kebab marchigiano con porchetta.
E non vogliamo parlare del bere e delle bibite analcoliche?. Ovunque bottiglie della linea Vintage Abbondio sponsor della manifestazione con le sue bottiglie con sorridenti e ammiccanti pin -up e di cui vale la pena dire qualcosa..(continua)..
Ecco qualche immagine per respirare l’atmosfera che si vive in quei giorni a Senigallia..cliccate per vederle ingrandite.
Alcune immagini sono tratte da VivereSenigallia.it e da Flickr (Album di Pandemia, The Andy Branca Show).
Do you sushi?
Pubblicato: 2009/09/04 Archiviato in: Aromi, Coloranti, Filiere, La borsa della spesa 9 commenti
Il sushi va di moda, te ne accorgi perchè leggi che nelle città principali aprono locali in franchising, attività che portano a domicilio il sushi, bar e pizzerie che chiudono e al loro posto compaiono i sushi-bar. Avrete sicuramente seguito i recenti vivaci scambi di opinione. A volte se ne parla anche facendo confusione, sushi non significa solo pesce crudo e il termine si riferisce ad una vasta gamma di cibi preparati con riso. Al di fuori del Giappone invece viene spesso inteso quasi unicamente come pesce crudo, o come riferimento ad un ristretto genere di cibi giapponesi, come il maki o anche il sashimi che sono appunto pesce servito senza il riso. E hai conferma della tendenza quando nel banco frigo del supermercato dove vai abitualmente a fare compere, compare un vassoio con una porzione di sushi. Avvistato in vendita alla Coop il box che vedete nella foto. Alcuni amici mi hanno detto che si trova anche in altri ipermercati. Il box è prodotto dalla Yamasushi. e come vedete è corredato di salsa di soia e bustina di wasabi.
Vediamo gli ingredienti? riso condito (riso,aceto di riso, zucchero,sale),salmone*,gambero cotto*,cetriolo,alga nori, frittata (uova,farina di grano,farina di granturco,latte), semi di sesamo, surimi* (pesce pasta bianca 51%,amido di grano, albume, zucchero, sale, vino di riso, olio di girasole, aroma di granchio,colorante E120,E160c), erba cipollina, tonno sott’olio, maionese, salsa di soia in bustina (acqua, semi di soia, frumento,sale,alcol), wasabi in busta (rafano, sorbitolo, amido di frumento, olio di colza,farina di soia,acqua, acido citrico, gomma di xantan.* Prodotto decongelato
L’aroma granchio e i coloranti usati per il surimi mi hanno fatto tornare in mente questo post e l’impiego di vari processi per arrivare a imitazioni di gamberetti,polpa di granchio o altri prodotti ittici.
La presenza di maionese, tonno sott’olio, mi fanno pensare ad un tentativo di rendere il prodotto piu’ vicino ai gusti di chi cerca un pasto già pronto,in alternativa al sandwich, il surimi mi fa pensare ad un prodotto di qualità non eccelsa.
Il Prezzo? 6.30 euro per 210 g complessivi.
Non sono una esperta di cucina giapponese, ma ho familiarizzato con alcuni ingredienti insoliti per me in occasione di un pranzo preparato a casa mia da Isako,una amica giapponese di mio figlio. Ho recuperato i miei appunti e qualche foto di quella occasione e vi proporrò cosa ho imparato quel giorno.
Il colesterolo: il buono e il cattivo.Ignorato l'ossicolesterolo?. Ma quando mai!
Pubblicato: 2009/08/25 Archiviato in: L'angolo chimico, La borsa della spesa 13 commentiI media di fine agosto scoprono l’ossicolesterolo e la notizia rimbalza tra blogs e giornali.
– Colesterolo cattivissimo leggo su Repubblica.it
Appena scoperto dai ricercatori cinesi un nuovo colesterolosu AGI Salute
Ossicolesterolo. Un nuovo colesterolo pericoloso
Ossicolesterolo nei cibi spazzatura.
L’ossicolesterolo, scoperto un colesterolo del terzo tipo su Europassparma.it
Ehhh? L’ossicolesterolo, un colesterolo “del terzo tipo”? Un NUOVo colesterolo fino ad ora ignorato?
Ma se sono anni che tratto i prodotti di ossidazione del colesterolo a lezione nel programma dedicato ai grassi. Tutti i lipidi contenuti negli alimenti si ossidano e il colesterolo non fa eccezione. Non solo gli acidi grassi contenuti negli oli e altri alimenti sono sensibili alla perossidazione lipidica favorita da diverse condizioni. Anche il colesterolo ( libero o esterificato) è suscettibile e si formano decine di composti.
In una affermazione riportata nei vari articoli, il ricercatore cinese Zhen-Yu Chen riporta: “l’allarme ossicolesterolo è ad alto livello principalmente per due motivi: la sua diffusione, si trova infatti in cibi molto lavorati e si forma quando cibi grassi vengono cotti. Tra gli imputati ci sono i cibi da fast-food: l’ossidazione si verifica infatti quando alimenti grassi vengono riscaldati.”
Veramente la presenza degli ossisteroli, così si chiamano i prodotti d’ossidazione del colesterolo (COPs), è stata ampiamente documentata nei prodotti di origine animale come prodotti lattiero caseari, carne, e i loro prodotti di trasformazione (es. salumi), ovoprodotti industriali. Le tecnologie di lavorazione e conservazione degli alimenti, come la cottura, la macinatura, la salagione e la stagionatura prolungata, possono favorire le reazioni di ossidazione. Tra i prodotti piu’ studiati per la presenza di ossisteroli ci sono le uova in polvere usate per produrre pasta all’uovo, dolci. Sebbene abbia dei vantaggi nell’uso industriale con un volume ridotto che facilita il dosaggio e lo stoccaggio, vi sono svantaggi legati al fatto che la tecnologia e il tempo di conservazione possono influenzare le caratteristiche compositive e nutrizionali. La tecnologia spray drying, spesso utilizzata nella produzione d’uovo in polvere provoca la comparsa dei COPs e la loro concentrazione dipende dalle condizioni d’essiccamento e di stoccaggio. Sono stati evidenziati gli ossisteroli anche nel latte in polvere. Dei numerosi composti generati per autossidazione del colesterolo, il chetocolesterolo è considerato un marker e sono state messe a punto delle metodiche per valutarlo in diverse matrici alimentari.
I prodotti di ossidazione del colesterolo mostrano un’ampia gamma di proprietà dannose per le cellule e sono dati noti da parecchi anni. In vitro sono stati dimostrati effetti aterogenici, citotossici e mutagenici. C’è una letteratura vastissima che lo dimostra.
Che legame possiamo stabilire tra ossisteroli nei cibi,alimentazione e salute? Studi su modelli animali hanno dimostrato che diversi composti di ossidazione del colesterolo presenti negli alimenti, possono essere assorbiti a livello intestinale e si trovano nel sangue assemblati nelle lipoproteine (chilomicroni e in altre lipoproteine tra cui le LDL).
Gli ossisteroli presenti nel sangue derivano solo dall’alimentazione? No, la presenza di ossisteroli nel sangue, oltre ad essere derivata dalla ingestione di alimenti che li contengono, può essere dovuta dall’azione di radicali liberi. Infatti il colesterolo associato alle LDL può ossidarsi in presenza di radicali liberi e sostanze pro-ossidanti. Le LDL ossidate contenenti quindi acidi grassi e/o colesterolo ossidati, partecipano ai processi ossidativi nella patogenesi dell’aterosclerosi.
E la ricerca italiana? Il ruolo dannoso degli ossisteroli è studiato da numerosi anni anche da gruppi di ricerca italiani. Una piccola ricerca su Google e ho conferma che diversi gruppi di italiani lavorano su questo tema. Il team coordinato dal Prof.Lercker dell’Università di Bologna,ha quantificato gli osssisteroli in diversi alimenti. Nel 2002 un finanziamento del ministero dell’Università e della Ricerca scientifica 180.000 euro è stato assegnato per uno studio biennale sul tema:Prodotti di ossidazione e perossidazione lipidica come modulatori delle funzioni cellulari.
Sono solo due esempi.
Conclusione, il gruppo cinese ha confermato un effetto dannoso noto da tempo, nessuna scoperta eclatante.
A chi ha scritto titoli e articoli sul nuovo colesterolo che tanto nuovo non è, sarebbero bastati pochi minuti per scoprirlo.
Ora attendo di leggere l’articolo degli scienziati della Chinese University di Hong Kong. Per ora il ricercatore cinese Zhen-Yu Chen, portavoce del gruppo, è solo intervenuto con una relazione al 238mo incontro nazionale dell’American Chemical Society. Quanto ossicolesterolo è stato somministrato al modello animale scelto per lo studio? Quando si affronta questo tipo di studi, si eccede nei quantitativi di grassi. E’ paragonabile all’apporto con una dieta seppure sbilanciata e ricca di grassi?
Si stima che circa l’1% del colesterolo contenuto negli alimenti è presente in forma ossidata. Che livelli si raggiungono negli alimenti? negli studi in cui gli ossisteroli sono stati quantificati si va da microgrammi/g a qualche mg/g.
Qualche bibliografia:
–Oxysterols: friends, foes, or just fellow passengers? Björkhem I, Diczfalusy U. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2002 May 1;22(5):734-42.
Oxysterols and atherosclerosis. Brown AJ, Jessup W. Atherosclerosis. 1999 Jan;142(1):1-28.
–Oxysterols and mechanisms of apoptotic signaling: implications in the pathology of degenerative diseases. Lordan S, Mackrill JJ, O’Brien NM.J Nutr Biochem. 2009 May;20(5):321-36.
– Cholesterol oxidation in baked foods containing fresh and powdered eggs, Zunin P,et al (1995) J. Food Sci. 60: 913-916.
–Cholesterol oxidation in pasta produced with eggs of different origin, Boselli E, et al (2004) Eur. Food Res. Technol. 218: 410-414.
–Effect of processing and storage on the chemical quality markers of spray-dried whole egg, Caboni MF, Food Chemistry 2005, 92: 293–303.
-Oxidised cholesterol in milk and dairy products, Robert Sieber, International Dairy Journal 15, 2005, 191–206
– Cholesterol oxidation: health hazard and the role of antioxidants in prevention.Valenzuela A, Sanhueza J, Nieto S.Biol Res. 2003;36:291-302.
SOS Olio extravergine d’oliva Made in Italy
Pubblicato: 2009/08/23 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa 17 commentiE’ piuttosto deprimente l’immagine dell’olio extravergine d’oliva nei quotidiani e giornali stranieri. Parlo di marchi che sono esportati all’estero ma sono in vendita anche negli scaffali di supermercati e centri commerciali in Italia. Da quando scrivo sul blog ho già parlato dell’articolo di Rose Gray sul Guardian, di Tom Mueller su The New York Times. E il Dossier Olivenöl sugli oli extravergine nei supermercati tedeschi.
Qualche giorno fa sono capitata su una ricerca voluta da Which? Sono stati esaminati diversi campioni di olio “extravergine” in vendita in alcuni supermercati inglesi: Waitrose, Lidl, Aldi, Bertolli, Sainsbury’s, Felippo Berio, Tesco, Asda, Carapelli, Morrison’s and M&S e sono stati presi in considerazione qualità organolettiche e prezzi. I risultati sono stati pubblicati su diversi quotidiani inglesi.
Tra i marchi, l’olio Carapelli è risultato il peggiore,definito old and rancid. Anche altri marchi “Made in Italy” hanno avuto punteggi inferiori rispetto agli oli confezionati.
L’olio migliore tra quelli valutati? secondo gli esaminatori arruolati da Which?, è quello confezionato dalla catena LIDL e si chiama Prima Donna, costa circa 3 euro al litro, talvolta in Italia è in offerta a 2,39 euro ed è prodotto dall’Oleificio Rocchi di Lucca.
Dal mio archivio di pubblicità alimentari che appaiono su quotidiani e riviste, ecco quella della Carapelli apparsa un po’ di tempo fa su un settimanale. Carapelli, Firenze dal 1893. I piu’ informati ricorderanno che la Carapelli da diversi anni è passata dalla Unilever alla spagnola SOS Cuetara che ultimamente è stata interessata da problemi finanziari provocati dai due fratelli Salazar, azionisti e membri del Cda di SOS Cuetara. Grazie a Mariana e a Paula per la traduzione.
A proposito del giornalista Tom Mueller, ho letto che sta scrivendo un libro proprio sul tema. Si dovrebbe intitolare: “Extra Virginity: A Cultural and Criminal History of Olive Oil”
Fonti: Olive oils,Which? Cose buone dal mondo Crolla-il-titolo-di-sos-cuetara,/ Change at group SOS La apasionante vida interior del grupo SOS.
La frutta a scuola, le novità del nuovo anno scolastico
Pubblicato: 2009/08/20 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Io lo leggerei, Prodotti ortofrutticoli 4 commentiNe avevo parlato un anno fa. Ora che si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico, è arrivato il momento di riparlarne. Infatti le varie regioni italiane si stanno organizzando per la ripresa delle lezioni e delle attività da svolgere nell’ambito del progetto comunitario:Frutta nelle scuole.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell’Economia e delle Finanze per l’annualità 2009/2010, hanno messo a disposizione un cofinanziamento nazionale pubblico pari a 11.011.509 euro. Queste risorse si andranno ad aggiungere all’aiuto comunitario deciso dalla Commissione UE il 22 luglio scorso e che per l’Italia ammonta a 15.206.370 euro. Quindi 26 Mln di euro complessivi permetteranno di raggiungere 800.000 alunni delle scuole primarie in tutte le Regioni e nelle Province Autonome.
I bandi di gara per la fornitura dei prodotti ortofrutticoli agli Istituti scolastici verranno emanati dall’AGEA a partire dal prossimo ottobre e le relative le azioni verranno realizzate nelle scuole tra gennaio e maggio 2010, in base a quanto già stabilito nella Strategia Nazionale del programma.
Quali sono i prodotti, frutta e ortaggi che rientrano nel progetto?
Solo prodotti DOP,IGP e biologici?
In che percentuale sarà presenta la frutta fresca rispetto a quella trasformata?
Quanti saranno gli alunni coinvolti nelle varie regioni?
Quali iniziative potranno essere finanziate?
Le risposte a queste e ad altre domande nel documento pdf Frutta a scuola, in cui sono riportati vari dettagli.
Nel documento si legge:
“Nella scelta dei prodotti frutticoli si terrà conto del carattere di stagionalità, che influisce sia sotto il profilo salutistico (è proprio nella loro stagione, al momento della loro naturale maturità, che gli alimenti vegetali garantiscono il più appropriato ed equilibrato contenuto in acqua, in fibra alimentare, in micronutrienti e composti bioattivi), sia sotto il profilo della attrattività (i prodotti frutticoli esprimono al massimo i loro colori, rendendoli particolarmente invitanti, nonché i loro sapori e gusti proprio nel momento della naturale maturazione).
Correlata alla naturale maturazione è la provenienza: le ricerche hanno evidenziato, infatti, che il tenore delle sostanze sopra indicate è inversamente proporzionale al tempo trascorso tra il momento del raccolto ed il momento del consumo( più tempo passa, più tale contenuto diminuisce).
Poter contare su prodotti provenienti dalle stesse aree o da aree prossimali ha anche una ricaduta positiva sull’ambiente, in conseguenza delle riduzioni di CO2, obiettivo strategico delle politiche ambientali di tutti i Governi sensibili allo sviluppo sostenibile del pianeta.
La frutta fresca dovrà essere presente per l’80%, poichè gli interventi nelle scuole sono collocati tra il mese di gennaio e maggio 2010, mi chiedo come sarà possibile coniugare la stagionalità e la distribuzione di frutta fresca. Solo gli agrumi (arance, mandarini, clementine) maturano nel periodo invernale.
Scatti ad alto indice glicemico
Pubblicato: 2009/08/17 Archiviato in: Coloranti, La foto del giorno 3 commentiGiro del mondo tra i musei del cibo e dell'enogastronomia
Pubblicato: 2009/08/16 Archiviato in: Not Only Food 8 commenti
Magari è ancora presto, ma piu’ tardi, se siete in vacanza a Berlino, potreste fare un salto all’inaugurazione del nuovo museo che è stato dedicato ad uno dei piatti tipici della cucina berlinese: il Currywurst, la tradizionale salsiccia ricoperta di salsa di curry, che normalmente è accompagnata da patate fritte e ketchup. Il “Deutsches Currywurst Museum ” è in Schützenstraße 70e comprende un negozio di souvenir, la lounge di circa 1100 metri quadrati, una serie di installazioni interattive, video, documenti audio, pannelli informativi e fotografie varie che permettono di viaggiare nella storia del currywurstel, e dei suoi ingredienti. Ci sarà anche una sezione nutrizionale?
Quali sono gli altri musei enogastronomici in giro per il mondo?
L’anno scorso in Olanda è stato inaugurato il Museo delle patate fritte
Il museo dello zafferano si trova a Boynes, in Francia. In Germania il Museo del pane è a Ulm.
Nelle isole Lofoten non poteva mancare il Museo dello stoccafisso sull’ isola di Moskenesöy.
In Giappone, si può visitare il Japan’s Ramen Museum /dedicato ai noodle e alla storia del ramen.
In Italia sono numerosi i musei ‘gastronomici’ A Caldaro sulla Strada del Vino (Bolzano), Mazzano (Brescia) e a Carmignano (Prato) sono visitabili i musei dedicati al vino; a Massa Lombarda (Ravenna) è possibile visitare il Museo della Frutticoltura “Adolfo Bonvicini”.
In provincia di Parma, troviamo il Museo del Prosciutto e dei Salumi, precisamente a Langhirano, ed il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna.
Il museo della Grappa si trova a Bassano del Grappa (Vicenza, Veneto)
In Calabria si trovano il Museo degli agrumi e della liquirizia.
Al sale è dedicato un museo sia a Cervia che a Trapani in Sicilia.
Chissà quanti altri ce ne sono, magari meno noti, ne conoscete?
Edit: In Austria c’è il ChocolateTheater della famiglia Zotter.Sempre al cioccolato è dedicato un piccolo museo in Svizzera presso l’azienda Alprose.
Qui trovate altri musei dedicati al cioccolato.
Edit2: In Emilia Romagna: Il Museo del balsamico Tradizionale
A Ferrara c’è il Museo dell’Anguilla. Tutti venti i musei emiliani sul tema alimentare/locale sono raccolti qui: museidelgusto.it/
A Roma si può visitare il Museo della Pasta
Anche a Norma (LT) c’è un Museo dedicato al cioccolato.
A Sulmona il Museo dei Confetti Pelino.
In Abruzzo a Carpineto Sinello il Museo del Maiale.
A Burlingame il Museo delle Caramelle Pez
In rete il Burnt Food Museum
le musée du bonbon Haribo in Francia a Uzès
Ad Amburgo c’è il museo delle spezie.
Fonti: Viaggi24.ilsole24ore; italiantourism.com
Dossier Olivenöl: gli oli extravergine nei supermercati tedeschi
Pubblicato: 2009/08/14 Archiviato in: Filiere 14 commenti
Nel 2005, su richiesta della rivista Merum, i panel ufficiali del Laboratorio della Camera di Commercio di Firenze hanno esaminato alcuni degli oli in vendita nei supermercati tedeschi.
Tra i 31 campioni di olio etichettati come extravergine,solo uno è risultato possederne i requisiti. Non siete curiosi di sapere di che marchio si tratta? e quali al contrario sono risultati fuori legge?
Nove oli furono classificati come semplici “vergini” e 21 oli addirittura come “lampanti”. Ciò significa che 30 oli su 31, la maggior parte imbottigliati in Italia, erano stati etichettati in maniera scorretta. I risultati di questa indagine erano stati pubblicati nel 2005 anche da Der Stern, da Slow Food Germania e dalla tv ZDF. Com’è andata a finire? Che la Carapelli,una delle aziende coinvolte, denunciò il giornalista Andreas März della rivista Merum per diffamazione ma ha perso la causa.
Non è strano che nessun quotidiano ne abbia parlato?
Ecco il comunicato stampa del periodico. Leggi il seguito di questo post »
Macaroni&cheese and go!
Pubblicato: 2009/08/11 Archiviato in: Food design, La foto del giorno 6 commenti
Sapete resistere cinque minuti prima di cercare su Google? vero o falso questo prodotto, esempio di “portable convenience foods”?
Questa settimana su Trashfood
Pubblicato: 2009/08/09 Archiviato in: Aromi, Filiere Lascia un commento-Nella settimana animata dal quiz Di cosa si tratta? la soluzione, ovviamente ha sorpreso alcuni lettori. Mai incontrato la “carne separata meccanicamente” nelle etichette?
-Ricordi d’infanzia, lo Sciroppo d’orzata e il misterioso benzoino.
-Il mercato dei convenience foods ha nuovi protagonisti. Annunciata una nuova alleanza tra industriali alimentari. Fate spazio nel banco frigo, è nato un nuovo marchio di pizza surgelata Made in Italy (?).































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