Convenience foods: La pizza surgelata made in Italy

pizza factory

Insieme a paste precotte, sughi monodose, salumi già affettati, cubetti di pancetta e parmigiano grattugiato in bustine, è uno dei convenience food di successo: la pizza surgelata.

La pizza è diventata un vessillo tricolore, con il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico, da quando il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la ‘pizza Margherita’ alla regina di casa Savoia nel 1889. Ma la prima pizza surgelata è made in USA. Chi l’ha inventata? Ci sono diverse storie, ma chi per prima creò una impresa sul prodotto e innovò la produzione arrivando a brevettare la frozen pizza crust sembra essere stata una figlia di immigrati italiani negli USA, la signora Rose Totino che con il marito aprì l’Italian Kitchen a Minneapolis. Negli anni 70 il brand piu’ famoso di frozen pizza negli USA era il suo:Totino’s. Attaulmente il marchio è passato alla General Mills.

Per quanto riguarda il mercato attuale delle pizze surgelate in vendita negi ultimi anni in Italia, una indagine di Altroconsumo ha messo in risalto che nei marchi di pizza surgelata che troviamo al supermercato si usano ingredienti di qualità piuttosto scadente:

olio d’oliva (non extravergine) oppure anonimo olio vegetale;

-mozzarellain percentuali basse, e spesso mista ad altri formaggi o salse al formaggio non ben identificato.

Eppure il mercato della pizza surgelata è in crescita. In vendita ce ne sono di tanti tipi. In Europa e in Italia le aziende piu’ affermate nel settore sono le multinazionali:

Danone (marchio Marie-Vivagel in Francia)
Nestle (Buitoni)
McCain.
Cameo in vendita in Italia è della azienda tedesca Dr Oetker.

I vari marchi già affermati in Italia si troveranno tra qualche mese a competere con nuove proposte frutto di un progetto che vede insieme Beretta per i salumi (prosciutto cotto affumicato), Wüber, per il wusterl, Nostromo per il tonno, Auricchio con il suo provolone e la Roncadin con una nuova tecnologia brevettata per produrre pizze cotte a legna. In futuro anche il progetto di coinvolgere Bertolli per un tipo di pizza bianca all’olio extravergine. E infatti se guardate tra gli ingredienti dei primi gusti che verranno proposti trovate esclusivamente gli oli vegetali.

In una recente intervista nel presentare il nuovo marchio, si è affermato che: “Si tratta di una garanzia in più per i clienti e di una valorizzazione delle eccellenze del made in Italy”

Per la verità dei 4 gusti Made in Italy proposti, Beretta e Wuber, sono uno solo, visto che sono marchi della stessa azienda. Il Tonno Nostromo fa capo ad una azienda spagnola. Anche il marchio Bertolli che viene presentato come un possibile futuro alleato non è un marchio italiano.

Come si è detto anche in altri posts, la dicitura Made in Italy è vista come un valore aggiunto che viene percepito da molti consumatori come prodotto migliore rispetto ad altri. Se per le nuove pizze possiamo parlare di eccellenze del Made Italy giudicate voi. A vedere l’elenco degli ingredienti che leggiamo nel sito, non ho trovato materie prime diverse da quelle che si trovano già ora in altri marchi. Forse la cottura nel forno a legna le darà un gusto diverso?, vedremo quando sarò in vendita.

Ha ancora senso parlare di made in Italy per certi prodotti? Solo qualche settimana fa si protestava contro l’arrivo di materie prime nei vari porti italiani, alimenti pronti a essere riproposti con etichette Made in Italy.

Ma visto che parliamo di pizza surgelata, come si produce? ci sono diversi video che vi suggerisco, sul sito della BBC per esempio, la cascata di salsa al pomodoro è da vedere, o questo che vi propongo.

Fonti: Manteblog, Food Industry Overview:Frozen Pizza
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Lo sciroppo di orzata e benzoino

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L’orzata è un ricordo dell’infanzia, in frigo d’estate c’era spesso la bottiglia dello sciroppo da allungare con acqua. In Tv la pubbblicità era affidata al pirata Salomone.

Ieri ho acquistata una bottiglia dello sciroppo per riassaporare quel gusto dimenticato. Oggi la trovo decisamente dolcissima e ho imparato che nello sciroppo di orzata, è contenuto anche l’estratto del misterioso benzoino.

Sul sito dell’ISMEA, trovo che “la denominazione «sciroppo di orzata» è riservata allo sciroppo ottenuto con l’impiego di benzoino deacidificato, di essenza deacidificata di mandorle amare, estratto di vaniglia e di fiori di arancio.”

Conosciamo meglio il benzoino e i suoi derivati. Il nome scientifico della pianta da cui si ricava l’estratto che è tra gli ingredienti dello sciroppo, è Styrax benzoin Dryander della famiglia delle Styracaceae.

Dove viene coltivato l’albero? A Sumatra (Indonesia), Tailandia, Vietnam, Giava, Borneo.

Quali sono i costituenti principali della resina che si ricava dalla pianta? Sono numerosi, tra questi l’acido benzoico, benzil benzoato, alcool benzilico, vanillina, coniferil benzoato, acido cinnamico e derivati.
Il benzoino ha numerose applicazioni. Nell’industria alimentare è usato per l’aroma caratteristico che conferisce ai prodotti. E’ usato per esempio come agente aromatizzante e trova impieghi anche nella fabbricazione di aromi al cioccolato poiché -come detto sopra- contiene cinnamati, molecule che troviamo anche nel cacao.

Per la presenza della vanillina tra i suoi costituenti, il suo sapore ricorda la vaniglia, perciò viene usato in molti alimenti, anche nei prodotti da forno.

Ma perchè si chiama orzata? Dal vocabolario Zingarelli, il nome deriva da orzo, e viene indicata come una “bevanda a base di sciroppo di mandorla”, o in alternativa “bevanda di farina d’orzo stemperata in acqua“.

Ci saranno altre spiegazioni?


Il tritatutto

Ecco la soluzione al quiz, ispirato dal blog Foodeducate.

Visto l’aspetto, è stata una sorpresa anche per me e ho cercato conferme. Si tratta di carne di pollo separata meccanicamente, una tecnologia per recuperare il piu’ possibile la carne dalle ossa degli animali macellati. Le ossa vengono ridotte in pezzi e sottoposte ad un macchinario che rimuove tutta la carne che vi era rimasta aderita per azione della pressione elevata. In passato questo lavoro era svolto manualmente e ci sono stati numerosi incidenti. L’esigenza di aumentare la sicurezza dei lavoratori ha portato alla messa a punto di diversi tipi di macchinari. Ce ne sono alcuni che riducono i vari tipi di ossa a 15 cm di lunghezza ad un ritmo di circa 3,600 kg all’ora.
Una tecnologia che permette ugualmente di ricavare carne dalle ossa è chiamata Advanced Meat Recovery..

Le prime macchine per il disossamento o per la separazione meccanica del tessuto muscolare dalle ossa sono state sviluppate in Giappone, a partire dagli anni quaranta, come risposta alla necessità del’industria di lavorazione del pesce di poter utilizzare le carni di parecchie specie di pesci, che erano sottoutilizzate, e per la crescente domanda per nuovi alimenti, i quali avrebbero potuto essere preparati con carne di pesce separata meccanicamente dallo scheletro.

La separazione meccanica della carne di pollame iniziò verso la fine degli anni 1960 negli Usa, ma per ragioni differenti. Infatti, le preferenze dei consumatori per tagli singoli invece dell’intera carcassa e, più tardi, per la richiesta di petti e cosce di pollo isolati e di prodotti derivati (hamburger,wurstel) rese necessario l’utilità di trovare un sistema per utilizzare colonna vertebrale, costole e altre ossa rimaste dopo il sezionamento manuale. Queste parti rappresentano circa il 24% della parte edibile del pollo. In media, si stima una resa pari al 3% di carne separata in relazione al peso delle ossa trattate durante la lavorazione di carcasse suine ed ovine. Le carni separate meccanicamente possono contenere anche particelle di osso. Per motivi di sicurezza, è vietato l’uso di questi trattamenti alle ossa bovine.

La carne di pollo (o tacchino) separata meccanicamente viene impiegata nella preparazione di parecchi prodotti, salsicce da cuocere, würstel, ripieni di tortellini e ravioli e zuppe disidratate, chicken nuggets, pepperoni, salami.
Ovviamente deve essere indicata in etichetta, quindi se tra gli ingredienti trovate la scritta “carne separata meccanicamente”, ora sapete di cosa si tratta.

Io l’ho trovata qui e in queste cotolette.

carne separata meccanicamente

Il tritacarne ADVANCED MEAT RECOVERY SYSTEMS

in progress


Di cosa si tratta?

a) gelato alla fragola
b) preparato per i marshmallow
c) preparato di carne
d) nessuna delle precedenti

Edit: dopo-domani la risposta.


L'altra settimana su Trashfood

-E’ agosto e come si sa, alcuni definiscono il periodo cucumber time. Ma pensiamo invece alle cucurbitacee che crescono alle nostre latitudini. Invece in Giappone i cocomeri li fanno anche così.

I-prodotti-biologici-e-convenzionali-alimentazione-salute-e-la-ricerca-scientifica. La rassegna del prof Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine sulle proprietà nutrizionali del biologico, come era prevedibile ha suscitato numerosi commenti. Diversi quotidiani hanno scritto dell’ampia rassegna “cinquant’anni di articoli scientifici che paragonano la composizione, in termini di nutrienti e altre sostanze di prodotti alimentari provenienti da colture e allevamenti standard e organici” Siamo concreti, quando si è iniziato ad avere interesse su questi temi? e infatti i lavori scientifici di cui troviamo abstracts nell’appendice sono molto, molto piu’ recenti e per giunta sono considerati lavori scientifici in larga parte non soddisfacenti. Questo il verdetto del team. Parlaimo anche di questo allora non solo dei dati ottenuti?

Hospital food, il foto-blog sulla ristorazione, -possiamo chiamarla così?- ospedaliera.

Sai-cosa-mangi? la-scienza-dei-marshmallow-e-della-sparkler-spice Cosa dobbiamo attenderci che arrivi dall’USA che non abbiamo ancora sperimentato? Vi mancano piu’ i Circus peanuts, o le Fizzies?


Cucumber time reloaded

E siamo di nuovo al Cucumber time. L’anno scorso la Pepsi al cetrolio, anche quest’anno restiamo in Giappone. Vi piacciono i cocomeri frutto della creatività di diversi coltivatori giapponesi?


I prodotti biologici e convenzionali, alimentazione, salute e la ricerca scientifica

Prima domanda: Quanti di coloro che ne hanno scritto sui quotidiani, hanno letto per intero i due report sui prodotti biologici pubblicati sul sito della Food Standard Agency? Il tema non mi è completamente nuovo, infatti alcuni mesi fa parte della letteratura esaminata dal team a cui l’FSA ha commissionato lo studio, mi era già passata tra le mani nella preparazione di materiale didattico per le mie lezioni.

Ebbene sì, mi sono letta in questo caldo pomeriggio, le prime 30 pagine del dossier sugli aspetti nutrizionali “Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature” e le 50 pagine del secondo report sugli effetti sulla salute: “Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review”

Un dato che mi ha colpito e una riflessione subito su un aspetto di cui nessuno nei quotidiani ha parlato, è la scarsa qualità delle ricerca scientifica su questo tema, almeno per quanto riguarda i parametri usati dal team coordinato da Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM).

-Perché dico questo? Nel primo dossier, quello sugli aspetti nutrizionali (137 su prodotti vegetali e 25 su prodotti da allevamenti animali); sono stati presi in considerazione solo 162 lavori su una mole dichiarata di piu’ di cinquantamila articoli. Dei 162 solo 55 –sono stati giudicati soddisfacenti per metodi, strumenti di analisi e altri criteri di validità.

-Per il secondo dossier riguardante gli effetti sulla salute ( studi condotti in vitro o in vivo su soggetti umani o su modelli animali), ne sono stati analizzati solo 11, e di questi solo 3 sono stati considerati soddisfacenti.

-Tornando ai dati dei due dossier. Come ammettono gli stessi ricercatori, non sono stati inclusi i lavori in cui si confrontavano dati sui livelli di contaminanti, pesticidi o fungicidi, o l’impatto sull’ambiente delle pratiche diverse di coltivazione organica o convenzionale. Esclusi anche i lavori in cui si parlava di salute occupazionale, come mai? Eppure sono tutti aspetti importanti, forse era il caso di partire proprio da questi, non siete d’accordo?

Nel frattempo è arrivato alla fase finale il concorso per un nuovo logo per i prodotti ottenuti da agricoltura biologica e di cui avevo scritto tempo fa, sono giunte alla commissione 3400 proposte, come racconta la commissaria europea Marianne Fischer Boel.

Da leggere:

Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature (pdf)

Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review (pdf)

Agricoltura biologica. Il sito UE

Altri blogs che ne hanno scritto:

Oca sapiens

A ruola libera

Luca de Biase


Hospital food: Mangiare in corsia

hospital-food

Non ho piu’ sentito parlare del protocollo d’intesa tra Slow Food, Società Italiana di Medicina Preventiva e Ministero della Salute. All’epoca era ministro Livia Turco.

Ricordate? Piu’ o meno di questi tempi due anni fa fece rumore l’accordo in cui la Slow Food era incaricata di un monitoraggio della ristorazione ospedaliera allo scopo di promuovere cambiamenti nei menu’. Un tema attuale, su cui si organizzano corsi di formazione e workshop, si elaborano linee guida per prevenire la malnutrizione ospedaliera.

Oggi invece ho scoperto il foto-blog Hospitalfood in cui sono raccolte le foto di pasti serviti nei vari ospedali. Se non vi rattrista troppo, potete contribuire, anche su Facebook.
Via


Sai cosa mangi? La scienza dei marshmallow e della sparkler spice.

Ho iniziato a leggere il libro Sai cosa mangi? la scienza del cibo traduzione del libro Food Bites.The Science of the Foods We Eat . Gli autori sono il Prof. Richard W. Hartel, Food engineering e la studentessa AnnaKate Hartel.

Cosa mangia l’America nell’era moderna? Probabilmente molte delle cose che mangeremo anche noi nel prossimo futuro.Inizia così la prefazione del Prof.Donegani,tecnologo alimentare. Hamburger e Coca Cola sono solo due simboli di un modello di consumo che, con diverse sfaccettature, ha definitivamente contaminato la nostra cultura del cibo. Non solo le giovani generazioni sentono irresistibile il richiamo del cibo made in USA. Del resto il Parmigiano Reggiano e lo Speck dell’Alto Adige negli hamburger di McDonald’s sono già una realtà ed è un dato di fatto che i banchi del supermercato si arricchiscano ogni giorno di nuove proposte alimentari sempre più tecnologiche. Snacks ed estrusi che hanno l’aspetto e il sapore del bacon o del formaggio, sapore impartito da aromi, sono dei must dell’happy hour. Sono già un successo gli energy drink dal gusto dubbio.

I piu’ piccoli -aggiungo io- adorano le “ice cream beads” che in edizione limitata sono già in vendita da noi.


Cosa dobbiamo attenderci?
-continua Donegoni- sempre di più a fare i conti con prodotti come i Marshmallow,le famose caramelle spugnose a forma di cilindretto, magari in versioni addomesticate per sposarsi meglio con il gusto mediterraneo? .

Perchè alcune caramelle come le Jell-O hanno una consistenza gommosa? merito della gelatina e degli addensanti e dei loro passaggi di stato.

E’ meglio il burro o la margarina? occasione per parlare dei grassi trans e dei grassi idrogenati.

Perchè la crosta dei pretzel è marrone?

Sapevate che c’è chi soffre di arachibutirofobia? Ecco alcuni temi trattati nel libro che mi ha avvicinato a prodotti inconsueti.

Conoscevate i marbit? Il nome è una abbreviazione di “marshmallow bits” componenti colorati aggiunti ai cereali per la colazione.

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E i Pixy Stix?

Che sapore hanno i Circus Peanuts?

circus peanuts

Questi sono solo alcuni esempi di come oltre il piacere, oltre il nutrimento, il cibo possa diventare per alcuni un gioco, ricerca tecnologica, sfida scientifica, desiderio di stupire e di distinguersi premiando economicamente i suoi creatori.

Il prodotto che mi ha sorpreso di piu? La sparkler spice polverina da spargere sulle verdure in cui la base della gomma da masticare effervescente viene unita a dei sapori da condimento. Disponibile in gisti diversi, barbecue, formaggio o burro, sono un condimento per insalata che frizza in bocca e solletica il palato.

In conclusione, nelle 236 pagine, 60 paragrafi, appendice e glossario finali che compongono il libro si affrontano alcuni aspetti legati alla produzione di alimenti-simbolo negli USA, casi di successo di marketing, ci si interroga sulle tecnologie alla base di alcuni prodotti, sugli ingredienti e sulle loro funzioni. Il linguaggio è semplice, comprensibile, in alcuni paragrafi mi sarei aspettata qualche approffondimento in piu’ e meno entusiasmo nel commentare il ritorno dei Fizzies, pastiglie effervescenti che sciolte nell’acqua le impartiscono colori e aromi diversi, ce n’è per tutti i gusti.

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Interrogativi

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Leggendo l’ultimo bollettino del Rapid Alert system for Food and Feed, mi sono imbattuta nella segnalazione di una salsa.

Prodotto bloccato per uso non autorizzato del colorante E 127 – eritrosina in spaghetti condiment dalle Filippine.

Prodotto rispedito al mittente. Non vi chiedete anche voi chi fosse l’importatore e dove fosse diretta la spedizione?

P.S. L’immagine non è riferita al sequestro, è solo la prima che ho incontrato nella ricerca di indizi.