Latte bovino e peptidi bioattivi: crudo, pastorizzato o UHT?
Pubblicato: 2008/12/18 Archiviato in: Filiere, L'angolo chimico, La borsa della spesa 7 commentiIn questi ultimi giorni sono state scritte tante cose sugli aspetti igienici del latte bovino crudo e sulla sua qualità nutrizionale rispetto a quello trattato termicamente (pastorizzato o UHT). Si è parlato di un effetto positivo del latte crudo sull’assorbimento del calcio, di benefici sulle difese immunitarie e sui soggetti intolleranti al lattosio.
Proviamo a fare un po’ di ordine, basandoci sui dati della letteratura scientifica. Cosa si sa in proposito? Il latte bovino contiene davvero molecole che esercitano questi ruoli fisiologici?
Meglio partire da cosa sappiamo sul latte e sugli indici biochimici con cui si valuta la qualità nutrizionale delle proteine contenute negli alimenti. In passato si guardava al contenuto in aminoacidi, alla digeribilità, oggi a questi parametri ne affianchiamo altri. Il latte è un alimento complesso la cui composizione varia notevolmente da specie a specie, il latte umano per esempio ha una composizione molto diversa da quello bovino, di cui parlerò qui. Altri fattori sono l’alimentazione, la fase di lattazione, i trattamenti tecnologici.

Proprietà nutrizionali del latte bovino: le proteine e i peptidi bioattivi
Il latte crudo non è sottoposto a trattamenti termici (pastorizzazione, 72°C per 15 secondi o UHT, alcuni secondi a 140°C) quelli di cui si è tanto parlato e altri hanno affrontato in modo esaustivo le ricadute sulla sicurezza igienica, vorrei spostare l’attenzione sull’effetto di questi trattamenti sulla struttura e funzioni delle proteine, molecole termolabili, sebbene il loro comportamento sia eterogeneo.
La maggior parte delle proprietà nutrizionali del latte bovino dipendono dalla componente proteica. Le proteine del latte hanno un elevato valore biologico e sono una buona fonte di aminoacidi, anche quelli essenziali tra cui la lisina. Ma il valore nutrizionale non è limitato solo a questo ed è da mettere in relazione anche ad attività biologiche svolte dalle molecole. Nel latte bovino ci sono diverse proteine come la famiglia delle caseine e sieroproteine (immunoglobuline, lattalbumine, lattoferrina e lisozima), fattori di crescita (prolattina, transforming growth factor [TGF], insulin-like growth factor [IGF] che svolgono attività biologica. Inoltre studi degli ultimi anni hanno dimostrato che alcuni peptidi contenuti all’interno della sequenza primaria delle proteine principali del latte bovino vengono rilasciate in vivo durante la digestione ad opera di enzimi (pepsina,tripsina) o in seguito ad idrolisi enzimatica nel corso dei processi di produzione (es.fermentazione).
I peptidi che si formano possono esercitare importanti funzioni biologiche ossia sono fisiologicamente attivi, da qui il nome di peptidi bioattivi. C’è grande interesse verso queste molecole e ci sono già delle metodiche per purificarle e per dosarne i livelli in alcuni prodotti del settore caseario. Ma torniamo alle proteine del latte bovino.
Le domande che ci poniamo sono:
-Quali fattori presenti nel latte bovino potrebbero essere responsabili di un effetto sul sistema immunitario?
-Quali molecole hanno un ruolo modulatore sull’assorbimento del calcio?
-Cosa sappiamo dell’effetto dei trattamenti termici sulle proteine del latte?
Il maggior numero di peptidi bioattivi studiati sono stati ottenuti dalla famiglia delle caseine (α, β, κ.) e da altre proteine presenti nel siero del latte (es. Lattoferrina). Tra le funzioni biologiche attribuite a questi peptidi abbiamo:
Attività immunomodulatrice.
Alcuni peptidi (casomorfine) contenuti nelle caseine sono in grado di stimolare la risposta immunitaria. Non sono chiari i meccanismi molecolari che stanno alla base di tale effetto, ma è stato dimostrato che alcuni peptidi sono in grado di stimolare sia l’attività cellulo-mediata che quella umorale. Un effetto sulla risposta immunitaria è esercitato anche da peptidi che si liberano dalla lattoferrina, glicoproteina legante il ferro. Nel latte bovino sono contenute inoltre delle citochine, anche queste molecole sono importati per il loro effetto immunoregolatore come dimostrato in modelli animali.
Attività antimicrobica
E’ svolta da peptidi derivati dalla degradazione della lattoferrina. Il frammento N-terminale originato dall’azione idrolitica della pepsina, mostra una forte attività antibatterica. La modalità di azione battericida e la natura peptidica di queste molecole è molto simile a quella delle più note batteriocine batteriche. La lattoferricina che deriva dalla lattoferrina possiede attività anti-Helicobacter pylori. La lattoferrina esercita anche attività probiotica e promuove la crescita di bifidobatteri per cui può modulare la crescita di alcuni microrganismi nell’intestino.
Nel latte bovino è contenuto anche l’enzima lisozima che come è noto esercita attività litica nei confronti dei batteri e quindi potrebbe contribuire insieme ad altri fattori (es.lattoperossidasi e immunoglobuline), alle proprietà naturali antibatteriche del latte. Il lisozima comunque nel latte bovino non è molto concentrato, ne contiene di piu’ il latte umano (39 mg/100ml vs 13 ug/100 ml).
Assorbimento dei metalli e loro biodisponibilità
La famiglia delle caseine del latte bovino include delle proteine che contengono aminoacidi fosforilati che formano complessi con il calcio e ne facilitano l’assorbimento a livello intestinale. Le caseine influenzano anche l’assorbimento di altri minerali (Mg, Fe and Zn). Anche fosfopeptidi (CPPs), che derivano dalla idrolisi della caseina, favoriscono l’assorbimento del calcio e impediscono la formazione di sali insolubili, aumentando così la biodisponibilità.
Cosa sappiamo dell’effetto dei trattamenti termici sulle principali proteine del latte?
Che la temperatura sia un fattore critico per le proteine e che temperature elevate provochino la loro denaturazione e perdita delle loro attività biologiche si sa da molto tempo. Ma conosciamo anche la grande variabilità della risposta delle proteine. Per quanto riguarda le proteine del latte, la caseina viene descritta come una proteina relativamente stabile alla temperatura impiegata durante la pastorizzazione (high temperature short time, HTST). Comunque alcune modifiche sono state dimostrate durante il trattamento termico con la generazione di diverse catene peptidiche. Le modifiche dipendono ovviamente dalla temperatura impiegata e dal tempo del trattamento.
I trattamenti termici possono essere associati ad una diminuzione del potenziale allergenico poiché alcune proteine sono denaturate e non vengono riconosciute dagli anticorpi. Al tempo stesso la temperatura può provocare aggregazione di alcune proteine piu’ sensibili e aumentare il loro potenziale allergenico poiché la denaturazione può esporre siti che fungono da antigeni o perché si hanno reazioni chimiche tra diverse molecole che creano antigeni nuovi. E’ ciò che accade alla beta-lattoglobulina che si associa con l’alfa-lattoalbumina quando il latte bovino viene sottoposto a trattamenti termici. Alcuni studi hanno dimostrato anche modificazioni della conformazione della lattoferrina.
Il lisozima è abbastanza stabile a trattamenti termici.
L’attività della sIgA contro antigeni dell’Escherichia coli O è significativamente diminuita da trattamenti termici ( latte crudo 1.8; latte HTST, 1.1; latte LTLT, 1.3 Unità).
E per concludere? altri interrogativi
Le proteine del latte hanno un valore biologico molto elevato. Oltre all’importante aspetto di fornire aminoacidi, tali proteine sono precursori di peptidi biologicamente attivi (in grado cioè di un effetto ulteriore sull’organismo rispetto a quello nutrizionale). E’ sulla base di queste conoscenze che il latte, non solo quello bovino, viene indicato come un alimento “funzionale” e viene guardato con interesse come materia prima da cui estrarre proteine specifiche e peptidi bioattivi.
Le attività che sono state riconosciute ai peptidi derivanti da tali proteine sono svariate: agoniste e antagoniste degli oppiacei, antiaggreganti e antipertensive, immunomodulanti, trasporto di minerali.
La temperatura impiegata durante la pastorizzazione distrugge i batteri patogeni e anche altri batteri, inattiva alcune proteine e alcuni enzimi. Ne è un esempio la fosfatasi alcalina (AP) che è usata appunto come indicatore della pastorizzazione (high-temperature short-time, HTST).
Altre proteine risultano piu’ stabili alla pastorizzazione.
Temperature piu’ elevate come quelle per ottenere il latte UHT, provocano maggiori alterazioni delle proteine e loro denaturazione, in particolare le siero proteine sono piu’ sensibili. Dati che emergono da studi condotti in condizioni controllate in cui si valutano con attenzione tempi e temperature a cui è sottoposto il latte.
Cosa dire della bollitura come facevano le nostre nonne? E che viene suggerita? c’è qualcuno che usa il termometro e cronometra il tempo di bollitura ? 😀
A me vengono in mente alcune domande a cui non è facile dare una risposta, ma sarebbe importante avere dati per verificare se il latte crudo ha una superiorità nutrizionale.
La sensibilità delle proteine agli enzimi della digestione varia dal latte crudo a quello pastorizzato? I livelli di peptidi bioattivi sono diversi?
La ricerca continua.

Bibliografia
-Technological options for the production of health-promoting proteins and peptides derived from milk and colostrum. Curr Pharm Des. 2007;13(8):829-43.
-Whey protein denaturation of UHT processed milk and its effects on rheology of yogurth. Journal of Texture Studies,2007, 12: 365 – 374
-Conformational changes in bovine lactoferrin induced by slow or fast temperature increases. Biol Chem. 2008, 389(8):1137-42.
-Human milk antibacterial factors: the effect of temperature on defense systems. Chen HY, Allen JC. Adv Exp Med Biol. 2001, 501:341-8.
-Analysis of the peptide profile of milk and its changes during thermal treatment and storage J Agric Food Chem.2008, 56(9):2899-906.
-Effect of heat treatment on the detection of intact bovine beta-lactoglobulins by LC mass spectrometry. J Agric Food Chem. 2007, 55(8):2985-92
-Protein modification by thermal processing.Allergy. 1998;53(46 Suppl):102-5
-Ultra high temperature treatment, but not pasteurization, affects the postprandial kinetics of milk proteins in humans. J Nutr. 2008, 138(12):2342-7
-Milk-borne bioactive peptides Int. J Dairy Journal 1998, 8: 393-403
-Exposure to farming in early life and development of asthma and allergy: a cross-sectional survey. The Lancet 2001; 358:1129-1133
-Pasteurization of milk proteins promotes allergic sensitization by enhancing uptake through Peyer’s patches. Allergy. 2008 Jul;63(7):882-90
Cosa si dice in rete?:
annameldolesi.italianieuropei.it
Tag: latte crudo peptidi bioattivi caseina lattoferrina pastorizzazione UHT lisozima immunoglobuline
E 1200, il polidestrosio
Pubblicato: 2008/12/17 Archiviato in: Fibre alimentari 3 commentiNella etichetta di alcuni biscotti, ho trovato indicato il polidestrosio come fibra alimentare.
Di cosa si tratta? Il polidestrosio ha una storia alle spalle come additivo alimentare (E1200): stabilizzante, addensante, umettante in numerosi prodotti dell’industria dolciaria.
Da alcuni anni il polidestrosio ha ottenuto il riconoscimento come fibra alimentare ai fini della dichiarazione in etichetta di prodotti alimentari.
Ha un apporto calorico di circa 1 Kcal/g ed è costituito da polimeri di glucosio legati con molecole di sorbitolo e con residui di acido citrico o acido fosforico. I polimeri si ottengono per condensazione degli ingredienti. Il legame 1,6-glucosidico è il legame principale.
Per tutti i produttori di polidestrosio quindi il riconoscimento come fibra alimentare è stata una vera fortuna, da additivo a fibra alimentare con un mercato tutto nuovo su cui attecchire. Due i principali protagonist nel mercato globale del polidestrosio: la Danisco con Litesse e la Tate & Lyle’s con Sta-Lite.
Tag: E1200 Polidestrosio Danisco Tate &Lyle’s Litesse
70 prodotti, una piramide alimentare
Pubblicato: 2008/12/15 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Prodotti ortofrutticoli 1 CommentoAlla Regione Toscana sono così orgogliosi della PAT (piramide alimentare toscana), che ne hanno registrato perfino il marchio.
L’idea alla base della piramide piramide alimentare toscana è stata quella di inserire prodotti locali che appartengono ai vari gruppi di alimenti (Cereali e derivati, carne, pesce, formaggi, frutta e ortaggi, legumi, grassi e dolci) nei livelli della piramide dell’alimentazione mediterranea. Attenzione agli aspetti nutrizionali quindi, ma non solo. Un occhio è rivolto ai prodotti del territorio allo scopo di farli conoscere. 60 dei settanta alimenti toscani della PAT appartengono infatti all’elenco dei prodotti tradizionali della regione come la mela rotella della Lunigiana, il mirtillo nero della Montagna Pistoiese, le ciliegie di Lari, la finocchiona, spinaci della Val di Cornia, la pesca cotogna toscana e la pesca regina di Londa.
Potremmo farlo per ogni regione italiana, in fondo basterebbe sfogliare l’elenco dei prodotti tradizionali. Se non lo conoscete lo trovate qui.
Questa settimana su Trashfood
Pubblicato: 2008/12/14 Archiviato in: E.T.chettibus, Not Only Food, Te lo do io l'alert Lascia un commento–C’ era una volta Alixir immunitas. E c’è ancora con un miliardo di probiotici in ogni porzione. Probiotici ubiquitari?.
–Latte crudo storie dell’altro mondo.Alla fine si è arrivati ad un compromesso in Italia, nessuna chiusura dei distributori di latte crudo, ma obbligatorio riportare la dicitura “Consumare dopo bollitura”. Cercando notizie sulla legislazione sanitaria sul latte crudo in altri stati, ho trovato l’incredibile storia di Michael Schmidt venditore di raw milk in Canada.
– Social media e aziende all’ascolto. Le scuse della Pepsi agli internauti arriva su Twitter.
-Nuova puntata di ET.chettibus.
–Elogio dell’imperfezione della zucchina Approvate insomma dalla Commissione europea le modifiche sulle norme e standards di mercato relative a 26 tipologie di frutta e ortaggi.
–Overload Millstream Recycling. Sventato lo sciopero dello zampone per la vicenda diossina e carne di maiale irlandese. Sempre irragggiungibile il sito dell’azienda dove è avvenuta la contaminazione.
C'era una volta Alixir Immunitas
Pubblicato: 2008/12/13 Archiviato in: La borsa della spesa, La foto del giorno Lascia un commento
C’era una volta Alixir Immunitas™, la combinazione di microrganismi probiotici, appositamente selezionati, che dovevano ricostituire l’equilibrio della flora batterica intestinale e rinforzare le naturali difese del nostro organismo– come riporta la copia cache di Google. Poi sappiamo come è andata a finire.
Alixir Immunitas™ c’è ancora, la Barilla lo presenta in una nuova versione. Sul nuovo sito internet troviamo cereali e snacks che si presentano con una combinazione diversa.
Le vedete le gocce di cioccolato tra i cereali Alixir? contengono i probiotici Bifidobacterium longum e Lactobacillus acidophilus.
Credo che la Barilla sia la prima azienda che porta il cioccolato probiotico in Italia, ma l’idea di veicolare ceppi selezionati con questo prodotto non è nuova. Alla manifestazione Food Ingredients Europe 2007 a Londra la Barry Callebaut ha lanciato per prima in Europa la prima cioccolata “viva”, con probiotici. Una innovazione resa possibile grazie alla joint venture con la Lallemand, produttrice di probiotici. La temperatura elevata e la pressione sono fattori che danneggiano i batteri, ma all’interno della matrice al cioccolato la sopravvivenza sembra aumentare. Dopo il “cioccolato probiotico” da bere è arrivata così la formula in gocce da usare per snacks, cereali e altri prodotti.
Tag: Alixir Barry Callebaut cioccolato probiotici Lallemand Barilla
Latte crudo: storie dell'altro mondo
Pubblicato: 2008/12/11 Archiviato in: Filiere, Not Only Food 11 commentiCercando notizie sulla legislazione sanitaria sul latte crudo in altri stati, ho trovato l’incredibile storia di Michael Schmidt, fuorilegge in pratica da quasi venti anni, vende raw milk in Canada. Arresti e processi, infatti in questo stato la vendita di latte crudo non è permessa.
Le scuse della Pepsi su Twitter
Pubblicato: 2008/12/10 Archiviato in: Not Only Food Lascia un commento
Vi ricordate la particella di sodio dell’acqua Lete? invece sulla pubblicità della PepsiMax, in una rivista tedesca era raffigurata una caloria che non sopportando più la solitudine, decideva il gesto estremo suicidandosi in vari modi.
Macabra e insensibile, così è stata definita la campagna della Pepsi Max. Le proteste su Internet e Twitter hanno convinto la PepsiCo a ritirare la pubblicità della bibita.
E sono arrivate le scuse di Huw Gilbert, Senior Manager della Pepsico. Dove? proprio su Twitter.
@christinelu Huw from Pepsi here. We agree this creative is totally inappropriate; we apologize and please know it won’t run again. #pepsi
Fonti: Rsi.news, adsoftheworld.com
ET.chettibus®-15
Pubblicato: 2008/12/10 Archiviato in: E.T.chettibus 12 commentiSi ricomincia.
Ingredienti: Farina di grano tenero tipo 0 -zucchero-margarina vegetale (Grassi e oli vegetali-Emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina-Sale-Conservante:Acido sorbico-Aromi-Correttore di acidità:Acido citrico-Colorante:betacarotene)- semi naturali di anice- Carbonato acido d’ammonio-Coloranti: E102,E110,E122,E124,E131,E151,E514
In premio anche stavolta una copia del mio libro: “Il mangiar saggio“.
Elogio dell'imperfezione della zucchina
Pubblicato: 2008/12/09 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa, Prodotti ortofrutticoli 6 commentiLeggo sul blog del commissario Mariann Fischer Boel: “It makes no sense to throw perfectly good products away, just because they are the ‘wrong’ shape. I want to be able to decide whether to buy a big, round, red, class I apple or a less pricey, but just as delicious, small ‘ugly’ apple!”
Sono commenti del commissario alla approvazione da parte della commissione europea, delle modifiche sulle norme e standards di mercato relative a 26 tipologie di frutta e ortaggi: albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, avocado, fagioli, cavoli di Bruxelles, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, nocciole in guscio, cavoli cappucci, porri, meloni, cipolle, piselli, prugne, sedani da coste, spinaci, noci in guscio, cocomeri e cicoria.
Alcuni esempi delle regole europee che ora rappresentano il passato.
-Le banane con ben preciso raggio di curvatura e una lunghezza superiore ai 10 centimetri,
-Le trecce di cipolle con almeno 26 esemplari
-Un grappolo d’uva del peso non superiore al chilo.
Centinaia di tonnellate di frutta e verdura “fuori taglia” e che non rispettavano criteri di qualità in fatto di calibro, colore, dimensioni, e altri difetti non solo estetici, non saranno piu’ uno scarto ma potranno entrare nel mercato a prezzi inferiori con l’obiettivo di conntribuire a frenare l’aumento dei prezzi. Questa norma sarà effettiva dal 1 Luglio del 2009. Alcuni paesi membri si erano opposti, tra questi l’Italia.
Overload Millstream Recycling
Pubblicato: 2008/12/08 Archiviato in: Te lo do io l'alert 8 commenti
Irraggiungibile nelle ultime ore il sito internet della Millstream Power Recycling, l’azienda della contea di Carlow – 82 chilometri a sud della capitale irlandese- specializzata nella lavorazione di resti alimentari, tra cui prodotti scaduti, per la produzione di mangimi destinati alla zootecnia. La Millstream Recycling è l’azienda in cui è avvenuta la contaminazione da diossina. Il fatto sarebbe dovuto a una non precisata quantità di olio industriale finito in un macchinario per l’asciugatura del mangime.





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