Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio di Aprile 2008

30 Aprile 2008

Buongiorno dal FoodCamp

FoodCamp

Buongiorno da San Martino in Pensilis. Abbiamo il programma!

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25 Aprile 2008

Riso amaro

Secondo la Banca Mondiale, il costo dei prodotti alimentari e’ cresciuto di circa 83% negli ultimi 3 anni. Il riso - che in tanti paesi asiatici e dell’America Latina e’ cio’ che per noi sono il pane e la pasta, e’ stato oggetto di attenzione nelle ultime settimane a causa dei forti rincari. La complicata situazione dei mercati ne ha fatto lievitare i prezzi, spingendo i produttori a produrre per esportare piuttosto che a produrre per il consumo interno.
Il risultato? Alcuni paesi, ovvero il Vietnam, l’India e la Cina hanno deciso di fermare le esportazioni di riso in seguito anche all’insorgere di dimostrazioni violente che hanno fatto preoccupare non poco i rispettivi leaders politici. In sostanza, si sta verificando quello che sin dall’anno scorso successe con il mais in Messico (ricordate, ne parlammo anche qui) cosi’ come con la pasta e il pane in Italia.

Ma cosa c’e’ dietro a questi rincari? E’ facile pensare che sia tutto solo causa dell’aumento del prezzo del petrolio, legato al boom industriale di Cina e India, che ha conseguentemente fatto aumentare i costi di produzione e di trasporto di tanti prodotti. Ma in piu’ c’e’ da dire che il prezzo di queste commodities (mais, grano, riso) e’ salito in seguito alla politica degli incentivi che sostiene la coltivazione di cereali destinati alla produzione di benzine verdi in US e in Europa. Quindi non stiamo parlando di poco. In sostanza, il quadro causa-effetto e’ il seguente: un governo distribuisce incentivi per la coltivazione di grano e mais destinato alle benzine, quindi gli agricoltori si dedicano alla produzione di queste varieta’ , lasciando perdere altre colture. Queste commodities sbarcano nei mercati internazionali, la speculazione aumenta e fa salire i prezzi, inclusi i prezzi al consumatore di quelle poche riserve rimaste per scopo alimentare. Tanto da far scatenare scontri violenti per le strade. E spingere un paese in pieno boom come la Cina ad invitare i propri ex agricoltori a tornare a coltivare le proprie risaie. Ma il bello e’ che ci siamo in mezzo anche noi, in Europa.

La prossima domanda da porci e’ a questo punto: a cosa ci serve la terra?
a coltivare cibo che possa sfamare una popolazione in continuo aumento, oppure a crescere varieta’ vegetali destinate alla produzione di benzine?
E come siamo arrivati a questo punto!?

Anni fa, quando si parlava di futura crisi petrolifera, nonostante molte compagnie produttrici minimizzassero, qualche voce fuori dal coro gia’ si faceva sentire. Il produttore texano Pickens si chiedeva semplicemente: com’e’ che le aziende petrolifere stanno producendo meno petrolio di anno in anno pur dichiarando le proprie riserve in ottima salute? La crisi, sin da allora, era difficile da ammettere pubblicamente e avrebbe causato un panico incontrollabile. Oggi Pickens ha dismesso quasi completamente il petrolio dai propri investimenti per dedicarsi all’energia eolica.

E noi che faremo? in questi giorni di ‘vacche magre’ la stampa internazionale ci informa che la soluzione non puo’ che essere una: le colture geneticamente modificate, ovvero gli OGM, la biotecnologia. A mali estremi, estremi rimedi, potremmo obiettare. Ma torniamo al riso. E chiediamoci che senso abbia mangiare riso Thai, mele americane e asparagi del Peru. Di questi tempi, insegnare alle comunita’ di paesi lontani come coltivare cio’ che possono mangiare puo’ essere una soluzione, sia per noi che per loro, piu’ sostenibile.

Stefania P.,
gourmetrails@yahoo.co.uk

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23 Aprile 2008

Filiere creative

Cosa fanno insieme oli di semi, clorofilla e beta-carotene? secondo alcuni produttori del foggiano diventerebbe olio extravergine d’oliva.

olio clorofilla e Beta-carotene

Fonte:Repubblica.it

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22 Aprile 2008

Cheap Bacon

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Ho scoperto che negli USA il mese di Aprile è dedicato al bacon. Ed ecco come viene prodotto in alcune aziende. Il video è in inglese ma le immagini sono molto eloquenti. E così vediamo il liquid smoke flavour in azione.

Visto su: mrbaconpants.com

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20 Aprile 2008

-10 al FoodCamp di San Martino in Pensilis

FoodCamp logo

Mancano dieci giorni al primo appuntamento del FoodCamp:Il Gusto di Internet ospitato nel comune molisano di San Martino in Pensilis. L’evento chissà, potrebbe essere ricorrente e diventare un appuntamento stabile annuale. Il FoodCamp si rivolge ad appassionati, addetti ai lavori food e/o wine e/o internet e/o grande e/o piccola distribuzione. Lo scopo è (anche) quello di mettere capo a eventuali startup da avviare. Il tutto in stile BarCamp. Sul wiki e sul blog Sanmartino.simplicissimus.it/ possiamo seguire gli aggiornamenti e programma in progress.

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19 Aprile 2008

Focus su Olestra

>FocusOlestra

L’ultimo numero di Focus contiene un articolo di Amelia Beltramini sui cibi e sulle bibite light. Si parla anche di un nuovo grasso non assorbibile che è arrivato sul mercato: l’Olestra. I lettori potrebbero pensare che il nuovo grasso sia in vendita anche in Italia. Non è così.

Con il termine Olestra ci riferiamo ad un poliestere del saccarosio che è stato prodotto nei laboratori della Procter&Gamble.
Nel suo libro Food Politics, la nutrizionista Marion Nestle dedica a Olestra un intero capitolo: A 30-year regulatory saga. Pensate che la scoperta di Olestra da parte dei ricercatori della Procter & Gamble risale al 1968 ma solo nel 1997 arrivarono sul mercato degli snacks prodotti con questo composto.
Gli acidi grassi che si trovano legati al disaccaride variano da 5 a 8 molecole, per confronto ricordiamo che i trigliceridi contengono 3 acidi grassi esterificati con una molecola di glicerolo. Gli acidi grassi utilizzati nella reazione dai ricercatori della Procter&Gamble, hanno permesso di arrivare ad un prodotto che presenta proprietà organolettiche simili ai grassi e oli. La molecola dell’Olestra, per le sue caratteristiche strutturali non viene idrolizzata dagli enzimi che partecipano alla digestione dei trigliceridi e neanche dalla flora batterica intestinale. Ne risulta un apporto calorico nullo ed è per questo che Olestra si è candidato come sostituto degli oli nella produzione di snacks light.

Il sostituto dei grassi della Procter & Gamble, il cui impiego (con marchio Olean) è limitato al settore degli snacks salati prodotti in USA, ha suscitato numerose polemiche. I primi snacks immessi sul mercato dovevano riportare la scritta: “contains Olestra” avvertendo i consumatori degli effetti negativi sull’assorbimento di vitamine liposolubili e sugli effetti collaterali a livello intestinale.

Etichetta sull'OlestraEtichetta sull'olestra

Nel 2003 la FDA ha comunque autorizzato la rimozione della scritta dalle confezioni a seguito di un esame della letteratura in cui non erano emerse differenze significative sui problemi intestinali provocati da snacks normali e quelli prodotti con Olean.

Fa un certo effetto vedere sul sito di Olean, il marchio con cui viene venduto Olestra, il contatore che informa i lettori sul numero degli snacks prodotti utilizzando questo sostituto dell’olio.

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18 Aprile 2008

Lo Sciroppo di glucosio-fruttosio: naturale o industriale?

Magari guardando un campo di mais non vi vengono in mente subito l’amido, l’etanolo, vitamine e altre molecole come lisina, triptofano e dolcificanti come fruttosio e sciroppo di glucosio-fruttosio. Sono solo alcuni derivati del mais insieme ai mangimi e all’olio. La produzione di maltodestrine e di vari tipi di sciroppo di mais ad alto contenuto in fruttosio (HFCS) a partire dall’amido di mais, potrebbe essere definito uno dei più grandi successi nel settore dell’industria saccarifera degli ultimi decenni.

Qualche cenno storico. Nel 1811 il chimico russo G.S.C. Kirchoff scoprì un processo per produrre destrosio e altri dolcificanti utilizzando l’amido di patata sottoposto a una soluzione debole di acido solforico. Negli Stati Uniti questo metodo fu adattato all’amido di mais a metà del 1800 e i primi impianti furono costruiti a Buffalo, New York, nel 1866. Oltre all’acido solforico, l’amido può essere idrolizzato anche utilizzando acido cloridrico.
A proposito di acidi inorganici e di acido cloridrico, abbiamo sentito già parlare a proposito dell’inchiesta sul vino di qualche giorno fa, ricordate?

L’drolisi dell’amido di mais utilizzando acidi inorganici, proseguì fino al 1967, quando si iniziarono ad usare anche degli enzimi. Questo permise di abbreviare notevolmente i tempi di lavorazione che all’inizio richiedeva numerosi giorni.

Il 1970 è una data importante perchè è l’anno in cui si iniziò a diffondere l’impiego dell’amido di mais e derivati, nell’industria alimentare. L’amido veniva elaborato e raffinato dal mais utilizzando una serie di tappe che includevano la macerazione, la macinazione e successivi processi di separazione.

Gli enzimi utilizzati per idrolizzare l’amido sono diversi: l’alfa amilasi permette di ottenere sciroppi con un contenuto di circa 10-20% di glucosio. Un ulteriore trattamento con l’enzima gluco-amilasi porta a rese del 93-96% di glucosio. Con processi simili si ottengono anche maltodestrina e destrosio. L’alfa-amilasi è prodotta a livello industriale utilizzando una specie batterica (Bacillus sp.) mentre per la gluco-amilasi si utilizza una specie fungina: l’Aspergillus.

L’utilizzo dell’enzima gluco-amilasi iniziato negli anni quaranta ha permesso di ottenere sciroppi con una percentuale elevata di glucosio. Tuttavia alcuni aspetti ne hanno impedito una ampia utilizzazione come dolcificante per l’ industria e sostituto dello zucchero. Il glucosio ha infatti una dolcezza circa il 70% se confrontato con il saccarosio. Il Fruttosio è del 30% più dolce del saccarosio ed è piu’ solubile.

Il progredire delle tecnologie alimentari e l’uso di enzimi immobilizzati, tra cui la glucosio isomerasi, hanno portato alla commercializzazione di sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS). Per molti scopi, uno sciroppo di fruttosio al 42% è piu’ che soddisfacente per l’uso alimentare, ma non soddisfa alcuni criteri di qualità dei produttori di bibite. Per le cole, è richiesto uno sciroppo con circa il 55% di fruttosio. E’ per questo che sono stati messi a punto altri processi (cromatografia su colonne di zeoliti o resine a scambio cationico) per permettere di avere sciroppi a concentrazioni piu’ elevate di fruttosio e separare altri componenti. Gli sciroppi di mais ad alto contenuto in fruttosio sono classificati in base alla sua concentrazione (42%, 55%, 90%).

Le compagnie che controllano l’85% del mercato e del business degli sciroppi di mais si contano sulle dita di una mano: l’ Archer Daniels Midland, la Cargill, la Staley Manufacturing Co. e la CPC International.

Lo sciroppo di glucosio-fruttosio prodotto utilizzando amido di mais e enzimi, può essere etichettato come un dolcificante naturale? la battaglia che ha coinvolto raffinatori di mais da una parte e associazioni di consumatori dall’altra, ha portato alla decisione della Food Drug Administration (FDA). Sebbene glucosio e fruttosio esistano in natura, la produzione degli sciroppi a partire dall’amido, e l’ uso di acidi inorganici e/o enzimi, ha portato la FDA ad esprimere un parere negativo.

Altri prodotti derivati dal mais? basta dare uno sguardo al sito della Corn.org.

Troviamo lo sciroppo di glucosio-fruttosio in molti prodotti alimentari (dolci, cereali, biscotti, snacks e yogurth,sport drinks,ketchup…ecc…) e come mostra il grafico, i consumi di questo dolcificante sono notevolmente aumentati.

Sui dati contrastanti del consumo di fruttosio e di HFCS sul metabolismo glucidico e se siano in qualche modo coinvolti nella insorgenza di patologie dismetaboliche, parleremo prossimamente.

consumo di dolcificanti negli USA

Da leggere: HFCS facts, Nutraingredients, Corn.org.

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15 Aprile 2008

Etichettibus:la merendina ai 5 zuccheri

Snack Nestlè

Michele ha risolto di nuovo il nostro Et.chettibus. Il latte nell’immaginario collettivo è un alimento completo, ricco di proteine e di calcio, ecco perchè in molti snacks viene messa in risalto la scritta “Snack al latte” sulla confezione. L’obiettivo è convincere i genitori che questi snack sono una valida alternativa al bicchiere di latte magari poco accettato dai figli. Ma se guardiamo meglio l’etichetta, ci accorgiamo che gli ingredienti principali sono gli zuccheri semplici e i grassi, compresi i grassi idrogenati. E il latte? quello impiegato è in prevalenza latte scremato in polvere, niente a che fare sul piano nutrizionale con il latte fresco. Infatti i trattamenti termici a cui viene sottoposto il latte ne influenzano inevitabilmente la composizione nutrizionale.

Snack Spiderman 3. Ingredienti: zucchero, farina di frumento, uova, grasso vegetale, grassi vegetali idrogenati, latte concentrato zuccherato (latte 4,1%,zucchero), latte 6,5%, cacao magro in polvere 5,4%, zucchero di canna fondente (zucchero di canna,sciroppo di glucosio, acqua), amido di patata, latte scremato in polvere 2,7%, tuorlo d’uovo, miele, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio di semi di girasole, proteine del latte, burro di cacao, amido, burro anidro e emulsionanti (E442, E471, E475, E476), fibra alimentare da frumento, sciroppo di glucosio, amido di frumento, agenti lievitanti (E450i, E500ii, E503ii), aromi, sale, colorante E150a.

Lo snack della Nestlè individuato da Michele, strizza l’occhio alla Disney, altrimenti perché chiamarlo Spiderman 3? D’altra parte la strategia di abbinare gadget e/ o promozioni legate ai cartoni animati non è affatto nuova (1).

Mi è piaciuta la definizione di Gunnar: “Deve essere una cosa marrone dato il color caramello e un po’ di cacao. Meglio chiamarla una merendina ai cinque zuccheri (zucchero, zucchero di canna,sciroppo di glucosio x2,miele,sciroppo di glucosio-fruttosio). Altro che snack al latte.

Chi trova gli errori nella lista degli ingredienti riportata sul sito della Nestlè?

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12 Aprile 2008

Buon appetito!? a Report del 13 aprile 2008

Report su Rai 3, torna a parlare di alimentazione e di agricoltura con la puntata intitolata: Buon appetito!? di Michele Buono e Piero Riccardi.

Le parole chiave sono: mercati locali, cibi e ristoranti a Km 0, anidride carbonica emessa, Gruppi di acquisto solidale, agricoltura senza chimica sintetica e riscoperta delle antiche varietà di prodotti.

Scommettiamo che verrà intervistato Carlo Petrini, considerato dal Guardian una delle 50 persone che potrebbero salvare il pianeta?.

A proposito di menu’ a Km zero, al Politecnico di Torino è partita una sperimentazione. Per rifornire la mensa riservata al personale docente e non, si è scelto di acquistare i prodotti presenti sul territorio. Per la presentazione del progetto è stato offerto un menù tipo: risotto al Castelmagno, coniglio al civet e frittata ai porri; mentre Coldiretti ha allestito il tavolo delle mele offrendo mele golden, mele delizia, succo di mela filtrato e non, mele essiccate al naturale e alla cannella.

Non male, ma perchè solo per il personale e non includere anche la mensa studentesca?

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11 Aprile 2008

Farm bill, il mais e lo sciroppo di glucosio-fruttosio

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Il Farm Bill, tema affrontato in modo ironico in questo video, visto che riguarda l’agricoltura degli USA, potrebbe sembrare un tema lontano. Ma se riflettiamo sui numerosi derivati che si ricavano dal mais, una delle principali coltivazioni industriali USA, allora l’argomento ci riguarda molto da vicino. Magari guardando un campo di mais non vi viene subito in mente l’ormai praticamente ubiquitario sciroppo di glucosio-fruttosio impiegato come dolcificante anche in Italia in bibite, snacks, ecc…
Ne parlerò in un prossimo post.

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