Dove sarò domani?
Pubblicato: 2010/04/21 Archiviato in: Not Only Food 3 commentiTorno sempre volentieri a Genova, bellissima città. In questa occasione sarò al Centro Biotecnologie Avanzate, per una lezione inserita nel Master Universitario di II livello in Applicazioni tecnologiche per la gestione della qualità e sicurezza alimentare dei prodotti tipici territoriali e del mare.
Mi aspettano 20 giovani laureati a cui parlerò di “Intercultura alimentare“.
Tra i progetti di cui parlerò ai ragazzi c’è Eurofir , lo conoscevate? si tratta di un progetto di valorizzazione nutrizionale dei prodotti tradizionali europei.
Cosa significa prodotto tradizionale? quale delle definizioni proposte vi sembra piu’ giusta? Conoscete i cinque prodotti e ricette italiane che sono stati caratterizzati da un punto di vista nutrizionale? Castagnaccio, cannoli siciliani, brasato al barolo, baccalà alla vicentina, pizza Margherita.
Ne riparliamo, comunque trovate tutto sul sito Eurofir
Imitation cheese: It looks like cheese, smells like cheese, but it is not
Pubblicato: 2010/04/19 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Filiere, Food design, Te lo do io l'alert 23 commenti
E il momento di riparlare degli “imitation cheese” a cui avevo accennato un po’ di tempo fa in un post che aveva suscitato interessanti commenti tra i lettori. E’ un fenomeno di cui non si conoscono le proporzioni ma probabilmente è aumentato negli ultimi anni. Si è stimato che circa 20.000 tonnellate di “imitation cheese” o cheese analogue vengano consumati ogni anno nei vari paesi dell’Unione Europea. Rappresenterebbe meno dell’1% dei consumi ma è pur sempre un fenomeno da non sottovalutare.
Perchè se ne riparla? perchè ho letto in un comunicato che il Parlamento europeo sembrerebbe intenzionato, nell’ambito del progetto di regolamento teso a modernizzare l’etichettatura degli alimenti, ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione,» prodotti nei quali la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti. Se finiscono tra gli scaffali abbiamo l’etichettatura che ci può guidare ma cosa accade se pizzerie o ristoratori ne fanno un uso in cucina? In Germania per esempio Petra Zachari, rappresentante di una associazione di consumatori ha dimostrato in una indagine che alcuni campioni di formaggi serviti in alcuni ristoranti tedeschi erano degli esempi di imitation cheese
Un rapido tour su Google e scopro che ne esistono già diversi di cheese analogue in vendita negli USA e in altri stati. Gli imitation cheese vengono studiati da team di tecnologi e produttori alla ricerca del blend che riproducano il piu’ possibile le caratteristiche organolettiche dei formaggi autentici. Cosa contengono? tra gli ingredienti amidi modificati, grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari.
It seemes cheese but it is not!
Ecco qualche esempio pescato in rete:
Ma il prodotto che mi ha decisamente sorpreso in negativo è questa “imitation mozzarella” che è usata come ingrediente di una pizza surgelata in vendita in un sito di e-commerce. Complimenti a chi l’ha pensata!
adesso quando mi chiederanno un esempio di Junk food, saprò cosa citare.
Ecco gli ingredienti della Imitation Mozzarella Cheese: (Water, Partially Hydrogenated Soybean Oil With Citric Acid, Casein, Modified Food Starch, Dehydrated Mozzarella Cheese [Cheese {Milk, Culture, Rennet, Salt}, Milk Solids, Disodium Phosphate], Milk Protein Concentrate, Contains 2% Or Less of: Sodium Aluminum Phosphate, Salt, Lactic Acid, Disodium Phosphate,
Ehi, non è finita c’è anche l’Artificial Mozzarella Flavor [Modified Corn Starch, Corn Maltodextrin, Lipolyzed Butterfat, Artificial Flavors, Flavors],
volete dare uno sguardo al resto? senza parole.
Fonti:
–Assolatte_attacca_il_Parlamento_europeo:_Vuole_autorizzare_i_formaggi_di_imitazione
Fonte immagine 1, 2
Fast food: diamo i numeri
Pubblicato: 2010/04/14 Archiviato in: Not Only Food 10 commentiDa un po’ di tempo ho scoperto alcune educational food&wine infographics e le trovo davvero utili ed efficaci nel trasmettere dati e statistiche sui temi piu’ disparati. Anzi mi sto allenando per produrne alcune. Ieri ho intercettato questa sui fast food. Clikkate per ingrandire l’immagine
Via: OnlineSchools.org
In viaggio con Elena Pugliese e Food Express
Pubblicato: 2010/04/11 Archiviato in: Filiere, Not Only Food 4 commentiIl bello della rete, l’ho detto altre volte. Si conoscono belle persone con cui condividere passioni, interessi e a volte nascono nuovi progetti. E così ho conosciuto Elena Pugliese e il suo Food Express.
Di cosa si tratta? Food Express è’ un racconto che attraverso testimonianze e racconti dal vivo, vi porterà in viaggio in quelle terre da cui arrivano certi prodotti alimentari, facendo emergere di volta in volta il mercato del cibo, i suoi paradossi e le culture che ruotano attorno ad esso.
La prima puntata è stata trasmessa in diretta da EATALY il 10 aprile scorso e si è parlato di mele che arrivano dalla Cina. I prossimi appuntamenti saranno sempre di sabato alle ore 11 su Radio Flash. In tutto saranno 8 documentari tutti da ascoltare, 8 viaggi su altrettanti cibi che arrivano dall’estero per scoprire le filiere, la strada percorsa. Quali luoghi, musiche e tradizioni attraversano prima di arrivare al supermercato sotto casa.
Sono davvero felice di aver contribuito in parte alla traccia di alcuni viaggi in cui vi condurrà Elena con il suo Food Express.
Ecco i prossimi argomenti che verranno affrontati:
17 aprile: Nocciola e Turchia;
24 aprile: Pomodoro dal Marocco;
8 maggio: quando il Basilico arriva dal Vietnam;
15 maggio: Fagioli dal Canada;
22 maggio: Prugne esportate dal Cile;
29 maggio: Uva dal Perù
5 giugno: Back Home
Complimenti a Elena per l’idea e buon viaggio!
De Kit Kat gustibus non est disputandum
Pubblicato: 2010/04/07 Archiviato in: Aromi, Food blogs, Food design, Senza categoria 12 commenti
Stamattina passando davanti ad un distribuore automatico dislocato nella scuola di mia figlia ho notato i Kit kat tra gli snacks in vendita. Ho ripensato alla protesta di cui ho scritto qualche giorno fa. Sapete quanti sono i gusti in vendita? piu’ di un centinaio.
Per esempio, pensate che sia frutto di photoshop l’immagine? vi sbagliate, esiste veramente il gusto grilled corn, del Kit Kat. Uno dei trend alimentari seguiti dalle principali aziende negli ultimi anni è declinare prodotti ai gusti e sapori locali. La Nestlè per dire ha proposto recentemente addirittura 19 nuovi gusti in Giappone dove lo snack è decisamente un prodotto di successo tra i giovani. Il motivo? sembra che sia dovuto proprio al nome perchè è molto simile alla frase “kitto Katsu“, che è un saluto bene augurante.
I nuovi prodotti in edizione limitata saranno in vendita in regioni diverse dello stato. I gusti sono davvero strani e bizzarri come “salsa di soia“, “caramello”, “patata dolce“,“patata al burro”, “Roasted Green Tea”,”Aceto di mele”, “Uva moscato,” “castagna“. C’è anche il gusto “Ramune soda“, ho imparato che Ramune è il nome di una bevanda analcolica frizzante diffuse in Giappone. Non manca il gusto “miso“, il condimento derivato dai semi di soia.
De gustibus..
Si trovano delle recensioni ma in nessuno dei blogs che ho visitato, sono inseriti gli ingredienti che restano quindi misteriosi. Commenti e critiche ai vari gusti su Breaktown.com Pockywatch, The impulsive buy e su Japanese snack reviews.
Jenkens kit kat blog poi è dedicato esclusivamente a recensioni dei kit kat.
Fresh: The movie
Pubblicato: 2010/04/06 Archiviato in: Filiere, Multimedia 4 commentiC’è ancora Michael Pollan dietro Fresh, un documentario-film curato da Ana Sofia Joanes. Ancora attenzione sull’agricoltura convenzionale statunitense a confronto con farmer market e urban gardens, un invito quindi a riflettere sulle filiere alimentari e le nostre scelte alimentari.
Fino ad ora solo proiezioni private.
In questa intervista l’autrice spiega il lavoro svolto e come ha scelto le storie da raccontare. Incontriamo vari produttori come Will Allen, Diana Endicoot, proprietari di piccoli negozi che si riforniscono da agricoltori locali come David Ball, c’è perfino uno dei protagonisti del libro di Pollan. Chi ha letto “il dilemma dell’onnivoro” ricorderà le pagine dedicate a Joel Salatin e alla sua azienda agricola Polyface.
Su Twitter potete seguire le news sul film.
Dalla razione K ai fast food passando per i MRE (ready to meal)
Pubblicato: 2010/04/05 Archiviato in: Senza categoria 2 commentiCredo di aver trovato i possibili fornitori dei Pork Rib Boneless Imitation Caramel Powder and smoke Flavour della foto. Grazie a Eraldo per l’assist!
Non avevo mai affrontato l’argomento prima e cercando notizie sulle derrate alimentari prodotte per l’esercito ho scoperto che esistono aziende che permettono l’invio di piatti pronti e vari alimenti in zone militari sparse per il globo. Derrate confezionate per essere stoccate anche per lunghi tempi. Sapevate che è stato Ancel Keys, il padre della dieta mediterranea, a mettere a punto per la prima volta la razione K destinata ai militari USA durante la seconda guerra mondiale? il termine razione K indicava una razione individuale giornaliera di sopravvivenza ed era pensata per tre pasti: colazione, pranzo e cena.
Dal 1980 fino ad oggi sono stati introdotti i MRE (ready to meal). I vari menu proposti dal 2000 ad oggi all’esercito USA li trovate qui. Ho trovato perfino le recensioni.
Sul sito del Ministero della Difesa italiano ho trovato i MRE i menu’ destinati all’esercito italiano. Tra i prodotti inseriti nella Razione Viveri Speciale da Combattimento, anche una bevanda alcolica in formato mignon, il cordiale. Credo che l’esercito italiano sia l’unico ad avere in dotazione alcolici.
A proposito di ranci, decisione delle ultime settimane lo smantellamento dei fast food Orange Julius, Burger King, Pizza Hut, Dairy Queen che erano dislocati presso le basi militari statunitensi in Afganistan. Il comandante Maj. Michael T. Hall ha annunciato il piano addirittura dal suo blog ospitato sul sito dell’ International Security Assistance Force (ISAF) affermando: “This is a war zone — not an amusement park.”
Non del tutto favorevoli le reazioni di parenti dei soldati impegnati nelle operazioni militari.
Euro Leaf: il nuovo logo europeo per i prodotti dell'agricoltura biologica
Pubblicato: 2010/04/05 Archiviato in: Not Only Food 6 commentiVi piace il nuovo logo europeo che troverete sulle confezioni dei prodotti biologici? Lo ha disegnato Dušan Milenkovic che ha così vinto la competizione indetta a livello comunitario. Negli ultimi due mesi circa 130.000 persone lo hanno votato online. A partire dal 1° luglio 2010 il logo biologico dell’UE sarà obbligatorio per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in uno Stato membro. Accanto al logo UE sarà consentito riprodurre altri loghi privati, locali o nazionali.
Volete vedere alcuni degli altri loghi inviati? eccoli su Facebook.
Olio di palma. Have a break
Pubblicato: 2010/04/02 Archiviato in: Filiere 20 commentiSui principal social media non si placa, sotto l’abile regia di Greenpeace, la protesta contro la Nestlè. Tutto è iniziato con la pubblicazione del video diffuso da Grenpeace “Have a break with kit kat” in cui un impiegato al posto della barretta di cioccolato, addenta il dito di un orango, schizzando sangue sulla tastiera del computer. L’obiettivo dell’associazione ambientalista è mettere in risalto gli effetti della deforestazione che da anni è in atto a vantaggio delle piantagioni di palma da cui si ricava l’olio utilizzato come ingrediente dello snack. La Nestè ha dimostrato di non sapere gestire la vicenda ed è arrivata addirittura a oscurare il video su You tube. Brand reputation calata a picco in poche ore.
E’ arrivata poi la risposta della Nestlé, che incalzata dalla campagna di Greenpeace, ha annunciato di aver annullato i propri contratti per le forniture di olio di palma con la Sinar Mas, uno dei più grandi produttori di olio di palma e carta. La Sinar Mas ha espanso notevolmente le proprie piantagioni distruggendo le foreste pluviali dell’Indonesia e mettendo a rischio specie animali minacciate, come l’orango e la tigre si Sumatra.
L’olio di palma copre circa il 21% del mercato mondiale di olio edibile, è l’olio vegetale più usato dopo quello di soia. La Nestlè è stata presa come capro espiatorio visto che l’olio di palma trova numerosi altri impieghi, non solo in campo alimentare. Viene utilizzato anche nell’industria cosmetica. Con la dicitura grasso/olio vegetale, entra in molti prodotti di uso quotidiano come cioccolato, biscotti, patatine, gelati, oli, alimenti congelati, margarina, shampoo, cosmetici, saponi e detersivi. E’ impiegato anche per produrre biodiesel.
Si segnalano già iniziative da parte di alcune aziende per sostituire il contestato olio di palma. La Findus ha annunciato che sostituirà l’olio di palma con olio di colza. Anche la catena Casino ha annunciato la volontà di impiegare in futuro olio di girasole o di colza. Verranno idrogenati? non hanno certo la stessa composizione dell’olio ottenuto dalla palma.
Esistono altre alternative? Numeri e dati sulle piantagioni di palma nell’esaustivo articolo Catene corte e filiere lunghe: alternative all’olio di palma sul blog Meristemi.
Non avete visto il video? fa davvero impressione.
Fonte immagine













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