Grasso che cola al fast food?

A dieta da McDonald’s

Cosa hanno in comune Chris Coleson, Doug Lagelais, Merab Morgan e Morgan Spurlock? Tutti e quattro per tempi diversi hanno deciso di mangiare esclusivamente al fast food, scegliendo combinazioni varie nel menu del McDonald. Sappiamo cosa è accaduto al regista Morgan Spurlock diventato famoso con il suo documentario Super Sized me in cui ha dimostrato gli effetti di una alimentazione non troppo equilibrata sul suo peso corporeo e sul metabolismo.

Gli altri tre forse pensavano di diventare ugualmente celebri,storie completamente diverse poichè hanno dichiarato di essere dimagriti dopo periodi di 30 o 90 giorni a base di pasti Mcdonald’s. Per la verità hanno ammesso pubblicamente di aver evitato patatine e salse e di aver scelto piatti a base di insalata, grilled chicken e snacks di frutta, complessivamente circa 1200-1400 kcal al giorno. Forse speravano di raggiungere una notorietà maggiore ma la McDonald’s non ha voluto sapere delle loro storie.

Doug Lagelais, l’ultimo della serie, aveva annunciato anche che avrebbe raccontato la sua esperienza nel suo blog Mcdoug.blogspot.com , ma a vedere il suo diario, non lo ha aggiornato troppo, però alla fine del suo periodo di dieta è stato ospite nello spettacolo della trasmissione “Rachel Ray Show“.

Con quali titoli è stata accolta la notizia della dieta di Mr.Lagelais?

Mangiare da McDonald’s fa dimagrire

Vuoi dimagrire? Mangia da McDonald’s

Non ci entusiasmiamo troppo. Come mostra il video trasmesso durante la trasmissione, Mr. Lagelais ha abbinato il periodo ipocalorico all’attività fisica. Quindi nessuna sorpresa che ci sia stato un calo ponderale.

A proposito di diete, come non ricordare Grasso che cola, il blog messo in piedi dal mio amico Antonio Tombolini quando decise di dimagrire 10 kg in 30 giorni?


Quelli che la cucina molecolare-reloaded

In tempi non sospetti, avevo scritto questo post “Quelli che la cucina molecolare” che voleva essere ironico, mi aveva colpito l’uso di certi ingredienti addensanti e emulsionanti nelle preparazioni di quello che veniva definito un grande chef Ferran Adrià. Erano gli stessi ingredienti che usa l’industria per scopi molto diversi e le cui caratteristiche strutturali e funzionali sono un continuo stimolo per i miei posts.

Di addensanti ho scritto tante volte. Ho parlato della gomma di guar, ho seguito la vicenda della sua contaminazione da diossina.

Ho trattato gli alginati e la carragenina, sorprendendo alcuni lettori sull’impiego che ne viene fatto nella produzione di certi insaccati.

Ho scritto delle maltodestrine che sono di tanti tipi, ho parlato a proposito della sua presenza in alcuni salumi, come questi che importiamo dalla Spagna. Leggete l’etichetta, è un uso fuorviante degli additivi addensanti oppure no?
E negli hamburger cosa ci stanno a fare le maltodestrine oltre al resto?

Maltodestrine le ho trovate anche in Alixir. I prodotti oggetto dei miei ET.chettibus® sono spesso chiari esempi di cosa si riesce ad ottenere con un uso massiccio di alcuni di questi composti.

Ho sempre cercato di spiegare con linguaggio semplice ma corretto da un punto di vista scientifico come si ottengono alcuni additivi e quali impieghi trovano nel settore alimentare.
Ringrazio Dario Bressanini per il link che contraccambio. Concordo con alcune delle sue affermazioni: alcuni si usano anche a casa. Chiediamoci comunque se quelli che incontriamo tra gli scaffali sono indispensabili. Se a volte l’industria ne fa un uso fuorviante per coprire la scarsa qualità delle materie prime impiegate, per migliorare un prodotto che altrimenti non sarebbe appetibile.
A distanza di tre anni vedo lo chef attaccato con un pressapochismo che fa spavento. Mi riferisco alle -non so come chiamarle- esibizioni di Striscia la notizia a cui non vorrei dare troppo peso.

Si parla di rapporti di collaborazione tra lo chef e suoi colleghi internazionali che praticano la cucina molecolare e il mondo della ricerca, l’industria. Ora ho poco tempo, sono di corsa, ma ci tornerò sopra.

Prima di parlare, bisognerebbe informarsi, rileggere le “Linee guida per la diffusione delle informazioni scientifiche sull’alimentazione”, non fa mai male.

Per esempio, tutti quelli che parlano di Ferran Adrià e del suo ruolo come ristoratore, conoscono la sua attività di ricerca all’interno di Alicia, una Fondazione che si occupa di scienze e gastronomia, effetti dell’alimentazione sulla salute in condizioni normali e patologiche?

Fatevi un giro nel sito di Alicia e ditemi se non sorprende anche voi la moltitudine di attività scientifiche e divulgative che svolge il centro in collaborazione con un elenco lunghissimo di partner. Sono certa che alla fine vi sarà venuta voglia di prenotarvi per una visita.

Post in progress..


HFCS:lo sciroppo di glucosio-fruttosio reloaded

Lunedì scorso su Repubblica un articolo di Alessandra Retico parlava dello zucchero e dei dolcificanti ispirandosi al New York Times. Sugar Is Back on Food Labels, This Time as a Selling Point.

In questi giorni se ne è parlato anche in altri articoli. Qui la notizia Ansa:Usa: basta dolcificanti, torna lo zucchero.

In breve, sembra che lo zucchero (saccarosio) stia tornando tra gli ingredienti di alcuni prodotti USA e sostituisca a poco a poco lo sciroppo di glucosio-fruttosio, il dolcificante ottenuto dall’amido di mais, conosciuto con la sigla HFCS (High fructose corn syrup).

A me è sembrato un po’ lo spot dei prodotti che vengono citati uno a uno. Dopo la Coca Cola kosher, la salsa di pomodoro di Pizza Hut, le nuove Pepsi Natural, i piatti surgelati di ConAgra, i condimenti per insalata, i cosiddetti ‘dressing’, della Kraft. Nell’articolo si afferma che lo sciroppo di glucosio-fruttosio è stato usato specialmente negli Usa negli snacks, salse, biscotti. Ma basta guardarsi intorno, è diffusissimo anche qui in Italia.

Negli USA lo zucchero sta sostituendo i dolcificanti derivati dal mais, accusati di essere una delle cause dell’obesità e di non essere un prodotto naturale, dato che il mais viene trattato chimicamente e con enzimi come ho scritto qui. La Food & Drug Administration statunitense, dopo aver sostenuto per un po’ di tempo che lo sciroppo non poteva essere etichettato come “naturale”, ha fatto inversione: zucchero e fruttosio da mais sono da considerare prodotti naturali. La Corn Refiner Association ha perfino attivato un sito web Sweetsurprise.com sull’argomento per spiegare la somiglianza tra saccarosio e sciroppo di glucosio-fruttosio.

Cosa c’ è dietro questo cambiamento nella ingredientistica di Pepsi e altre? Cambio d’immagine? Un risposta alla richiesta di prodotti “naturali” e “salutari”? forse sì. Infatti secondo Mintel’s Global New Products Database, il claim All Natural’ si è collocato in terza posizione tra i piu’ frequenti negli USA (nel 2007) ed è apparso su 2.617 prodotti. In Europa 878 prodotti e 509 bevande ‘All Natural’ sono stati lanciati sul mercato.

Cosa significa “naturale” per voi?

-Avete mai riflettuto su come viene ottenuto lo zucchero? La differenza con lo sciroppo di glucosio-fruttosio non è certo da cercare sulle molecole, o sugli effetti sul metabolismo, ma su aspetti economici. I principali produttori di HFCS sono Cargill, ADM, Tate & Lyle e Corn Products International. Quali implicazioni possono essere ipotizzate?

Perchè tanta attenzione sull’HCFS e non si apre un dibattito anche su altri prodotti?

-Un olio di semi ottenuto mediante un processo di raffinazione, in cui non si impiegano solo procedimenti fisici ma anche chimici -è un prodotto naturale?

-L’acido ascorbico (vitamina C) è contenuto nella frutta. Quello che si ottiene dalla fermentazione attuata dal microorganismo Candida Norvegensis può essere definito naturale?

-L’acido citrico è uno degli acidi organici presenti nella frutta. Quello ottenuto sempre per fermentazione dall’Aspergillus niger a partire da residui della lavorazione della canna da zucchero è un prodotto naturale?

-E poi arriviamo a metà dell’articolo di Repubblica: il nome tecnico (HFCS, high corn fructose syrup), cioè lo sciroppo ad alto contenuto in fruttosio, che cosa diventa? Acido di mais sintetizzato.. Eh?


EFSA e il calcio Kinder Ferrero

Tempi duri per le aziende e i messaggi che fanno riferimento ad effetti sulla salute. Della regolamentazione sugli health claims avevo già scritto, ora cominciano ad uscire le decisioni. Stavolta il comitato EFSA’s on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) si è espresso negativamente sulle barrette Kinder Ferrero da 12.5 g che forniscono 40 mg di calcio (il 5% della dose giornaliera raccomandata) e 70 kcal. La documentazione portata dalla Soremartec Italia S.r.l. Gruppo Ferrero in difesa del claim rivolto ad una fascia di consumatori dai 4 ai 21 anni non è stata considerata sufficiente è la Ferrero non potrà usare il messaggio “il cioccolato che aiuta a crescere” nella pubblicità.
Tra i fattori che hanno influito negativamente, l’eta dei soggetti (prevalentemente adulti) inclusi negli studi che la Ferrero ha presentato al comitato.
Io aggiungo che le barrette contengono latte in polvere, i trattamenti termici per disidratare il latte hanno effetti notevoli sulla composizione dei grassi e delle proteine del latte e ipotizzo che anche la biodisponibilità del calcio sia cambiata.

Fonte: Nutraingredients.com

Tag:


Sport drinks tra i banchi di scuola

Nel web surfing alla ricerca di progetti di educazione alimentare rivolti ai giovani mi sono imbattuta nella iniziativa della Gatorade che ha prodotto un opuscolo didattico per i ragazzi e una guida per le insegnanti su “Il bello dello sport – bere, mangiar sano e stare in forma” con giochi, vignette e quiz. Trovate qui alcune pagine dell’opuscolo edito da Giunti Editore, in cui si spiega l’importanza dell’attività fisica in età giovanile e il valore di una corretta alimentazione e idratazione legate allo sport.

Non è la prima volta che vedo un multinazionale stampare opuscoli didattici, entrare nelle scuole e stabilire un contatto con giovani e famiglie. Una strategia assai frequente per far conoscere i propri prodotti. D’altra parte dietro Gatorade c’è un nome come PepsiCo. Di solito non manca anche un testimonial, magari un personaggio sportivo, di solito un calciatore. Sport e business vanno così daccordo! E anche stavolta è proprio così, la Gatorade ha scelto Cannavaro.

Quale prodotto nuovo della Gatorade è rivolto ai piu’ giovani? Cosa è stato presentato di recente? Eccolo! Proprio un integratore per i bambini. Si chiama Gatorade Young Stars. sodio, potassio, magnesio, cloruro e carboidrati con aggiunta di calcio.
Gatorade version: Lo chiedono le mamme e noi lo abbiamo messo a punto. Gatorade Young Stars è definito -leggo nelle pagine web dell’azienda -il primo sport drink pensato e sviluppato per i ragazzi dagli 8 ai 12 anni: la fascia di età più attiva della popolazione, ma che sempre più spesso va incontro a problemi di sovrappeso dovuti ad un’alimentazione poco equilibrata e alla mancanza di attività fisica.

Gianna version: Avevamo un prodotto da far conoscere e la campagna nelle scuole ci avvicina alle famiglie e ai piu’ piccoli.

Mi sa che avevo proprio ragione, la mia idea sulla reale utilità di certi prodotti non è affatto cambiata.

Sentite cosa c’è scritto sul sito dell’azienda a proposito dei loro prodotti:

Perche’ utilizzate coloranti artificiali? I coloranti presenti in Gatorade non sono solo piacevoli alla vista ma anche al gusto e aiutano il consumatore a riconoscere i vari sapori. I nostri coloranti sono stati approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) e vengono aggiunti in dose minima solo per raggiungere la colorazione giusta. (Coloro che preferiscono bevande non colorate, possono optare per Gatorade Ice).

Perche’ Gatorade non contiene succo di frutta? Gatorade e’ un prodotto scientificamente formulato per dissetare e rifornire di energia e sali minerali in modo bilanciato; la presenza di succhi di frutta non porta alcun beneficio funzionale.

Io avrei qualcosa da obiettare.

Tag:


Il Sale a mensa

La settimana che inizia oggi è la Settimana Mondiale 2009 per la Riduzione del Consumo di Sale, iniziativa proposta dal WASH (World Action on Salt and Health). Sono 27 i paesi che fino ad oggi hanno aderito: Australia, Bangladesh, Botswana, Bulgaria, Canada, Caraibi, Cile, Cuba, Dubai, Egitto, Finlandia Georgia, India, Italia, Kenia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Nigeria, Pakistan, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Svezia, Turchia, UK e USA.

Scopo delle iniziative divulgative è la riduzione del consumo di sale nei pasti fuori casa.

Recupero subito un mio post sul contenuto di sodio e sale negli alimenti.

Meno Sale e più Salute Fuori Casa è lo slogan che accompagna i materiali prodotti per l’occasione e sono disponibili in formato di poster e depliant. Ecco il link da cui scaricare l’opuscolo. Hanno aderito alla settimana, diverse aziende di ristorazione Collettiva come Avenance, Camst, CIR food Cooperativa Italiana di Ristorazione, CONCERTA, Compass Group, Gemeaz, Pellegrini, Serist, Sodexho, Vivenda.

Se i questi giorni, vi capita di andare a mensa o al self service gestito da queste aziende, ci fate sapere cosa avete trovato?


L'altra settimana su Trashfood

-Etichette, ingredienti e informazioni sui siti internet. Sviste? o reticenze? trova la differenza da 10 piu’

Change4life Vi piace il cartoon della campagna di prevenzione contro l’obesità in onda in Inghilterra?

EFSA:4185-health-claim-da-visionare Health claim da visionare. All’esame dell’EFSA pubblicazioni e studi che supportino i messaggi nutrizionali da inserire nelle confezioni dei futuri prodotti alimentari

Risotto day anche a casa mia. Risotto alla milanese, zafferano Made in Monti Sibillini.

Pringles: essere o non-essere potato chips Pringles, chips, potato snacks? cosa si fa per non pagare le tasse?


EFSA: 4185 health claim da visionare

Pubblicato il database con i 4185 “health claims” che l’EFSA è chiamata a visionare prima di essere approvati seguendo il regolamento stabilito in precedenza (Articolo 13).

I claims in lista si riferiscono al ruolo di nutrienti o sostanze e loro effetti specifici:

-Regolazione dello sviluppo, crescita e funzioni del corpo umano:

-Effetti psicologici e sul comportamento,

-Controllo del peso, sazietà, riduzione dell’apporto energetico.

Io ogni tanto ci darò uno sguardo. Se vi interessa, il database lo trovate sul sito dell’EFSA, qui l’articolo 13.


Il burro tra tradizione e innovazione

Prima qualche aspetto legislativo: “Dal punto di vista compositivo il burro deve contenere almeno l’82% di materia grassa, non più del 16% di acqua e un massimo del 2% di altri costituenti, definiti genericamente residuo secco magro e comprendenti lattosio, proteine e sali minerali.”

Oggi ho guardato i vari tipo di burro in vendita al supermercato. Marchi diversi, in accordo con la legislazione, dichiarano in etichetta una percentuale di materia grassa tra 82%-83%. In media nel burro classico ci sono: 48g di acidi grassi saturi, 23g di monoinsaturi, 2,75g di polinsaturi e 1,18g di acido linolenico (C18:3). Il prezzo di un panetto di 250g va da circa 1,37 a 1,5 euro.

Nel burro è contenuto anche il colesterolo, circa 250mg su 100g. Ed è la presenza di grassi saturi e di colesterolo che ha contribuito a creare in passato una vera fobia per questo alimento, dimenticando per esempio che tra i grassi ci sono anche vitamine liposolubili. In media la vitamina A è circa 930 ug/100g e la Vitamina E raggiunge i 2,4 mg/100g. I livelli ovviamente sono in relazione alla composizione del latte impiegato.

Molti dimenticano che i livelli di colesterolo presente nel sangue non dipendono solo dall’apporto in colesterolo con la dieta, infatti questa molecola viene sintetizzata nel fegato e ha importanti ruoli fisiologici.

Tornando al burro, da quanto tempo non vedete una pubblicità come quella che ho trovato in una rivista di cucina di quindici anni fa? o come questa?

burro e salute

Al contrario negli ultimi tempi ci vengono proposti dei derivati del burro ottenuti con diversi trattamenti tecnologici. E’ possibile trovare sul mercato diverse tipologie. Vediamone alcuni:

Tipi diversi di Burro

-Burro con un ridotto contenuto di colesterolo come il burro Nuovo Prealpi che ha 57 mg di colesterolo e 55.6 g di grassi saturi, costa 2,83 euro.

Metà-Metà Prealpi. Che idea! mescolare metà grassi animali e metà grassi vegetali, quindi si ottiene un prodotto con un minore contenuto in colesterolo (120mg di colesterolo) che come è noto è uno sterolo sintetizzato nei tessuti animali. La comunicazione in etichetta però stranamente punta sui livelli di omega 3, come se in altri tipi di burro non ce ne fossero. Su 100g di questo prodotto ci sono 89g di grassi totali, 46,5g di grassi saturi, 7g di polinsaturi e 0,45g di acidi grassi omega 3. Quindi un quantitativo inferiore ad un burro normale. Un panetto costa 1,55 euro.

-Si trova anche un tipo di Burro con un quantitativo inferiore di grasso (-25%). Il Burro alleggerito Granarolo ha i seguenti ingredienti: burro, acqua, sorbato di potassio. Un panetto da 250g costa 2,12 euro.

Conclusione? il prezzo dei vari prodotti è inversamente proporzionale al contenuto in grassi o in colesterolo. Questo si può spiegare con i trattamenti a cui è sottoposto il burro per ridurne i livelli di grassi o colesterolo.

Diverse tecniche sono state usate per rimuovere il colesterolo, tra queste vi è l’impiego di molecole costose chiamate ciclodestrine. Le ciclodestrine sono ampiamente usate dall’industria alimentare, si tratta di strutture cicliche ottenute dall’amido. Le ciclodestrine presentano una struttura cava a tronco di cono e possono ospitare molecole liposolubili proprio come il colesterolo, separandolo dalla materia grassa. Successivamente il complesso colesterolo/ciclodestrina viene allontanato dalla matrice lipidica del burro mediante centrifugazione.

Bibliografia:

Cholesterol Removal from Homogenized Milk with beta-cyclodextrin. Journal of Dairy Science, v. 82, p. 2327-2330. 1999

-Tabelle di composizione degli alimenti,INRAN (1997)

Tag:


Perchè rinunciare al sapore del burro?

Burro

A casa ho diversi giornali di cucina. In questi giorni di vacanze ne ho ripresi in mano diversi alla ricerca di idee. Sul mensile “Sale e pepe” del gennaio 1992, guardate cosa ho trovato: una intera pagina dedicata alla promozione del burro.

“Perchè rinunciare al sapore del burro? ne basta poco” si legge.

Ci sono anche i dati di una “dieta ideale” con i quantitativi suggeriti di burro. Dieta targata Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).