ET.chettibus®-21
Pubblicato: 2011/11/14 Archiviato in: E.T.chettibus, Fibre alimentari, Food design 14 commentiSi ricomincia!
Ingredienti: Proteine isolate della soia, albumine, proteine di pisello, glutine di frumento, fibre vegetali di frumento, inulina, acqua, acacia fibra, papaia, ananas, maltodestrine, malva, anice stellato, finocchio, carciofo, tarassaco, biossido di silicio.
Idee sul prodotto?
Senza coloranti azoici
Pubblicato: 2011/11/13 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti 2 commentiCosa fanno insieme gli ingredienti: Zucchero, acqua, addensante agar,aroma naturale,zucchero caramellato, 0,9%,conservante:sorbato di potassio, coloranti: E100 – E120 – E131? fanno la crema Caramello da impiegare per guarnizioni in pasticceria.
Altra etichetta che ci da l’opportunità di vedere cosa accade tra gli scaffali dopo la presa di posizione della comunità europea sui coloranti azoici. E’ un prodotto in cui troviamo diciture riferite ai coloranti azoici e all’EFSA. In questo caso l’azienda ha scelto di indicare la dicitura Senza coloranti azoici* precisando che i coloranti impiegati nel prodotto non appartengono alla famiglia dei coloranti azoici, quei coloranti che “possono influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come prevede l’allegato V del regolamento europeo 1333/2008 che li riguarda.
Che coloranti sono invece quelli presenti nella crema Caramello? E100, E 120 e E 131? vecchie conoscenze, sono rispettivamente la Curcumina (E100), il rosso cocciniglia (E120) e il Blue patent (E131).
Altri post sul tema.
–Surrogato, crema e coloranti.
– Biscotti e coloranti azoici.
La foto del giorno: American Academy of Coca Cola & Pediatrics
Pubblicato: 2011/11/10 Archiviato in: Food sponsors Lascia un commentoOgni anno centinaia di pediatri americani, si riuniscono per l’appuntamento annuale: la conferenza nazionale dell’American Academy of Pediatrics, una occasione per vedere colleghi e aggiornarsi sulle ultime scoperte scientifiche. Non manca l’area espositiva come accade in queste occasioni. Chi era tra i main sponsors quest’anno? facile rispondere dopo aver visto l’immagine che ritrae i numerosi pediatri diventati all’istante testimonial della Coca-Cola.
Ha suscitato un vivace dibattito negli ultimi mesi la notizia che sia la Coca Cola e la Pepsi sono main sponsor della American Academy of Pediatrics e dell’American Academy of Family Physicians. Ma ci sono altri esempi clamorosi, anche l’American Dietetic Association ha accettato la partnership con le stesse multinazionali. Tra i “partners,” dell’ADa oltre alla Coca-Cola, troviamo Aramark, il National Dairy Council, Hershey, Mars, Kellogs, Unilever e General Mills.
Prosegue così anche coinvolgendo addetti ai lavori tra medici, dietisti, nutrizionisti, l’avanzata della pubblicità della multinazionale che usa ogni possibile fonte di trasmissione dei messaggi pubblicitari, compresi i social network come Twitter, Facebook, siti web, eventi sportivi, applicazioni per smartphone. E il suo atteggiamento non è isolato.
Sto preparndo un post sulla situazione delle società scientifiche italiane ed europee. Nel frattempo vi allego un articolo di Marion Nestle sul tema: Food company sponsorship of nutrition research and professional activities: a conflict of interest? E’ stato pubblicato nel 2001 su Public Health Nutrition e descrive la situazione negli Stati Uniti. Sono passati dieci anni, è sempre attualissimo.
Fonti:
–Pediatricians:trick or treat-bags
–Sponsor e società scientifiche
– Food company sponsorship of nutrition research and professional activities: a conflict of interest?
Questa settimana su Trashfood
Pubblicato: 2011/11/06 Archiviato in: Coloranti, Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Io lo leggerei, Not only trashfood Lascia un commento-E’ un ingrediente del Cornetto Wellness. L’ingrediente principale, quello su cui si è basata la comunicazione del prodotto. Qualcosa nella descrizione non mi convince.
– Rosi Braga, insegnante attentissima alle iniziative di educazione alimentare ci accompagna alla mostra “Buon appetito!” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano
-Primo avvistamento della dicitura “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come prevede l’allegato V del regolamento europeo 1333/2008 sui coloranti azoici tra cui ci sono l’E102 (tartrazina) e l’E110 (sunset yellow).L’ho trovato in questo Surrogato della crema
– Un mio articolo sugli imitation cheese è pubblicato sulla rivista della Slow food (settembre 2011).
-Il progetto “La frutta nelle scuole” coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali anche quest’anno verrà riproposto. Come può essere migliorato?
Trova l'errore
Pubblicato: 2011/11/04 Archiviato in: Filiere 21 commentiE’ un ingrediente del Cornetto Wellness, L’ingrediente principale, quello su cui si è basata la comunicazione del prodotto. Leggo e rileggo la descrizione e non mi convince……chi trova l’errore?
“Buon appetito!” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano
Pubblicato: 2011/11/03 Archiviato in: Not Only Food 4 commentiRosi Braga, insegnante molto attenta a tutto ciò che riguarda il tema dell’alimentazione, ci racconta cosa ha visto alla Mostra Buon Appetito a Milano. Grazie!
………..
Ho visitato la mostra “Buon appetito. L’alimentazione in tutti i sensi!” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. La mostra nasce dalla collaborazione tra il Museo milanese, Universcience di Parigi, la finlandese Heureka e la belga Technopolis.
Il museo dà così il suo contributo alle iniziative in linea con il tema dell’Esposizione Universale di Milano 2015: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
La mostra offre trenta isole tematiche, con exhibit interattivi e giochi, e cinque focus di approfondimento.
– Mi aspettavo che la mostra fosse una novità rispetto alla tradizionale impostazione dell’educazione alimentare nelle scuole, a dispetto della quale si registra un’impennata dell’obesità nei giovani ed un peggioramento degli stili alimentari: dati tanto preoccupanti da sollecitare il MIUR a una revisione delle linee guida su questo tema.
– Se da un lato il MIUR riconosce un’evoluzione dei consumi verso un’alimentazione più sana, sostenibile ed etica, dall’altro evidenzia il dissolvimento del tradizionale schema alimentare del cibo preparato in casa e dei tre pasti principali consumati in famiglia. Analizzando le scelte educative del recente passato, il MIUR ha evidenziato come di fatto si scambiasse l’educazione alimentare con l’educazione nutrizionale. Una correzione di rotta avvenne attraverso la “rivalutazione delle attività di cucina all’interno del percorso scolastico” e l’individuazione di quattro parametri essenziali come assi portanti dell’intervento educativo: sicurezza del cibo, caratteristiche, valore nutritivo, gratificazione, parametri ai quali si aggiungono oggi rispetto dell’ambiente e di fondamentali principi etici, di gratificazione nell’acquisto e nel consumo.
Alla luce di questa analisi e delle linee guida che ne emergono, la mostra sembra rispondere perfettamente alle indicazioni MIUR e può essere un buon punto di partenza per avviare un percorso di educazione alimentare. Certo, ci sono le classiche schede informative su temi diversi, dalla conoscenza del cibo, all’obesità alle tradizioni culinarie e sempre con alcuni elementi prescrittivi (forse non abbastanza esemplificati: vedi lo sport). Ma è ricca anche di elementi accattivanti. Bellissimo in particolare il modello di apparato digerente che illustra tutto il percorso del cibo.
– Il focus di approfondimento sulla multiculturalità suggerisce molte riflessioni. I filmati etnografici (degli anni ’70) mostrano come mangiare significhi anche uccidere gli animali; veder scannare una capra – la sequenza più cruenta è tagliata, ma la si intuisce perfettamente – è un’esperienza decisamente insolita per chi acquista la carne confezionata in un vassoio al super. Più godibile il filmato che racconta dello scontro fisico di due carrelli nel parcheggio di un supermercato e di quello verbale dei due acquirenti che si confrontano animatamente sulla qualità del contenuto dei loro carrelli. Il finale riserva un colpo di scena…
Molto d’impatto sono le foto di Peter Menzel che ritraggono alcune famiglie di continenti diversi con la loro dieta: non serve alcun commento per fare vedere le differenze di cui si parlerà nel video successivo!
– Interessante anche l’analisi delle scelte che si fanno quando si fa la spesa e la riflessione sui condizionamenti di cui siamo vittime. Quello che mi sembra invece carente è l’aspetto della chimica dei nutrienti e qualcosa di interattivo che permetta di capire bene perché l’eccesso di certi alimenti possa nuocere all’organismo.
– Non so come verranno organizzate le visite per le scuole, ma sarebbe opportuno dotare i giovani visitatori di una scheda nella quale registrare i risultati ottenuti nei vari test interattivi. A parte la ricetta personale che viene stampata all’exhibit “Quale ricetta sei?”, per gli altri test si devono segnare i punteggi ottenuti, sempre che si voglia fare una riflessione successiva e innescare il confronto tra come si dovrebbe mangiare e come in realtà i ragazzi mangiano.
– E’ anche opportuno, preparando la visita, far preparare ai ragazzi il diario alimentare della giornata precedente la visita per velocizzare l’inserimento dei dati all’exhibit sul computo delle calorie.
– Infine, la visita richiede tempi abbastanza lunghi. Per il bellissimo exhibit che prevede la degustazione di un misterioso snack sono necessari almeno cinque minuti. Se visito la mostra con 25 ragazzi, è importante che tutti provino: sono 75 minuti!
I video (il fondamentale cartone che spiega perché si ingrassa mangiucchiando davanti alla TV, l’animazione in cui si capisce perché un broker di Chicago decide cosa coltiva un contadino africano, il video dello scontro dei carrelli) richiedono almeno 15’ ma possono essere fruiti, tranne l’ultimo, da tutto il gruppo contemporaneamente.
– “Buon appetito!” prevede anche laboratori e aggiornamento per i docenti, ma solo per le scuole superiori. Immagino si tratti di “percorsi” attinenti alle nuove linee guida che la mostra accoglie pienamente. E’ difficile comunque essere incisivi in un contesto sociale che, come già detto, privilegia il ready to eat, lo spuntino e il pasto fuori casa. Se la scuola vuole essere un volano per il cambiamento, come MIUR auspica, deve necessariamente cambiare almeno a scuola le abitudini (e qui sarebbe utilissimo confrontare le esperienze già fatte – come sto leggendo su Trashfood – e migliorare gli interventi).
– La mostra non sarebbe stata possibile senza la main sponsorship di Nestlé, Sanpellegrino, Nestlé Cereali, Nestlé Motta, Perugina, Buitoni, Nesquik, Purina e alla sponsorhip di Electrolux e Coop.
La Nestlé è presente con uno spazio allestito come una cucina piena di prodotti, dove, tramite la lettura del codice a barre, si scopre cosa c’è dentro gli alimenti Nestlè e se ne analizzano contenuti e proprietà nutrizionali.
Rosi Braga
Fonti e immagini:
Surrogato crema e coloranti E102 e E110
Pubblicato: 2011/11/02 Archiviato in: Aromi, Coloranti 12 commentiFecola di patate, coloranti:E102, E110, aromi. Ecco com’erano gli ingredienti del preparato per crema all’aroma vaniglia, o meglio del surrogato della crema. Cosa troviamo ora?
Primo avvistamento quindi della dicitura “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come prevede l’allegato V del regolamento europeo 1333/2008 sui coloranti azoici tra cui ci sono l’E102 (tartrazina) e l’E110 (sunset yellow).
Ne abbiamo già parlato qualche giorno fa a proposito di biscotti e coloranti. e in altre occasioni.
Mai usato prodotti simili? secondo voi quanto sono diffusi anche tra i laboratori artigianali di pasticceria?
Gli imitation cheese su Slow Food
Pubblicato: 2011/11/01 Archiviato in: Grassi idrogenati, Io lo leggerei 2 commenti
Ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice, una copia della rivista della Slow Food (settembre 2011). Grazie! Dentro ci trovate un mio articolo “Dai processed cheese agli imitation cheese”. Ricordate? ne avevo scritto tempo fa, per l’occasione ho ampliato il tema, tra le fonti bibliografiche “Cheese substitutes. an alternative to natural cheese (2007)” e Cheese analogues:a review (2001). Buona lettura!
Il progetto "La frutta nelle scuole" coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. C’è qualcosa che non va
Pubblicato: 2011/10/30 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Prodotti ortofrutticoli 14 commentiC’è qualcosa che non va nel programma “Frutta nelle scuole – Nutrirsi bene, un insegnamento di frutta” coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF). In rete iniziano ad emergere alcuni dubbi da parte di genitori ed insegnanti sulla utilità del progetto, almeno nei modi con cui è stato portato avanti fino ad ora. E arrivano le testimonianze, eccone alcune:dalla frutta ammaccata, alle proposte poco adatte, non dimentichiamo che vengono proposti anche ortaggi a merenda, fino al problema degli imballaggi. Una idea ottima, favorire il consumo della frutta a scuola invece di snacks dolci e salati, si è trasformata quindi in un aumento della distribuzione di plastica e imballaggi che accompagnano i prodotti.
Nonostante nelle premesse si sia parlato di privilegiare frutta locale, non sembra che questo sia accaduto. E così succede che i genitori segnalino l’arrivo in Trentino di mele dalla Emilia Romagna. Probabilmente questo è accaduto poichè “come buona parte dei progetti portati avanti a livello europeo, il progetto ha portato ad appalti per chi si è aggiudicato la commessa (il progetto è finanziato solo per la parte italiana con oltre 25 milioni di euro). Nel 2010, in seguito al bando di gara del Mipaf in cinque lotti, (1: Piemonte – Valle D’Aosta – Lombardia; 2: Bolzano – Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia – Emilia Romagna; 3: Liguria – Toscana – Umbria – Lazio – Sardegna; 4: Abruzzo – Molise – Campania – Marche; 5: Puglia – Basilicata – Sicilia – Calabria), due erano stati vinti dalla cooperativa Apofruit di Cesena. Coinvolti 325 mila ragazzi di 1.700 scuole in 10 regioni italiane. Vedremo come è andata in seguito. Qui è pubblicata l’aggiudicazione delle offerte per la distribuzione 2010/11
Di altri problemi ha parlato anche il rappresentante della Commissione europea Lars Hoelgaard diversi mesi fa. Nel primo anno scolastico (2009-2010), è stato speso appena un terzo del budget messo a disposizione dall’UE. Perché non ha funzionato? Sui 90 milioni a disposizione, solo 33 sono stati spesi: la prima ragione è che si tratta di un progetto co-finanziato: vuol dire che lo Stato, o le autorità locali, devono metterci una parte di risorse, e non tutti hanno reputato opportuno stanziare fondi sul progetto. In Germania, per esempio, solo 7 Lander (regioni) su 16 hanno partecipato. Ci sono stati anche problemi di natura burocratica: troppe pratiche amministrative richieste per accedere ai fondi. La Commissione ha già semplificato le procedure per gli anni successivi.
Tornando al progetto del MIpaaf, se foste stati voi a decidere come investire i fondi del ministero cosa avreste pianificato? per dire, li avreste destinati ad un concorso fotografico come “Tutti pazzi per la frutta!” e ad una mostra? E’ questo il modo migliore per sensibilizzare sulla importanza della frutta nell’alimentazione umana?
Fonti:
– La frutta a scuola: le novità del nuovo anno scolastico
– Frutta nelle scuole, ma anche no/
Frutta a scuola, troppi imballaggi, meglio il prodotto a km 0
– Programma europeo frutta, scuole e plastica.
– Frutta a scuola: buona idea, pessimo risultato
–Frutta a scuola i risultati un anno dopo
– Apofruit Italia vince la gara per la distribuzione di frutta nelle scuole
-Fonte immagine
Biscotti e coloranti azoici
Pubblicato: 2011/10/29 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, L'angolo chimico 14 commentiCosa è successo ai biscotti dall’azienda La Rustichelli?
Se prima comparivano in etichetta:
Ingredienti: Farina di grano tenero tipo “0” -zucchero- margarina vegetale (Grassi e oli vegetali-Emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina- Sale- Conservante:Acido sorbico- Aromi- Correttore di acidità:Acido citrico-Colorante:betacarotene)- semi naturali di anice- Carbonato acido d’ammonio- Coloranti: E102,E110,E122,E124,E131,E151,E514
Ora troviamo:
Ingredienti: Farina di grano tenero tipo “0” – zucchero- margarina vegetale (grassi e oli vegetali, emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina -Sale-Conservante:Acido sorbico, Aromi, Correttore di acidità: acido citrico- Colorante: beta carotene) -Semi naturali di anice- Cacao- Carbonato acido d’ammonio, E503ii – Aromi- Colorante naturale:betacarotene -Aromi naturali
Eccoli a confronto nelle due versioni, Prima e dopo il remake.
Cosa è cambiato? Sono scomparsi i coloranti azoici.


Si cominciano quindi a vedere le conseguenze della presa di posizione della comunità europea contro i coloranti azoici.
Come detto in precedenza a partire dal 20 luglio 2010 gli alimenti contenenti i ccoloranti E 102, E 104, E 110, E 122, E 124 ed E 129, dovrebbero recare, accanto alla denominazione (E), anche la scritta “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come riportato nell’allegato V del regolamento europeo 1333/2008.
Avevo già intercettato l’esempio della cedrata Tassoni che senza troppo clamore ha sostituito la tartrazina con estratto di cartamo, e voi avete altri da segnalarne?





































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