A cosa serve il chitosano
Pubblicato: 2011/07/11 Archiviato in: Filiere, Integratori 2 commentiProvate a digitare il termine chitosano sulla stringa di Google. fatto? usciranno vari link in cui si pubblicizza il suo effetto dimagrante, in altri ci si interroga sulla sua efficacia. Perchè ne parlo? perchè da pochi giorni il panel di esperti scientifici su alimenti dietetici, nutrizione e allergie (NDA) dell’EFSA ha divulgato i risultati della quinta serie di pareri scientifici relativi ai vanti salutistici, relativamente all’Articolo 13. Si tratta di ulteriori 536 indicazioni, che si aggiungono alle 2.187 pubblicate fino ad oggi. Alcuni dei pareri riguardano il chitosano.
Nonostante la vasta offerta di integratori a base di chitosano proposto a vari dosaggi, la relazione tra ingestione di chitosano e riduzione del peso corporeo non ha fondamenta scientifiche convincenti. Sono stati pubblicati diversi articoli su riviste scientifiche, il piu’ recente è la meta-analisi An evidence-based review of fat modifying supplemental weight loss products. pubblicata su J of Obesity (2011).
Ne deriva che l’EFSA ha negato l’autorizzazione al claim che metteva in relazione chitosano-riduzione del peso corporeo. Bocciata anche la relazione tra ingestione dell’ integratore, infiammazione e transito intestinale.
Autorizzato al contrario il claim sull’effetto del colesterolo. Per l’EFSA: Il consumo di chitosano aiuta a mantenere normali le concentrazioni di colesterolo- LDL nel sangue.
Che cos’è il chitosano? deriva dalla Chitina, un polimero della N-acetil glucosamina. Dopo la cellulosa, la chitina è il più abbondante biopolimero presente in natura. L’esoscheletro dei crostacei consiste in chitina per il 15-20% del peso. La maggior parte del chitosano in commercio deriva da materiale derivato dalla lavorazione dei crostacei. Da dove partiamo?
-Dall’esoscheletro dei crostacei, nella foto vediamo un possibile materiale di partenza (crab shell).
E cosa si ottiene procedendo.
In sintesi le tappe principali:

La chitina oltre a costituire l’esoscheletro di numerosi insetti e crostacei, è sintetizzata da diversi funghi e da lieviti. In commercio si trovano quindi prodotti ottenuti con l’ingrediente derivato da vegetali. Il chitosano di origine vegetale ha ricevuto l’approvazione come Novel Foods dalla UE che lo definisce quindi identico a quello di origine animale.
Il chitosano trova numerosi impieghi, è utilizzato nell’industria farmaceutica, nel settore tessile e biomedico, in zootecnia. Di notevole interesse nel campo delle nanotecnologie, la possibilità di utilizzare strutture costituite da chitosano come veicolo per farmaci.
Tra le applicazioni testate nell’industria alimentare, il chitosano e i suoi derivati sono stati proposti anche come conservanti. Alcuni studi hanno evidenziato inoltre che il chitosano non viene digerito ma è degradato dalla flora microbica presente nel colon, comportandosi come molecola simile alle fibre alimentari. Mi aspetto quindi che a breve il chitosano entri nella formulazione di pasta, snacks ecc. Come conservante è già stata testata la sua efficacia.
Tornando all’effetto sul colesterolo, il Panel EFSA ha anche fissato in 3 g di chitosano la quantità da consumare giornalmente per avere l’effetto sui livelli di colesterolo nella popolazione adulta. E’ giusto ricordare che cautela va rivolta a chi è allergico ai crostacei.
A questo punto sono diversi i composti che hanno ricevuto dall’EFSA l’autorizzazione di un claim riferito alla regolazione dei livelli di colesterolo. In ordine di tempo i fitosteroli e i fitostanoli sono stati i primi,lo documentano anche i miei posts ormai datati sui drinks e prodotti vari che li contengono. Poi sono arrivati i betaglucani, l’amido resistente e ora il chitosano.
Ho trovato anche come produrre una piccola quantità di chitosano in casa. 🙂 Attenzione alle soluzioni, acido cloridrico e idrossido di sodio sono da maneggiare con cura!
Fonti:
Cartoline da Göteborg
Pubblicato: 2011/07/06 Archiviato in: Food sponsors, Not only trashfood 4 commentiEccomi rientrata in dipartimento dopo cinque giorni intensi passati a Göteborg in occasione del convegno della Società Europea dell’Aterosclerosi.
Insieme alla collega Tiziana Bacchetti, abbiamo diviso le nostre giornate tra le varie sessioni scientifiche e al termine piacevoli passeggiate nella città alla scoperta delle tante cose che offre Göteborg in questa stagione. Un sole caldo, le giornate lunghissime, il cielo azzurro, il verde dei parchi e giardini, la simpatia e l’accoglienza degli svedesi.
Il 79° convegno della società si è svolto nel complesso monumentale del Gothia Towers.
All’ingresso subito un segnale di innovazione, la prima volta in cui vedo una società scientifica pubblicizzare le proprie attività e curare le news grazie ai social network, hai notizie di altri esempi? ecco il monitor che accoglieva i partecipanti, per la verità nei giorni del convegno non ci sono stati aggiornamenti puntuali, ma è comunque un segnale interessante.
EAS e social network La società scientifica EAS ha attivato account su Twitter, Facebook e Linkedin, anche una applicazione per Iphone. Sulla pagina di Facebook, passato il convegno di Göteborg, già annunciato il prossimo che si terrà a Milano a maggio 2012.
Connecting people, le numerose postazioni a cui accedere per leggere, scrivere mails..è la prima volta che mi capita di vedere il servizio offerto per tutta la durata del convegno, senza limitazioni.
Chi c’è al convegno? l’elenco per verificare se colleghi sono presenti.
Pause pranzo al meeting
Non si perde tempo…. lunedì pranzo e sessione scientifica in contemporanea.
Ho scoperto che gli svedesi adorano il pesto, offerto anche al convegno, un menu in buona parte decisamente mediterraneo.
I dessert offerti al convegno

Lo stand dello sponsor Benecol con i suoi prodotti arricchiti in fitostanoli. I drinks erano offerti anche durante le pause pranzo. Altro sponsor Danone con il suo Danacol.
E ora scatti per la città
Irrinunciabile una visita a Haga, il vecchio quartiere dove si possono visitare circa 70 negozi, quello che mi ha colpito di piu’ è Olivolja interamente dedicato all’olio extravergine, all’aceto e condimenti vari.
L’ingresso di Olivolja
Grande cura nell’arredo e nella presentazione dei numerosi tipi di olio e aceto in vendita.

….con possibilità di fare assaggi
Gotheborg è una città ricca di verde e parchi, con due giardini botanici
Tutti ristoranti hanno uno spazio esterno, se fa freddo, non c’è problema. Quelle coperte appoggiate vi aspettano per riscaldarvi. Questa attenzione verso i clienti è offerta da tutti i locali.
Impossibile non fare una sosta al Feskekôrka fish market hall.
Le coreografiche presentazioni di uno dei piccoli ristoranti dove è possibile degustare il pesce
Ancora pesce e crostacei esposti al mercato cittadino e degustazioni
Le forme del pane
Lipstick Building e il veliero Viking, due simboli della città
I dolci, supermercato 7 eleven
E dopo questo apporto calorico, seppure virtuale, torniamo al convegno, presentate le “Linue guida per la prevenzione e trattamento delle dislipidemie”accessibili a questo link .
absolutely positively…trashfood
Pubblicato: 2011/06/27 Archiviato in: Additivi, Aromi, Conservanti, Educazione e informazione alimentare, Sfide 12 commentiindovinello dell’estate (irrompo all’improvviso, ma non ho saputo resistere):
Rice Flour (Arborio and Whole Grain Brown Rice Flour), Vegetable Oil (Sunflower, Safflower and / or Canola Oil), Whole Grain Corn Flour, Marinara Snack Seasoning Blend (Dehydrated Vegetables (Tomato, Onion, Green Bell Pepper, Garlic, Black Bean), Salt, Spices, Sugar, Vinegar Powder (Maltodextrin, White Distilled Vinegar), Torula Yeast, Maltodextrin, Yeast Extract, Lemon Juice Powder (Corn Syrup, Lemon Juice, Lemon Oil), Citric Acid, Parsley, Extractives of Paprika, Spice Extractives), Pinto Beans, Acacia Gum, Flax Seeds, Sesame Seeds, Sugar.
di che si tratta?
saluti a tutti.
La foto del giorno. PepsiCo & Ferran Adrià
Pubblicato: 2011/06/17 Archiviato in: La foto del giorno 3 commentiQuasi stentavo a credere alla foto. Ferran Adrià & PepsiCo insieme per creare “new snackable foods, breakfast options, and convenience alternatives.” Spherified fritos? Cap’n Crunch foam? 🙂
Comunque la partnership non è nuova, anzi già nel 2005, il celebre chef aveva offerto la sua consulenza a PepsiCo Spain’s per la produzione di zuppe surgelate (Alvalle brand) e per le chips Lay’s Artesanas, ne avevo parlato qui.
Fonti e immagini foodnavigator.com Etaer.com
Dacci oggi il nostro Acido docosaesaenoico (DHA) quotidiano
Pubblicato: 2011/06/11 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Filiere, Integratori, L'angolo chimico 11 commentiStavo cercando immagini e dati per una lezione per gli studenti della Facoltà di Medicina. Argomento: Gli acidi grassi essenziali: acido linoleico (C18:2, precursore della famiglia di acidi grassi omega 6) e acido alfa-linolenico (ALA, C18:3, capostipite della famiglia omega 3) e loro derivati, mi ero ripromessa anche di fare una ricognizione su nuovi alimenti funzionali e fortificati a cui è stato aggiunto l’acido docosaesaenoico (C 22:6,DHA), uno degli acidi grassi poliinsaturi (della serie omega 3) piu’ studiati per i suoi ruoli fisiologici.
Visto il materiale raccolto, ecco una sintesi e qualche riflessione.
Avevo scritto a proposito di latte arricchito in DHA tre anni fa. L’interesse rivolto al DHA come “ingredient funzionale” è aumentato supportato dalle conoscenze biochimiche sui suoi ruoli fisio-patologici. Sappiamo che è uno dei principali acidi grassi a livello del sistema nervoso centrale, entra nella composizione della mielina, della retina e svolge un ruolo nella prevenzione di processi neurodegenerativi. Ci sono centinia di articoli scientifici sull’importanza di un suo apporto adeguato nella maturazione del sistema nervoso durante il periodo fetale e neonatale. Altro settore attivo è lo studio dell’effetto degli acidi grassi omega 3 sui livelli di lipidi plasmatici e sulla prevenzione delle dislipidemie.
Come mostra la tabella, le principali fonti alimentari di DHA sono i prodotti ittici: tonno, salmone, aringhe, alici, e in percentuali maggiori l’olio che si ricava da essi.
A partire dai primi supplementi a base di fish oil comparsi parecchi anni fa, centinaia di nuovi prodotti alimentari arricchiti in DHA sono stati immessi sul mercato.
Non è un elenco completo, oltre al latte, tra gli scaffali c’è la margarina, ci sono le uova ottenute da galline alimentate con mangimi contenenti DHA o Omega 3.
Attenzione! il significato è diverso, la famiglia degli acidi grassi omega 3 è numerosa e senza indicazioni specifiche si potrebbe trattare di altri acidi grassi, pur della stessa serie, come l’acido alfa-linolenico (C18:3).
Non in vendita in Italia, ma già distribuito in vari stati anche l’olio d’oliva e altri oli vegetali con omega 3.
In Germania è stato sfornato il il pane Wonder + con 15 mg di DHA ogni due fette di pane.
Sono arrivati anche i succhi di frutta fortificati e gomme da masticare per i piu’ piccoli.
Stupore e meraviglia, ci sono anche i fagioli in scatola.
In Cina un cooking oil contenente 450 mg di omega 3 in 100g.
Avranno pensato a cosa succede durante la cottura? gli acidi grassi poliinsaturi sono i piu’ sensibili all’ossidazione.
Da dove deriva il DHA impiegato per fortificare questi prodotti? Inizialmente si ricavavano dagli oli di pesce (fish oil). Negli ultimi anni, si è osservata una crescita della domanda di fish oil soprattutto nel settore dell’acquacoltura, nell’ industria farmaceutica e alimentare.
Ed ecco affermarsi il ruolo delle biotecnologie. Per evitare il rischio di contaminazioni da metalli pesanti, negli ultimi anni, grazie a biotecnologie adeguate, è stato possibile ottenere la sintesi dell’acido docoesaenoico (DHA) da alcune micro-alghe come la Crypthecodinium cohnii e Schizochytrium s. Il DHA ottenuto dall’alga Schizochytrium s. è stato autorizzato come novel food in Europa e in altri stati.
Trovo che la possibilità di ottenere il DHA dalle micro-alghe sia un risultato molto importante, unottimo esempio di quali traguardi si possono raggiungere grazie alle tecnologie applicate al settore agro-alimentare. Poi mi sono imbattuta nel video pubblicitario delle Purple Champs DHA-Fortified gum (40 mg di DHA) che vedete sotto e mi chiedo fino a dove il marketing nutrizionale si può spingere.
Che voto diamo al papà? 🙂
Del parere favorevole formulato dall’EFSA sul DHA nei latti artificiali e neonati parlerò in un prossimo post.
Fonti:
– I lipidi: struttura e funzione
– Oli di pesce e acidi grassi omega 3
– Acidi grassi essenziali omega 3
La foto del giorno. Alla faccia del colesterolo
Pubblicato: 2011/06/03 Archiviato in: Io lo leggerei, L'angolo chimico, La borsa della spesa, La foto del giorno 8 commentiFolcloristico Claim salutistico avvistato tra le bancarelle di prodotti enogastronomici presenti alla Fiera di San Ciriaco, patrono della mia città. I claims contagiano anche gli artigiani?
Ma qual è il livello di colesterolo (mg/100g p.e.) nel latte di capra? La risposta ci arriva dalle Tabelle di composizione degli alimenti:
Latte vaccino in polvere, intero 109 mg/100g
Latte di pecora 11 mg/100g
Latte vaccino pastorizzato, intero 11 mg/100g
Latte di capra 10 mg/100g
Latte di vacca parzialmente scremato 7 mg/100g
Quindi non ci sono differenze rilevanti tra i vari tipi di latte.
Buona occasione comunque per trattare gli approcci per ridurre i livelli di colesterolo dagli alimenti che lo contengono.
Il colesterolo svolge ruoli fisiologici importanti (è un componente delle membrane cellulari e della mielina, è il precursore degli acidi biliari e degli ormoni sessuali femminili e maschili e degli ormoni che regolano il metabolismo dei sali minerali e dei glucidi), tuttavia un aumento dei suoi livelli nel sangue è considerato un fattore di rischio per l’insorgenza delle patologie cardiovascolari. Questo ha contribuito ad una sua demonizzazione partita parecchi decenni fa in seguito alla formulazione dalla “Lipid hyphotesis” . Nonostante le nostre conosenze sui meccanismi molecolari alla base dell’aterosclerosi e delle patologie cardiovascolari si siano ampliate includendo anche altri protagonisti ( radicali liberi, antiossidanti, omocisteina, LDL-colsterol, HDL-colesterolo ecc…) e nuovi markers biochimici siano stati introdotti, tra cui alcuni legati all’instaurasi di eventi infiammatori, il ruolo negativo attribuito al colesterolo alimentare non è mai calato. Al contrario sono aumentati i prodotti che contengono ingredienti funzionali -come i fitosteroli e fitostanoli con l’obiettivo di ridurre la colesterolemia. Ai drink con fitosteroli aggiungiamo l’ingresso dei beta-gucani.
In che percentuale il colesterolo esogeno (apportato con gli alimenti) contribuisce al colesterolo circolante? la maggior parte di quello che possediamo in circolo, deriva dalla sintesi del fegato e non da quello che introduciamo con l’alimentazione – questo andrebbe spiegato ai consumatori. Inoltre è’ importante sottolineare differenze individuali, in media possiamo affermare che la maggior parte del colesterolo circolante (circa il 75%-80%) viene sintetizzata dal fegato e solo il restante 20-25% deriva dall’alimentazione.
E’ possibile rimuovere il colesterolo dagli alimenti che lo contengono?Eccoci alla innovazione in campo alimentare. Nonostante si riconoscano ruoli fisiologici importanti al colesterolo e -come detto in precedenza- si sappia che il livello di colesterolo nel sangue è modulato solo in piccola parte dall’apporto con l’alimentazione, nel corso degli ultimi anni, diversi metodi sono stati sviluppati per ridurre il colesterolo nei cibi comunemente consumati con l’obiettivo di ridurre l’apporto del colesterolo alimentare.
Gli approcci sono di vari tipi: biologici, (microrganismi, enzimi), chimici (estrazione solido-liquido, estrazione con solventi organici, uso di ciclodestrine) o fisici (distillazione, cristallizzazione, Estrazione con fluidi supercritici).
Mentre l’applicazione di tali procedure per alimenti di origine animale, in particolare per i prodotti lattiero-caseari, è tecnicamente realizzabile, il contributo relativamente piccolo di colesterolo alimentare per il colesterolo plasmatico sollevato non sembra tuttavia giustificare i costi o essere del tutto scientificamente motivate.
Fonte:
– Heart Disease: Understand the Difference between Truth and Myth, Part I
– Cholesterol Removal From Animal Food—Can It Be Justified? R. Sieber Lebensmittel-Wissenschaft und-Technologie Volume 26, Issue 5, October 1993, Pages 375-387
Da Maillard ai chicken flavours
Pubblicato: 2011/05/22 Archiviato in: Aromi, L'angolo chimico 4 commenti
Mi ero ripromessa in passato, di approfondire il tema aromi, in particolare i “meat flavours”. Una ricerca su Google e trovate tutti questi prodotti dove troviamo il “chicken flavour” tra gli ingredienti.
Se foste incaricati di sintetizzarlo, da cosa partireste? Ovviamente dallo studio della composizione chimica della carne di cui si vuol riprodurre il sapore, per studiarne poi le modificazioni a cui va incontro durante vari tipi di cottura (bollitura, frittura, ecc..)
Dovremo poi attrezzarci per isolare e quantificare quali sono le molecole che impartiscono certi aromi, o in alternativa cercare in letteratura ciò che è stato già prodotto, come questo o questo. .
Verremo di certo a confrontarci con la reazione di Maillard. Ne avrete sicuramente sentito parlare. La Reazione di Maillard che avviene tra amminoacidi e zuccheri porta alla sintesi di numerosissime molecole che impartiscono profumi e sapori particolari ai cibi cotti. La reazione di Maillard è stata studiata soprattutto per i suoi aspetti positivi, infatti alcuni degli intermedi e prodotti di glicazione sono responsabili di cambiamenti di colore (es. l’imbrunimento del pane durante la cottura) e dello sviluppo di aromi caratteristici non solo nella carne e nel pesce, avviene anche in prodotti da forno, derivati del latte.
Leggendo scopriremo quindi che i precursori per la formazione di aromi caratteristici di vari tipi di carne possono essere suddivisi in due categorie: i componenti solubili in acqua (amino acidi, peptidi, carboidrati, nucleotidi, thiamina) e componenti lipidici.
La reazione tra l’aminoacido cisteina e uno zucchero può portare alla sintesi di numerose molecole con sapori caratteristici della carne di pollo e maiale. Alla formazione degli aromi contribuiscono anche altre reazioni di pirolisi degli aminoacidi e peptidi, la caramellizzazione dei carboidrati, degradazione di nucleotidi e della tiamina o la degradazione termica de i lipidi.
Nel 1960, Morton brevettò per primo la procedura per ottenere il chicken flavour mescolando e riscaldando a temperature adeguate l’aminoacido cisteina con diversi zuccheri (ribosio, glucosio e xilosio).
Le principali molecole che contribuiscono all’aroma del pollo sono state identificate da Gasser e Grosch nel 2-metil-3-furantiolo, 2,5-dimetil-3-furantiolo, 2-trans-nonenale e in altri composti volatili generati da ossidazioni lipidiche oltre che dalla reazione di Maillard.
Come si forma il 2-metil-3-furanthiolo? E ‘il risultato della reazione tra il ribosio e aminoacidi contenenti zolfo come la cisteina o la cistina.
Le industrie produttrici di aromi hanno sviluppato una vasta gamma di prodotti per imitare i sapori di vari tipi di carne. Gli aromi si ottengono mescolando e riscaldando composti solubili solubile in acqua
come aminoacidi e carboidrati con altri componenti tra cui acidi grassi.
La maggioranza dei brevetti depositati dopo Morton derivano dalle conoscenze acquisite sulla reazione di Maillard e dalla degradazione di Strecker da cui derivano centinaia di molecole che possono differire in relazione alla temperatura a cui avviene la reazione, alle quantità e tipi di zuccheri e di aminoacidi coinvolti oltre che da ingredienti diversi come i lipidi.
Ora scendo in cucina perchè il profumo dello stinco che arriva dalla cucina fino alla mansarda mi avverte che è meglio che mi occupi di lui per salvare il pranzo. 🙂
in progress
Il post partecipa al Carnevale della chimica dedicato in questa occasione alla “Chimica in cucina“.
Fonti:
– Gasser U and Grosch W (1990) Primary odourants of chicken broth. Z Lebens Unters Forsch 190, 3-8
– Morton ID et al (1960) Flavoring substances and their preparation. GB Patent 836,694.
– Characteristics of chicken flavor-containing fraction extracted from raw muscle (pdf)
– The role of nutrients in meat flavour formation. Proceedings of the Nutrition Society (1994), 53, 327-333 pdf.
Il carnevale della chimica-La chimica in cucina
Pubblicato: 2011/05/19 Archiviato in: Aromi, Coloranti, Conservanti, L'angolo chimico 2 commentiContinua l’appuntamento mensile con il Carnevale della Chimica, per la quinta puntata, il tema è decisamente appetibile, si tratta infatti di “La chimica in cucina“, un tema interessante che ho già trattato in diverse occasioni. Basta pensare alle reazioni chimiche che avvengono negli alimenti sia mentre li cuciniamo, sia quando li trattiamo per poterli conservare. Modificazioni composizionali chimiche possono anche spiegare i successi e i fallimenti nell’elaborazione di numerose ricette. Pensiano anche ad argomenti legati alla composizione degli alimenti, all’uso di enzimi, agli additivi, agli aromi, al destino dei fitonutrienti durante la digestione e assorbimento e i loro effetti sul metabolismo. Chi ha intenzione di partecipare dovrà inviare la segnalazione del post a Paolo Pascucci, curatore del blog questionedelladecisione.blogspot.com. Il termine ultimo il 21 maggio (massimo il 22 mattina). Ci sarò!
Pubblicità o product placement?
Pubblicato: 2011/05/07 Archiviato in: La borsa della spesa, Multimedia 21 commentiLa settimana scorsa nello zapping domenicale mi sono imbattuta in un episodio della serie “Il Medico in famiglia” con riferimenti così espliciti a prodotti alimentari che mi sono chiesta se si trattasse di pubblicità occulta. Invece no…anche nelle fiction italiane è arrivato il product placement
Cos’è il product placement? Vedremo sempre più spesso prodotti di ogni genere nelle trasmissioni televisive. Il tutto è frutto della nuova direttiva della Commissione Europea per il mercato tv, in vigore già dal dicembre 2009. La direttiva permette che la televisione possa usufruire del meccanismo del product placement, meglio conosciuto come pubblicità indiretta, ovvero la possibilità di ‘rendere’ visibile, e tacito, lo sponsoring di prodotti all’interno delle trasmissioni tv così come accade per il cinema. In poche parole le aziende possono ‘acquistare degli spazi’ nelle trasmissioni tv, ma non sotto forma di telepromozioni o televendite, bensì come una specie di fornitura di prodotti.
Tornando alla fiction, come previsto, in coda è apparso l’elenco delle aziende oggetto della promozione.
A qualcuno altro -non solo a me – però è rimasto qualche dubbio sulle modalità della promozione.
Pubblicità o product placement? Giudicate voi. Ecco la sequenza a cui mi riferisco. Avete già capito di cosa si tratta vero? 🙂
L’inosinato di sodio (E631) e il guanilato disodico (E627), i Nucleotidi Esaltatori di sapidità e la chimica dell'Umami
Pubblicato: 2011/04/23 Archiviato in: Additivi, Aromi, Educazione e informazione alimentare, L'angolo chimico 9 commentiCosa troviamo accanto al Glutammato di sodio (E621) in molti prodotti alimentari come dadi, piatti pronti e snacks salati? Avrete sicuramente notato i due nucleotidi l’inosinato di sodio (E631) e il guanilato disodico (E627).
Sappiamo che i nucleotidi nell’organismo umano svolgono diversi fisiologici, oltre ad essere molecole contenute negli acidi nucleici, sono coinvolti in molti aspetti del metabolismo umano. Ma torniamo al loro ruolo nei prodotti alimentari.
In rapporto 1:1 in combinazione con il glutammato di sodio, vengono impiegati come esaltatori di sapidità infatti il glutammato, i nucleotidi inosinato (IMP) e guanilato (GMP) partecipano al gusto umami. Essi fungono quindi da aromatizzanti in presenza di glutammato naturalmente presente nei cibi, come quello contenuto nei pomodori o eventualmente aggiunto, come accade con il glutammato monosodico (MSG).
Sul gusto Umami è stato già scritto molto, cerchiamo di capire in questo post le funzioni di questi ingredienti, come si ottengono e qual è il loro meccanismo d’azione.
Aspetti storici La scoperta del gusto Umami vede diversi protagonisti, di certo chi ha avuto un ruolo importante è il giapponese Kikunae Ikeda che nel 1908 indicò nel glutammato la fonte del sapore caratteristico di un brodo tipico giapponese preparato con le alghe marine konbu, i vegetali che contengono i più alti livelli di acido glutammico in natura.
Ikeda, a partire dal 1909 iniziò a commercializzare in Giappone il sale monosodico del glutammato, il monosodio L-glutammato (MSG), da utilizzare semplicemente come condimento, come facciamo abitualmente con il sale da cucina (NaCl).
Altre molecole che contribuiscono al gusto Umami -come detto sopra- sono i nucleotidi IMP e GMP.
A Shintaro Kodam, allievo di Ikeda, si attribuisce l’isolamento nel 1913 dell’inosina 5′-monofosfato nucleotide (IMP), inosinato disodico, dal tonno bonito essiccato.
Ad Akira Kuninaka invece dobbiamo la scoperta e isolamento del nucleotide guanosina 5′-monofosfato (GMP) dal brodo di funghi shiitake nel 1960. Da queste scoperte derivano le conoscenze successive fino a comprendere la sinergia tra glutammato, inosinato e guanilato.

Dallo spirito imprenditoriale di Ikeda è nata la multinazionale AJI-NO-MOTO che è cresciuta nel tempo differenziando l’offerta che oggi non riguarda piu’ solo l’industria alimentare. Ajinomoto Company, Inc. è la società madre di un gruppo di industrie chimiche, che producono anche nucleotidi e aminoacidi in 21 paesi.
Numerose le collaborazioni e i rapporti commerciali stipulati tra la AJI-NO-MOTO e altre aziende come la Knorr e la Kellogs.

Quali livelli di nucleotidi e di glutammato troviamo “naturalmente” negli alimenti? Il glutammato libero si trova in molti alimenti e i livelli maggiori si trovano in vari prodotti, kombu (kelp), Nori (alghe), nei formaggi stgionati come il Parmigiano-Reggiano, nella salsa di soia, nei prodotti asiatici Vegemite, Marmite. Il glutammato monosodico si trova in salsa di ostriche, tè verde, prosciutto crudo e pomodori. Per quanto riguarda i nuceleotidi, l’IMP è abbondante nella carne bovina, avicola e suina, nei prodotti ittici (sardine, riccio di mare, gamberetti, granchi, tonno). Negli stessi alimenti, oltre all’ IMP, troviamo anche il glutammato. Il GMP è abbondante in alcuni funghi come gli shiitake secchi, spugnole, porcini, nelle ostriche e nella carne. L’essiccazione aumenta ovviamente i livelli di GMP e IMP e di glutammato libero, GMP, e IMP sono riportati nella tabella.
Sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, comprendiamo l’esaltazione del gusto che nasce da combinazioni di alimenti diversi animali e vegetali in numerose ricette, non solo nella cucina asiatica. Gli esempi nella cucina giapponese includono piatti in cui sono presenti kombu (glutammato) e palamita katsuobushi (IMP) e funghi shiitake (GMP). Nella cucina cinese, piatti in cui sono presenti cavolo,cipolle e porri (glutammato) con pollo (IMP) o lische di pesce (IMP).
Il gusto umami lo troviamo anche in ricette piu’ vicine alla nostra cultura alimentare come la salsa di pomodoro (glutammato) con carne (glutammato e IMP), negli spaghetti al ragù e pollo alla cacciatora, nel cheeseburger. Il tutto è accentuato da cotture lente, come ad esempio nelle minestre, nei brasati e negli arrosti di carni ricchi di proteine e verdure.
Come si ottengono i nucleotidi IMP e GMP su larga scala?
A partire dal 1961 è iniziata la produzione industriale di IMP e GMP e con l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA), l’IMP e il GMP sono entrati nel mercato USA e si sono diffusi a livello internazionale.
La produzione dei nucleotidi IMP e GMP, avviene per degradazione dell’acido ribonucleico (RNA) nei lieviti e per fermentazione utilizzando batteri. Negli anni, la capacità produttiva totale di nucleotidi a livello mondiale è aumentata notevolmente. Oltre a Ajinomoto, ci sono altri tre principali produttori di nucleotidi, tutti asiatici: Takeda, Cheil e Daesang.
Perché si usano i nucleotidi come esaltatori di sapidità? Come anticipato, si è dimostrato che la l’interazione tra glutammato libero, IMP e GMP, genera sensazioni gustative amplificate rispetto a quelle che si hanno con ogni singolo ingrediente, il risultato? una moltiplicazione del gusto umami. A livello della lingua sono stati scoperti diversi recettori per il gusto umami, tra cui taste-mGluR4, T1R1/T1R3. Si tratta di recettori metabotropici costituiti da un recettore accoppiato ad altre proteine, tutti appartengono alla famiglia delle GTP binding protein. Studi recenti hanno dimostrato che la molecola T1R1/T1R3 per il gusto umami, appartiene alla famiglia di recettori T1R che include anche T1R2/T1R3 a cui dobbiamo la capacità di riconoscere il sapore dolce.

L’età e le abitudini alimentari sembrano essere i fattori più importanti che determinano la percezione del gusto umami. Breslin et al. (2009) ha dimostrato inoltre variazioni nei geni che codificano per T1R1-T1R3 che si riflettono in differenze individuali nella sensibilità e nell’intensità percepita del gusto umami.
L’effetto sinergico tra glutammato, IMP e GMP:meccanismi molecolari Le interazioni sinergiche tra glutammato, GMP, e IMP effettuano una modulazione allosterica sui recettori del glutammato. La proporzione tra L-glutammato e nucleotidi è ovviamente importante perché si abbia la sinergia. L’aggiunta di nucleotidi in piccola percentuale esalta il gusto del glutammato di sodio:
10g di MSG +1gIMP = 55g di MSG
10g di MSG + 1g di GMP = 209g di MSG
Questo spiega la contemporanea presenza dei nucleotidi e del MSG che troviamo nei prodotti alimentari come dadi, piatti pronti.
Il loro impiego ha dei vantaggi? Come tali, sono utilizzati principalmente al posto degli estratti di carne, per esaltare i sapori dolci e carnei, mascherare il gusto imperfetto di alcune preparazioni alimentari ed eliminare il sapore amaro. IMP+ GMP vengono anche aggiunti ai prodotti in sostituzione di parte del glutammato monosodico (MSG) e questo permette di aumentare la sensazione del gusto sapido. Il risultato complessivo è l’utilizzo di una quantità minore di cloruro di sodio nel prodotto finale.
E con questo post partecipo per la prima volta al Carnevale della Chimica dedicato questo mese al tema “La chimica dei Sensi”
Fonti:
-T1R receptors mediate mammalian sweet and umami taste
World wide application of Umami
–Taste Is a Combination of Senses that Function by Different Mechanisms

































































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