Avena e betaglucani. I pareri discordi dell’EFSA e dell’Antitrust
Pubblicato: 2010/12/26 Archiviato in: Educazione alimentare, Fibre alimentari, Filiere, Io lo leggerei, La borsa della spesa, Messaggi fuorvianti | Tags: AFSSA, avena, beta-glucani, Creanutrition, EFSA, FDA, Scotti 5 commentiCosa hanno in comune OatWell, e Pasta Riso Scotti ai betaglucani? la presenza di avena come fonte di betaglucani appunto.
L’Autorità Antitrust a cui sono state segnalate le presunte proprietà della pasta Scotti di “ridurre” il colesterolo” ha giudicato non corretto il messaggio dell’azienda. Nella sentenza N. 21851 del 01/12/2010, troviamo scritto che «all’alimento reclamizzato non possono essere attribuite le caratteristiche salutistiche vantate».
L’Antitrust ha motivato la condanna riportando un parere tecnico dell’Efsa secondo cui il regolare consumo di betaglucani, contribuirebbe a «mantenere le normali concentrazioni di colesterolo nel sangue», non a ridurlo.
La Pastariso Scotti contiene farina di riso, fibra di orzo con betaglucani (7%), gemma di riso 2%, mono e digliceridi degli acidi grassi. La quantità di betaglucani forniti dalla PastaRiso è inferiore a quella stabilita dalla comunità scientifica in relazione al controllo del colesterolo ( per la precisione 3g). Per questi motivi, la campagna stampa dell’azienda, è stata considerata come “pratica commerciale scorretta“.
Al contrario, credo proprio che si festeggi da alcuni giorni alla Creanutrition, azienda associata alla Swedish Oat Fiber (SOF) perchè sulla base della letteratura scientifica allegata alla pratica sottoposta al giudizio degli esperti EFSA, il claim salutistico di OatWell® “riduce il colesterolo,” “oat beta-glucan can actively lower/reduce blood LDL and total cholesterol” è stato considerato corretto dall”EFSA (EFSA Journal 2010, 8,12). OatWell® viene proposto in due versioni contenenti rispettivamente il 22% o 28% di betaglucani.
Sul sito della Creanutrition, sono mostrate anche altre approvazioni del claim salutistico. Prima dell’EFSA si sono espressi a favore del claim anche la FDA nel 1997, la Swedish Code of Practice nel 2001 e la francese AFSSA nel 2008. Una porzione di 50g di cereali contenenti OatWell apporta da 0.75 g a 1.50 g di ß-glucani.
Il sito internet offre una vasta bibliografia da consultare, tutta sugli effetti dell’oat Bran sui livelli plasmatici di colesterolo e colesterolo-LDL. Illustrati con utili grafici e immagini i meccanismi molecolari coinvolti. Non mancano dati sulle proprietà fisiche di OatWell e sulle sue numerose applicazioni alimentari. Il sito internet di CreaNutrition offre un buon esempio di come dovrebbero proporre le proprietà salutistiche le aziende che si candidano a vedere approvati dall’EFSA i claims che riguardano la salute.
Se vogliamo fare un confronto, questo pdf è l’unico documento allegato al sito di Riso Scotti per trattare gli effetti fisiologici dei beta-glucani.
Fonti:
– Scientific Opinion on the substantiation of a health claim related to oat beta-glucan and lowering blood cholesterol and reduced risk of (coronary) heart disease pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006 (pdf)
Alfa amilasi. Una storia di farina, lieviti, enzimi e indici di qualità delle farine
Pubblicato: 2010/12/22 Archiviato in: Additivi, Educazione alimentare, L'angolo chimico, La borsa della spesa, La foto del giorno 19 commentiTra gli ingredienti di un Buondì, ho trovato l’alfa amilasi. Di cosa si tratta? di un enzima che idrolizza l’amido, ne abbiamo già parlato. Perché si trova tra gli ingredienti di un prodotto da forno? Questa è una storia di farina, lieviti, enzimi e di indici di qualità delle farine come l’indice di Caduta di Hagberg (FN,Falling Number).
L’impasto di base per preparare pane, biscotti, pasta e merendine consiste in farina, acqua, lievito, sale, zucchero e grassi. La farina contiene principalmente amido, proteine, zuccheri e grassi. I lieviti iniziando a fermentare gli zuccheri, producono alcool e anidride carbonica e queste modificazioni composizionali provocano l’aumento del volume dell’impasto. Durante la lievitazione si forma anche il glutine grazie alle interazioni che si creano tra le proteine presenti. Tutto qui? A quanto pare c’è dell’altro e nella panificazione sia a livello industriale che artigianale, o nella produzione di altri prodotti da forno, è anche una questione di enzimi.
Una lunga fermentazione permette ai lieviti di scindere l’amido in zuccheri, l’ alfa amilasi è un enzima che idrolizzando l’amido, produce maltodestrine e zuccheri semplici che vengono utilizzati dai lieviti per la fermentazione. Un obiettivo quindi dell’aggiunta dell’alfa amilasi è quella di accelerare la lievitazione.
Altri enzimi possono essere impiegati, basta dare uno sguardo ai numerosi studi che hanno investigato l’effetto dell’amilasi e di altri enzimi sulle proprietà organolettiche dei prodotti da forno e alle proposte di varie ditte che distribuiscono lipasi, xilanasi, proteasi e alfa amilasi. Tutti gli enzimi proposti ai panificatori direttamente o indirettamente modificano la composizione della farina,dell’impasto, del network del glutine che si forma durante la lievitazione e modificano la qualità del pane e altri prodotti.
Sull’alfa amilasi c’è altro da dire, è proprio valutando l’attività dell’enzima che si può analizzare la qualità della farina. Ho imparato diverse cose preparando queste righe. Ho letto che l’ enzima alfa amilasi è quindi incluso tra gli agenti che migliorano la lievitazione del pane e si colloca tra i bread improvers e tra gli “agenti di trattamento della farina”.
Ho imparato anche che l’ enzima alfa-amilasi è presente negli strati esterni del germe di grano. Pioggia,condizioni meterologiche avverse durante il raccolto possono causare danni al frumento e provocare il germogliamento dei chicchi. Quando avviene la germinazione, l’enzima contenuto nel chicco, entra in attività. Anche una piccola percentuale di grano germogliato (5%) può danneggiare la qualità della farina. Il parametro che può essere valutato per analizzare questi aspetti è il “Falling number, FN” (indice di caduta).
Qualche valore del FALLING NUMBER (FN, indice di caduta) :
FN > 300 attivita’ alfa amilasica molto debole
200 < FN < 250 attivita’ “normale”
FN < 200 attivita’ molto elevata
La farina è venduta con l’indicazione del “Falling number”. In sintesi se una farina ha una bassa attività, si può mescolare con altre ad attività maggiore in modo da ottenere una farina che abbia determinate caratteristiche. La quantità di enzima presente ha infatti un impatto diretto sulla qualità del pane prodotto. Le immagini che ho trovato sono eloquenti:
-I valori ottimali di FN per la panificazione sono compresi fra 200 e 250.
-Più alto è il FN, minore è l’attività alfa-amilasica della farina. Valori di FN maggiori di 300 indicano una attività alfa amilasica debole e si può intervenire aggiungendo malto o farine maltate, per incrementare l’attività enzimatica.
-Valori di FN inferiori a 200 sono tipici di attività alfa amilasica elevata e l’impasto di panificazione potrebbe risultare molle e appiccicoso.
Come si ottiene l’enzima?
l’ alfa amilasi è un prodotto biotecnologico ottenuto da colture fungine (es. dal fungo Aspergillus oryzae), o batteriche come il “Bacillus subtilis.”
La Novozymes è tra le aziende piu’ attive nel proporre enzimi da impiegare in vari settori. Esistono anche alfa amilasi che rallentano la retrogradazione dell’amido (anti-staling alpha mylase), e quindi aumentano la shelf-life dei prodotti.
Alcuni studi recenti hanno dimostrato che l’enzima potrebbe essere responsabile di allergie e di asma occupazionale nei lavoratori.
Fonti:
– Enzimi-e-biotecnologie-nella-vita-quotidiana-farine-e-amido-idrolizzato-enzimaticamente
– Amylase
–Exposure to inhalable dust, wheat flour and alpha-amylase allergens in industrial and traditional bakeries. Ann Occup Hyg. 2004 Jan;48(1):57-63.
Come immagini il fast food nel 2020?
Pubblicato: 2010/12/21 Archiviato in: Not Only Food Lascia un commentoAlla fine dello scorso anno, la rivista Forbes ha chiesto ad un gruppo di progettisti,giornalisti, artisti, grafici, di immaginare il futuro nel 2020. A dicembre 2009 a San Francisco in occasione di un workshop tutti i partecipanti si sono confrontati sul ruolo delle tecnologie informatiche e quali scenari ipotizzare.
L’evento “La tua vita nel 2020“, ha raccolto video e idee sul futuro in cui computer e nuove tecnologie saranno sempre piu’ interfacciate nei vari aspetti della nostra vita. Come la tecnologia potrà influenzare settori chiave della società, viaggi, commercio, sanità? Tra le proposte “ThingBook“, “Whuffie Meter” e “Bodynet“. Vi immaginate una applicazione che permette di monitorare parametri vitali del nostro corpo e al tempo stesso calcolare l’effetto sul metabolismo delle nostre scelte?
Altri dati su Forbes.com e sul blog Design mind.frogdesign.com.
Hai una Bubble Gum-Flavored Hot Dog?
Pubblicato: 2010/12/16 Archiviato in: Aromi, Not Only Food 9 commentiOgni lattina contiene 14 bubble gums, per forma e sapore ricordano dei mini hot dogs. Una idea perfetta per un regalo, non trovate? 🙂
10 cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari quando le leggono
Pubblicato: 2010/12/15 Archiviato in: Additivi, Aromi, Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, La borsa della spesa, Messaggi fuorvianti 18 commentiIspirata da Il fatto alimentare, rilancio l’elenco delle cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari:
1- La lista degli ingredienti tradotta in 11 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici
2- Cifre incomprensibili sulla superficie di lattine e scatolame vario. Alzi la mano chi sa decifrare questa appena letta su una scatola di biscotti: L05020 082000
3- Il termine “aromi” che non informa affatto sulla provenienza dei composti usati come aromatizzanti.
4- La scritta “olio vegetale” o “grasso vegetale“, senza indicare il tipo di olio o la miscela di oli impiegati.
5- La scritta in evidenza “solo grassi vegetali” per scoprire poi che tra gli ingredienti ci sono i “grassi idrogenati.”
6 – Foto enormi dei prodotti che occupano la maggior parte dello spazio frontale relegando le scritte piu’ utili sui bordi laterali, in corrispondenza delle pieghe o addirittura in basso.
7 -Il numero 80 indicativo dello stato italiano nel codice a barre in un prodotto fabbricato in Spagna.
8- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con un elenco di 16 componenti affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali
9 – Gli snack salati a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.
10 – Pubblicità ed etichette fuorvianti, come queste o queste.
E adesso tocca a voi…cosa aggiungiamo?
My friend Boo. Changing children’s behaviour through fun and games
Pubblicato: 2010/12/12 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Multimedia 5 commentiC’ eravamano lasciati con Mr Fruitness, testimonial della campagna promozionale per promuovere il consumo di frutta nei giovani consumatori europei. Nuovi cartoon in arrivo. Cosa accomunano Turchia, Macedonia, Serbia, Kosovo, Irlanda,Olanda, Belgio, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania? Un canale Tv in ognuno degli stati trasmetterà a breve i cartoni animati creati nell’ambito del Progetto “Changing children’s behaviour through fun and games” supportato dall’Intelligent Energy – Europe (IEE) . La presentazione della serie che si occuperà anche di obesità infantile è avvenuta il mese scorso a Bruxelles in occasione del 20° incontro dell’ECOG, il gruppo europeo sull’obesità infantile.
Il nuovo progetto “My friend Boo“ si rivolge a bambini dai 5 agli 8 anni. L’obiettivo è condivisibile, avvicinare i piu’ piccoli a temi come l’ambiente, lo stile di vita, la tutela della risorsa acqua, temi energetici e trasporti per un totale di nove episodi. I protagonisti sono tre bambini (Ben, Jaq e Lucy) accompagnati da Boo, il loro cane magico. Boo accompagnerà i tre bambini in una serie di avventure che nel caso dei tre episodi sull’obesità faranno loro scoprire l’importanza della prima colazione, il valore di una merenda sana, l’importanza dello svolgere attività sportive ed esercizio fisico.
Il progetto “My friend Boo” ha ricevuto finanziamenti da tre distinti programmi comunitari per ognuno dei tre temi trattati. E ora veniamo ai costi: leggo che la parte sull’obesità è stata finanziata dal programma Health della Direzione Generale Sanità e protezione dei consumatori della Commissione europea con circa 220 mila euro, corrispondenti al 60% del totale dei costi. Il resto della quota è stato fornito dai vari partner raccolti attorno al progetto. Io di fronte a queste cifre resto basita, ma non ho idea dei costi di queste produzioni. Sul sito my friend boo troverete anche materiale didattico riservato a insegnanti e genitori.
Sono perplessa sul fatto che in ogni stato sia concessa l’esclusiva ad uno solo canale Tv. In Italia sembra che non siano stati raggiunti accordi per la messa in onda.
Per altre informazioni si può visitare il sito EcoAnimation project (LIFE07 INF/UK/000950)
Ecco uno degli episodi. Come vi sembra?
Fonti:
Cosa fanno 2 mele + 16 g di pesca? fanno N.A.
Pubblicato: 2010/12/11 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa, Prodotti ortofrutticoli 8 commentiLa collocazione è strategica, accanto alla bilancia dove si pesano frutta e ortaggi freschi. Sono le bustine di N.A. -nature addicts. “L’essenza della frutta in tasca”come si definiscono e anche la comunicazione dell’azienda punta alla naturalità e al richiamo della natura. Dirigetevi sul sito internet e vi accoglierà un tenero cinguettio ..
N.A. nature addicts. Di cosa si tratta? esiste in diverse varianti, Con Lampone, o Fragola, con Pesca o Ribes nero
Hanno tutte un denominatore comune: il succo di mela concentrato (50%). Altri ingredienti sono purea di mela concentrata, pectina, e aromi naturali. Nella varietà con ribes nero troviamo anche purea di ribes neri concentrata (5%), succo di bacche di sambuco concentrato e fibre della frutta.
Nella varietà “con pesca” troviamo purea di pesche concentrata (7%) e ugualmente fibre della frutta. Il tutto concentrato in gomme dolcissime, e infatti gli zuccheri semplici contenuti sono 79 grammi su 100 grammi, nella confezione da 30g ce ne sono 24g,
Come si arriva a 30g di Nature addicts? sulla confezione leggo che per i dadini di frutta con ribes neri sono serviti 2 mele + 7g di ribes neri. La varietà con pesche si ottiene da 2 mele + 16 g di pesca.
In conclusione, il 90-97% dei dadini è quindi mela o meglio prodotto derivato dalla lavorazione della mela (succo di mela concentrato+purea di mela) forse sarebbe piu’ giusto chiamarle dadini di mela con un po’ di ribes o pesca.
Il costo è di circa 60 euro al chilo, non male.
Mi sembra inoltre davvero inappropriato il confronto con la frutta fresca, conoscete forse un frutto che ha 79 g di zucchero su 100 g?
Fonti
–nuovi-frutta-snack-dalla-kellogs-e-na
Uno sciroppo Anice Blue Brilliant
Pubblicato: 2010/11/29 Archiviato in: Additivi, Coloranti 2 commentiImpossibile – con il suo colore- non notarlo tra gli altri sciroppi sullo scaffale. Zucchero, acqua, aromi, colorante: E133, tutti qui gli ingredienti dello sciroppo Fabbri Gusto Anice Blue. Chissà per quale motivo a me incomprensibile si è deciso di impartire allo sciroppo il colore Blue brilliant FCF, nome in codice E133.
Da oggi la cartella Coloranti si arricchisce quindi di questo nuovo esemplare. Il colorante Blue Brilliant FCF trova impiego non solo nell’industria alimentare e farmaceutica, lo troviamo anche in alcuni cosmetici. E’ approvato dalla FDA, tuttavia diverse aziende hanno scelto di modificare le formulazioni in cui era presente, ricordate? la Nestlé–Rowntree decise di smettere la produzione delle Smarties blue nel 2005. Nel febbraio 2008 la produzione riprese con l’utilizzo della spirulina come colorante.
A me piace curiosare tra le filiere produttive di ingredienti e additivi. Una intervista interessante a Hamish McNab, docente di Chimica dell’Università di Edimburgo e specializzato nella sintesi di composti eterociclici utilizzati per produrre diversi coloranti è apparsa su Scientific American : Where does blue food dye come from?
Di recente su richiesta della Commissione europea anche l’EFSA si è occupata del Blue Brilliant FCF e dopo aver esaminato numerosi studi ha pubblicato il suo parere scientifico sulla sicurezza del colorante.
I dati disponibili sul’assorbimento, distribuzione e metabolismo ed escrezione, mostrano che il Brilliant Blue FCF è scarsamente assorbito e viene escreto nelle feci.
I primi documenti sul colorante erano stati pubblicati dal Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA) nel 1970 e dall’ European Scientific Committee for Food (SCF) nel 1975. Si era stabilita una ADI di 12.5 mg/kg bw/day. Nel 1984, the SCF la abbassò a 10 mg/kg bw/day, sulla base di nuovi studi condotti a lungo termine.
Il Panel EFSA ora ha abbassato ulteriormente l’ADI fissandola a 6 mg/kg bw/day. Ecco il documento completo in cui sono elencati i vari studi esaminati. EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
Il documento EFSA ci da quindi l’occasione per riflettere sugli studi condotti prima di autorizzare un additivo alimentare e come vengono calcolate le DGA (dose giornaliera ammissibile, Dga). L’autorizzazione per l’impiego di un additivo alimentare viene concessa a composti che -sulla base di studi scientifici- si siano dimostrati non dannosi per la salute umana. Tutti gli additivi alimentari devono essere quindi sottoposti ad una valutazione di sicurezza prima di essere approvati per l’uso. I test tossicologici includono studi di tossicità acuta e cronica, prove di cancerogenicità, mutagenicità e tossicità per la riproduzione. Il principale organismo europeo di valutazione della sicurezza è il Comitato Scientifico dell’Alimentazione Umana della Commissione Europea (SCF – Scientific Committee for Food). Sempre a livello internazionale, esiste il Comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari (JECFA – Joint Expert Committee on Food Additives) dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le valutazioni si basano sull’esame di tutti i dati tossicologici disponibili, comprese le indagini su modelli animali. Sulla base dei risultati delle ricerche, si stabilisce la “dose giornaliera ammissibile” DGA di ogni additivo alimentare. La DGA prevede un ampio margine di sicurezza e si riferisce alla quantità di additivo alimentare che può essere assunta giornalmente nella dieta quotidiana, anche per tutto l’arco della vita, senza rischi.
La tossicologia sta attraversando un momento di profondo cambiamento. Da piu’ parti si avverte la necessità perché si riduca l’uso degli animali in vari settori della ricerca scientifica, nella sperimentazione di farmaci, negli studi tossicologici. Lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi modelli sperimentali hanno offerto l’opportunità di sviluppare test alternativi all’impiego di modelli animali nella valutazione tossicologica delle sostanze chimiche. Comunque i modelli animali continuano ad essere impiegati. Alcune cifre ci arrivano dalla “Relazione della commissione al consiglio e parlamento europeo – Sesta relazione sulle statistiche riguardanti il numero di animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea” (Bruxelles, 30.9.2010). Nel 2008, gli animali utilizzati a fini sperimentali e ad altri fini scientifici nei 27 Stati membri dell’UE sono stati complessivamente più di 12 milioni. I roditori e i conigli rappresentano oltre l’80% del numero totale di animali utilizzati nell’UE. La percentuale di animali utilizzati per studi tossicologici riguardanti tre categorie di prodotti/sostanze (additivi alimentari per consumo umano, cosmetici e prodotti per uso domestico) è circa l’1,18% , una percentuale ridotta rispetto alle percentuali segnalate per le altre categorie di prodotti come i dispositivi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria che rappresentano la finalità per la quale viene impiegato il maggior numero di animali.
A proposito di coloranti e studi su modelli animali, la ricerca mi ha portato a questa notizia: Same blue dye in M&Ms linked to reducing spine injury A leggere meglio i dati sulla ricerca, il colorante di cui si parla è il Brilliant Blue G,, un analogo del Brilliant Blue FCF, ma sappiamo che il titolo sensazionale (accompagnato anche da immagini fuori luogo) è quello a cui si punta troppo spesso anche nei giornali on line. Vi risparmio le immagini degli animali paralizzati e trattati con il colorante.
Fonti:
– Blue rats/
– Nel blue dipinto di Blue patent V
– Brilliant blue FCF as a dye tracer for solute transport studies. A toxicology overview
– EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
–Fed up with foodadditives.info
Lo sciroppo di tapioca
Pubblicato: 2010/11/22 Archiviato in: C' è posta per TRASHFOOD, Filiere 5 commentiRispondo ad una richiesta di un lettore che si interroga sullo “sciroppo di tapioca” trovato come ingrediente in uno yogurth ottenuto con latte di soia.
Dovremmo parlare al plurale, sono diversi infatti gli sciroppi che si ottengono dai tuberi della tapioca anche chiamata cassava o yuca root. Gli sciroppi differiscono tra loro per la percentuale degli zuccheri semplici e si ottengono dopo aver estratto l’amido, il principale carboidrato di riserva contenuto nei cereali, nelle patate e altri tuberi. L’amido è costituito da una miscela di due polimeri di glucosio: amilosio ( circa 20-30%) e amilopectina (70-80%). Nell’amilosio i legami tra le molecole di glucosio sono di tipo alfa 1-4 mentre nell’amilopectina ci sono sia legami alfa 1-4 sia alfa 1-6. Il rapporto tra le due molecole (amilosio e amilopectina) determina le proprietà sensoriali, organolettiche e funzionali dell’amido.
Grazie all’impiego di vari enzimi, l’amido può essere impiegato per ottenere gli sciroppi.
L’amido viene prima riscaldato e sottoposto all’azione dell’enzima amilasi. Le catene di amido parzialmente degradato si chiamano maltodestrine e sono il materiale di partenza per le tappe successive in cui si impiegano enzimi come l’alfa-amilasi a temperature fino a 100 °C. Successivamente l’intervento dell’enzima glucoamilase rilascerà le molecole di glucosio. I prodotti contengono prevalentemente glucosio o maltosio. Alcune aziende ottengono dalla tapioca uno sciroppo in cui sono presenti sia glucosio che fruttosio (55%-42%). Gli sciroppi trovano impiego come dolcificanti o per altri scopi, come addensanti per esempio in dessert e piatti surgelati.
Di certo lo sciroppo di tapioca si propone come un dolcificante alternativo allo sciroppo di glucosio-fruttosio ricavato dal mais. E’ così che vengono presentati i prodotti nel sito web di una azienda produttrice. Prodotti quindi destinati a consumatori attenti alle materie prime e ad escludere mais o prodotti transgenici. A questo aggiungerei -come ho già scritto in passato – che i dolcificanti derivati dal mais, sono stati accusati di essere una delle cause dell’obesità e di non essere un prodotto naturale.
ET.chettibus®-20
Pubblicato: 2010/11/14 Archiviato in: Additivi, Aromi, Conservanti, E.T.chettibus 25 commentiNuova puntata di E.T.chettibus, un prodotto con il misterioso grasso vegetale idrogenato (copra). Copra??
Ingredienti: farina di frumento, zucchero, grasso vegetale idrogenato (copra), grasso vegetale (palma),sciroppo di glucosio, polvere di cacao 3,9%, siero di latte in polvere, lattosio, polvere di latte scremato, proteine del latte,agenti lievitanti: carbonato acido di sodio,carbonato acido d’ammonio, difosfato disodico, sale, aroma, agente di trattamento della farina: metabisolfito di sodio. Prodotto in Francia


























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