It’s made from sugar. But it’s not sugar. Il sucralosio

Inizio a leggere il nome sucralosio in etichetta, lo ha scelto la Danone per alcuni yogurth light, la Fabbri per il suoi sciroppi Zero.
Lo troviamo nel The verde San Benedetto, in Proactiv, il drink contenente i fitosteroli.
Di cosa si tratta? Di un edulcorante, o dolcificante se preferite.

La storia del sucralosio inizia piu’ di 30 anni fa e negli ultimi anni si è guadagnato spazio tra gli edulcoranti intensivi introdotti dall’industria alimentare. Casualmente fu scoperto nel 1976 da uno studente mentre stava lavorando nel laboratorio di chimica per una compagnia britannica, la Tate & Lyle. Sostituendo i tre gruppi idrossilici della molecola di saccarosio con tre atomi di cloro, si ottenne una sostanza chimica nuova che fu chiamata appunto sucralosio.

-sucralose

Qualche cenno sugli aspetti economici e quali aziende sono coinvolte nella produzione e distribuzione del sucralosio. Quattro anni dopo la scoperta, la Tate & Lyle vendette i diritti di produzione del sucralosio alla Johnson & Johnson, che sappiamo tutti essere una delle più grandi multinazionali non solo nel settore alimentare. La Johnson & Johnson creò una nuova società, la McNeil Nutritionals LLC dedicata esclusivamente al marketing e alla produzione di Splenda®, il nome commerciale del sucralosio.
Nel 2004 la McNeil Nutritionals e Tate & Lyle ristabilirono l’alleanza così che la McNeil è ora responsabile per il marketing di Splenda, mentre Tate & Lyle è responsabile per la produzione di sucralosio. Pensate che l’intero processo produttivo è coperto da un “multilayered matrix of patents,” con circa 28 brevetti.

Il sucralosio è stato autorizzato in molti paesi. In Australia nel 1991, Nuova Zelanda nel 1996, Canada, negli USA nel 1998 e in Europa dal 2003. Si stima che sia in vendita in piu’ di 80 paesi e che entri nella formulazione di circa 4.500 prodotti. Sebbene in Italia non sia ancora autorizzata la vendita in bustine, il sucralosio si trova già in diversi prodotti alimentari. In etichetta viene indicato con il suo nome o in alternativa con la sigla E955.
Nel giro di pochi anni, tra il 2000 e il 2004, il consumo di Splenda delle famiglie americane è aumentato dal 3 al 20%. Parte del suo successo è dovuto al fatto che rispetto ad altri dolcificanti artificiali, il sucralosio non lascia un retrogusto amaro e un altro aspetto è che è stabile alle alte temperature. Inoltre molte industrie hanno abbandonato l’utilizzo dell’aspartame a causa dei dati controversi sulla sua sicurezza. Questo ha contribuito ad una guerra commerciale tra la Sugar Corporation che accorpa i produttori di zucchero e laMcNeil Nutritionals. Diatriba culminata con la pronuncia di pubblicità ingannevole per lo spot del sucralosio che recitava: “Made like sugar, so it tastes like sugar”.
Il processo con cui si sintetizza il sucralosio prevede infatti l’utilizzo di saccarosio, ma di quest’ultimo non c’è traccia nella bustina di Splenda che si compra nei supermercati USA. Lo spot venne così modificato in: “It’s made from sugar. It tastes like sugar. But it’s not sugar”.

Il sucralosio è circa 600 volte piu’ dolce del saccarosio. Le bustine di Splenda contengono, oltre al sucralosio, altre molecole associate tra cui le maltodestrine allo scopo di avere un volume finale simile ad altri dolcificanti. Inoltre la combinazione con altre molecole, lo rendono piu’ stabile.

Cosa accade al sucralosio che introduciamo con gli alimenti o bevande?
Mentre il saccarosio (lo zucchero che usiamo per dolcificare) è scisso dall’enzima saccarasi durante la digestione e si formano glucosio e fruttosio, la sostituzione dei tre gruppi ossidrilici con atomi di cloro fa sì che il sucralosio non venga digerito -si legge nei siti in cui si parla del dolcificante- e quindi non è utilizzato per scopi energetici dall’organismo. In breve si legge nei vari documenti che il sucralosio viene eliminato dal nostro organismo senza essere modificato. Arguisco che le modificazioni strutturali sono tali che l’enzima saccarasi non riconosce la molecola come suo substrato e la lascia indisturbata? Per la verità cercando meglio trovo che una certa percentuale del sucralosio (11-27%) viene assorbito nel sangue e viene metabolizzato dai reni.

In Germania qualcuno ha pensato fosse interessante studiare i livelli di dolcificanti nelle acque reflue. Se vi interessa ecco l’articolo.

Chi si oppone all’uso del sucralosio afferma “È come mangiare una piccola quantità di pesticidi clorurati”, e ci vengono in mente i composti organici del cloro. Comunque ci sono studi che hanno evidenziato che diversamente dagli organoclorurati tossici, il sucralosio è insolubile nei grassi, me li devo leggere per bene!

La McNeil Nutritionals afferma al contrario e cioè che il cloro che si trova nel sucralosio è simile all’atomo di cloro che si trova nel sale da cucina (NaCl). E hanno ragione gli esperti della McNeil Nutritionals, ma dovrebbero ripassare un po’ di chmica inorganica e organica e sapere che sebbene l’atomo del cloro sia lo stesso, i legami con altri atomi modulano le proprietà in soluzione e il destino metabolico delle molecole in cui il cloro è presente. Per dire: acido cloridrico e acido ipocloroso contengono entrambi cloro ma gli acidi hanno proprietà diverse.

Nel panorama globale si è inserita negli ultimi anni la produzione di sucralosio in Cina, questo ha interrotto il monopolio detenuto per anni dalla Tate & Lyle e ha provocato una diminuzione dei prezzi. Ovviamente non sono mancate cause legali da parte della Tate & Lyle che ha accusato la compagnia cinese concorrente di aver violato il brevetto britannico. Dopo qualche anno è arrivata l’aprile scorso la sentenza definitiva. La compagnia cinese non è stata considerata colpevole e potrà continuare a produrre sucralosio. Non solo, potrà continuare a esportarlo negli USA e in altri stati.

Rassicurante comunque l’ultimo lavoro apparso sul sucralosio su Pubmed. E chi trovo tra gli autori? proprio un ricercatore della McNeil Nutritionals.

Sul sucralosio si trovano molte fonti sul web, ho letto che un numero esagerato di loro è curato e sostenuto dalla Johnson & Johnson. Verificherò 🙂

Per chi segue i social media e il loro ruolo nelmarketing, segnalo cosa è accaduto su Facebook. 16.000 campioni di un nuovo formato di Splenda, non ancora presente sul mercato, sono stati distribuiti ai fan del prodotto. Un formato di Splenda Spray?

Fonti:

Science_of_cooking/sucralose

FDA Approves Johnson & Johnson’s Artificial Sweetener Sucralose.

An overview of the safety of sucralose. Grotz VL, Munro IC. Regul Toxicol Pharmacol. 2009 Oct;55(1):1-5

-Michael A. Friedman, Lead Deputy Commissioner for the FDA, Food Additives Permitted for Direct Addition to Food for Human Consumption; Sucralose Federal Register: 21 CFR Part 172, Docket No. 87F-0086, April 3, 1998

Analysis and occurrence of seven artificial sweeteners in German waste water and surface water and in soil aquifer treatment (SAT).Scheurer M, Brauch HJ, Lange FT. Anal Bioanal Chem. 2009 Jul;394(6):1585-94.

-Daniel JW, Renwick AG, Roberts A, Sims J. The metabolic fate of sucralose in rats. Food Chem Tox. 2000;38(S2): S115-S121.


L'altra settimana su Trashfood

-E’ agosto e come si sa, alcuni definiscono il periodo cucumber time. Ma pensiamo invece alle cucurbitacee che crescono alle nostre latitudini. Invece in Giappone i cocomeri li fanno anche così.

I-prodotti-biologici-e-convenzionali-alimentazione-salute-e-la-ricerca-scientifica. La rassegna del prof Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine sulle proprietà nutrizionali del biologico, come era prevedibile ha suscitato numerosi commenti. Diversi quotidiani hanno scritto dell’ampia rassegna “cinquant’anni di articoli scientifici che paragonano la composizione, in termini di nutrienti e altre sostanze di prodotti alimentari provenienti da colture e allevamenti standard e organici” Siamo concreti, quando si è iniziato ad avere interesse su questi temi? e infatti i lavori scientifici di cui troviamo abstracts nell’appendice sono molto, molto piu’ recenti e per giunta sono considerati lavori scientifici in larga parte non soddisfacenti. Questo il verdetto del team. Parlaimo anche di questo allora non solo dei dati ottenuti?

Hospital food, il foto-blog sulla ristorazione, -possiamo chiamarla così?- ospedaliera.

Sai-cosa-mangi? la-scienza-dei-marshmallow-e-della-sparkler-spice Cosa dobbiamo attenderci che arrivi dall’USA che non abbiamo ancora sperimentato? Vi mancano piu’ i Circus peanuts, o le Fizzies?


Et.chettibus made in France

Ieri ho trovato questo prodotto Made in France e mi è sembrato ottimo da proporvi. Il bacon liofilizzato?

Ingredienti: farina di frumento, olio vegetale (di palma), sale,estratto di lievito, lievito, coloranti E162, E160c,E120,polvere di cipolla,aromi, spezie,olio di girasole,antiossidante E306, crostini 24% (farina di frumento,oli vegetali,sale, zucchero,lievito, bacon liofilizzato 11% (maiale, carne, strutto), amido,sale, aromi, antiossidanti E320, E304, E307,conservante E250, estratto di rosmarino (contiene lecitina di soia),aroma naturale di cipolla, prosciutto disidratato (prosciutto di maiale,fecola di patate, conservanti E 250, destrosio, aromi),sale,aromi (contiene latte),prezzemolo (3%),aglio.

Per un ripasso sui conservanti e antiossidanti, ecco un elenco in sintesi.


Tutte le carbonare del mondo

Si chiama ‘Le vacanze nel piatto’ ed è il protocollo d’intesa tra Coldiretti e Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari. Lo scopo? intensificare i controlli sui prodotti enogastronomici in particolare nelle località turistiche dove d’estate si espongono i menu’ tristemente noti come acchiappaturisti con nomi di piatti che strizzano l’occhio alla tradizione e al territorio, ma che in concreto sono preparati con ingredienti che non rispettano le classiche ricette. Tra gli esempi segnalati la locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano.

Ricordo che l’anno scorso in occasione del Carbonara day, la “Giornata internazionale della cucina italiana”, lanciata dal Gruppo virtuale cuochi italiani (Gvci), si aprirono vivaci discussioni sugli ingredienti della carbonara originale. Qualcuno inorridiva alla proposta della panna o della cipolla.

“Guanciale, uova, pepe, pecorino” tutti qui gli ingredienti secondo tradizione.

Tutta questa premessa, per una nuova puntata di professione gastrophotoreporter. Stavolta è Andrea che mi scrive segnalando la versione riveduta e “corrotta” della carbonara. Avvistato tra gli scaffali un barattolo di sugo come lo preparano a Casa Barilla. Cosa viene usato?

Ingredienti : Acqua, pancetta di suino affumicata 15%, latte intero pastorizzato, zucca, cipolle, burro, olio di girasole, Grana Padano 1,5%, amido di patata, farina di frumento,aromi, proteine del latte, amido di mais, tuorlo d’uovo 0,4%,sale,pepe.

carbonara Barillacarbonara Barilla

Stupore e meraviglia. Perchè fermarsi? Qualche minuto e a un click da noi cosa troviamo? la ricetta è proposta e maltrattata in numerose versioni dalle aziende in giro per il mondo. Ci troviamo latte, proteine del latte, caseinati, addensanti vari, olio di semi, olio di cocco, soia, gomma di guar, farina di carrube.

carbonaramosaico

Per esempio queste:

La Carbonara Sauce secondo Granditalia: Ingredients.Water, bacon (7%), cream, hardened vegetable oil, Grana Padano cheese (3.5 %), ham (3.5 %), egg (3%), modified starch, rice starch, lactose, sodium caseinate, salt, egg yolk, pepper, flavourings, thickeners: guar gum and carob gum

Alla Tesco troviamo: Ingredients: Water, Cheese (14’%), Milk, Smoked Bacon (10%), Single Cream (9%), Cornflour, Wheat Flour, Salt, Garlic Puree, Black Pepper.
Cheese: Medium Fat Hard Cheese, Mature Chedder Cheese, Full Fat Soft Cheese.
Smoke Bacon: Pork, Water, Salt, Preservative: Sodium Nitrite.

Il marchio San Remo propone i seguenti ingredienti: Fresh cream, diced bacon, parmesan cheese and herbs.

Per la Knorr, gli ingredienti sono: 25% cream powder, 20% cheese (cheese, whey, salt) starch, egg yolk powder, wheat flour, vegetable fat, yeast, aroma (with milk) iodized salt, salt, parsley, spices.


e su Amazon troviamo questa che batte tutte le precedenti. Siete daccordo?

Ingredients: Modified Corn Starch, Creamer (Partially Hydrogenated Soybean Oil, Corn Syrup Solids, Sodium Caseinate, Mono and Diglycerides, Dipotassium Phosphate, Lecithin), Parmesan Cheeses [Cheese (Pasteurized Milk, Cheese Cultures, Salt, Enzymes), Cultured Nonfat Milk, Partially Hydrogenated Soybean Oil, Whey, Sodium Citrate, Natural Flavor, Salt], Whey, Dehydrated Onion and Garlic, Natural Flavors (Annatto, Turmeric, Lactose), Partially Hydrogenated Soybean/Cottonseed Oil, Egg Yolk Solids, Salt, Autolyzed Yeast Extract, Dextrose, Sodium Stearoyl Lactylate, Hydrolyzed Soy Protein (Caramel Color, Disodium Guanylate, Sugar, Malic Acid, Spices), Lactic Acid, Torula Yeast, Soy Sauce Solids (Soybeans, Wheat, Dextrin, Salt), Maltodextrin, Disodium Inosinate.

Che dite, mi fermo?

La “Carbonara”, il piatto italiano più martoriato della cucina italiana nel mondo? probabile, e scommetto che molti ristoranti in giro per il mondo usano versioni catering dei prodotti segnalati sopra.

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Fluida, disoleata, sprayzzata, acetilata o idrossilata? E322, un additivo multifunzionale

mosaico lecitina

-E’ uno dei fosfolipidi principali delle membrane biologiche che ne contengono circa il 75%.

-E’ un additivo emulsionante e non solo. Indicato con la sigla E322, è ampiamente usato dall’industria alimentare. La troviamo nel cioccolato, biscotti, nella maionese.

– E’ venduta come ipocolesterolemizzante.

– Perfino come anticellulite (!).

– E’ uno degli ingredienti impiegati nella cucina molecolare e proprio il suo impiego nella cucina di alcuni chef l’hanno resa famosa.

Di cosa si tratta? Bravi, la lecitina, scoperta nel 1846 dal chimico francese Maurice Gobley che la estrasse per primo dal tuorlo d’uovo e la chiamò col nome greco del tuorlo d’uovo (lekithos).

Ricordo che una delle mie prime esperienze in laboratorio, durante la preparazione della mia tesi, fu l’uso della lecitina (o fosfatidilcolina) in polvere o dissolta in solventi per preparare liposomi da impiegare come modelli sperimentali di membrane cellulari. Ho usato per un po’ di tempo la lecitina d’uovo. Poi sono passata ad altre fosfatidilcoline purificate in relazione ai vari esperimenti in laboratorio. In congelatore in laboratorio ne ho trovate diverse fiale.

fosfatidilcoline

Veniamo all’uso della lecitina come agente ipocolesterolemizzante?. Ok. La lecitina la danno per abbassare il colesterolo!” ha dichiarato di recente lo chef Bottura in difesa dell’uso che fa della lecitina di soia in cucina.

Chiariamo. Il ruolo ipocolesterolemizzante proposto da parecchi anni ha portato all’arrivo sul mercato di diversi prodotti. Sulle confezioni c’è scritto lecitina ma troviamo anche altri ingredienti in relazione alla formulazione. Oggi la lecitina la trovate in tavolette, in polvere, in capsule e in granuli.

Cosa c’è dentro ad uno dei marchi piu’conosciuti?
Ingredienti: Lecitina di soia, acetato di DL-alfa-tocoferile (vitamina E), cloridrato di piridossina (vitamina B6), antiagglomeranti: biossido di silicio

E quando la lecitina è in tavolette?
Ingredienti: Lecitina di soia 48,4% (Glycine max semi), latte scremato in polvere, saccarosio, lattosio, fibra di nocciola in polvere, antiagglomeranti: talco, biossido di silicio, magnesio stearato vegetale; destrosio anidro da mais, aromi, acetato di DL-alfa-tocoferile al 50% (vitamina E), cloridrato di piridossina (vitamina B6).

Per la verità l’efficacia della lecitina di soia sui livelli di colesterolo plasmatico non convince tutti. Anche se un po’ datato vi suggerisco la lettura di questo articolo Lecithin intake and serum cholesterol in cui gli autori hanno analizzato i vari studi condotti in passato sulla lecitina e i suoi effetti sul metabolismo dei lipidi del sangue. Poichè il disegno sperimentale della maggior parte degli studi non è stato pianificato correttamente, non appare cosi convincente l’effetto ipocolesterolemizzante.

Come si ricava la lecitina? Insomma, veniamo al vero obiettivo del post, se ne è parlato tanto della lecitina, a qualcuno è venuta la curiosità di sapere come si ottiene? Ho provato a schematizzare.

lecitina

La lecitina come dicevamo, è un fosfolipide. Negli alimenti è un componente minore dei grassi e in larga scala si ottiene prevalentemente dalla lavorazione dell’olio di semi di soia o da altre materie prime (es. girasole). Possiamo considerare la lecitina di soia un sottoprodotto dell’estrazione dell’ olio derivato dalla leguminosa. In una fase della lavorazione (degumming) infatti la lecitina viene separata dal materiale che viene destinato alle fasi successive.

Partiamo dall’inizio, in sintesi:

-I semi di soia vengono dapprima lavati e frantumati e trasformato in fiocchi in modo da aumentarne la superficie e facilitare la successiva estrazione che viene generalmente eseguita con solventi organici (esano o eptano). Il solvente estrae l’olio dal seme e insieme all’olio viene estratta anche la lecitina e con lei altri fosfolipidi. Il solvente viene poi fatto evaporare innalzando la temperatura fino a 150°C, i semi vengono separati e il solvente lasciato ricondensare per una successiva estrazione.

-Segue la fase detta di degommaggio. L’olio deve essere raffinato per renderlo commestibile e il primo passaggio di raffinazione, chiamato degommaggio, prevede proprio la separazione della lecitina, gomme, carboidrati complessi, e altri fosfolipidi dall’olio non ancora raffinato. E’ in questa fase che i fosfolipidi possono essere isolati dal resto.

-Gli oli non raffinati contengono circa lo 0.6% di lecitina. Per separare la lecitina dalle altre molecole, l’olio viene portato a temperature di circa 70–90 °C e mescolato con una certa percentuale di acqua. Questo provoca cambiamenti chimico-fisici e la lecitina e altri fosfolipidi precipitano in una massa gelatinosa che viene rimossa mediante centrifugazione e successivamente si elimina l’acqua con un processo di evaporazione.

– Di lecitina di soia, se ne è parlato al singolare, ma la preparazione che si ricava contiene anche altri fosfolipidi (es.fosfatidilserina) quindi in alcuni casi si procede ad ulteriori tappe per ottenere frazioni che contengano un maggior livello di fosfatidilcolina (PC). Non è ancora finita.

-I composti usati come additivi possono diversi tra loro, abbiamo lecitine di soia idrolizzate dopo essere state sottoposte all’azione di enzimi (fosfolipasi), lecitine disoleate, raffinate, sprayzzate, acetilate e idrossilate. I trattamenti sono effettuati allo scopo di modificare le proprietà funzionali delle molecole.

-Non solo emulsionante, la lecitina di soia viene impiegata in una eterogenea famiglia di prodotti alimentari (prodotti da forno, biscotti secchi, estrusi e preparati in polvere, cioccolato e coperture, margarine,salse, farine per dolci, grassi emulsionati) dove assolve anche ad altri ruoli. Le ultime due derivazioni (lecitina acetilata o idrossilata) mi risulta che non siano ammesse in Europa.

Quanti sono i produttori di lecitina di soia? Difficile fare un elenco tra i numerosi sparsi nei vari continenti, Cargill, per citarne uno. Un tema di attualità da affrontare è la richiesta soprattutto nel mercato europeo, di lecitina di soia OGM-free e la conseguente nascita di filiere per ricavare la Lecitina da piante non geneticamente modificate. Nel frattempo c’è chi propone emulsionanti alternativi, i Soy lecithin replacer.

Links:

Food Navigator.com;

Lecitina.it

I lipidi. Struttura e funzione.

Lecithin intake and serum cholesterol


Professione gastro-photoreporter:Sandwich ad alta quota

Professione gastro-photoreporter. Stavolta è Nicola che mi scrive e mi racconta la sua esperienza. Mentre era in viaggio su un vettore della compagnia di bandiera elvetica, è stato sfamato con il panino della foto. Un Mexican Sandwich chicken con un lunghissimo elenco degli ingredienti e additivi. Antiossidanti (E301), emulsionanti (,E322,E471), conservanti (E250), stabilizzanti (E325, E450, E451), addensanti (E1422,E415), agenti di trattamento della farina (E300) non c’è che dire, possiamo fare decisamente un bel ripasso sul tema.

A proposito di cibi ad alta quota, se volete curiosare tra i pasti serviti a bordo delle principali compagnie aeree, dirigetevi su AirlineMeals, un sito dedicato ai pasti serviti durante i voli aerei. Pasti che hanno catturato l’attenzione dei viaggiatori che hanno poi fotografato e pubblicato il materiale. Il sito offre anche tante altre notize sulle diverse compagnie di catering, su come lavorano dietro le quinte e anche sui pasti dell’equipaggio.


ET.chettibus®-15,la soluzione

Come promesso, la soluzione! Michele aveva individuato che si tratta di biscotti, l’anice aveva fatto pensare ai brigidini.

Si tratta di una confezione di biscotti colorati e all’anice dell’Azienda Rustichelli di Faenza. Acquistati alla Coop Adriatica piu’ di cinque mesi fa.

Qui trovate immagini piu’ grandi.


Questa settimana su Trashfood

Come-si-dice-bresaola in Uruguay? Prendi la Bresaola IGP della Valtellina. Quanti sanno cosa significa prodotto IGP? E allora non vi stupite se la carne -stavolta mal conservata- arriva dall’Uruguay.

Nutri-quiz, in preparazione ad un post sui fitosteroli, quali sono le fonti principali tra ortaggi, frutta secca e cereali?

Et.chettibus. Ancora 24 ore di tempo per scoprire il prodotto misterioso non ancora identificato. A domani per la soluzione.

Grassi idrogenati cercasi. Occhio alle etichette, tra luoghi comuni e messaggi fuorvianti, ecco i grassi idrogenati.


ET.chettibus®-15. E' record!

Record assoluto, sono passati 5 mesi e nessuno ha identificato il prodotto misterioso.

Ingredienti: Farina di grano tenero tipo 0 -zucchero-margarina vegetale (Grassi e oli vegetali-Emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina-Sale-Conservante:Acido sorbico-Aromi-Correttore di acidità:Acido citrico-Colorante:betacarotene)- semi naturali di anice- Carbonato acido d’ammonio-Coloranti: E102,E110,E122,E124,E131,E151,E514

Vi arrendete?


La prima volta degli esteri della glicerina da resina di legno (E 445)

In una aranciata ti aspetti di trovare acqua e una certa percentuale di succo d’arancia. Poi, lo sappiamo, troviamo gli ubiquitari aromi, antiossidanti, coloranti..

Oggi in questo prodotto ho trovato tra gli addensanti anche gli esteri della glicerina della resina del legno. Questi ingredienti stabilizzanti indicati dalla sigla E445, sono permessi sia in bibite alcoliche che analcoliche.

aranciata SMA

Cosa sono gli esteri della glicerina della resina del legno? La nomenclatura ci viene in aiuto, sono una miscela complessa di esteri contenenti acidi ottenuti dalla resina, un materiale estratto con solventi dal legno di pino stagionato. Ovviamente la lavorazione è seguita da altre fasi di raffinazione con solventi.

Nella Direttiva 96/77/CE della Commissione europea (2 dicembre 1996, pdf) che stabilisce i requisiti di purezza specifici per gli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti, leggo che dalla miscela sono escluse le sostanze derivate dalla colofonia, l’essudato di pini vivi e le sostanze derivate dal tallolio, poiché questi composti possono dare origine a fenomeni allergici.

Il prodotto finale degli esteri glicerolici è composto per circa il 90% di molecole ottenute dalla resina di legno, tra cui acidi monocarbossilici come l’acido abietico.

Altri impieghi della resina di pino in campo alimentare? guardate qui, in Grecia, c’è un vino in cui viene aggiunta, si chiama La Retsina.

Negli USA sembra già piutttosto frequente in varie bibite.

P.S. Anche l’aranciata Jovial della SMA finisce nel set di Flickr dedicato al Rosso Allura.

Fonti:

ArsAlimentaria

www.wisegeek.com

GLYCEROL ESTER OF WOOD ROSIN