Latte crudo, intolleranza al lattosio e un esperimento da pianificare

lactose intolerance

I fan del latte crudo che difendono il prodotto, affermano che il lattosio contenuto è tollerato anche da chi abitualmente non lo digerisce ed è costretto così ad escludere il latte bovino dalla propria alimentazione.

Mi chiedo: possibile che nessuno dei produttori o loro supporter abbia sentito l’esigenza di dare fondamenta scientifiche che potrebbero supportare le loro affermazioni? Possiamo fare delle ipotesi sui meccanismi molecolari? Insomma, mi sto appassionando all’argomento.

Proviamo a ragionarci sopra. Leggi il seguito di questo post »


70 prodotti, una piramide alimentare

Alla Regione Toscana sono così orgogliosi della PAT (piramide alimentare toscana), che ne hanno registrato perfino il marchio.

L’idea alla base della piramide piramide alimentare toscana è stata quella di inserire prodotti locali che appartengono ai vari gruppi di alimenti (Cereali e derivati, carne, pesce, formaggi, frutta e ortaggi, legumi, grassi e dolci) nei livelli della piramide dell’alimentazione mediterranea. Attenzione agli aspetti nutrizionali quindi, ma non solo. Un occhio è rivolto ai prodotti del territorio allo scopo di farli conoscere. 60 dei settanta alimenti toscani della PAT appartengono infatti all’elenco dei prodotti tradizionali della regione come la mela rotella della Lunigiana, il mirtillo nero della Montagna Pistoiese, le ciliegie di Lari, la finocchiona, spinaci della Val di Cornia, la pesca cotogna toscana e la pesca regina di Londa.

Potremmo farlo per ogni regione italiana, in fondo basterebbe sfogliare l’elenco dei prodotti tradizionali. Se non lo conoscete lo trovate qui.


Acquacoltura: la filiera del gambero (4) – Conclusioni

Gli strumenti definiti dalla Doha Agenda del 2001 comprendono un migliore accesso al mercato ma anche accordi ambientali. Non e’ chiaro, comunque, come gli obiettivi del libero commercio definiti dal WTO possano conciliarsi con quelli dello sviluppo sostenibile. Nella sua relazione ‘Sustainable Shrimp Culture Development‘ la FAO riconosce come questo tipo di acquacoltura abbia messo in dubbio gli obiettivi di crescita sostenibile, per via del suo impatto all’ambiente e alle comunità locali che deve salvaguardare. Inoltre riconosce che alcune realtà e sistemi di acquacoltura nel mondo funzionano senza causare tali disagi e riconosce come sia necessario proprio identificare tali pratiche e promuoverle come possibile contributo allo sviluppo sostenibile delle aree costiere.

Stefania Puxeddu

Alcune iniziative locali riguardano l’introduzione di standard di certificazione biologica: EJF ci riferisce che una serie di prodotti derivati da minerali e piante medicinali sono stati prodotti da compagnie specializzate e che un numero di aziende con certificazione sono sorte già dal 1993 in diversi paesi latino-americani e in Asia (EJF: 2004). Altri tentativi sono stati fatti localmente per ridurre l’impatto dell’acquacoltura , con diversi risultati: ad es. in India, nonostante l’introduzione di una regolamentazione costiera nel 1996, il successivo Aquaculture Bill ha permesso alle aziende esistenti di continuare ad operare allo stesso modo ma all’interno di una licenza. In Venezuela, Margarita Island, la pesca locale sembra aver migliorato in seguito all’implementazione di una nuova legge che punisce la pesca a strascico illegale entro le 6 miglia nautiche dalla costa (EJF: 2003).

Quali le soluzioni? Certamente l’impatto di entrambe (pesca a strascico e acquacoltura) dovrebbe essere monitorato in modo tale che
– la produzione e il by catch vengano ridotti o mitigati
– una infrastruttura ambientale venga creata
– venga promossa la responsabilità delle ditte che operano lungo l’intera filiera (corporate responsibility)
– venga promossa la conoscenza di queste problematiche fra i consumatori – ad es. la differenza nel contenuto nutrizionale fra il prodotto di pesca e quello di allevamento
– la preferenza venga sempre data alle economie locali, promuovendo quindi un commercio sostenibile che tenga conto anche dei punti deboli delle comunita’ coinvolte

Concludo con un grafico che mostra l’andamento del commercio di questa specie sui mercati internazionali: si puo’ notare l’ultimo prezzo, 1764 Yen per 5X 108Kg per blocco. Questo rappresenta il prezzo di un mercato secondario di circa 200 Yen per Kg (ovvero, per fare un confronto con la sterlina, £1 per Kg – venduto poi a circa £20 nei supermercati). Due considerazioni: il mercato dei gamberi congelati mostra un un livello basso nel 2003 (le date sono piccole lungo la linea orizzontale), probabilmente questo riflette la disputa commerciale del 2003: in seguito ad una petizione dell’associazione produttori del Sud US contro la competizione ‘ingiusta’ dei gamberi asiatici (all’epoca si parlo’ di usare le regolamentazioni relative all’antidumping). In un contesto simile ma piu’ recente (2007), la WTO ha dato ragione alla causa dell’Ecuador contro gli US.
bloomberg.pdf


Acquacoltura: la filiera del gambero (2) – Impatto sulla salute e ambiente

L’industria ittica è un’industria globale; la Cina guida il settore con una produzione di 47.5 MT nel 2004, di cui 16.9 e 30.6 provenienti dalla pesca e dall’acquacoltura rispettivamente (FAO:2006) ; la Cina é anche il maggiore produttore di gamberi con 1.3MT, seguita da Indonesia, India e Tailandia (FAO Globefish: 2004). La produzione globale di questa specie è cresciuta da 2.4 MT nel 1987 a 4.2 MT nel 2000, 3 milioni dei quali arrivano dalla pesca (EJF: 2003). Il Pacifico é l’area dove buona parte della produzione avviene e dove ha raggiunto livelli di 2.4 MT (dati del 1999). La produzione tipicamente avviene in due modi: tramite l’uso delle reti a strascico o tramite allevamento.

La pesca dei gamberi I gamberi sono pescati con l’ausilio di pescherecci dotati di reti fini che permettono di pescare tutto quanto si trovi nel loro passaggio. Questo significa che per pescare un kg di gamberi, si tira su con la rete un ‘by-catch’ (ovvero altre specie marine non volute) di 5 volte tanto nelle zone temperate e di 10 – 21 volte tanto in quelle tropicali (EJF: 2003). Questa pesca non voluta è poi ributtata, spesso morta, nel mare. La filiera del gambero produce 1/3 del by-catch globale ma contribuisce solo al 2% nella produzione globale di prodotti ittici. Non è ancora chiaro l’impatto che questo metodo di pesca ha nelle regioni tropicali, poiché fu originariamente introdotta nelle zone di acque fredde, e avviene in acque poco profonde, habitat di specie di modesta pezzatura e necessarie per la catena alimentare marina. D’altra parte, i gamberi in particolare traggono beneficio dalla pesca a strascico (EJF: 2003 – Northern Great Barrier Reef), perché questa allontana le specie predatrici; inoltre il by-catch di per sé inizia a essere un problema quando rappresenta il 80-90% della pesca totale in un’area in cui la maggior parte delle specie sono in estinzione. Un’altra preoccupazione è rappresentata dalla possibile dipendenza di alcune specie (ad es. i delfini) al by-catch che non viene mangiato dagli ‘spazzini’ del mare ma anche dal fatto che questi avanzi, raggiungendo il fondo del mare, si decompongono, producendo quindi un impatto ambientale (il pesce in decomposizione utilizza ossigeno).
Per quanto riguarda invece la coltura del gambero, il 99% avviene nei paesi in via di sviluppo ed ha sollevato diversi dubbi circa la sua sostenibilità.

Acquacoltura e pesca a confronto Innanzitutto, ci si chiede se questo tipo di acquacoltura sia un vantaggio o svantaggio per la pesca. In poche parole, sebbene l’acquacoltura sia una soluzione potenziale al problema della disponibilità, è ugualmente un fattore che contribuisce al declino della fauna marina globale (e quindi, di conseguenza, della nostra pesca) in seguito all’uso prolungato di sostanze chimiche per la prevenzione di malattie e di ormoni che incoraggiano la crescita rapida.

Diversi problemi ambientali possono essere identificati:

a)perdita di importanti ecosistemi – vaste aree costiere, come quelle dove crescono le mangrovie, vengono deforestate per creare vivai per i gamberi, contribuendo alla degradazione dell’ecosistema locale; la produttività del vivaio diminuisce comunque gradualmente, in seguito all’acidificazione, inquinamento, salinizzazione e all’insorgenza di malattie infettive. In Asia, dove tipicamente i vivai vengono ricavati da aree tradizionalmente usate come risaie, una volta inutilizzabili per i gamberi, non possono essere riconvertiti in risaie;

b)uso di antibiotici, fungicidi, alghicidi e pesticidi: contribuisce ad inquinare l’acqua presente nel fondo e nel terreno circostante (salinizzazione) tramite l’infiltrazione dal vivaio alla terraferma;

c)in alcune aree, il cambio nel flusso e nella densità dell’acqua ha provocato modificazioni delle specie botaniche

d)le specie di vivaio che riescono a scappare dal vivaio si riproducono con le specie selvatiche, spesso lottano con loro per il cibo e trasmettono malattie

e)specie selvatiche di pesce vengono utilizzate per produrre i mangimi dati poi ai gamberi

Aspetti nutrizionali Da un punto di vista nutrizionale, la composizione degli acidi grassi dei lipidi dei gamberi di allevamento è differente da quelli di mare: i primi hanno alti livelli di Omega6 e bassi livelli di Omega3 con un’ inferiore proporzione degli O3/O6 rispetto a quelli di mare (Chanmugam, P. et al: 1986). Questo dipende dal fatto che mentre i gamberi di mare si cibano di alghe e plankton, quelli di allevamento vengono nutriti con mangimi industriali, che tipicamente hanno un’alta percentuale di Omega6. Inoltre, la coltura intensiva o semi-intensiva comporta un uso di mangime derivato dal pesce di oltre il doppio del peso dei gamberi prodotti, a scapito delle specie selvatiche. L’uso di un particolare antibiotico, il cloramfenicolo, è stato messo in relazione all’insorgere dell’anemia aplastica e ad altri problemi di salute nell’uomo.


Acquacoltura: la filiera del gambero – Introduzione

Il consumo di prodotti ittici è raddoppiato dagli anni 1970, diventando uno dei settori maggiormente commercializzati a livello globale: in particolare il segmento dei gamberi rappresenta la più importante commodity con un valore di circa il 16.5% del commercio internazionale (FAO: 2006). L’acquacoltura – ovvero la coltura di un numero di specie marine in spazi confinati – è una delle grandi trasformazioni dei nostri tempi, che ha avuto un enorme impatto nella vita marina e in quella di molte comunità sia dei paesi in via di sviluppo che di quelli industrializzati. Negli ultimi 20 anni, l’acquacoltura è dunque cresciuta in maniera rilevante e ora fornisce oltre il 43% della fornitura globale di pesce.

Le ragioni dell’aumento del consumo di pesce e specie ittiche in genere non sono solo dovute a un cambio della dieta, ma allo stesso tempo a ragioni di tipo economico e culturale. I benefici di una dieta ricca di pesce, per via del suo contenuto di Omega3, sono stati ampiamente documentati dalla comunità scientifica e dai media e sono reiterati nella piramide alimentare dei paesi occidentali. Il pesce (e in particolare il pesce azzurro) e le altre specie (crostacei, molluschi etc.) rappresentano oggi per molti un’importante – e relativamente economica – fonte di proteine animali e di minerali. Il gambero, oltre ad essere un prodotto costoso nei paesi industrializzati, rappresenta una fonte di sopravvivenza in molte comunità dei paesi in via di sviluppo (particolarmente di quelli che si affacciano lungo le coste).

Perché dunque mangiamo tanti gamberi? Secondo il Prof. Steven D. Levitt (Chicago University, autore di Freakonomics), la ragione principale dell’alto consumo di questa specie è il basso prezzo – gli US sono il maggiore importatore di questi crostacei, seguiti dal Giappone e la EU. La seconda ragione è la percezione che i consumatori hanno dei benefici alla salute (Levitt: 2007). Si pescano i gamberi perché questa specie rappresenta un certo ‘valore’ per l’industria e allo stesso tempo è capace di sopportare i ritmi della pesca intensiva. Secondo la Environmental Justice Foundation, alcune zone resistono per molto tempo prima di essere affette dal declino.

La spettacolare industrializzazione del settore ittico come la conosciamo ora è il risultato di un numero di progetti che comprendono l’introduzione di strumenti tecnologici dai paesi industrializzati verso quelli in via di sviluppo, negoziazioni multilaterali, sussidi e lo sviluppo del commercio internazionale. L’industria del gambero che si è rapidamente sviluppata alla fine degli anni 80, ha creato un conflitto fra la necessità di creare sistemi di sostegno alla salute e all’ambiente e la degradazione ecologica che è risultata dalla produzione intensiva e il commercio. Vediamo come (vedi tabella).acquacoltura.pdf

Stefania Puxeddu


Questa settimana su Trashfood

– La ricetta per diventare un blogger famoso. 😀

– Educazione, informazione alimentare e Social Media? Un buon esempio è il video del Ministero-giapponese-delle-politiche-agricole

– In preparazione la presentazione per il 2 dicembre. Dove sarò? All’Università degli Studi di Teramo in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione

– L’esaltazione della globalizzazione applicata al settore agroalimentare, come si chiama? BIMI

Cioccolate(vi). Cioccolato per tutti i gusti? Vi piacciono gli abbinamenti dolce–salato? E cosa dite del chocolate-covered bacon?


Il Ministero giapponese delle Politiche agricole su YouTube

Il Ministero giapponese delle Politiche Agricole inaugura un canale su YouTube e lo fa con un video davvero utile per spiegare le modificazioni delle abitudini alimentari degli ultimi anni ed effetti sulla salute della popolazione giapponese. Ecco il video.

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Questa settimana su Trashfood

-Proteste contro la Cadbury come sponsor olimpico di Londra 2012.

Melamina protagonista a “La radio ne parla” su Rai 1. L’emozione della diretta!

-Abbiamo il vincitore, Et.chettibus risolto. E’ Magic-sipper-quick-milk.

Cereali per la prima colazione sotto esame. Tutto da leggere il dossier della Consumers International, organizzazione mondiale delle associazioni di consumatori.

Last minute market il servizio che permette il recupero dei prodotti alimentari (e non solo) invenduti.


Cereali bocciati dalla Consumers International

I cereali per la prima colazione sono sempre piu presenti nella colazione. Consumers International, organizzazione mondiale delle associazioni di consumatori, in occasione di un progetto finalizzato a sensibilizzare contro la pubblicità aggressiva e poco trasparente, ha pubblicato un documento in cui sono messi a confronto marchi diversi ed etichette nutrizionali di cereali. Il test di Altroconsumo sui cereali in vendita in Italia, conferma che non tutti i prodotti sono uguali: alcuni fiocchi sono particolarmente ricchi di zucchero; altri contengono il il sale. Dati già noti da tempo, non è la prima volta che i cereali vengono passati allo scanner dalle associazioni di consumatori. Comunque per chi non avesse letto nulla in precedenza, ecco il documento Cereali a colazione:etichette a confronto.

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E' arrivato il nutritional score:NuVal™

NUVal

Un sito tutto dedicato al nuovo indice di qualità nutrizionale da aggiungere ai precedenti. Si chiama Nuval e l’idea è di un team coordinato dal Dr. Katz

Tra Numeratore e denominatore, vanno distribuiti 30 nutrienti, e lo score è compreso tra 0 a 100. Ad un primo esame credo che sia davvero complicato calcolarlo, non di tutti gli alimenti abbiamo una composizione chimica così dettagliata che comprenda perfino i bioflavonoidi, carotenoidi, acidi grassi trans, acidi grassi omega 3. E cosa dire poi degli alimenti cucinati? conosciamo le numerose modificazioni nutrizionali che avvengono durante la conservazione e manipolazione dei cibi.

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