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Oggi torno con una etichetta misteriosa che vede di nuovo i grassi vegetali idrogenati tra gli ingredienti:

Ingredienti: Zucchero, saccarosio, Panna in polvere,Grassi vegetali idrogenati, derivati del latte, granella di nocciole, Miele disidratato, Emulsionante:E472a, Gelatina, Aromi, malto.

Cosa sarà mai?


PRIMAVERA SILENZIOSA

Alcuni giorni fa ho ricevuta una mail con un appello firmato da Fabio Taffetani, Docente di Botanica dell’Università Politecnica delle Marche. Ve ne riporto alcune righe, il resto lo trovate qui. La pratica a cui accenna il Prof.Taffetani è diffusa anche altrove, si parla di uso ingiustificato di diserbanti da parte di amministrazioni pubbliche.

UNA PRATICA ASSURDA
Sono profondamente indignato, e così tutte le persone con le quali ho avuto occasione di parlarne, per l’assurdità, l’arroganza e la superficialità dimostrate dalla Provincia di Ancona nel perseguire l’insensato progetto di trattare tutti i bordi stradali con diserbante. Sembra proprio che, 50 anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa, la maledizione della pazzia autodistruttiva che Rachel Carson presagiva, già all’inizio degli anni sessanta, osservando i primi effetti dell’abuso irrazionale della chimica nelle campagne americane (Silent Spring, 1962), stia giungendo alle sue fasi più preoccupanti anche nella nostra regione, un territorio che dovrebbe avere cultura, tradizioni, prodotti della terra, paesaggio e ambiente tra le risorse più preziose e condivise. Ci sono sempre più agricoltori che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, ma anche semplici cittadini che irrorano le fasce erbose sotto casa con erbicidi per evitare lo sviluppo delle erbe infestanti. La pratica del diserbo nata per il controllo delle commensali in agricoltura,erroneamente considerata come alternativa allo sfalcio, viene ora proposta dall’Amministrazione Provinciale di Ancona, sostenuta dalle industrie chimiche che producono il diserbante più aggressivo e meno selettivo oggi sul mercato (il glyphosate), per il “decoro” delle strade pubbliche e con la scusa di combattere le allergie da polline (in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione delle graminacee, oltre alla
nebulizzazione nell’aria di principi chimici tossici anche in aree urbanizzate e ad alta intensità di traffico), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno.

Se il nome glyfosate non vi dice nulla, forse non è la prima volta che sentite parlare di Round Up.

Sulla resistenza al glyphosate, tema di attualità degli ultimi giorni, guardate il grafico della situazione negli USA.

PRIMAVERA-SILENZIOSA


Crushing Esano

Il solvente organico Esano nelle news degli ultimi giorni.

Prima notizia. Mi ha davvero sorpreso il suo rilevamento in alcuni marchi di burger di soia in vendita oltre oceano. Tutto è nato da questa pubblicazione del Cornucopia Institute Behind the Bean ” (pdf) di un anno fa e ripresa in un articolo che ha messo in allarme in parecchi: which-veggie-burgers-contain-neurotoxin .

Ok non è una pubblicazione scientifica peer reviewed, l’ esano rilevato è circa 14-21 ppm nei burger ma non immaginavo davvero che restasse traccia del solvente nei prodotti alimentari in cui si usano ingredienti ottenuti mediante estrazione con solventi organici. Mi sorprende ancora di piu’ comunque il fatto che tanti non sapessero che l’esano è impiegato durante la lavorazione della soia per ottenere la parte grassa (olio di soia) e separare quindi la parte proteica (proteine isolate dalla soia). Ricordate? ne avevamo parlato di quelle utilizzate per produrre burger e altri prodotti destinati ai vegetariani.

Per quanto riguarda la tossicologia del solvente, l’EPA dal 2001 lo ha identificato come uno dei principali inquinanti ambientali e nei luoghi di lavoro. Si è lavorato in questi ultimi anni per ridurre le emissioni nell’ambiente da parte delle raffinerie di cooking oils. Tuttavia fino ad oggi non era stato oggetto di attenzione il suo apporto con gli alimenti.

Seconda notizia che non fa che confermare l’utilità di indagini future negli oli vegetali estratti con il solvente. La Cina proprio negli ultimi giorni ha vietato l’importazione di olio di soia dall’Argentina perchè conterrebbe livelli di esano piu’ elevati del consentito.

Credo che non debba essere fatto dell’allarmismo su questo argomento come ho letto dai titoli apparsi su diversi blogs che hanno ripreso l’articolo pubblicato da Motherjones.com.

Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.
Neurotoxin in veggie burgers
Hexane and soyburger

Di certo è un tema che merita di essere trattato ulteriormente non solo per il legame con i burger di soia, pensiamo anche agli oli raffinati. Infatti l’esano è un solvente organico che trova applicazione in diverse filiere alimentari per ottenere oli da materie prime vegetali (oltre alla soia, olio di palma, cotone, canola, colza).

Esistono anche altri metodi per separare i vari componenti (grassi e proteine) della soia o di altri semi, l’esano è comunque particolarmente diffuso perchè è piu’ economico. L’esano viene usato quindi anche nelle fasi che precedono la purificazione della lecitina di soia. Leggo che non si fa uso del solvente nelle filiere biologiche (organic.)

Molti degli impianti di raffinazione degli oli vegetali, chiamati crushing plants sono negli USA e in Argentina dove sono particolarmente diffuse le coltivazioni di piante che producono semi oleagineosi. Negli ultimi anni anche in Cina ne sono stati avviati diversi.

A proposito di filiere alimentari e uso dell’esano per raffinare gli oli, guardate cosa ho trovato. E’ una pubblicità della Shell che nel 1948 proponeva l’uso dell’esano per estrarre perfino l’olio d’oliva.

Fonti:

Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.

Neurotoxin in veggie burgers

hexane-and-soyburger

Veggie-burgers-neurotoxin-hexane

Occupational Safety and Health Guideline for n-Hexane

US-oilseed-plants-working-to-meet-new-EPA-rules-on-hexane


Dove sarò domani?

Torno sempre volentieri a Genova, bellissima città. In questa occasione sarò al Centro Biotecnologie Avanzate, per una lezione inserita nel Master Universitario di II livello in Applicazioni tecnologiche per la gestione della qualità e sicurezza alimentare dei prodotti tipici territoriali e del mare.

Mi aspettano 20 giovani laureati a cui parlerò di “Intercultura alimentare“.
Tra i progetti di cui parlerò ai ragazzi c’è Eurofir , lo conoscevate? si tratta di un progetto di valorizzazione nutrizionale dei prodotti tradizionali europei.

Cosa significa prodotto tradizionale? quale delle definizioni proposte vi sembra piu’ giusta? Conoscete i cinque prodotti e ricette italiane che sono stati caratterizzati da un punto di vista nutrizionale? Castagnaccio, cannoli siciliani, brasato al barolo, baccalà alla vicentina, pizza Margherita.

Ne riparliamo, comunque trovate tutto sul sito Eurofir


Imitation cheese: It looks like cheese, smells like cheese, but it is not

E il momento di riparlare degli imitation cheese” a cui avevo accennato un po’ di tempo fa in un post che aveva suscitato interessanti commenti tra i lettori. E’ un fenomeno di cui non si conoscono le proporzioni ma probabilmente è aumentato negli ultimi anni. Si è stimato che circa 20.000 tonnellate di “imitation cheese” o cheese analogue vengano consumati ogni anno nei vari paesi dell’Unione Europea. Rappresenterebbe meno dell’1% dei consumi ma è pur sempre un fenomeno da non sottovalutare.

Perchè se ne riparla? perchè ho letto in un comunicato che il Parlamento europeo sembrerebbe intenzionato, nell’ambito del progetto di regolamento teso a modernizzare l’etichettatura degli alimenti, ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione,» prodotti nei quali la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti. Se finiscono tra gli scaffali abbiamo l’etichettatura che ci può guidare ma cosa accade se pizzerie o ristoratori ne fanno un uso in cucina? In Germania per esempio Petra Zachari, rappresentante di una associazione di consumatori ha dimostrato in una indagine che alcuni campioni di formaggi serviti in alcuni ristoranti tedeschi erano degli esempi di imitation cheese

Un rapido tour su Google e scopro che ne esistono già diversi di cheese analogue in vendita negli USA e in altri stati. Gli imitation cheese vengono studiati da team di tecnologi e produttori alla ricerca del blend che riproducano il piu’ possibile le caratteristiche organolettiche dei formaggi autentici. Cosa contengono? tra gli ingredienti amidi modificati, grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari.

It seemes cheese but it is not!

Ecco qualche esempio pescato in rete:

Ma il prodotto che mi ha decisamente sorpreso in negativo è questa “imitation mozzarella” che è usata come ingrediente di una pizza surgelata in vendita in un sito di e-commerce. Complimenti a chi l’ha pensata!

adesso quando mi chiederanno un esempio di Junk food, saprò cosa citare.

Ecco gli ingredienti della Imitation Mozzarella Cheese: (Water, Partially Hydrogenated Soybean Oil With Citric Acid, Casein, Modified Food Starch, Dehydrated Mozzarella Cheese [Cheese {Milk, Culture, Rennet, Salt}, Milk Solids, Disodium Phosphate], Milk Protein Concentrate, Contains 2% Or Less of: Sodium Aluminum Phosphate, Salt, Lactic Acid, Disodium Phosphate,

Ehi, non è finita c’è anche l’Artificial Mozzarella Flavor [Modified Corn Starch, Corn Maltodextrin, Lipolyzed Butterfat, Artificial Flavors, Flavors],

volete dare uno sguardo al resto? senza parole.

Fonti:

Assolatte_attacca_il_Parlamento_europeo:_Vuole_autorizzare_i_formaggi_di_imitazione

– –German Imitation Cheese

Fake cheese alarm

Fonte immagine 1, 2


Fast food: diamo i numeri

Da un po’ di tempo ho scoperto alcune educational food&wine infographics e le trovo davvero utili ed efficaci nel trasmettere dati e statistiche sui temi piu’ disparati. Anzi mi sto allenando per produrne alcune. Ieri ho intercettato questa sui fast food. Clikkate per ingrandire l’immagine

Via: OnlineSchools.org


In viaggio con Elena Pugliese e Food Express

Il bello della rete, l’ho detto altre volte. Si conoscono belle persone con cui condividere passioni, interessi e a volte nascono nuovi progetti. E così ho conosciuto Elena Pugliese e il suo Food Express.

Di cosa si tratta? Food Express è’ un racconto che attraverso testimonianze e racconti dal vivo, vi porterà in viaggio in quelle terre da cui arrivano certi prodotti alimentari, facendo emergere di volta in volta il mercato del cibo, i suoi paradossi e le culture che ruotano attorno ad esso.

La prima puntata è stata trasmessa in diretta da EATALY il 10 aprile scorso e si è parlato di mele che arrivano dalla Cina. I prossimi appuntamenti saranno sempre di sabato alle ore 11 su Radio Flash. In tutto saranno 8 documentari tutti da ascoltare, 8 viaggi su altrettanti cibi che arrivano dall’estero per scoprire le filiere, la strada percorsa. Quali luoghi, musiche e tradizioni attraversano prima di arrivare al supermercato sotto casa.

Sono davvero felice di aver contribuito in parte alla traccia di alcuni viaggi in cui vi condurrà Elena con il suo Food Express.
Ecco i prossimi argomenti che verranno affrontati:
17 aprile: Nocciola e Turchia;
24 aprile: Pomodoro dal Marocco;
8 maggio: quando il Basilico arriva dal Vietnam;
15 maggio: Fagioli dal Canada;
22 maggio: Prugne esportate dal Cile;
29 maggio: Uva dal Perù
5 giugno: Back Home

Complimenti a Elena per l’idea e buon viaggio!


De Kit Kat gustibus non est disputandum

Stamattina passando davanti ad un distribuore automatico dislocato nella scuola di mia figlia ho notato i Kit kat tra gli snacks in vendita. Ho ripensato alla protesta di cui ho scritto qualche giorno fa. Sapete quanti sono i gusti in vendita? piu’ di un centinaio.
Per esempio, pensate che sia frutto di photoshop l’immagine? vi sbagliate, esiste veramente il gusto grilled corn, del Kit Kat. Uno dei trend alimentari seguiti dalle principali aziende negli ultimi anni è declinare prodotti ai gusti e sapori locali. La Nestlè per dire ha proposto recentemente addirittura 19 nuovi gusti in Giappone dove lo snack è decisamente un prodotto di successo tra i giovani. Il motivo? sembra che sia dovuto proprio al nome perchè è molto simile alla frase “kitto Katsu“, che è un saluto bene augurante.
I nuovi prodotti in edizione limitata saranno in vendita in regioni diverse dello stato. I gusti sono davvero strani e bizzarri come “salsa di soia“, “caramello”, “patata dolce,“patata al burro”, “Roasted Green Tea”,”Aceto di mele”, “Uva moscato,” “castagna“. C’è anche il gusto “Ramune soda“, ho imparato che Ramune è il nome di una bevanda analcolica frizzante diffuse in Giappone. Non manca il gusto “miso“, il condimento derivato dai semi di soia.
De gustibus..

Si trovano delle recensioni ma in nessuno dei blogs che ho visitato, sono inseriti gli ingredienti che restano quindi misteriosi. Commenti e critiche ai vari gusti su Breaktown.com Pockywatch, The impulsive buy e su Japanese snack reviews.

Jenkens kit kat blog poi è dedicato esclusivamente a recensioni dei kit kat.

Fonte


Fresh: The movie

C’è ancora Michael Pollan dietro Fresh, un documentario-film curato da Ana Sofia Joanes. Ancora attenzione sull’agricoltura convenzionale statunitense a confronto con farmer market e urban gardens, un invito quindi a riflettere sulle filiere alimentari e le nostre scelte alimentari.

Fino ad ora solo proiezioni private.

In questa intervista l’autrice spiega il lavoro svolto e come ha scelto le storie da raccontare. Incontriamo vari produttori come Will Allen, Diana Endicoot, proprietari di piccoli negozi che si riforniscono da agricoltori locali come David Ball, c’è perfino uno dei protagonisti del libro di Pollan. Chi ha letto “il dilemma dell’onnivoro” ricorderà le pagine dedicate a Joel Salatin e alla sua azienda agricola Polyface.

Su Twitter potete seguire le news sul film.


Dalla razione K ai fast food passando per i MRE (ready to meal)

Credo di aver trovato i possibili fornitori dei Pork Rib Boneless Imitation Caramel Powder and smoke Flavour della foto. Grazie a Eraldo per l’assist!

Non avevo mai affrontato l’argomento prima e cercando notizie sulle derrate alimentari prodotte per l’esercito ho scoperto che esistono aziende che permettono l’invio di piatti pronti e vari alimenti in zone militari sparse per il globo. Derrate confezionate per essere stoccate anche per lunghi tempi. Sapevate che è stato Ancel Keys, il padre della dieta mediterranea, a mettere a punto per la prima volta la razione K destinata ai militari USA durante la seconda guerra mondiale? il termine razione K indicava una razione individuale giornaliera di sopravvivenza ed era pensata per tre pasti: colazione, pranzo e cena.

Dal 1980 fino ad oggi sono stati introdotti i MRE (ready to meal). I vari menu proposti dal 2000 ad oggi all’esercito USA li trovate qui. Ho trovato perfino le recensioni.

Sul sito del Ministero della Difesa italiano ho trovato i MRE i menu’ destinati all’esercito italiano. Tra i prodotti inseriti nella Razione Viveri Speciale da Combattimento, anche una bevanda alcolica in formato mignon, il cordiale. Credo che l’esercito italiano sia l’unico ad avere in dotazione alcolici.

A proposito di ranci, decisione delle ultime settimane lo smantellamento dei fast food Orange Julius, Burger King, Pizza Hut, Dairy Queen che erano dislocati presso le basi militari statunitensi in Afganistan. Il comandante Maj. Michael T. Hall ha annunciato il piano addirittura dal suo blog ospitato sul sito dell’ International Security Assistance Force (ISAF) affermando: “This is a war zone — not an amusement park.”

Non del tutto favorevoli le reazioni di parenti dei soldati impegnati nelle operazioni militari.

Fonti e immagine