Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

8 marzo 2010

I dadi da brodo: Da Justus von Liebig alla Carlucci.

Gusto Ricco, Gusto Delicato, Gusto Lusso, Gusto classico. Di carne, vegetale, Ricetta Mediterranea, Gusto snello, sono solo alcuni dei tipi di dadi da brodo in vendita.

Chissà cosa penserebbero Justus von Liebig e Julius Maggi del successo del dado alla cui produzione contribuirono con il loro intuito.
Il chimico tedesco Justus von Liebig è considerato l’ideatore dell’estratto di carne. Justus dedicò la sua vita a diverse aree di ricerca sia in campo agronomico sia nella trasformazione e conservazione della carne. Alla fine dell’ottocento mise a punto il processo per ottenere l’estratto di carne finalizzato a migliorare l’apporto in proteine della popolazione malnutrita. La carne era un alimento costoso in Europa, mentre in Sud America esistevano grandissimi pascoli con numerosi allevamenti. Nel 1847, scrisse il libro “Sulla composizione della carne”, e propose di preparare in Sud America un concentrato della carne che fosse facilmente trasportabile e conservabile; si trattava di cuocere la carne del bovini, preparare un brodo concentrato e essiccarlo per essere venduto come “estratto”. Un ingegnere ferroviario inglese appoggiò la sua idea e costruì una fabbrica di estratto di carne, secondo la ricetta del prof. Liebig, a Fray Bentos, in Uruguay. L’estratto si vendeva in vasetti di vetro.

Qualche anno piu’ tardi, nel 1880 lo svizzero Julius Maggi, mise a punto un altro tipo di concentrato, a base di cereali, grassi ed estratto di carne, da commercializzare in cubetti.

L’uso comune del dado da cucina si è affermato in Italia attorno agli anni venti del secolo scorso. A distanza di tanti anni i preparati per brodo sono prodotti oltre che in cubetti anche in forma granulare. Ultimamente troviamo anche il Brodo già pronto. Cosa c’è nel nuovo prodotto Star?

Brodo Pronto Star con carne mista:
Ingredienti: Acqua, verdure 0,9% (porro, pomodoro, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono frumento, uova e latte), estratto di lievito, estratto di carne 0,07%, carne di pollo 0,04%, carne di manzo 0,04%, olio extravergine di oliva, spezie.

Brodo con Carne di Manzo
Ingredienti: Acqua, verdure 0,9% (porro 0,9%, pomodoro, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono soia e latte), estratto di lievito, estratto di carne 0,07%, carne di manzo 0,04%, colorante (caramello naturale) olio extravergine di oliva.

Brodo alle Verdure
Ingredienti : Acqua, verdure 1% (porro 0,9%, cipolla 0,01%, cavolo, aglio, patate 0,01%, spinaci, pomodoro 0,01%, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono latte e soia), estratto di lievito, estratto vegetale 0,02%, olio extravergine di oliva.

Lo avevo già detto: il termine Naturale piace così tanto alle aziende. E infatti anche la Star se ne appropria: 100% di ingredienti naturali si afferma nella pubblicità del nuovo prodotto che ha la Carlucci come testimonial. Viene da sorridere pensando ai vari trattamenti che subiscono le materie prime utilizzate.


Che cos’è l’estratto di lievito che troviamo nei tre prodotti ?
E’ tra gli ingredienti che leggiamo in etichetta se nel dado da brodo non è aggiunto il glutammato di sodio. L’estratto di lievito si ottiene sottoponendo una sospensione di lieviti ad autolisi e successiva concentrazione allo scopo di aumentare il contenuto in proteine e in aminoacidi. Partecipano al processo di demolizione delle macromolecole contenute nei lieviti sia enzimi cellulari che enzimi aggiunti dall’esterno. Nell’estratto sarà presente anche il glutammato ovviamente che è tra gli aminoacidi contenuti nelle proteine del lievito. Sono proprio gli aminoacidi e i polipeptidi che conferiscono un gusto appetibile. Il contenuto di glutammato nell’estratto di lievito può arrivare fino al 18%. Nell’estratto di lievito sono presenti anche nucleotidi che svolgono anch’essi un ruolo di esaltatori del sapore. In sintesi come avviene la produzione:

/yeast_extracts_production_process.png

Ma avete mai preparato il dado per il brodo in casa? Seguite le istruzioni di Gunther su Papille Vagabonde.

Non l’ho ancora visto il prodotto nel banco frigo, chi lo ha provato dice che è buono. Ho in programma un test di confronto alla cieca in famiglia per vedere se è riconoscibile dal brodo che di solito prepara la sottoscritta. :)

Fonti: altronovecento eurasyp.org Papille Vagabonde.

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5 marzo 2010

La dieta punti da McDonald’s: Weight Watchers approva

Chi è la signora della foto? Jean Nidetch, la casalinga che negli anni Sessanta ha messo a punto la dieta Weight Watchers. Il programma ebbe successo, anche grazie alle riunioni periodiche tra coloro che seguivano la dieta. Nel 1992 Weight Watchers introdusse il programma a distanza grazie al quale anche chi non aveva il tempo di frequentare le riunioni poteva seguire il metodo. Nel 1999 Weight Watchers lancio’ le riunioni individuali e dal 2000 iniziò ad organizzare incontri direttamente sul posto di lavoro.

Chi ha studiato il programma si sarà confrontato con il conteggio dei punti dei vari alimenti che si desidera consumare. I punti Weight Watchers per i prodotti McDonald’s c’erano già. Da diversi anni era stato calcolato il punteggio attribuito ad ogni prodotto servito nel fast food.

Per dire la Coca Cola Small corrisponde a 3 punti.
Un Cinnamon Roll e un Oreo McFlurry corrispondono rispettivamente a 9 punti o 13 punti.

Bastava dare un seguito che probabilmente i protagonisti sapevano avrebbe suscitato molto interesse. In Nuova Zelanda da alcuni giorni tre proposte McDonald’s sono servite con il logo della Weight Watchers. Sono the Filet-O-Fish, Chicken McNuggets e Sweet Chilli Seared Chicken Wrap.

La Weight Watchers International, Inc. è diventata uno dei protagonist della diet industry. Dopo piu’ di 40 anni dalla fondazione, milioni di persone si sono rivolte a lei per iniziare una dieta. Ogni settimana 50.000 meetings Weight Watchers si svolgono in giro per il mondo. Si stima che nel 2008, sono stati spesi circa $4 billions in prodotti e servizi Weight Watchers. Business is business.
Via.

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Si ricomincia. Nuova etichetta misteriosa.

Ingredienti: Albume d’uovo, farina di frumento, zucchero, olio vegetale,biscotto ai 5 cereali (10% – farina ai 5 cereali:avena, farro, frumento,orzo, segale; albume d’uovo,grassi vegetali: palma,cocco girasole,colza), uovo (8%), fibra di mais (5%), agenti lievitanti: bicarbonato di sodio; agenti lievitanti: E450,E341; miele, yogurth scremato in polvere; emulsionanti E471 477;succo di limone, aromi

Di cosa si tratta?

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28 febbraio 2010

Eat real. Eat local.

Mentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.

Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.

Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca

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21 febbraio 2010

Cosa mangeremo nel 2020: il Jelly burger?

I clienti che vanno abitualmente al fast-food non si aspettano tentacoli frammisti a materiale gelatinoso come farcitura dei loro panini. La scienziata e biologa marina Jennifer Jacquet della University of British Columbia e il digital artist Dave Beck hanno creato questa foto per sensibilizzare opinione pubblica e studiosi sullo sfruttamento eccessivo delle risorse e sulle conseguenze che possono avere i cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini. Con il diminuire del numero dei pesci di maggiori dimensioni e con l’aumento delle temperature dell’oceano, il mare diventa sempre più il luogo ideale per creature galleggianti. E da qui nasce l’idea del jelly burger: panino, pomodori, lattuga e una medusa gelatinosa aggiunta appositamente dal digital artist.

La foto è tra quelle che hanno partecipato alla l”International Science and Engineering Visualization Challenge guadagnandosi una meritata menzione speciale.

Overfishing has reduced jelly fish predator and climate change has increased ocean temperature
Jellyes thrive in empty and warmer oceans.
Whithout changes in global fishing policies,the sea food of the future is rubbery.
The jelly fish burger is so close to became a reality, we can taste it.

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15 febbraio 2010

Dal laboratorio al piatto: le magiche proteine isolate dalla soia

Nuova puntata della serie Dal laboratorio al piatto ma stavolta non si tratta di colture cellulari che comunque procedono nei laboratori della Harvest.

La materia prima è decisamente diversa, si inizia con proteine isolate dalla soia (ISP), uno dei numerosi derivati della soia. Grazie ad un processo di estrusione a elevate temperature si produce un materiale che ricorda la “consistenza della carne avicola” secondo i ricercatori che l’hanno prodotta. Poi con l’aggiunta di aromi si perfeziona il sapore. Destinazione possibile del prodotto il mercato dei vegetariani.

E’ divertente leggere come viene descritta la notizia degli studi condotti da alcuni ingegneri del College of Agriculture, Food and Natural Resources e del College of Engineering

- Un prodotto che alla fine della lavorazione si presenta molto simile al suo “cugino” di carne, ma che avrebbe per converso effetti benefici sul colesterolo e la salute delle ossa. La Stampa.it

-Scienziati americani dell’Università del Missouri creano un pollo di soia dall’aspetto e dal sapore molto simile al ruspante pennuto, ma prodotto con ingredienti esclusivamente vegetali.

-Un pollo a base di soia per la gioia di tutti vegetariani e vegani del mondo che potranno così finalmente provare il piacere di mangiare (rigorosamente con le mani se dovesse trattarsi della coscia) carne bianca che carne non è. GreenMe

A parte gli effetti sul colesterolo e sulla salute delle ossa, su cui magari tornerò, non è mica una novità che le proteine isolate dalla soia vengano usate per produrre alimenti rivolti ai vegetariani. Infatti le proprietà delle proteine vegetali sono note da tempo e vengono impiegate piuttosto frequentemente anche nei piu’ comuni piatti pronti. Comunque vi va di vedere come si presenta il prodotto estruso perfezionato dal Prof Fu-Hung Hsieh e collaboratori?

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14 febbraio 2010

Agrycult, la particella 2.0 della parte agricola della rete

Dopo una lunga attesa, Agrycult è finalmente on line! C’è vita nella particella 2.0 della parte agricola della rete, colonizzata da Francesco Travaglini,inventore dell’orto digitale e altri amici agricoltori che conosco da tempo: Carlo Zaccaria, Cristiana Galasso, Elena Parona. Date uno sguardo ai primi posts, scoprite il significate della CSA,community supported agryculture e votate il logo.

Go Agrycult go!

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12 febbraio 2010

DOPatevi!

Dopatevi, rugby e prodotti DOP

Vi piace la nuova campagna a sostegno dei prodotti DOP e IGP? Testimonial la nazionale italiana di rugby.

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Dal mais Bt alla melanzana BT: quid noctis?

Si è riacceso il dibattito sulle biotecnologie applicate all’agricoltura. Qualche giorno fa in occasione di FieraGricola si è parlato di un menu’ offerto da Confagricoltura: a base di polenta preparata con mais Bt.

Si anticipano prossime semine a Nord-Est. Insomma mais Bt sui media e di grande attualità in questi ultimi giorni. A livello internazionale invece è un ortaggio OGM quello di cui si parla di piu’ ultimamente ed è la melanzana.

L’India è uno degli stati in cui si coltiva da numerosi anni una varietà di cotone OGM: il cotone BT. Il cotone raccolto serve all’industria tessile ma non solo, non tutti sanno che dalla lavorazione della pianta, si ricava anche l’olio di cotone che trova impiego nell’industria alimentare e nella mangimistica.

Mi sono chiesta: Come mai in uno stato in cui è già accettata la coltivazione di una pianta OGM, proteste e critiche sono state sollevate alla introduzione della coltivazione di un ortaggio transgenico:la melanzana BT?. Doveva essere, nelle intenzioni dei ricercatori che l’hanno messa a punto, il primo ortaggio coltivato in Asia. In fondo l’approccio è lo stesso usato per il cotone BT, cioè rendere una pianta in grado di produrre sostanza tossiche contro alcuni parassiti. Probabilmente il cotone Bt è visto solo come materia prima per l’industria tessile mentre crea diffidenza l’ortaggio destinato all’alimentazione umana? La storia si ripete come accaduto con la patata Bt?

Buona occasione per fare ordine nell’argomento, capire cosa significa Bt e descrivere le finalità di questa modificazione genetica. Le applicazioni biotecnologiche all’agricoltura sono così numerose che non si può generalizzare.Meglio procedere caso per caso.

BT deriva dal nome di un batterio del suolo il Bacillus Thuringiensis che produce delle proteine tossiche per alcuni insetti tra cui alcuni parassiti vegetali. Le proteine sono di due tipi: le citolisine (Cyt) e le delta-endotossine (Cry). Le proteine Cyt sono tossiche verso gli insetti appartenenti ai Coleotteri e ai Ditteri. Le proteine Cry hanno come bersaglio i lepidotteri. La biotecnologia messa a punto per inserire la modificazione nel patrimonio genetico delle piante e che chiamiamo modificazione BT permette quindi alle piante transgeniche di produrre delle proteine tossiche che fungono da insetticidi. Ecco una immagine che ci spiega cosa accade.

Fino ad oggi è permessa la coltivazione del solo mais BT in Europa. Ma altre coltivazioni o sperimentazioni sono state studiate,tra le piante BT di varie specie ci sono il cotone Bt, la soia, la patata Bt, il riso Bt. Tutte le piante geneticamente modificate contengono un gene del batterio che permette quindi di produrre una tossina attiva verso i parassiti in tutti i tessuti della pianta.

Una pianta Bt è resistente a tutti i potenziali parassiti che lo possono colpire? No, ad esempio esistono tipi di mais Bt che sono resi resistenti alla piralide, altri alla diabrotica. Insomma il tema è piu’ complesso di quanto si pensi. Non credo sarebbe un problema inserire nel patrimonio genetico del mais piu’ geni, anzi da qualche parte di certo qualcuno lo ha già fatto. Nel caso specifico della melanzana Bt di cui si parla in questi giorni, è stata modificata per resistere al “fruit and shoot borer pest”.

Le tossine rendono le piante resistenti ad alcuni parassiti e pertanto questa modificazione non è vantaggiosa per l’ambiente? Alcuni studi sostengono che le coltivazioni di piante Bt permettono di ridurre i trattamenti programmati contro i parassiti. Si è stimato, per esempio, che le melanzane Bt potrebbero ridurre significativamente (fino al 40%) le perdite di raccolto dovute a infestazioni parassitarie.

Uno dei problemi che può insorgere è che nelle colture Bt, può aumentare la resistenza genetica tra gli insetti nocivi. E’ per questo motivo che quando si coltivano piante transgeniche Bt, vengono create zone di rifugio per gli insetti parassiti: approccio chiamato dagli studiosi: refuge-strategy. Credo che le simulazioni per studiare la diffusione della resistenza in popolazioni di insetto nocivi siano tuttavia problematiche.

E gli insetti utili? Alcuni autori hanno suggerito in passato che la tossicità esercitata da alcune piante modificate non fosse selettiva verso gli insetti dannosi e avrebbe potuto provocare la scomparsa anche di altre specie di insetti. A questo proposito alcuni studi hanno dimostrato che la mortalità delle larve di alcuni insetti predatori del parassita della piralide del mais, è aumentata nelle larve nutrite con mais Bt rispetto a quelle nutrite con mais non transgenico. Altri studi condotti su altre piante transgeniche hanno dimostrato che le coccinelle che si nutrivano di afidi allevati su piante transgeniche deponevano meno uova rispetto a quelle nutrite con afidi allevati su piante non transgeniche. Rassicuranti sono comunque molti altri lavori pubblicati in seguito sulle ricadute sull’ambiente e di cui allego qualche riferimento. In particolare è interessante una meta-analisi che tranquillizza sull’assenza di un effetto negativo sulle api. Gli stessi autori comunque auspicano studi ulteriori in campo per comprendere gli effetti a lungo termine.

E ora qualche considerazione,limitandomi agli effetti sull’ambiente. In laboratorio sono stati selezionati diversi ceppi del Bacillus che esprimono proteine tossiche che agiscono specificatamente contro alcuni insetti parassiti. Fino ad oggi piu’ di 200 diversi geni cry sono stati isolati. Piu’ di un centinaio di endotossine sono state studiate e caratterizzate. Questo costituisce un arsenale vastissimo che potrebbe essere usato in futuro per diverse applicazioni.

Le spore del batterio Bacillus Thuringiensis si usano nella lotta integrata già da molti anni. Perchè la modificazione Bt genera diffidenza? Buona domanda che spesso sento sollevare dai sostenitori degli OGM.

E’ vero, le spore si usano in agricoltura e anche nei parchi urbani per combattere parassiti di piante che costituiscono l’arredo urbano. Ho letto di applicazioni anche contro la fastidiosa zanzara tigre. Il Bacillus Thuringiensis però da quello che ho letto non sopravvive a lungo nell’ambiente,ci sono dati su questo. Alcuni autori affermano che le proteine Cry sintetizzate nelle piante Bt si degradano velocemente nel suolo, altri affermano che le tossine non sarebbero degradate così facilmente nel terreno.

Non sono una microbiologa, nè una entomologa, chiedo quindi a qualcuno piu’ esperto di me che ha già riflettutto sul tema.

-La modificazione Bt che permette alle piante transgeniche di produrre le proteine tossiche in tutte le parti della pianta e per tutto il ciclo vitale, è paragonabile per gli effetti sull’ambiente e sull’ecologia del suolo, all’intervento con le spore di Bt che fungono da insetticidi? mi riferisco ovviamente a piante coltivate su larga scala.
Intanto in India,paese da cui siamo partiti, è stata rimandata la decisione di iniziare la coltivazione della melanzana Bt.

Se avete voglia potete leggere il lunghissimo botta e risposta tra il ricercatore Seralini e il comitato a favore della melanzana Bt in India lo trovate qui:

Una immagine della mobilitazione in India contro la melanzana Bt.

http://www.hindu.com/2010/01/17/images/2010011756250802.jpg

Bibliografia:

-Insecticidal activity of Bacillus thuringiensis crystal proteins. J Invertebr Pathol. 101(1):1-16, (2009) .

- Insect resistance to Bt crops: evidence versus theory. Nat Biotechnol. 26(2):199-202 (2008).

- Bacillus thuringiensis (Bt) transgenic crop: an environment friendly insect-pest management strategy. J Environ Biol. Sep;29(5):641-53 (2008)

- Interactions between plant resistance genes pest aphid population and beneficial aphid predators in Scottisch crop research Institute annual report (1997)

- Initial frequency of alleles for resistance to bacillus thuringiensis toxins in field population
of heliotis virescens, Proceedings of the National academy of Sciences 94,3519-23 (1997)

-How Bacillus thuringiensis has evolved specific toxins to colonize the insect world, Trends in Genetics. 17:193-199, (2007)

- Engineering Modified Bt Toxins to Counter Insect Resistance. Science. 318: 1640-1642,2007

- India divided over plans for GM aubergine

- Pest-resistant Bt brinjal developed developed

- The Development and Regulation of Bt Brinjal in India

- A Meta-Analysis of Effects of Bt Crops on Honey Bees (Hymenoptera: Apidae)

Fonte immagine

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10 febbraio 2010

I giovani e la dieta di transizione – conclusioni e bibliografia

Che fare dunque?

Si puo’ aiutare i giovani a fare scelte alimentari piu’ attente.  Questo pero’ puo’ succedere quando il messaggio da parte delle istituzioni e’ piu’ chiaro e consistente.  In questo senso aiuterebbe se i vari ministeri (salute, politiche agricole) lavorassero insieme.  Alcune iniziative a breve termine dovrebbero essere rinforzate da iniziative o interventi a lungo termine.  Penso ad alcuni:

- migliorare i mezzi utilizzati per informare

- istruire i genitori affinche’ il primo buon esempio venga da casa

- elaborare interventi che utilizzino il buon esempio (‘role model’)

- scuole

- creare nuove norme sociali che creino l’ambiente adatto

Qualche idea concreta:

- la piramide non insegna la differenza che corre fra un alimento fatto in casa e uno preparato dall’industria…. addirittura include alimenti (come i biscotti, la birra) che in questo senso non sono in linea con il resto; il messaggio non e’ chiaro

- l’istruzione dovrebbe sempre essere sostenuta da prove.  Se una iniziativa educativa NON funziona, perche’ ripeterla senza capire dove non ha funzionato

- rimuovere le barriere che possano prevenire la comprensione delle etichette.  Questo ad esempio si potrebbe fare con il coinvolgimento della grande distribuzione (pensiamo ad una lista di additivi in uso disponibile al momento dell’acquisto, che spieghi al consumatore cosa sono)

- eventi educativi che coinvolgano bambini e adolescenti: questi eventi devono continuare con regolarita’.  Parlo di visite a fattorie didattiche, musei rurali etc, con il coinvolgimento dei genitori

- monitoraggio del trend dell’obesita’ in Italia; la consulenza con nutrizionisti dovrebbe essere resa gratis in ospedali, scuole, uffici

- sostenere la ricerca e le professioni ‘chiave’, ad es. il nutrizionista, che potrebbe essere abbinato al medico generico

- media: regolare la pubblicita’ degli alimentari, sopratutto quella rivolta ai bambini, anche seguendo l’esempio di quei paesi europei che hanno raggiunto un discreto successo

- tasse indirette : ad es. facendo pagare il parcheggio dei discounts o di quegli esercizi che vendono alimenti raffinati e non prodotti localmente;  questa iniziativa dovrebbe essere sostenuta con un maggior aiuto alle economie locali, ai produttori locali

- incoraggiare le imprese di catering a introdurre maggiormente certi alimenti. Ad es. organizzando delle degustazioni o veloci lezioni di cucina nei centri commerciali

- incoraggiare e sostenere i gruppi di societa’ civile.  Come dicevo prima, la Slow Food ha fallito nel rivolgersi ai giovani.  O semplicemente non pensa che sia necessario parlare il loro linguaggio, come diceva Marco.  Attivita’ rivolte anche ai giovani dovrebbero essere incluse nell’agenda di Slow Food. Gruppi di consumatori come quelli che in UK stanno finanziando la ricerca sui coloranti, dovrebbero crearsi e avere un ruolo piu’ attivo in queste faccende.

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