Snack alla frutta, proteine e piselli

Scambi di opinioni ai piani alti di una multinazionale. Si sta lavorando ad una linea di snack alla frutta.

-No, troppi zuccheri semplici in questo snack. Già me li immagino quelli delle associazioni di consumatori che stanno a leggere sempre le etichette, direbbero subito che è troppo sbilanciato, poche proteine, non va. E poi abbiamo preso l’impegno di fare dei prodotti nutrizionalmente corretti…Cosa possiamo fare?

Si alza il tecnologo e/o nutrizionista: Perchè non aggiungiamo le proteine tra gli ingredienti?

-Già, ma quali?

-Potremmo provare con i caseinati, ma ultimamente costano troppo.

-E se utilizzassimo le proteine di soia?.

-No, le guardano tutti con diffidenza, e poi c’è sempre il sospetto che siano transgeniche.

Trovato! -urla l’altro tecnologo. Le proteine di pisello sono quello che ci serve. Costano anche poco.
E poi le usano già da parecchi anni nei prodotti dietetici. Dicono che offrono diverse opportunità.

-Davvero? Quali?

Le usano già per aumentare il livello di proteine negli alimenti, anche a base di carne. Una azienda francese ha brevettato un prodotto che si ricava dai piselli, si chiama NUTRALYS® e tanti le usano già nei prodotti dietetici e per sportivi.

Esistono anche proteine estruse, proteine (di pisello) testurizzate, imitano perfino la carne.

Hanno proprietà anche emulsionanti.

Permettono di ridurre i costi. So io dove trovarle.

Sono anche stabilizzanti.

Mi avete convinto. Procediamo!

Ovviamente è tutto inventato, però le proteine di pisello ci sono per davvero nello snack Saiwa all’arancia.


Temporary shop

Non sapevo dell’esistenza dei temporary shops.
Se siete dalle parti di Milano, avete ancora due giorni di tempo per visitarne uno dedicato alla Next Food Experience. Sarete accolti da un tunnel sonoro e da pannelli oleografici che informano sull’importanza dell’alimentazione. Vi aspettano postazioni touch screen, test sul vostro benessere, chef che vi prepareranno un menù con i prodotti di cui ho già scritto in parte qualcosa (1,2,3)
Commenti e pareri di addetti ai lavori sull’iniziativa dei temporary shops li trovate su Lafra.it e Papillevagabonde.it


Salumi e scatti nel web

Questo non è un post su un prodotto o un ingrediente in particolare ma sulla comunicazione istituzionale e delle aziende alimentari. Ho deciso di aprire uno spazio sul blog in cui archiviare il materiale divulgativo che ho raccolto e archiviato in questi anni. L’idea di dare uno sguardo alle pubblicazioni divulgative cartacee o ai siti in rete mi è venuta qualche giorno fa quando si parlava di sale e alimenti. Inizio pertanto con qualche link sui salumi e sugli insaccati e quindi mi dirigo su SalumiItaliani.it. Ricordo bene quando arrivò in ufficio una copia della pubblicazione “Carni e salumi tra Nutrizione e cultura:quali novità“? in cui diversi autori dissertavano sugli aspetti nutrizionali. Eravamo nel 2002, poi è arrivato il kit didattico Galassia Salumi pensato per gli insegnanti. Nel kit tra vignette e fumetti, troviamo percorsi didattici e brevi descrizioni degli insaccati.

Salumi italianiGalassia salumi

Prendetevi un po’ di tempo per leggerli. Il materiale pubblicato può contribuire ad accrescere le conoscenze dei consumatori piu’ giovani sui prodotti, ma non sarebbe utile spiegare anche le funzioni di certi ingredienti che troviamo in alcune etichette?.

-Perchè trovo le proteine di soia in alcuni insaccati?
-E la carragenina che trovo in certi marchi che ruolo ha?
-Che funzione hanno il latte in polvere e il destrosio? e i coloranti?
-Gli aromi sono indispensabili?

E le domande non sono finite.
I fondi del Ministero delle Politiche Agricole non potrebbero essere usati meglio per valorizzare i prodotti?


Questa settimana su Trashfood

Mosaicofebbraio3

-New entry nei siti internet nati per promuovere la frutta. Stavolta è la mela la protagonista del progetto e il sito è Piacere di mela, dati nutrizionali al limite però e ormai sentiti tante volte. Il progetto è triennale, staremo a vedere come evolverà. Ricordo che in rete ci sono già altri siti divulgativi sul tema e ne ho già parlato (1).

– A volte non immaginiamo quanto sia vasta l’offerta di frutta e ortaggi, la natura si è davvero sbizzarrita e ci offre una moltitudine di prodotti diversi nelle forme nei colori. E così gli Ortaggi arcobaleno non ci sembrano una novità.

-Pasta, pizza e mandolini, come il cibo e le tradizioni culinarie italiane vengono viste fuori dai nostri confini. La parodia del mangiare italiano e gli stimolanti commenti dei lettori.

-Panna e propellenti insieme ad altri ingredienti cosa fanno insieme? Etichettibus spray. Che c’è di strano? dirà qualcuno. In fondo prodotti simili esistono da conquant’anni. Giusto, ma vederlo nella cartella del programma di Cheese 2007 della Slow Food, fa un certo effetto.


Etichettibus spray

etichetta 1

L’hanno chiamato una rivoluzione del latte. Di cosa si tratta?

Edit: Tra gli ingredienti troviamo il protossido d’azoto, la cui scoperta come propellente per alimenti risale al 1931. Fino ad allora il protossido d’azoto era noto per i suoi effetti anestetici ed esilaranti. Come si racconta qui, Charlie Goetz, studente di chimica all’Università dell’Illinois, e il suo supervisore, G. Frederick Smith, stavano cercando di migliorare i metodi di sterilizzazione del latte per allungarne il tempo di conservazione. Studiando gli effetti dell’anidride carbonica sotto pressione Goetz si accorse che da un piccolo foro su una tanica usciva schiuma di latte. Pensarono di applicarla per ottenere panna montata istantanea e l’idea funzionò ma l’anidride carbonica rendeva la panna inacidita, per via dell’acido carbonico che l’anidridi carbonica forma a contatto con l’acqua. Dopo qualche tempo un dentista locale suggerì a Goetz di provare con il protossido d’azoto insapore, di odore dolciastro, non infiammabile e solubile nei grassi della panna. Era solo l’inizio dell’uso de protossido conme additivo propellente.
La prima azienda a entrare nel mercato al dettaglio fu la Reddi-Whip di Aaron Lapin, che nel 1948 ideò un contenitore a perdere con cui conquistò il mercato.

Per la novità la panna spray fu molto apprezzata dai consumatori anche per la sua praticità. Nel 1994, Henry Petroski descrisse il fenomeno d Reddi-wip come “a little luxury that no one but the inventor deemed we needed but that all of us find indispensable once it is marketed.”
Visto il successo, nel 1998 il Time incluse il nome di Lapin tra gli inventori piu’ influenti. Il brand Reddi-wip negli USA continua ad evolversi. Sono presenti diverse versioni della panna spray, nel 2001 ha debuttato una Chocolate Reddi-wip e ricordate il pancake-spray?

In Italia oltre alla panna spray troviamo anche prodotti costituiti da grassi vari, tra cui i grassi idrogenati

Nel 2007 ha debuttato sugli scaffali dei supermercati italiani il prodotto del nostro Etichettibus.


Piacere mela

Metti insieme i principali consorzi e associazioni di produttori di mele, l’Assomela, finanziamenti del Ministero delle Politiche Agricole ecc..e cosa esce fuori? Il sito internet Piacere di mela a cui seguiranno campagne stampa sulle testate nazionali e siti di alimentazione e salute, promozioni nelle mense, nelle palestre e sulle piazze di Milano, Roma e Napoli, con corner, degustazioni, animazioni e distribuzione di materiale informativo.

Cosa c’è da dire sui contenuti?

-Che i dati “Mele e nutrizione” contengono le solite cose ormai sentite. Neanche una tabella e neanche un link a banche dati sulla composizione della frutta.

-Che non esistono solo la Mela Golden, La Pink Lady, la Fuji,la renetta, la Red delicious e poche altre.

Qualche anno fa mi sono interessata di frutta antica nell’ambito di un progetto di valorizzazione di vecchie varietà di mele rosa coltivate nell’appennino marchigiano. E’ stata l’occasione per me di conoscere tipi di mele dimenticate, come le piemontesi Grigia di Torriana, Carla, Runsè, Dominici, Magnana, Calvilla bianca, Buras, Gamba fina. Volete leggere qualcosa in proposito? Ecco un sito sulle mele antiche coltivate al nord. E la Mela Toggia, la Mela Agostina, Mela del castagno, la Broccaia, la limoncella, la mela zitella? qui un sito sulle mele antiche coltivate nell’appennino centrale.


La parodia del mangiare italiano

Dopo il falso Made in Italy in giro per il mondo, da Severgnini-addicted, e non solo perchè è interista come la sottoscritta, vi segnalo il contributo “Smettete di mangiare italiano” apparso sul Corriere della Sera di oggi. Un appello rivolto a tutti gli stranieri che dicono di amare il cibo italiano ma spesso ne incoraggiano solo la parodia. So che passano lettori italiani che vivono all’estero.

Avete esperienze da raccontare?

-Paolo ci racconta:
Clienti tedeschi dell’albergo di mio suocero, sulla riviera ligure, ordinavano il cappuccino a fine pasto o dopo una colazione a base di uova, patatine fritte, salsicce e birra.
Amici miei di Los Angeles, al loro primo viaggio in Italia nel 1988, si sono rifiutati di mangiare in pizzeria perché la pizza era bassa!
A casa loro condivano gli spaghetti (ben scotti) col ketchup….E’ inutile voler insegnare a mangiare ai popoli che non hanno una loro cucina. Noi faremmo cena con una pannocchia bollita condita con la margarina ed un bicchierone di latte pastorizzato?


Broccoli arcobaleno

broccoli colorati

Non è merito del photoshop. I cavolfiori della foto sono il frutto del lavoro di alcuni scienziati della Syngenta che hanno sviluppato le varianti che a differenza delle bianche tradizionali sono arancione, viola e verde. I cavolfiori “arcobaleno” mantengono il loro colore anche dopo la loro cottura e hanno lo stesso sapore delle varietà normali. I colorati cavolfiori non sono il risultato di ingegneria genetica, ma derivano da incroci selettivi tradizionali. Leggo sul Daily Mail di due giorni fa che presto, probabilmente entro l’anno, saranno disponibili in commercio in supermercati e nei mercati europei. Ma non sono affatto una novità. Dove ho già visto broccoli di colore arancione? Ah si, sul sito della Cornell University. Negli Usa sono già in commercio nei farmer’s market. Si trovano perfino gialli.

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Questa settimana su Trashfood

mosaico Febbraio

La guerra al sale, questo il titolo dell’inserto Salute del Corriere della Sera di domenica scorsa. Ma come leggere le etichette dei prodotti industriali? Come si calcola il contenuto di sale se ne conosciamo i livelli di sodio? Il sale e il sodio, un tema su cui tornare.

Mandorle californiane tra nutrizione e business. Non solo calorie, è la frutta secca di cui assistiamo ad una rivalutazione nutrizionale, scopriamo che contiene acidi grassi insaturi e vitamine. E l’Almond Board ci propone l’Almond Tin, la porzione perfetta.

-Giuseppe Arcimboldo usava frutta e verdura per i ritratti degli Asburgo. Aproposito se siete a Vienna visitate la mostra dedicata al pittore che lavorò a lungo alla corte di Vienna. Nel ventunesimo secolo frutta e ortaggi diventano Food scapes grazie alla creatività del fotografo Carl Warner.

Metti un Blog a cena perchè anche ai blogger viene fame e sete.

– 24 ingredienti per fare una cioccolata? succede da Dunkin Donuts. C’era un locale anche a Roma, ma non è sopravissuto. E come si dice Dunkin donuts in lingua piemontese?


Il sodio e il sale

L’inserto Salute del Corriere della Sera di domenica scorsa,era dedicato al sale contenuto negli alimenti. Sappiamo che un consumo eccessivo di sale (cloruro di sodio) è considerato uno dei principali fattori che predispone all’ ipertensione arteriosa, al contrario il potassio è un sale minerale che svolge un ruolo protettivo nella genesi della malattia ed è stato dimostrato che un aumento del suo apporto dietetico è in grado di ridurre sia la pressione arteriosa che il consumo di farmaci anti-ipertensivi nei soggetti affetti da ipertensione. Il 70% di sale che introduciamo con l’alimentazione deriva da cibi industriali. Tra i cibi piu’ ricchi di sale ci sono alcuni alimenti (piatti pronti, sostituti del pane, snacks salati, cibi in scatola) di cui si è registrato un notevole aumento dei consumi negli ultimi decenni. Qualche mese fa vennero commentati i risultati di una indagine su alcuni prodotti in vendita nei fast food britannici (1,2). Il documento mise in risalto che soprattutto alcune categorie commerciali destinate ai bambini, contenevano una elevata quantità di sodio.

Quello che osservo dalla lettura degli articoli è che non si spiega mai come si calcola il contenuto di sale sulla base delle informazioni riportate sulla etichetta nutrizionale. Non lo spiega neanche il Ministero della Salute per dire. Avevo questo post nel retrobottega da un bel po’ di tempo e allora ecco qualche informazione sull’argomento.

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