Quanti sono gli ingredienti e additivi permessi nei prodotti biologici trasformati?

Quanti sono complessivamente gli ingredienti e additivi permessi nei prodotti biologici trasformati? Grazie ad una chiacchierata con un collega, ci è venuta la curiosità di cercare la lista completa.

Se l’elenco di additivi che possono essere impiegati nei prodotti convenzionali è di circa 500 composti, nei prodotti biologici la lista è molto piu’ breve, sono circa trenta. Ecco l’ ultima revisione (febbraio 2008) dell’Allegato sugli additivi permessi nei prodotti biologici a disposizione di chi vuol saperne di piu’.

Da provare poi c’è sempre l’ICEA check food.

Tags:


L'acerola e i polifenoli del tè verde

Iso tè

Le nuove bevande isotoniche nate con il marchio Coop sono 3:Gusto limone, Gusto arancia e Gusto Arancia rossa. Gli ingredienti però sono gli stessi: Acqua, Fruttosio, succo di limone, succo di acerola, Sali minerali (sodio citrato, sodio cloruro, monopotassio fosfato, magnesio carbonato,aromi naturali,estratto di tè verde ricco in polifenoli (0,17%)

Evidentemente ci sono rapporti diversi tra gli ingredienti come gli aromi naturali e il succo di acerola. L’acerola è un frutto commestibile, la chiamano anche ciliegia delle Antille. Ha interessanti proprietà nutrizionali, è ricchissimo in vitamina C e in carotenoidi (beta-carotene, beta-criptoxantina, luteina, e violaxantina) come denota il colore arancio-rosso del suo succo. Coltivata in Brasile e in altri stati dell’America del SUD, viene venduta e importata in Europa in forma di concentrati o in polvere per essere impiegata nella produzione di succhi a cui si desidera impartire particolari caratteristiche organolettiche.

Iso tè si rivolge agli sportivi e viene messa in risalto l’azione antiossidante svolta dai polifenoli del tè verde. Alcuni studi dimostrano infatti che l’esercizio fisico è associato ad un aumento della produzione di radicali liberi,queste molecole se in eccesso e se non neutralizzate da difese antiossidanti, possono causare danni alle principali macromelcole biologiche. Quindi si suggerisce di incrementare l’apporto di molecole in tutte quelle condizioni fisiologiche in cui si ha un incremento della loro produzione. La frutta e la verdura sono particolarmente ricchi di antiossidanti che includono la vitamina C, vitamina E, carotenoidi, polifenoli ecc..

Sull’etichetta leggo: Iso Tè ha un ORAC > 2000.

E’ la prima volta che vedo il valore dell’ORAC in un prodotto. Cosa significa questo termine? L’ORAC indica l’Oxygen Radical Absorbance Capacity, una misura della capacità antiossidante di un campione che può essere un alimento o un campione biologico come plasma, siero ecc…

Valutare in un campione i livelli di singole molecole antiossidanti, richiede tempi lunghi e costi elevati, mentre con la metodica ORAC si ha un singolo valore che viene interpretato come una misura che riflette il patrimonio in antiossidanti. Sono passati circa quindici anni da quanto è stata messa a punto la metodica per valutare l’ORAC e sono stati eseguiti numerosi dosaggi per stilare una specie di classifica tra vari alimenti vegetali, succhi e integratori.

Del tè verde e di altri tipi di tè, dei polifenoli che contengono, tra cui le catechine che sono ingredienti su cui si concentrano molti studi, parlerò prossimamente. Per ora diciamo che sul business del tè verde, si concentrano circa 15 aziende. Tra le principali ci sono la Indena, la DSM, la Cognis e la Naturex.

Tags:


Il pieno di caffeina …reloaded

caffeina in a mug

Torno a parlare della 1,3,7 – trimetilxantina, di cosa si tratta? Dell’alcaloide caffeina. Suoi parenti sono la teofillina del thè, la teobromina del cacao e la guaranina contenuta nel guaranà. Forse è la più popolare tra le sostanze che hanno attività stimolante sul sistema nervoso centrale. Gli è stato dedicato anche un libro: “Caffeina” in cui viaggiando dall’Asia e dall’America all’Africa e all’Europa, se ne ricostruisce la storia culturale e scientifica.

Ne è passato di tempo da quando il chimico tedesco Ferdinand Runge la isolò per la prima volta nel 1820.

La caffeina viene isolata da diverse materie prime come chicchi di caffè, foglie di tè ecc…Una volta isolata si presenta come una polvere bianca. Si usano diversi processi e tecnologie che presentano differenze considerevoli in termini di rese, costi e sostenibilità ambientale. L’estrazione può essere ottenuta con anidride carbonica, acqua o solventi organici come il diclorometano o acetato di etile (1, 2).

Ci sono moltissimi articoli scientifici che parlano della caffeina, conosciamo il suo assorbimento e metabolismo, ci sono dati sugli effetti di quantità elevate sul sistema nervoso centrale, non mancano i dati contrastanti.

E cosa c’è di nuovo? Uno snack prodotto mediante infusione nella caffeina, è stato presentato all’ultimo All Candy Expo 2008 di Chicago. Si chiama Engobi. Ma non è l’unico, ci sono anche le “Phoenix Fury” chips in cui la caffeina è associata a taurina, e Vitamine del gruppoB.

engobichips and caffeine

E i semi di girasole, come questi.

Ma la caffeina trova anche numerosi altri impieghi, per esempio nelle gomme da masticare. Nell’acqua, si chiamano caffeinated waters.

Nel settore cosmetico ho scoperto saponi alla caffeina e lucida labbra, e ricordate le calze?

Quanta caffeina pensate di introdurre ogni giorno? Nel sito Decoffea si trovano i livelli di caffeina in diversi prodotti, dagli Energy drinks alle cole.

E per sdrammatizzare, in quale zona della Caffeine Curve vi trovate?.

caffeine curve

Tags:


Dove sarò oggi?

A Monte San Vito (AN). Francesca Petrini è una giovane imprenditrice di Monte San Vito che produce olio extravergine, ha tante idee e progetti, da un paio di anni è la promotrice di una manifestazione in cui si parla di prodotti biologici, bioedilizia, energie alternative. Ci siamo viste in diverse occasioni e oggi pomeriggio sarò a Monte San Vito per un seminario sul tema :”Aspetti nutrizionali dei prodotti biologici: filiere produttive a confronto”. Ho fatto una full immersion sulla letteratura scientifica sull’argomento che è molto dibattuto. Ho scoperto anche dei blogs tematici come le pagine del blog vogliaditerra.com in cui si parla di viticoltura biologica, mese per mese: Potatura, concimazione, lavorazione della terra, ecc… C’è vino-biologico.blogspot.com che si definisce il primo blog di informazione interamente dedicato al vino biologico e biodinamico.
Ho trovato anche agricolturabiologica.blogspot.com Non viene piu’ aggiornato invece il Sanablog nato circa un annno fa.
Sui media continuano gli attacchi al biologico, dopo Altroconsumo (pdf) di un anno fa, ora è il Corriere che mette in discussione i vantaggi nutrizionali e la diffusione dei prodotti biologici nella ristorazione scolastica (1,2).

Ecco il programma completo di seminari e incontri di oggi e domani pomeriggio a Monte San Vito.


Ho fatto un sogno

Ho fatto un sogno stanotte, ero a casa e in videoconferenza ascoltavo la Prof. Antonia Trichopoulou che parlava di “Mediterranean diet, olive oil and longevity“. La ricercatrice greca, studiosa della dieta mediterranea da numerosi anni, era collegata da Brindisi in occasione del Mediterranean meeting organizzato per presentare la nuova rivista scientifica Mediterranean Journal of Metabolism and Nutrition da parte della società scientifica Associazione Italiana di Dietetica e di Nutrizione Clinica (ADI).

Poi mi sono svegliata e mi sono trovata accanto il programma scientifico del meeting con relativo tariffario. Se volessi partecipare sia alle attività scientifiche che agli eventi sociali (cocktail di benvenuto,cena ecc..), pernottando nell’hotel suggerito, dovrei spendere per un paio di giorni circa 800-900 euro.

Mi siedo davanti al computer, mi posso leggere gli articoli della Prof. Trichopoulou e di tutti gli altri relatori che mi interessano. In questo senso internet permette uno scambio formidabile di conoscenze e la divulgazione della letteratura scientifica. Sono sempre piu’ numerose le riviste accessibili on line. E’ nato anche scivee.tv, lo YouTube della ricerca scientifica.

Mi chiedo cosa farei se fossi coinvolta nell’organizzazione di un evento scientifico? direi che non possiamo piu’ non tenere in considerazione le opportunità che ci danno alcune tecnologie e certe formule congressuali andrebbero riconsiderate. Perchè non dare l’opportunità di ascoltare gli interventi via web per ampliare la platea? allestirei una video-conferenza, magari aggiungerei anche una chat per raccogliere le domande di chi ascolta.

Potrebbe essermi davvero utile contattare Marco Traferri, il podcaster-man e non solo. Con i suoi Sabati di Blu Mouse, guardate cosa ha messo in piedi! A proposito, domani secondo appuntamentosul tema: “Diventa editore di te stesso: col blog si può”. Relatori illustri in carne e ossa o in video-conferenza, se passate da Ancona, fermatevi!


Fit o… fat?

E’ difficile determinare come e perche’ il grasso e l’essere grasso abbia assunto una connotazione cosi’ negativa nella societa’ moderna. Nel suo Fat History, Peter N. Stearns afferma che un cambio in questo senso inizio’ alla fine dell’800. Prima di allora perfino Shakespeare aveva avuto parole di rispetto :

Let me have men about me that are fat;
 Sleek-headed men and such as sleep o’ nights:
Yond Cassius has a lean and hungry look; 
He thinks too much: such men are dangerous.” (Julius Caesar, I, ii).

Potremmo affermare che il cambio nella percezione del grasso (come macronutriente) e dell’essere non magri sia associato ad un ritorno verso dei modelli religioso cristiani che associavano appunto la magrezza con la virtu’. E quindi l’idea che il mangiare grasso facesse ingrassare e che l’essere grasso fosse un peccato morale si diffuse velocemente.

Potremmo anche continuare dicendo che la prima ‘condanna’ pubblica dei grassi puo’ datarsi agli inizi del 1950, in seguito alla pubblicazione di un numero di ricerche che collegavano la dieta bilanciata alla buona salute e la longevita’. Su Eat Well and Stay Well, pubblicato in US nel 1959, i dottori Ancel e Margaret Keys spiegarono i beneficii dei cibi tipici dei paesi mediterranei. Tale dieta, particolarmente ricca di prodotti della terra freschi e di stagione, era ricca di carboidrati ma povera di proteine e grassi. Da allora il messaggio che ci ha accompagnato dagli anni 80 in poi e’ stato proprio quello di ridurre i grassi proprio per poter prevenire le malattie cardiovascolari e i tumori. Eppure contrariamente alle raccomandazioni, oggi la stragrande maggioranza delle popolazioni dei paesi industrializzati prende 37-42% della loro energia dal grasso anziche’ solo 30-35%.

La connotazione negativa del grasso viene costantemente reiterata dai media, dall’industria dello spettacolo e da quella della moda. Il corpo magro e talvolta pure emaciato e’ l’ideale tipo di bellezza per uomini e donne. Come dicevo nel precedente post, il recente caso della Nintendo e del suo gioco WiiFit ha riportato a galla un dilemma che fa discutere tanti: cosa intendiamo con ‘grasso’ e come si determina il sovrappeso, come facciamo a capire quando e’ il momento di fermarci e fare scelte piu’ consapevoli. Il gioco utilizza un pannello/bilancia elettronico che controlla il peso del giocatore e usa BMI (Body Mass Index) per indicare il livello di… obesita’. usando parole come ‘sottopeso’ e ‘grasso’. Quale e’ il problema, dunque? il problema e’ che il gioco ha come target i bambini, e quando un bambino di 10 anni si vede indicato come ‘grasso’ (pur non essendolo, visto che il BMI dei bambini e’ variabile), questo puo’ avere effetti tutt’altro che educativi.

Argomento pieno di spunti, dunque – che sara’ oggetto di tesi, la mia 😉


Cooking Mama


Cooking Mama

Il colmo del giocatore di Cooking Mama? lo chef-simulatore? magari scordarsi, tra una partita e l’altra, di preparare la cena? 😀

E’ un giochino, cucinare per davvero è un’altra cosa.

Via

Tags:


Frutta snack reloaded-2

studentfutter

Ricorderete il post sul progetto Frutta Snack presentato qualche mese fa. Tra i commenti, è arrivato quello di Salvatore Facondini, uno degli imprenditori che rifornisce i distributori di snack con frutta secca o disidratata. L’ho invitato a raccontarci la sua esperienza.

Oggi Salvatore ci parla della sua esperienza personale, ci racconta della società della sua famiglia e di “Bon Fruit“, uno dei prodotti inseriti nei distributori automatici che aderiscono al progetto. Molto probabilmente se non avesse avuto l’opportunità di Frutta Snack, Salvatore avrebbe cessato la sua attività, ma questa nuova prospettiva gli ha dato il coraggio per continuare. La storia di Salvaltore è quella di un imprenditore che non si è voluto piegare alle difficoltà degli ultimi anni davanti alla aggressività dei centri commerciali e alle loro condizioni di vendita. Nata nel 1955, l’azienda Valisi per molti anni, ha confezionato frutta secca “classica” per poterla rivendere con margini dignitosi nel mercato locale. Dall’avvento della grande distribuzione le cose sono molto cambiate, i “mostri” del commercio -come li definisce Salvatore- hanno cannibalizzato il mercato e messo in concorrenza fra loro i produttori per migliorare i propri margini.

La storia di Bon Fruit inizia così: Per caso un giorno Salvatore visita un gestore locale di distributori automatici per presentargli i propri prodotti snack come arachidi, pistacchi, ecc.. Viene a sapere di Frutta Snack e del progetto dell’Osservatorio agroalimentare di Cesena volto a portare alle scuole cibi alternativi alle merendine conservate convenzionali. Si mette a studiare se può proporre un proprio prodotto per questo nuovo canale di vendita. Salvatore è partito esaminando altre iniziative di altri stati europei che come l’Italia sono impegnati nella ricerca di alternative agli snacks dolci e salati da proporre agli studenti. La sua attenzione cade su “Studentenfutter“, frutta secca a guscio ed uvetta. Dopo vari tentativi, e studiando altre combinazioni, ha ideato Bonfruit. Una tra le difficoltà più grandi è stato trovare frutta disidratata priva di anidride solforosa. Salvatore voleva questo prodotto e alla fine c’è riuscito.

Per quanto riguarda invece il rischio aflatossine, problema con cui si devono confrontare tutti quelli che producono e/o distribuiscono la frutta a guscio, Salvatore garantisce il consumatore in due modi: il primo è che ha scelto origini più sicure della frutta secca, si privilegia, quando possibile, la frutta di origine italiana (il prodotto viene stoccato in guscio e sgusciato solo quando è ordinato), il secondo è che nella miscela, solo una parte di prodotto è frutta a guscio e quindi piu’ sensibile a contaminazione. Le mandorle arrivano dalla Puglia, se manca la disponibilità, dalla California. Le nocciole provengono dalla Campania, in alternativa dal Lazio.

Ora il prodotto c’è, Salvatore è soddisfatto. Gli studenti gradiscono. Salvatore vorrebbe trovare nuovi sbocchi commerciali. Purtroppo non è facile investire in campagne promozionali. Salvatore ha puntato sul pay per click di Google che gli porta visibilità sebbene poi non si trovi il prodotto nel supermercato che chiede cifre troppo elevate (sui 5.000 € per inserimento del prodotto…nel punto vendita). Quello che si diceva prima, l’aggressività e le condizioni contrattuali della GDO e degli ipermercati.

Riusciamo a convincere Salvatore ad aprirsi un blog per parlare dei suoi prodotti e della selezione che viene attuata?


Questa settimana su Trashfood

mosaico giugno

Arrivederci, Penne? Food Inflation Takes Its Toll on the Italian Diet Il Wall Street Journal guarda nel piatto degli italiani. “I rincari degli alimenti penalizzano la dieta degli italiani”,secondo il quotidiano americano, infatti, “i continui rincari dei generi alimentari costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale.”

-Un po’ di autoironia non guasta, nasce il Festival del refuso. Per un anno i lettori di tutti i giornali d’Italia potranno inviare al Museo della Stampa di Mondovì indicazioni sugli errori, i doppi sensi, sviste che hanno trovato più divertenti o più curiose. E ho scoperto che c’è già in rete chi annota i refusi, è il blog-osservatorio dello Strafalcione

-Chi è Matt Gross?the Frugal Traveler L’obiettivo è viaggiare per gli stati europei e non spendere piu’ di 100 euro al giorno. Aggiornamenti sulle sue tappe sul blog ospitato dal New York Times.

-Salmonella e salmonellosi,recall e contaminazioni microbiologiche, è Salmonellablog, utilissimo per seguire giorno per giorno, ora per ora, le news riguardanti questo patogeno.

Salumi creativi. Effetto Euro 2008 sui salumi proposti a Vienna. Il Food design colpisce gli insaccati.


Arrivederci penne?

Arrivederci, Penne? Food Inflation Takes Its Toll on the Italian Diet è il titolo scelto dal Wall Street Journal per parlare dei cambiamenti dei consumi e delle abitudini alimentari degli italiani “I rincari degli alimenti penalizzano la dieta degli italiani”. Secondo il quotidiano americano, infatti, “i continui rincari dei generi alimentari costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale. Ormai, i più poveri tra gli italiani si alimentano sempre di più come gli americani poveri”.

Alcune considerazioni, le avevo già scritte qui. Non ho cambiato le mie riflessioni sulle cause del cambiamento degli stili alimentari degli italiani, sono modelli che si evolvono e non possono essere solo i prezzi la causa principale.

Leggere l’intervista è sconfortante, è sbagliato generalizzare, ma si penalizzano i cibi con carboidrati complessi che tra l’altro danno un maggiore senzo di sazietà e si favoriscono i cibi grassi e bibite dolci?

Un po’ di tempo fa avevo cercato dei dati sulla relazione tra composizione dei cibi in nutrienti (zuccheri, grassi, proteine..), potere saziante ed effetti sui livelli di ormoni (insulina) e neurotrasmettitori (grelina, leptina, colecistochinina ecc..) che regolano la fame e la sazietà a livello dell’ipotalamo. E’ un argomento complesso, i cui meccanismi molecolari non sono compresi con precisione, provo a sintetizzare qualche informazione.

Il potere saziante dei cibi è una variabile fondamentale per controllare lo stimolo della fame. L’azione maggiore è esercitata dalle proteine, seguono poi i carboidrati e all’ultimo posto i grassi.

-Se consideriamo cibi complessi, dobbiamo considerare che i prodotti e i piatti preparati o elaborati risultano molto meno sazianti degli alimenti semplici.

-I cibi ricchi di proteine ma poveri di grassi, come la maggior parte della carne e del pesce (esclusi carni e pesci grassi), hanno indici piuttosto alti di sazietà.

-L’indice è correlato alla quantità di fibre di un alimento poiché questi composti nell’intestino rallentano la digestione degli alimenti e quindi prolungano il senso di sazietà. Questo spiegherebbe perché frutta, ortaggi e in particolare i legumi hanno elevati poteri sazianti.

-Interessante l’impatto dei grassi alimentari sui processi che mediano il meccanismo che contribuisce alla sazietà. Il senso di pienezza generato dai grassi alimentari, è associato ad un consumo in eccesso di alimenti ad elevato contenuto di grassi, cio’ è da mettere in relazione all’effetto edonistico del cibo. Introduciamo una notevole quantità di grassi prima che i segnali di sazietà possano intervenire ed influenzare il comportamento alimentare.

-La sazietà è influenzata anche dalla cottura dei cibi. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che le french fries hanno un basso potere saziante rispetto a patate semplicemente bollite.

L’argomento è vasto e ancora molto è da comprendere. I modelli e i pasti sperimentali usati fino ad oggi negli studi, non riescono a riassumere la complessità dei meccanismi coinvolti nell’insorgenza della fame e della sazietà, i tanti fattori che entrano in gioco.

Un giro in rete e qualcosa mi dice che la sazietà e i fattori che la innescano, stanno stimolando la creazione di prodotti integratori e alimenti innovativi, guardate questi satiety smoothies.