Il primo. No, il secondo ristorante automatico in Italia

Sbaggers è a Norimberga, Bamn a Manhattan. Sono ristoranti automatici, concepiti diversamente negli arredi, nella cucina e nella distribuzione dei piatti, ma la filosofia è la stessa. Dopo il Ristorante Cibernetico a Padova, annunciata l’apertura di un ristorante automaticao a Bologna. Si chiamerà Jakfox. Trentacinque metri quadrati, ai quali si accederà attraverso porte scorrevoli. All’interno macchine a gettoni che oltre a fornire il piatto lo scalderanno nel forno a microonde e un’altra macchina metterà a disposizione coltelli e forchette. Tutto rigorosamente sigillato e protetto.

L’idea del ristorante-distributore non è certo nuova. I primi furono aperti nel 1902. Si chiamavano Automat di Horn e Hardart, distributori automatici di cibo che hanno caratterizzato i locali di New York e Filadelfia nella prima metà del secolo scorso. Nel periodo di maggior successo vi erano circa 180 punti vendita a New York e a Philadelphia. Gli Automat iniziarono a chiudere i battenti con l’arrivo e diffusione dei fast food, alcuni furono convertiti in Burgher Kings. L’ultimo Horn and Hardart Automat,  chiuse nel 1991.

In questo video la ristorazione veloce via vending machine in giro per il mondo.

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L’ EFSA favorevole alla ice structuring protein (ISP) della Unilever

Della anti-freeze protein impiegata dalla Unilever per produrre gelati ne avevo parlato due anni fa.Titoli urlati e di fantasia per alcuni giorni, come quello sotto apparso sul Corriere della Sera, poi è calato il silenzio.

La Unilever non si è comunque arresa. Ora che l’European Food Standards Authority’s (EFSA) ha pubblicato il documentoSafety of ‘Ice Structuring Protein (ISP) – Scientific Opinion of the Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies and of the Panel on Genetically Modified Organism” che afferma la sicurezza della proteina, ne sentiremo parlare di nuovo?

La proteina transgenica nota con l’acronimo ISP (ice structuring protein) è autorizzata come ingrediente a livelli non superiori a 0.01% del peso del prodotto.

-Cosa sono le ISP (ice structuring protein) o anti-freeze protein? Sono proteine che intervengono in natura in animali e vegetali che vivono a basse temperature come pesci, licheni e batteri. Esse legandosi ai cristalli di ghiaccio, permettono di abbassare la temperatuura di formazione di cristalli di ghiaccio e proteggono così i tessuti di piante o animali che vivono in ambienti estremi.

La Unilever inizialmente fece dei tests con la proteina ISP ottenuta dal pesce della specie Macrozoarces americanus. Per problemi economici, visto che estrarre la proteina dal sangue dei pesci artici è costoso, la Unilever ha messo a punto un processo per ottenere la proteina da colture di lieviti a cui è stata trasferita la capacità di sintetizzare la ISP. La ISP di cui stiamo parlando è quindi una proteina transgenica.

La proteina ottenuta -assicurano dalla Unilever- non contiene residui dei lieviti transgenici e DNA ricombinante. La stessa azienda ha fornito all’EFSA i dati di uno studio condotto su ratti a cui è stata somministrata forzatamante la proteina per 13 settimane. Dallo studio non sono emerse differenze signifiicative tra animali trattati e controlli. Da parte dell’EFSA si escude anche la possibilità di reazioni allergiche “The Panels found no evidence of genotoxic activity in a variety of trials. Based on a range of test results, the risk of an allergic reaction in fish-allergic people or the population at large is considered very unlikely, as is the possibility that allergic reactions to yeast allergens could occur due to eating the ISP-containing products.”

Ora come me, vi starete chiedendo: Perchè la Unilever ha iniziato a farne uso? L’impiego della proteina, secondo la Unilever, offre vantaggi nella produzione di low-fat ice cream,contribuisce cioè favorevolmente alla struttura e cremosità dei prodotti a basso contenuto in grassi.

-Ma è solo questo? cercando forse ho trovato altre risposte. La Unilever fa parte della International Ice Cream Association, la lobby con sede a Washington, è interessata all’impiego e all’autorizzazione da parte della FDA, di prodotti derivati dal latte di tutti i mammiferi per la produzione del gelato destinato al mercato statunitense. Su Themilkweed.com leggo che si vorrebbe permettere l’impiego di latte a basso contenuto di grassi e proteine come quello che si ricava dalle bufale, sostituendo quindi il latte vaccino. Senza dubbio la anti-freeze protein offre un notevole vantaggio economico nella produzione del gelato e nella formazione dei cristalli di ghiaccio. Questo permetterebbe l’uso di ingredienti meno costosi e di conseguenza profitti piu’ alti per l’azienda.

Tornando in Europa, ora dopo la pubblicazione del documento EFSA, dovrà esprimersi la Commissione Europea e anche gli stati membri dovranno decidere se approvare la proteina come ingrediente. Tra il 2003 e 2007, gelati ottenuti con la ISP sono stati già venduti negli USA, Australia e Nuova Zelanda. In questi stati i gelati non indicano in etichetta se si è fatto impiego della ISP.

Informazione di servizio. Quali sono i marchi Unilever in vendita negli USA in cui si è fatto uso della anti-freeze protein? Alcuni sono questi: Breyer’s Light Double-Churned, Breyer’s Light Double-Churned, Extra Creamy Creamy Chocolate ice cream.

Fonti: Food Navigator Themilkweed.com

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Cartoline marinare: T come Tonni

Seconda puntata di Cartoline marinare. Le vedete quelle due navi all’orizzonte? mi hanno raccontato che sono addette alla manutenzione dei “vivai” e al vitto dei tonni allevati nelle strutture che si trovano a circa cinque miglia dalla costa, davanti a Marina di Camerota (SA). Ogni giorno centinaia di kg di pesce azzurro vengono versati nei recinti dove vengono allevati i pesci per diversi mesi.

Tun-nacchiòlu, Tunnu, Tunnariellu, Tunnu, Pompilo, Tonn, sono alcuni dei nomi dialettali con cui è conosciuto il tonno, pescato, conservato e commercializzato fin dall’antichità. Testimonianze di autori Greci e Romani e la sua effigie su mosaici, vasi e monete antiche ne testimoniano l’importanza nell’alimentazione umana fin dall’antichità. Gli americani lo chiamano sea chicken a indicare la rilevanza economica di questo pesce della famiglia dei Tunnidi (ordine dei Perciformi).
Lungo le coste europee e nei mari limitrofi vivono 9 specie di Tonnidi. Il Thunnus thynnus, o tonno rosso, ha il corpo lungo fino a 3 m e può raggiungere un peso fino a 600 kg. Questa varietà per la qualità delle sue carni è ricercatissimo in Giappone, dove è alla base dei piatti di pesce crudo come sushi e sashimi.

Il tonno è stato tra le ultime specie ittiche ad essere riprodotta in allevamento. Ciò a causa della grande difficoltà dell’allevamento delle uova. Il punto di partenza e’ la pesca in mare: dopo la cattura gli animali vengono selezionati e quelli di taglia superiore ai 100 kg vengono allevati negli impianti nazionali, distribuiti in Sicilia, in Calabria, in Campania.

Queste sono immagini di alcuni allevamenti, chiamati anche “Tuna Farming”.

Altri paesi che ospitano gli allevamenti sono la Spagna, Turchia, Malta, Cipro, Croazia, Tunisia, Libia. La Francia non ne possiede ma è coinvolta nella cattura. L’allevamento dei tonni si sta espandendo rapidamente anche fuori dal Mediterraneo, come in Australia, Messico, USA e Giappone.

I tonni sono costretti a vivere per alcuni mesi nei recinti profondi circa 30 m, raggiunta la taglia commerciale, c’è la mattanza. A novembre arrivano in zona i giapponesi e se li portano a casa loro.

Il mercato giapponese, secondo il Cirspe, il Centro Italiano Ricerche e Studi per la Pesca, assorbe il 90% dei tonni allevati e il 50% di quello di cattura, i cui prezzi pagati all’ingrosso oscillano per la carne fresca intorno ai 40 euro/kg, con il 25% di scarto, mentre per la congelata attorno ai 10-12 euro/kg. Per quelli alla produzione, invece, il prezzo oscilla tra i 3 e i 4 euro/kg per gli esemplari di taglia superiore ai 100 chili e tra i 2-3 euro per quelli inferiori.

Un esemplare di alta qualita’ puo’ arrivare a costare anche 7 milioni di Yen, circa 50 mila euro.

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Fienile in fermento multimediale

Andrea Bezzecchi a Campagnola/Novellara, cura l’Acetaia San Giacomo. Da un paio d’anni racconta sul suo blog Fienile in Fermento, la sua attività di produttore di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia. Nel blog potete quindi esaudire le vostre curiosità sugli aspetti tecnici legati alla produzione del Balsamico, sui controlli da effettuare, seguire gli eventi divulgativi in programma in Italia e all’estero..

Andrea ha avuto una nuova bella idea divulgativa, inserire su You Tube il filmato ufficiale del Consorzio di produttori di Balsamico di Reggio Emilia.

La Fienile in Fermento Multimedia presenta la prima puntata del video che affronta il legame con il territorio e gli aspetti storici. Buona visione!

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Cartoline marinare: A come arancini, G come granita

Si chiamano marinari gli abitanti di Marina di Camerota (SA) dove sono stata in vacanza. Comincio oggi con i miei ricordi, non tutti positivi, in ordine sparso, dopo sette giorni passati tra passeggiate tra i vicoli, escursioni in barca, acqua salata e prodotti “tipici”.

A come arancini
Con crocchette e altre verdure fritte sono in vendita dal fornaio, con pochi euro, ti riempono un box con una decina di questi sfizzi, così si chiamano in zona.

B come babà al rum
In versione classica e mini. Questi sono della pasticceria napoletana Silvana sul lungomare. Come racconterò, questa pasticceria ha decisamente la vetrina piu’ opulenta e tentatrice della cittadina.

C come crema di melone
Avvistata in alcuni negozi di prodotti tipici. Gli ingredienti di questo liquore dai colori abbaglianti? Panna, alcool, proteine del latte, sciroppo di glucosio…avranno dimenticato di scrivere qualcosa?

G come granita
Per molti la granita è solo questa o questa. Per non parlare di quella preparata con ghiaccio tritato e sciroppo colorato versato frettolosamente sopra, l’ho visto con i miei occhi in una bar della mia zona.

Dimenticate tutto ciò perchè quella servita al Bar San Domingo in Piazza San Domenico a Marina di Camerota, è una vera chicca. Entrate e chiedete, vi spiegheranno che c’è solo frutta fresca e olio di gomito per raggiungere a bassa temperatura, la consistenza giusta.

La preparano al limone, all’anguria,al melone, alla fragola, ai fichi. Le ho provate tutte, non quella ai gelsi neri, perchè non reperibili in questo periodo. Se passate da quelle parti, fermatevi.

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La bistecca dal laboratorio al piatto

La settimana scorsa su Repubblica è stato pubblicato l’articolo “La bistecca artificiale” che ripropone le ricerche sulla carne in coltura e la possibilità di crescere in laboratorio, dei tessuti animali da destinare all’alimentazione umana. Torna quindi di attualità questo post che avevo scritto un paio di anni fa. La protagonista è ancora lei la New Harvest, l’associazione dedicata alla promozione dei sostituti della carne. Potete iscrivervi alla newsletter per seguire le prossime tappe della ricerca.

Immaginiamo di essere nel 2020, vi servono una bistecca ottenuta in laboratorio, cosa farete? Prima magari guardate il Virtual test e poi partecipate al sondaggio che ho attivato grazie a polldaddy, lo trovate qui.

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Scatti da Marina di Camerota

Eccomi a casa, le valigie e la casa da sistemare, ma ho trovato il tempo di caricare alcune delle foto scattate durante la settimana passata in Campania.

Ecco il set,poi con calma scriverò di quello che mi ha piu’ colpito.

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Saluti!

Saluti da un internet point dell’assolata e a quest’ora assonnata Piazza San Domenico a Marina di Camerota. Al mio ritorno, dettagliato foto-report tra babà, pastiere, cannoli alla sorrentina, cassate e altre delizie.


Tra un mese la BlogFest

Tra circa un mese a Riva del Garda in occasione della prima BlogFest, ci saranno diversi Barcamp tematici tra i quali uno dedicato all’arte, uno alla letteratura e ci sarà anche un FoodCamp ospitato in Piazza delle Erbe, mai location fu piu’ indovinata 🙂
Il wi-fi coprirà tutto il centro della città. Si preannunciano eventi a sorpresa, guardate il programma, c’è qualcosa che vi interessa di certo.


Questa settimana su Trashfood

Mi sono divertita in questa settimana a guardare nel piatto degli atleti alle Olimpiadi e non solo.

-Le Olimpiadi si confermano una occasione particolare per iniziare o consolidare scambi commerciali. E’ una notizia storica per la California Strawberry Commission. Autorizzata l’importazione di fragole dalla California.
McDonald’s per soddisfare il palato dei cinesi introduce il China Mac.
A Casa Italia Luca Zaia incontra i buyers cinesi e presenta il Brunello. Ma era opportuno in questo momento?

-Guardate cosa sono arrivati a fare i frutticoltori cinesi in occasione delle olimpiadi. A voi la frutta con impresso il logo dei giochi olimpici.

-E cosa si beve a Casa Italia durante i ricevimenti olimpici? Oltre ai vini e allo spumante selezionati per l’occasione, grazie a delle wine-card, è possibile bere bicchieri di vini diversi contenuti in Enomatic, il dispenser messo a punto da una azienda toscana.

-Continua la espansione di marchi stranieri in Italia, due esempi recenti: l’italiana Socib, a gestione familiare, verra’ assorbita dalla ellenica Coca-Cola Bottling Company per 270 milioni di euro.
Olio e aceto Bertolli e prodotti Maya passano dalla Unilever alla SOS Cuètara che si sta costruendo un oiliopolio, suoi anche altri marchi italiani come Olio Carapelli, Dante e Sasso.

-Rosso,il colore di molti ortaggi estivi, Rosso come il licopene, il pigmento noto per le sue proprietà antiossidanti in vitro.