L’alfabeto di Trashfood
Pubblicato: 2011/01/03 Archiviato in: Additivi, Coloranti, Conservanti, E.T.chettibus, Educazione e informazione alimentare, Fibre alimentari 9 commenti1005 post in cinque anni, un bel numero! E’ da un po’ che pensavo di fare un riassunto sugli additivi e ingredienti di cui ho parlato. Ed ecco il risultato, il dizionario illustrato di Trashfood.
in progress…..
I numeri del panettone
Pubblicato: 2011/01/02 Archiviato in: Aromi, Educazione e informazione alimentare, Filiere, La borsa della spesa 12 commentiArrivo in ritardo quando sono numerosi gli articoli scritti sul panettone, ma repetita iuvant.
Qualche numero in ordine sparso sul panettone la cui produzione è disciplinata dal decreto emanato il 22 Luglio 2005 dai Ministeri delle Attività produttive e delle Politiche agricole e forestali.
– Decine di migliaia le tonnellate di panettone prodotte ogni anno in Italia (Dati AIDI).
– Secondo il disciplinare deve essere del 4% la percentuale di tuorlo d’uovo del panettone. Burro o ( materia grassa butirrica) devono essere in quantità non inferiore al 16%.
– Sono state 7 le tonnellate di panettone servite durante la manifestazione Re Panettone a Milano
– Pesava ben 325 kg ed era alto 1,45 metri il panettone da guinnes dei primati preparato nel 2007 dalla azienda Fiasconaro
– 30 giorni la scadenza del Panettone Tipico della Tradizione Artigiana Milanese dalla data di produzione.
– 7 mesi la massima scadenza vista su un panettone industriale letta qui.
– Ammontava a 20 mila euro la sanzione fatta alla LIDL per i finti panettoni in vendita.
– Anche ne 2010 non sono mancate le frodi alimentari. 1200 panettoni e pandori sequestrati dai nuclei antisofisticazione dei Nas nel corso della operazione Natale sicuro conclusa il mese scorso.
– 3 gli aromi Panettone scovati nel web. Aroma Panettone, Aroma Panettone Sublime e Aroma Panettone Milano.
– All’inizio erano solo canditi e uvette, ora i panettoni farciti sono decine. La farcitura piu’ strana? un panettone farcito con crema alla fragola (Made in Brazil)
– 1 blog interamente dedicato al Panettone.
– Ma quanti impasti servono per produrre un panettone a lievitazione naturale? e quante ore di lavorazione? la risposta nei due video curati dai fratelli Ronci che ci portano nel loro laboratorio di produzione per mostrare tutti i processi che portano alla realizzazione del panettone in cui un ruolo importante è svolto dal lievito madre.
Il primo video e il secondo.
Gli autori dicono di essersi divertiti. Di certo, ora abbiamo imparato quanto lavoro e quanto impegno ci sono dietro ad ogni panettone di qualità. Bravi!!
10 cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari quando le leggono
Pubblicato: 2010/12/15 Archiviato in: Additivi, Aromi, Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, La borsa della spesa, Messaggi fuorvianti 18 commentiIspirata da Il fatto alimentare, rilancio l’elenco delle cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari:
1- La lista degli ingredienti tradotta in 11 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici
2- Cifre incomprensibili sulla superficie di lattine e scatolame vario. Alzi la mano chi sa decifrare questa appena letta su una scatola di biscotti: L05020 082000
3- Il termine “aromi” che non informa affatto sulla provenienza dei composti usati come aromatizzanti.
4- La scritta “olio vegetale” o “grasso vegetale“, senza indicare il tipo di olio o la miscela di oli impiegati.
5- La scritta in evidenza “solo grassi vegetali” per scoprire poi che tra gli ingredienti ci sono i “grassi idrogenati.”
6 – Foto enormi dei prodotti che occupano la maggior parte dello spazio frontale relegando le scritte piu’ utili sui bordi laterali, in corrispondenza delle pieghe o addirittura in basso.
7 -Il numero 80 indicativo dello stato italiano nel codice a barre in un prodotto fabbricato in Spagna.
8- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con un elenco di 16 componenti affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali
9 – Gli snack salati a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.
10 – Pubblicità ed etichette fuorvianti, come queste o queste.
E adesso tocca a voi…cosa aggiungiamo?
My friend Boo. Changing children’s behaviour through fun and games
Pubblicato: 2010/12/12 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Multimedia 5 commentiC’ eravamano lasciati con Mr Fruitness, testimonial della campagna promozionale per promuovere il consumo di frutta nei giovani consumatori europei. Nuovi cartoon in arrivo. Cosa accomunano Turchia, Macedonia, Serbia, Kosovo, Irlanda,Olanda, Belgio, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania? Un canale Tv in ognuno degli stati trasmetterà a breve i cartoni animati creati nell’ambito del Progetto “Changing children’s behaviour through fun and games” supportato dall’Intelligent Energy – Europe (IEE) . La presentazione della serie che si occuperà anche di obesità infantile è avvenuta il mese scorso a Bruxelles in occasione del 20° incontro dell’ECOG, il gruppo europeo sull’obesità infantile.
Il nuovo progetto “My friend Boo“ si rivolge a bambini dai 5 agli 8 anni. L’obiettivo è condivisibile, avvicinare i piu’ piccoli a temi come l’ambiente, lo stile di vita, la tutela della risorsa acqua, temi energetici e trasporti per un totale di nove episodi. I protagonisti sono tre bambini (Ben, Jaq e Lucy) accompagnati da Boo, il loro cane magico. Boo accompagnerà i tre bambini in una serie di avventure che nel caso dei tre episodi sull’obesità faranno loro scoprire l’importanza della prima colazione, il valore di una merenda sana, l’importanza dello svolgere attività sportive ed esercizio fisico.
Il progetto “My friend Boo” ha ricevuto finanziamenti da tre distinti programmi comunitari per ognuno dei tre temi trattati. E ora veniamo ai costi: leggo che la parte sull’obesità è stata finanziata dal programma Health della Direzione Generale Sanità e protezione dei consumatori della Commissione europea con circa 220 mila euro, corrispondenti al 60% del totale dei costi. Il resto della quota è stato fornito dai vari partner raccolti attorno al progetto. Io di fronte a queste cifre resto basita, ma non ho idea dei costi di queste produzioni. Sul sito my friend boo troverete anche materiale didattico riservato a insegnanti e genitori.
Sono perplessa sul fatto che in ogni stato sia concessa l’esclusiva ad uno solo canale Tv. In Italia sembra che non siano stati raggiunti accordi per la messa in onda.
Per altre informazioni si può visitare il sito EcoAnimation project (LIFE07 INF/UK/000950)
Ecco uno degli episodi. Come vi sembra?
Fonti:
Flabel. Lo studio sull'atteggiamento dei consumatori europei e sulla etichettatura alimentare e nutrizionale
Pubblicato: 2010/11/03 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare 9 commentiChe atteggiamento hanno i consumatori europei davanti ad una etichetta alimentare?
Quale attenzione riservano alla lettura degli ingredienti?
Le informazioni nutrizionali sul packaging influenzano le scelte alimentari?
Quanto l’informazione nutrizionale è effettivamente accessibile sulle confezioni alimentari in Europa?
Alcune risposte a queste domande ci arriveranno da FLABEL (Labelling to Advance Better Education for Life), un progetto di ricerca finanziato dall’UE con 2.8 milioni di euro. Visto che da queste parti si parla spesso di etichette alimentari, si seguirà attentamente l’evolvere del progetto.
La prima fase ha riguardato la valutazione di quanto i consumatori sono esposti alle etichette nutrizionali in tutti i 27 Stati Membri dell’UE e la Turchia. Dati precedenti mostravano differenze notevoli tra i paesi sia nel tipo che nell’estensione delle informazioni. In ognuno dei 28 paesi, il FLABEL è stato condotto su tre tipologie di rivenditori per coprire un’ampia gamma di produttori. Per l’Italia l’indagine è stata condotta a Roma, presso il Carrefour, Ipercoop, Dico.
Sono state prese in considerazione cinque categorie di prodotti: 1) biscotti dolci, 2) cereali da colazione, 3) piatti pronti congelati pre-confezionati, 4) bevande analcoliche frizzanti, e 5) yoghurt.
Avete mai pensato che la posizione delle informazioni sia rilevante? sembra di sì. Tra gli obiettivi del progetto registrare:
– le posizioni delle informazioni nutrizionali presenti sulla confezione (fronte della confezione, FOP, front-of-pack ) rispetto a retro della confezione (BOP, back-of-pack ),
-raccogliere informazioni sul formato con cui vengono presentati i dati nutrizionali (ad es. tabella ), quali dati vengono indicati (nutrienti, calorie) e se sono presenti loghi con riferimenti alla salute o affermazioni sulla nutrizione.
Dopo sei mesi di ricerca e più di 37.000 prodotti valutati in un totale di 84 rivenditori, i primi risultati.
-Le informazioni nutrizionali sono ampiamente presenti nelle cinque categorie di prodotti. In media l’85% dei prodotti valutati contiene le informazioni nutrizionali sul retro della confezione, variando dal 70% della Slovenia a più del 95% in Irlanda, UK e Olanda. Il formato BOP più diffuso è la tabella o la lista del valore nutrizionale e della composizione dei nutrienti per l’84%, sottolineando sia i “Big4” (calorie, proteine, carboidrati, grassi; 34%) sia i “Big8” (“Big4” più zuccheri, grassi saturi, fibre e sodio; 49%).
-Le affermazioni sulla nutrizione e le GDA (Guideline Daily Amount) costituiscono le forme prevalenti di informazioni nutrizionali FOP (fronte della confezione), le affermazioni sulla nutrizione variano dal 12% in Estonia al 37% in Irlanda e Portogallo,
-La Svezia e l’Olanda sono gli unici paesi dove sono presenti dei loghi con messaggi salutistici come Swedish keyhole, Choices logo, Healty choice clover.
E ora qualche dato su cui riflettere:
– Meno di un terzo dei consumatori rivela di aver cercato le informazioni nutrizionali sulla confezione (dal 9% in Francia al 27% in Inghilterra).
– Più del 60% degli interpellati guarda il fronte della confezione, mentre meno del 15% guarda altre parti. Ne deriva che poichè le informazioni nutrizionali sono in prevalenza sul retro delle confezioni, passano inosservate alla maggior parte dei consumatori.
-In media, i consumatori europei spendono circa 35 secondi maneggiando i singoli prodotti.

Fonti:
-Penetration of nutrition information on food labels across the EU-27 plus Turkey in European Journal of Clinical Nutrition (2010) (pdf)
–Nutrition labels everywhere in Europe
– Food-and-Nutrition/Keyhole-symbol
– Food labels – Who reads them? Do they understand them?
Baby carrots. Eat them like junk food!
Pubblicato: 2010/09/14 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Food design, Prodotti ortofrutticoli, Slot food 7 commentiLe chiamano “baby” carrots, ma ad essere precisi, non si tratta di carote particolari ma comuni ortaggi solo tagliati in pezzi più piccoli e confezionati in buste che ricordano quelle impiegate per snacks e patatine.
E anche lo slogan coniato per la campagna -che si prefigge di promuovere il consumo delle baby carrots tra i bambini americani- strizza l’occhio agli snacks salati e dolci e recita: Eat them like junk food!
Non è la prima volta che le “baby carrots” sono oggetto di campagne pubblicitarie finalizzate a incrementarne il consumo. Ecco le Sponge Bob “baby” carrots presentate nel 2006, ma non ebbero molta fortuna.
Ecco il sito che promuove le Baby Carrots per saperne di più.
Riuscirà questa pubblicità a convincere i più piccoli davanti ad una vending machine a dirottare la scelta verso di loro invece che un sacchetto di patatine?
Mense scolastiche revolution?
Pubblicato: 2010/08/05 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Io lo leggerei 4 commentiRicorderemo il luglio 2010 per la divulgazione delle LINEE DI INDIRIZZO NAZIONALE PER LA RISTORAZIONE SCOLASTICA del Ministero della Salute. Poi vedremo come saranno accolte a livello locale e cosa accadrà con l’apertura del nuovo anno scolastico. Le linee ministeriali arrivano comunque in ritardo e non mi sembra dicano cose nuove. Diverse regioni italiane hanno già pubblicato in passato dei documenti dettagliati sulla ristorazione scolastica. Eccone alcune:
–Regione Emilia Romagna con uno sportello Mense Bio.
–Regione Piemonte con aggiornamenti quotidiani sui menu anche su Twitter
–Regione Sicilia con allegate delle indicazioni merceologiche.
Tornando alle Linee guida del Ministero della Salute, nelle 21 pagine curate da un gruppo di esperti sono toccati vari punti, si ribadisce “l’ importanza di elevare il livello qualitativo dei pasti, come qualità nutrizionale e sensoriale, mantenendo saldi i principi di sicurezza alimentare e rispettando le indicazioni dei Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana (LARN).”
– Prevedo corsi di formazione, a chi saranno affidati? ci sono risorse economiche? infatti si legge che saranno coinvolti i “Docenti e addetti al servizio, adeguatamente formati (sui principi dell’alimentazione, sulla importanza dei sensi nella scelta alimentare, sulle metodologie di comunicazione idonee a condurre i bambini ad un consumo variato di alimenti, sull’importanza della corretta preparazione e porzionatura dei pasti),
-Tra i punti delle Linee guida, “l’elaborazione di menù secondo i principi di una alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi, utilizzando anche proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni. Allegate alle linee guida delle tabelle con gli apporti raccomandati di energia, nutrienti e fibra riferiti al pranzo nelle diverse fasce di età scolastiche (scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media).
-Per i distributori automatici di alimenti nelle scuole, si limita l’istallazione alle sole scuole superiori, condizionando tale inserimento al soddisfacimento di specifici requisiti definiti anche attraverso un apposito capitolato. La scelta va indirizzata verso prodotti salutari quali, ad esempio alimenti e bevande a bassa densità energetica come frutta, yogurt, succhi di frutta senza zucchero aggiunto.
– Entrano nelle linee guida “gli alimenti a filiera corta, cioè l’impiego di prodotti che abbiano viaggiato poco e abbiano subito pochi passaggi commerciali prima di arrivare alla cucina o alla tavola.
Viaggiato poco?
Si continua dicendo: “Per favorire l’utilizzo di tali alimenti, possono essere attribuiti punteggi diversi per le diverse provenienze premiando i prodotti locali. Con riferimento agli alimenti a filiera corta, è utile che le Regioni e PP.AA. elaborino un documento nel quale vengano elencati alcuni principi che aiutino le Amministrazioni pubbliche a definire capitolati d’appalto capaci di rispettare le norme di libera circolazione delle merci in ambito comunitario, tutelando contestualmente la freschezza, il chilometro zero/filiera corta, i prodotti locali (non necessariamente ancora classificati tra i tipici o tradizionali).
I componenti del gruppo che hanno lavorato al documento sono: Savino Anelli, Silvia Boni, Marcello Caputo, Margherita Caroli, Anna Amina Ciampella, Roberto Copparoni, Valeria Del Balzo, Roberto D’Elia, Emanuela Di Martino, Maria Antonietta Di Vincenzo, Daniela Galeone, Riccardo Galesso, Andrea Ghiselli, Lucia Guidarelli, Maria Teresa Menzano, Maria Grazia Silvestri, Piero Vio.
Distributori automatici. La piramide alimentare
Pubblicato: 2010/07/08 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Slot food 9 commentiE’ proprio così. E’ tutto vero. 🙂
Guadagnare Salute: Un Web-kit per 50.000 alunni
Pubblicato: 2010/03/19 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Senza categoria 3 commentiSono giorni frenetici e non ho tempo per aggiornare il blog come vorrei, però vi passo questa notizia sul nuovo Progetto del Ministero della Salute. Si chiama ‘Forchetta e scarpetta’ e ho letto che coinvolgerà con un kit multimediale quasi 50.000 alunni in 2.600 scuole elementari in tutta Italia. Istituto superiore di sanita’ (Iss) e Inran hanno contribuito al progetto realizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione.
Solo a Roma ci sono piu’ di 150.000 alunni nelle scuole elementari. In tutta Italia ci sono circa 2.400.000 alunni nella scuola primaria. Se è questo il piano anti-obesita’ del Ministero è irrilevante la percentuale degli alunni che saranno coinvolti.
Tutto qui? viene da chiedersi, visto che il 2010 -lo ricordo- è stato definito l’anno anti-obesità dal sottosegretario Francesca Martini.
Fonte immagine
Eat real. Eat local.
Pubblicato: 2010/02/28 Archiviato in: Educazione alimentare, Educazione e informazione alimentare, Filiere, Multimedia, Not Only Food 21 commentiMentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.
Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.
Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca








































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