Cosa fanno 2 mele + 16 g di pesca? fanno N.A.
Pubblicato: 2010/12/11 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa, Prodotti ortofrutticoli 8 commentiLa collocazione è strategica, accanto alla bilancia dove si pesano frutta e ortaggi freschi. Sono le bustine di N.A. -nature addicts. “L’essenza della frutta in tasca”come si definiscono e anche la comunicazione dell’azienda punta alla naturalità e al richiamo della natura. Dirigetevi sul sito internet e vi accoglierà un tenero cinguettio ..
N.A. nature addicts. Di cosa si tratta? esiste in diverse varianti, Con Lampone, o Fragola, con Pesca o Ribes nero
Hanno tutte un denominatore comune: il succo di mela concentrato (50%). Altri ingredienti sono purea di mela concentrata, pectina, e aromi naturali. Nella varietà con ribes nero troviamo anche purea di ribes neri concentrata (5%), succo di bacche di sambuco concentrato e fibre della frutta.
Nella varietà “con pesca” troviamo purea di pesche concentrata (7%) e ugualmente fibre della frutta. Il tutto concentrato in gomme dolcissime, e infatti gli zuccheri semplici contenuti sono 79 grammi su 100 grammi, nella confezione da 30g ce ne sono 24g,
Come si arriva a 30g di Nature addicts? sulla confezione leggo che per i dadini di frutta con ribes neri sono serviti 2 mele + 7g di ribes neri. La varietà con pesche si ottiene da 2 mele + 16 g di pesca.
In conclusione, il 90-97% dei dadini è quindi mela o meglio prodotto derivato dalla lavorazione della mela (succo di mela concentrato+purea di mela) forse sarebbe piu’ giusto chiamarle dadini di mela con un po’ di ribes o pesca.
Il costo è di circa 60 euro al chilo, non male.
Mi sembra inoltre davvero inappropriato il confronto con la frutta fresca, conoscete forse un frutto che ha 79 g di zucchero su 100 g?
Fonti
–nuovi-frutta-snack-dalla-kellogs-e-na
Lo sciroppo di tapioca
Pubblicato: 2010/11/22 Archiviato in: C' è posta per TRASHFOOD, Filiere 5 commentiRispondo ad una richiesta di un lettore che si interroga sullo “sciroppo di tapioca” trovato come ingrediente in uno yogurth ottenuto con latte di soia.
Dovremmo parlare al plurale, sono diversi infatti gli sciroppi che si ottengono dai tuberi della tapioca anche chiamata cassava o yuca root. Gli sciroppi differiscono tra loro per la percentuale degli zuccheri semplici e si ottengono dopo aver estratto l’amido, il principale carboidrato di riserva contenuto nei cereali, nelle patate e altri tuberi. L’amido è costituito da una miscela di due polimeri di glucosio: amilosio ( circa 20-30%) e amilopectina (70-80%). Nell’amilosio i legami tra le molecole di glucosio sono di tipo alfa 1-4 mentre nell’amilopectina ci sono sia legami alfa 1-4 sia alfa 1-6. Il rapporto tra le due molecole (amilosio e amilopectina) determina le proprietà sensoriali, organolettiche e funzionali dell’amido.
Grazie all’impiego di vari enzimi, l’amido può essere impiegato per ottenere gli sciroppi.
L’amido viene prima riscaldato e sottoposto all’azione dell’enzima amilasi. Le catene di amido parzialmente degradato si chiamano maltodestrine e sono il materiale di partenza per le tappe successive in cui si impiegano enzimi come l’alfa-amilasi a temperature fino a 100 °C. Successivamente l’intervento dell’enzima glucoamilase rilascerà le molecole di glucosio. I prodotti contengono prevalentemente glucosio o maltosio. Alcune aziende ottengono dalla tapioca uno sciroppo in cui sono presenti sia glucosio che fruttosio (55%-42%). Gli sciroppi trovano impiego come dolcificanti o per altri scopi, come addensanti per esempio in dessert e piatti surgelati.
Di certo lo sciroppo di tapioca si propone come un dolcificante alternativo allo sciroppo di glucosio-fruttosio ricavato dal mais. E’ così che vengono presentati i prodotti nel sito web di una azienda produttrice. Prodotti quindi destinati a consumatori attenti alle materie prime e ad escludere mais o prodotti transgenici. A questo aggiungerei -come ho già scritto in passato – che i dolcificanti derivati dal mais, sono stati accusati di essere una delle cause dell’obesità e di non essere un prodotto naturale.
Il solfiti nella frutta fresca ed essiccata
Pubblicato: 2010/11/11 Archiviato in: Filiere, L'angolo chimico, Te lo do io l'alert 5 commentiSe dico solfiti, per associazione penserete al vino e a quella scritta “contiene solfiti” vista in tante occasioni sulla etichetta. L’anidride solforosa e i solfiti (E 220, E 221, E 222, E 223, E 224, E 226, E 227, E 228) sono additivi alimentari autorizzati dalla direttiva 95/2/CE e agiscono primariamente come agenti antimicrobici e di controllo delle alterazioni chimiche. I solfiti sono inclusi comunque anche tra gli “allergeni alimentari” poichè vengono riconosciuti come responsabili di una serie di reazioni nelle persone predisposte e sono stati descritti asma, arrossamento cutaneo, prurito, emicrania.
La Direttiva Allergeni del 25 novembre 2003, ha obbligato ad inserire in etichetta la dicitura “contiene solfiti” se il limite è superiore a 10 mg/l o 10 mg/Kg. I limiti massimi sono fissati dai singoli stati. I limiti per i vini in Italia sono 160 mg per i rossi, 210 mg per i bianchi e 400mg per i vini dolci, sempre espressi per litro.
Non dimentichiamo che i solfiti vengono usati in molti altri prodotti oltre al vino e li troviamo nelle etichette di frutta secca, snack alla frutta, confetture impiegate per farcire crostate, aceto balsamico. La maggior parte dei soggetti sensibili ai solfiti reagirà a quantità tra i 20 e 50 mg di solfiti, comunque non è stata stabilita la quantità minima in grado di provocare reazioni nei soggetti sensibili.
Sull’impiego dei solfiti nella frutta ci sono novità. Tra le righe della recente DIRETTIVA 2010/69/UE del 22 ottobre 2010 che modifica gli allegati della direttiva 95/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti, ho trovato anche note sui solfiti e uso per conservare i mirtilli. Così recita la direttiva:
“Oggi il trasporto di frutta fresca è diventato molto importante, soprattutto il trasporto via mare. Questo tipo di trasporto può durare diverse settimane. L’uso di anidride solforosa e di solfiti protegge i mirtilli freschi contro la crescita di funghi. È opportuno autorizzare l’uso supplementare dell’anidride solforosa e dei solfiti per proteggere i mirtilli freschi contro la crescita di funghi, tenendo contro che questo prodotto rappresenta un mercato di nicchia. Tenendo conto delle solide giustificazioni tecnologiche per l’inclusione di queste nuove autorizzazioni, della necessità di facilitare il commercio mondiale e del suo impatto trascurabile in termini di assunzione di zolfo e solfiti, è opportuno autorizzare questo uso supplementare dell’anidride solforosa nei mirtilli al livello di concentrazione indicato nell’allegato della presente direttiva.
Da dove arriverebbero i mirtilli via nave? Ci vorrebbe Elena Pugliese e il suo Food Express! Probabilmente da paesi come Argentina, Cile e Uruguay che hanno investito molto in queste produzioni. Hanno anche unito le forze e creato il sito internet Blueberries from the South ..


Valparaiso, porto da cui partono le esportazioni di frutta cilena
Per quanto riguarda gli apporti alimentari, la Dr. Leclercq dell’INRAN ha svolto un’indagine nazionale sulla esposizione ai solfiti. Il limite giornaliero totale di solfiti consigliato per l’organismo umano è a seconda del peso, tra i 40 e i 60 mg circa al giorno (0.7 mg per Kg di peso corporeo, secondo l’OMS). La Leclercq nella sua ricerca ha osservato che la media nazionale si collocava al di sopra della soglia stabilita dall’OMS, sia per i bambini (quindi il il vino non dovrebbe essere la fonte principale ) che per gli adulti. Quindi occhio alle etichette!
Ecco la pubblicazione: Dietary intake exposure to sulphites in Italy – analytical determination of sulphite-containing foods and their combination into standard meals for adults and children C. Leclercq et al. Food Additives and Contaminants: Part A: Chemistry, Analysis, Control, Exposure & Risk Assessment, 1944-0057, Volume 17, Issue 12, 2000, Pages 979
Un significativo incremento delle notifiche di “Solfiti non dichiarati in etichetta” è stato segnalato dal RASFF per merci in circolazione in Europa nel 2009.
Se cerchiamo, troviamo traccia di Alert anche fuori dall’Europa, sempre riferite a “Solfiti non dichiarati in etichetta” come: Allergy Alert: Undeclared Sulphites in Various Thai Processed Fruit and Vegetable Products in Canada e Undeclared_sulphites_donegal_natural_food_apricots
Voi dove li avete incontrati? Oggi per esempio li ho intercetttai in questa busta di noci di Sorrento:
E curiosando tra gli ingredienti dello snack Melinda..eccoli
Fonti:
–Significant-rise-in-undeclared-EU-food-ingredient-allergen-warnings
–Buon senso ancora sulla solforosa
– il_vino_tra_additivi_e_coadiuvanti
E 476. A cosa serve il poliricinoleato di poliglicerolo?
Pubblicato: 2010/10/19 Archiviato in: Additivi, E.T.chettibus, Filiere, Food design, L'angolo chimico, La borsa della spesa, Messaggi fuorvianti 14 commentiOggi in uno snack “Cereali e cacao” della Nestlè, tra gli ingredienti ho trovato il poliricinoleato di poliglicerolo come emulsionante. L’acronimo con cui è noto tra gli addetti ai lavori è PGPR.
Il nome dell’emulsionante è eloquente, almeno per chi ha già masticato un po’ di biochimica e ha già sentito parlare di grassi e di trigliceridi (esteri del glicerolo). Il nome ci dice insomma che nella composizione del poliricinoleato di poliglicerolo entra l’acido ricinoleico., un idrossiacido che è estratto dal ricino (Ricinus Communis), una pianta originaria dell’Asia tropicale appartenente alla famiglia delle Euforbiacee.
Il poliricinoleato di poliglicerolo viene ottenuto da una reazione di esterificazione a partire da poliglicerolo + acido ricinoleico. Per descrivere la storia del poliricinoleato di poliglicerolo occorre partire quindi dai due componenti.
L’acido ricinoleico è il componente principale dell’olio di ricino. Negli ultimi anni la coltivazione del ricino è aumentata e anche l’olio ha acquistato valore per i suoi numerosi utilizzi. L’olio di ricino (o castor oil) trova impiego oltre nell’industria alimentare anche nell’industria farmaceutica, tessile, cosmetica. E’ utilizzato anche come lubrificante per motori e automobili. Ecco un utile link in cui sono elencati i numerosi suoi derivati.
I paesi produttori dell’olio di ricino sono: India, Cina, Brasile, Paraguay, Etiopia, Filippine, Russia, Tailandia. La produzione Indiana copre circa il 65% del mercato, seguita dalla Cina e dal Brasile.
L’estrazione dell’olio dai semi segue diverse tappe simili a quelle impiegate per estrarre altri oli vegetali, si fa uso di solventi (esano o eptano) a cui seguono diverse tappe di raffinazione. L’olio di ricino che si ottiene si usa come tale o dopo essere stato idrogenato.
Come si ottiene l’olio di ricino (castor oil)
Per quanto riguarda il poliglicerolo ( o poliglicerina) è un polimero del glicerolo. Sappiamo che il glicerolo è contenuto in tutti i trigliceridi presenti nei grassi sia animali che vegetali. Per la sintesi del polimero, vengono fatte reagire insieme diverse molecole di glicerolo, ne deriva che il polimero finale presenta numerosi gruppi –OH che saranno i gruppi funzionali per la sintesi degli esteri come l’emulsionante da cui siamo partiti. Il poliglicerolo nella cui composizione -come schematizzato nell’immagine -possono entrare fino a 20 unità di glicerolo, ha diverse proprietà funzionali.
Struttura del poliglicerolo
Torniamo al poliricinoleato di poliglicerolo, che funzione ha questo liquido viscoso insolubile in acqua e solubile nei grassi e oli, nella produzione del wafer al cioccolato? E’ usato come agente modulatore della viscosità. In rete si trovano comunque altre possibili giustificazioni al’ingresso dell’emulsionante nelle filiere produttive, esso verrebbe usato per sostituire la fase grassa e ridurre la quantità di burro di cacao. Dal 2006 quindi le multinazionali tra cui Nestlè e Hershey hanno iniziato ad utilizzarlo per ridurre i costi produttivi e ne deduciamo che la sua presenza o la presenza di altri poliesteri può essere considerata un buon indicatore della qualità non eccelsa del prodotto.
Fonti:
– Product Information Polyglycerol Polymer
– Kind of Emulsifiers
Professione gastro-photoreporter: Mangiare a bordo treno
Pubblicato: 2010/10/14 Archiviato in: Additivi, Aromi, Filiere, La borsa della spesa, La foto del giorno 7 commenti
“.
Comprare panini mentre si è in viaggio è una esperienza che in molti evitano. Ecco la composizione del panino servito a bordo del treno Eurostar Milano-Ancona. Al prezzo di 3,50 euro un panino Prodotto italiano
Ingredienti: Farina di grano tenero tipo 0, acqua strutto, olio extra vergine di oliva, olio di sansa di oliva, lievito naturale latte magro in polvere, farina di cereali maltati,destrosio,emulsionante: E 472
Prosciutto cotto: Suino,acqua, sale, amidi, saccarosio, destrosio, proteine di soia, aromi, spezie, stabilizzante: E 407 esaltatore di sapidità E 621, gelatina alimentare, antiossidante E 301, conservanti E 250-E252.
Etichette di pane e prosciutto cotto da archiviare, tra stabilizzanti, gelatina e amidi ci offrono l’occasione per un bel ripasso tra i meat extenders and fillers. Sapete di cosa si tratta vero? e che funzioni svolgono? ecco una lettura iluminante “Meat products with high levels of extenders and fillers”
The In(edible) Egg
Pubblicato: 2010/10/03 Archiviato in: Filiere, Multimedia, Te lo do io l'alert 5 commentiAvrete letto sicuramente nelle settimane scorse delle cifre mostruose di uova ritirate dal commercio negli USA.
Si parla di piu’ di 500 milioni di uova ritirate a causa di una contaminazione da salmonella. 23 stati coinvolti e migliaia di persone intossicate.
Ecco il video della Slow Food USA a commento dell’intera vicenda. Sono intanto arrivate le scuse di Jack DeCoster e di suo figlio Peter, proprietari della Iowa Egg farm, una delle aziende coinvolte nella vicenda.
Il video si conclude con un messaggio chiaro “Organic egg is better“. Ma è cosi?
Basta cercare e si trovano ovviamente voci a favore e voci contrarie:
Buy organic eggs to avoid salmonella poisoning may be not
Leggo e condivido quanto scritto su Food Consumer: ‘The general thinking is that larger chicken farms are much more difficult to keep clean, and this makes it easier to transmit Salmonella.’”
Fonti:
Slow food inedible egg; meattradenewsdaily.
Pecorino anti-colesterolo e bufale: scopri l'errore
Pubblicato: 2010/09/20 Archiviato in: Errata corrige, Filiere 23 commentiNon è la prima volta che si parla di pecorino anticolesterolo sui media italiani. Due esempi? Un-pecorino-sardo-anti-colesterolo-ed-amico-della-dieta e Formaggio anticolesterolo
Ora se ne riparla grazie al finanziamento di 276 mila euro concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ai ricercatori dell’Università di Pisa.
Su Gravità zero, da alcune settimane è in atto la caccia “TROVA LE BUFALE SCIENTIFICHE SU STAMPA, TV E … VINCI!”
Direi che il titolo sul pecorino che contiene acido linoleico coniugato (CLA) e che ha alimentato diversi siti internet negli ultimi giorni, meriterebbe di entrare nell’elenco delle notizie che per ora non hanno solide fondamenta scientifiche. Parleremo nei prossimi giorni sui possibili effetti dell’assunzione del pecorino arricchito in isomeri del CLA.
Nel frattempo chi trova l’errore contenuto tra le righe del comunicato ANSA?
Distrutto vigneto OGM in Francia
Pubblicato: 2010/08/16 Archiviato in: Filiere, OGM, Senza categoria Lascia un commentoDelle varie sperimentazioni biotecnologiche in viticoltura e in campo enologico avevo già scritto in questo post: Viti (e lieviti biotech) . In Europa il primo paese ad avviare progetti è stato la Francia finchè il dissenso dei consumatori convinse il produttore Moet & Chandon, il primo ad adottare la tecnologia per produrre una vite resistente ad un parassita, ad abbandonare nel 1999 il progetto.
Anche negli anni successivi le sperimentazioni non sono state accolte positivamente da parte dei vigneron francesi. La storia si ripete e stavolta gli attivisti sono arrivati perfino a distruggere quello che doveva essere un vigneto sperimentale avviato dall’INRA. L’ente di ricerca francese da numerosi anni dedica la sua attività scientifica allo studio delle biotecnologie applicate al settore agroalimentare. Il vigneto era stato piantato al fine di studiare la resistenza delle viti normali e transgeniche all’attacco di un virus che colpisce la vite: il virus du court noué (grapevine
fanleaf nepovirus). Il progetto si prefiggeva quindi di seguire nel tempo la crescita e testare la resistenza di 70 viti geneticamente modificate e 46 portinnesti non transgenici.Tutto è avvenuto all’alba di ieri in Alsazia. Nonostante fosse protetto da recinzioni e altri sistemi di sicurezza, il campo è stato attaccato e distrutto dal gruppo di attivisti arrivati da diverse regioni francesi. Possiamo immaginare il danno economico di tutta l’operazione. Ovviamente non sono mancate le reazioni anche da parte dei Ministri dell’agricoltura e della ricerca, Valérie Pécresse e Bruno Lemaire,che avevano appoggiato il progetto e autorizzato la coltivazione.
Ricorderemo quindi il mese di Agosto 2010 per le distruzioni dei campi transgenici, dopo il caso del mais Bt in Italia, il vigneto in Francia. In Italia intanto si continua a litigare…
Nella foto il vigneto prima della sua distruzione. Per saperne di piu’ il link da cui ho appreso la notizia
continua
Rosso Tonno
Pubblicato: 2010/07/30 Archiviato in: Additivi, Coloranti, Filiere, Te lo do io l'alert 10 commentiE io che credevo che l’uso di coloranti nei prodotti ittici fosse rivolto al salmone, al surimi e gamberetti-like. Mi sbagliavo.
Leggendo tra i commenti di questo post su Dissapore, sono venuta a conoscenza di una pratica di cui non avevo mai sentito parlare prima.
Sapevate che il tonno può essere sottoposto a trattamenti con monossido di carbonio o colorato con il colorante rosso barbabietola per imprimergli una colorazione piu’ evidente sul banco in cui è esposto? Il colore delle carni del tonno rosso è di un rosso vivo dovuto alla proteina mioglobina che, combinandosi con l’ossigeno, genera la ossi-mioglobina dal colore acceso. L’ossidazione a cui va incontro la mioglobina quando la carne è esposta all’aria è abbastanza veloce trasformando il colore brillante in bruno più o meno scuro anche se è il prodotto è ancora molto fresco. Sappiamo che il colore dei prodotti alimentari è un criterio importante delle scelte dei consumatori. Ed ecco il trattamento con monossido di carbonio, composto che legandosi alla mioglobina genera la carbossi-mioglobina, sostanza dal colore rosso. Il procedimento, sommato al processo di congelamento esalta alcune caratteristiche qualitative del prodotto, quali appunto il colore rosso del tonno. Il monossido di carbonio è anche un inibitore della proliferazione batterica.
La FDA ha dichiarato sicuro (GRAS) il trattamento con monossido di carbonio mentre Giappone e Unione Europea ne hanno vietato l’uso poiché tale pratica potrebbe essere impiegata anche per coprire tracce di carne non conservata troppo bene. Il monossido di carbonio, conferendo colore rosso al tonno, ne maschererebbe le alterazioni dovute all’invecchiamento. Sappiamo che nei tonni il tenore di istidina, aminoacido precursore dell’Istamina, è doppio rispetto agli altri pesci. L’istamina è una amina biogena che viene ottenuta per decarbossilazione dell’istidina da parte di alcuni batteri che intervengono durante il processo d’invecchiamento del prodotto, soprattutto quando non viene rispettata la catena del freddo. Tra le più importanti sindromi di origine alimentare causate dall’ingestione di ammine biogene vi è l’avvelenamento da istamina (sindrome sgombroide).
Sia negli ultimi giorni che in passato in paesi della UE non sono mancate le segnalazioni di partite di filetti di tonno sottovuoto congelati e trattati con monossido di carbonio, origine Vietnam e provenienza Olanda.
E a proposito di tonno e coloranti, coincidenza vuole che proprio in questi giorni tra le segnalazioni del sistema di allerta europeo RASFF, ho trovato la notifica di una partita di filetti di tonno illegalmente colorati con l’E 124 o red ponceau. Tonno proveniente dall’Indonesia via Paesi Bassi e distribuito in Italia.
Ma a parte il colore, siamo sicuri che in certi piatti ci sia veramente il tonno rosso? Si narra di partite di tonno pinna gialla colorato con il rosso barbabietola. Colorare il pesce con una sostanza come il succo di barbabietola non é illegale, -leggo – ma spacciarlo per tonno rosso lo é.
In questa intervista a Valentina Tepedino, direttrice di Eurofishmarket, si accenna al fatto che l’uso del colorante raramente è dichiarato in etichetta, probabilmente per la diffidenza verso gli additivi e la scarsa informazione sull’argomento.
Per saperne di piu’
– RASFF notification: filetti di tonno trattati con monossido di carbonio
–RASFF notification: Tonno colorato con E124
–un-novel-food-al-giorno-lastaxantina.html
Cercasi abbonati all’Orto di Agrycult
Pubblicato: 2010/07/03 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa, Not Only Food 13 commentiQuesta foto l’ho scattata quattro anni fa. Insomma, sono una abbonata storica dell’orto digitale di Francesco Travaglini, agricoltore e allevatore molisano. Lo seguo da diversi anni e ho appoggiato fin dall’inizio il nuovo progetto di Agrycult.
Si tratta di un progetto imprenditoriale importante per il messaggio forte associato, cercare di mantenere le terre coltivate, quelle che i genitori e i nonni di Francesco hanno coltivato prima di lui. Nonno Verino, tra l’altro continua a farlo..
Continuare a coltivarli -racconta Francesco-è diventato economicamente impossibile: se continua così nessuno in futuro si sognerà di coltivare terre se non per per l’autoconsumo.
E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’Industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa.
Il nostro Parco -continua Francesco – quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo.
Ed allora L’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere coltivando il nostro orto è quello di dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole, due delle nostre ri-sorse, non possono essere l’unica coltivazione possibile, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste Terre.
Anche per questo è importante parlarne e abbonarsi all’orto di Parco dei Buoi. Per andare avanti e sostenere il progetto, occorrono nuovi abbonati. Altri 40, per ora ce ne sono 10 quindi attiviamo il passaparola.
Aderite! e ogni settimana, la cassetta di ortaggi arriverà direttamente a casa vostra. Ecco il modulo per aderire.
E se curate un blog, una ghiotta occasione. Ai primi 15 che parleranno del progetto e dell’abbonamento, 15 casse di verdure gratis a casa.
C’è tempo fino al 9 luglio.
Dai, cosa state aspettando? PASSAPAROLA!
Agrycult: the mission is possible!



























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