Super pomodoro e licopene: foto-gallery

Cosa dire dei titoli e dei contenuti con cui giornali e blog hanno accolto la notizia dell’arrivo della passata di pomodoro Pomì L+? Il nome è dovuto al fatto che la passata è ricavata da una varietà di pomodoro con un contenuto piu’ elevato in licopene rispetto ad altre varietà presenti nel mercato. Il licopene è uno dei carotenoidi piu’ studiati. Ne ho scritto tempo fa in Rosso licopene.
Negli ultimi giorni imprecisioni e copia-incolla hanno invaso i social network. E’ rimbalzato su Twitter il supermodoro.

Che ci siano frutta e ortaggi che differiscono in contenuto di polifenoli, vitamine, e altri fitonutrienti non è una novità e si conosce quanto siano importanti i fattori genetici e ambientali che influenzano la loro sintesi.

Non può che essere accolta positivamente la notizia che si sia deciso di investire nella produzione del pomodoro dal valore aggiunto e che si possa trovare oltre che fresco come trasformato nella passata.

Sorprende però leggere che il prodotto è accolto come una novità in assoluto, fa sorridere inoltre il modo con cui viene descritto.

Spiazza che nessuno fatta eccezione de Il fatto alimentare abbia letto con occhio critico i messaggi salutistici che gli sono stati attribuiti, proprietà interamente attribuite al licopene. La redazione ha giustamente puntualizzato che non si possono scrivere affermazioni salutistiche in assenza di studi condotti in vivo, anche alla luce della recente presa di posizione dell’EFSA che ha espresso parere negativo su health claims riferiti al licopene veicolato come supplemento sia da fonti alimentari.

La passata di pomodoro che si è guadagnata notorietà negli ultimi giorni sarà ottenuta da una varietà di pomodoro ad elevato contenuto di licopene (50% in più rispetto agli altri pomodori? ) adatta alla coltivazione nei terreni tra Parma, Piacenza, Mantova e Cremona. Il prodotto raccolto dal campo verrà inviato presso lo stabilimento del Consorzio Casalasco del Pomodoro in Rivarolo del Re per la trasformazione industriale.

Goffaggini scientifiche lette sul licopene: Il licopene è maggiormente disponibile nel pomodoro cotto, perché la sua molecola, per attivarsi e combattere i radicali liberi, ha bisogno di essere spezzata e questo avviene durante la cottura.

Oltre ad aiutare il nostro organismo a prevenire i tumori e le patologie cardiovascolari, e’ un alleato per la nostra bellezza, perche’ protegge le nostre cellule dall’invecchiamento, regalandoci una pelle piu’ vellutata”. Il valore antiossidante del licopene, ha affermato un noto nutrizionista e’ maggiore con la cottura, perche’ il calore permette di spezzare la molecola e di attivarsi”.

Molecole di licopene spezzate durante la cottura? Sulla base di studi condotti sull’effetto della temperatura e del bleaching sulla struttura del licopene durante la lavorazione dei pomodori, sappiamo che avvengono modificazioni, da trans-licopene si passa a cis-licopene, ma non avvengono rotture di legami come è stato scritto. La forma cis del licopene è piu’ biodisponibile della forma trans.

Quindi cosa si può dire? che l’agricoltura guarda con interesse a prodotti che si differenziano per la loro composizione nutrizionale dalle piu’ comuni varietà, ma la comunicazione deve essere corretta da un punto di vista scientifico.

Cercando in rete con spirito critico, se non ci fermiamo ai comunicati recenti della Coldiretti, scopriamo che già negli anni precedenti sono stati presentati pomodori dal valore aggiunto con contenuti maggiori in licopene e altri antiossidanti.

Da dove iniziamo?

Partiamo dal 2006. La catena Tesco mise in vendita Healthy Living Tomato cresciuto nel West Sussex, un pomodoro che – si legge nei comunicati stampa – conteneva un livello di licopene maggiore del 36% rispetto alla varietà Elegance con cui era stato confrontato.

Qualche anno dopo sempre sugli scaffali Tesco arrivò il frutto di un team spagnolo. Si chiamava The Moruno, aveva un livello doppio in licopene.

Negli USA per prima fu la Heinz, grande produttrice di ketchup, a finanziare diverse linee di ricerca sul licopene e a supportare il sito internet: Lycopene.org in cui si trovano dati e studi scientifici che dimostrano un ruolo del licopene come antiossidante. Per diversi anni la Heinz propose la pubblicità in cui la salsa di pomodoro veniva esaltata “tomato-rich diet may lower the risk of prostate cancer.” La Heinz propose il ketchup come alimento funzionale: un claim salutista che suscitò un acceso dibattito.

In Italia nel 2009 è stato presentato Sun Black, concepito nell’ambito del progetto interuniversitario “Tom – Anto”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.

Sempre nel 2009 il CNR di Napoli ci ha fatto conoscere il frutto delle sue ricerche. Definito anche in quella occasione come un “superpomodoro”, era nato da una ricerca del Cnr, in stretta collaborazione con la Provincia di Napoli e la Coldiretti.

Nel 2010 si è guadagnato spazio nei media Maxantia anche lui ribattezzato come “un superpomodoro per combattere i tumori” per il suo livello piu’ elevato in antiossidanti e antociani rispetto ad altri pomodori.

La ricerca ovviamente non è esclusiva europea. Anche in Canada dal 2009 si lavora per ottenere passata e ketchup dal valore aggiunto. Per la precisione all’Università di Guelph si lavora in questa direzione.

Una ricerca in rete e scopro che ci sono già siti internet dedicati a prodotti trasformati peculiari. Si tratta di passate di pomodoro in cui si mette in risalto il maggior contenuto in licopene, il tutto è frutto di iniziative di imprenditori campani. Da verificare se queste vetrine web hanno avuto una risposta da parte dei consumatori. Una delle passate era venduta su Amazon a $3.49 a bottiglia.

Per concludere. Che cosa è mancata? chiarezza, rigore scientifico. Leggere triplo antiossidante non significa nulla se non si presentano dati di laboratorio, attribuire proprietà anti-invecchiamento non è corretto se non si affiancano le affermazioni a ricerche mirate.

Possibile poi che si sia così sbadati e non ci si ricordi che i claims sulla salute devono essere supportati da studi? studi che richiedono investimenti, tempo e rigore scientifico.

A voi la foto gallery sui “superpomodori“, frutto di qualche ora di ricerca nel web.

Fonti:

Il parere dell’EFSA sul licopene

Ecco il “pomodoro nero” che combatte i radicali liberi

Rosso licopene.

Il fatto alimentare

Cancer-fighting tomato’ on sale

Hamburger al licopene/

Super Tomatoes: The More Lycopene the Better?

Superfood al supermercato

Fa davvero bene il licopene? E si trova nei derivati del pomodoro e del superpomodoro?


A cosa serve il chitosano

Provate a digitare il termine chitosano sulla stringa di Google. fatto? usciranno vari link in cui si pubblicizza il suo effetto dimagrante, in altri ci si interroga sulla sua efficacia. Perchè ne parlo? perchè da pochi giorni il panel di esperti scientifici su alimenti dietetici, nutrizione e allergie (NDA) dell’EFSA ha divulgato i risultati della quinta serie di pareri scientifici relativi ai vanti salutistici, relativamente all’Articolo 13. Si tratta di ulteriori 536 indicazioni, che si aggiungono alle 2.187 pubblicate fino ad oggi. Alcuni dei pareri riguardano il chitosano.

Nonostante la vasta offerta di integratori a base di chitosano proposto a vari dosaggi, la relazione tra ingestione di chitosano e riduzione del peso corporeo non ha fondamenta scientifiche convincenti. Sono stati pubblicati diversi articoli su riviste scientifiche, il piu’ recente è la meta-analisi An evidence-based review of fat modifying supplemental weight loss products. pubblicata su J of Obesity (2011).

Ne deriva che l’EFSA ha negato l’autorizzazione al claim che metteva in relazione chitosano-riduzione del peso corporeo. Bocciata anche la relazione tra ingestione dell’ integratore, infiammazione e transito intestinale.

Autorizzato al contrario il claim sull’effetto del colesterolo. Per l’EFSA: Il consumo di chitosano aiuta a mantenere normali le concentrazioni di colesterolo- LDL nel sangue.

Che cos’è il chitosano? deriva dalla Chitina, un polimero della N-acetil glucosamina. Dopo la cellulosa, la chitina è il più abbondante biopolimero presente in natura. L’esoscheletro dei crostacei consiste in chitina per il 15-20% del peso. La maggior parte del chitosano in commercio deriva da materiale derivato dalla lavorazione dei crostacei. Da dove partiamo?

-Dall’esoscheletro dei crostacei, nella foto vediamo un possibile materiale di partenza (crab shell).

E cosa si ottiene procedendo.

In sintesi le tappe principali:

produzione-del-chitosano

La chitina oltre a costituire l’esoscheletro di numerosi insetti e crostacei, è sintetizzata da diversi funghi e da lieviti. In commercio si trovano quindi prodotti ottenuti con l’ingrediente derivato da vegetali. Il chitosano di origine vegetale ha ricevuto l’approvazione come Novel Foods dalla UE che lo definisce quindi identico a quello di origine animale.

Il chitosano trova numerosi impieghi, è utilizzato nell’industria farmaceutica, nel settore tessile e biomedico, in zootecnia. Di notevole interesse nel campo delle nanotecnologie, la possibilità di utilizzare strutture costituite da chitosano come veicolo per farmaci.

Tra le applicazioni testate nell’industria alimentare, il chitosano e i suoi derivati sono stati proposti anche come conservanti. Alcuni studi hanno evidenziato inoltre che il chitosano non viene digerito ma è degradato dalla flora microbica presente nel colon, comportandosi come molecola simile alle fibre alimentari. Mi aspetto quindi che a breve il chitosano entri nella formulazione di pasta, snacks ecc. Come conservante è già stata testata la sua efficacia.

Tornando all’effetto sul colesterolo, il Panel EFSA ha anche fissato in 3 g di chitosano la quantità da consumare giornalmente per avere l’effetto sui livelli di colesterolo nella popolazione adulta. E’ giusto ricordare che cautela va rivolta a chi è allergico ai crostacei.

A questo punto sono diversi i composti che hanno ricevuto dall’EFSA l’autorizzazione di un claim riferito alla regolazione dei livelli di colesterolo. In ordine di tempo i fitosteroli e i fitostanoli sono stati i primi,lo documentano anche i miei posts ormai datati sui drinks e prodotti vari che li contengono. Poi sono arrivati i betaglucani, l’amido resistente e ora il chitosano.

Ho trovato anche come produrre una piccola quantità di chitosano in casa. 🙂 Attenzione alle soluzioni, acido cloridrico e idrossido di sodio sono da maneggiare con cura!

Fonti:

Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to chitosan and reduction in body weight (ID 679, 1499), maintenance of normal blood LDL-cholesterol concentrations (ID 4663), reduction of intestinal transit time (ID 4664) and reduction of inflammation (ID 1985) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006

Il chitosano; immagine


Dacci oggi il nostro Acido docosaesaenoico (DHA) quotidiano

Stavo cercando immagini e dati per una lezione per gli studenti della Facoltà di Medicina. Argomento: Gli acidi grassi essenziali: acido linoleico (C18:2, precursore della famiglia di acidi grassi omega 6) e acido alfa-linolenico (ALA, C18:3, capostipite della famiglia omega 3) e loro derivati, mi ero ripromessa anche di fare una ricognizione su nuovi alimenti funzionali e fortificati a cui è stato aggiunto l’acido docosaesaenoico (C 22:6,DHA), uno degli acidi grassi poliinsaturi (della serie omega 3) piu’ studiati per i suoi ruoli fisiologici.

Visto il materiale raccolto, ecco una sintesi e qualche riflessione.

Avevo scritto a proposito di latte arricchito in DHA tre anni fa. L’interesse rivolto al DHA come “ingredient funzionale” è aumentato supportato dalle conoscenze biochimiche sui suoi ruoli fisio-patologici. Sappiamo che è uno dei principali acidi grassi a livello del sistema nervoso centrale, entra nella composizione della mielina, della retina e svolge un ruolo nella prevenzione di processi neurodegenerativi. Ci sono centinia di articoli scientifici sull’importanza di un suo apporto adeguato nella maturazione del sistema nervoso durante il periodo fetale e neonatale. Altro settore attivo è lo studio dell’effetto degli acidi grassi omega 3 sui livelli di lipidi plasmatici e sulla prevenzione delle dislipidemie.

Come mostra la tabella, le principali fonti alimentari di DHA sono i prodotti ittici: tonno, salmone, aringhe, alici, e in percentuali maggiori l’olio che si ricava da essi.

A partire dai primi supplementi a base di fish oil comparsi parecchi anni fa, centinaia di nuovi prodotti alimentari arricchiti in DHA sono stati immessi sul mercato.

Non è un elenco completo, oltre al latte, tra gli scaffali c’è la margarina, ci sono le uova ottenute da galline alimentate con mangimi contenenti DHA o Omega 3.

Attenzione! il significato è diverso, la famiglia degli acidi grassi omega 3 è numerosa e senza indicazioni specifiche si potrebbe trattare di altri acidi grassi, pur della stessa serie, come l’acido alfa-linolenico (C18:3).

Non in vendita in Italia, ma già distribuito in vari stati anche l’olio d’oliva e altri oli vegetali con omega 3.

In Germania è stato sfornato il il pane Wonder + con 15 mg di DHA ogni due fette di pane.

Sono arrivati anche i succhi di frutta fortificati e gomme da masticare per i piu’ piccoli.

Stupore e meraviglia, ci sono anche i fagioli in scatola.

In Cina un cooking oil contenente 450 mg di omega 3 in 100g.
Avranno pensato a cosa succede durante la cottura? gli acidi grassi poliinsaturi sono i piu’ sensibili all’ossidazione.

Da dove deriva il DHA impiegato per fortificare questi prodotti? Inizialmente si ricavavano dagli oli di pesce (fish oil). Negli ultimi anni, si è osservata una crescita della domanda di fish oil soprattutto nel settore dell’acquacoltura, nell’ industria farmaceutica e alimentare.

Ed ecco affermarsi il ruolo delle biotecnologie. Per evitare il rischio di contaminazioni da metalli pesanti, negli ultimi anni, grazie a biotecnologie adeguate, è stato possibile ottenere la sintesi dell’acido docoesaenoico (DHA) da alcune micro-alghe come la Crypthecodinium cohnii e Schizochytrium s. Il DHA ottenuto dall’alga Schizochytrium s. è stato autorizzato come novel food in Europa e in altri stati.

Trovo che la possibilità di ottenere il DHA dalle micro-alghe sia un risultato molto importante, unottimo esempio di quali traguardi si possono raggiungere grazie alle tecnologie applicate al settore agro-alimentare. Poi mi sono imbattuta nel video pubblicitario delle Purple Champs DHA-Fortified gum (40 mg di DHA) che vedete sotto e mi chiedo fino a dove il marketing nutrizionale si può spingere.

Che voto diamo al papà? 🙂

Del parere favorevole formulato dall’EFSA sul DHA nei latti artificiali e neonati parlerò in un prossimo post.

Fonti:

I lipidi: struttura e funzione

Oli di pesce e acidi grassi omega 3

Acidi grassi essenziali omega 3


Carne separata meccanicamente (CSM) made in Italy

L’industria alimentare propone la carne avicola in numerose combinazioni rivolte alla ristorazione collettiva e all’alimentazione domestica. Si tratta di prodotti rivolti in particolare a consumatori che vanno sempre di fretta e non vogliono impiegare troppo tempo a cucinare.

Oggi dirigo la mia attenzione sui prodotti definiti “panati”. Tempo fa avevo scritto un post, il Tritatutto a proposito di carne avicola separata meccanicamente. Tema che mi è utile riproporre perchè tra gli ingredienti dei prodotti avicoli “panati” troviamo appunto la carne separata meccanicamente (CSM).

I metodi usati per produrre CSM sono molto vari e danno luogo a prodotti molto diversi riguardo all’aspetto visivo e microscopico (istologico) e ai parametri di qualità. L’Unione Europea produce annualmente circa 700.000 tonnellate di CSM, per un valore compreso tra 400 e 900 milioni di euro. Il 77% della produzione avviene ad alta pressione, il restante 23% viene prodotto a bassa pressione; riguardo alle specie, l’88% della CSM deriva da pollame e il 12% da suini.

Ricordo che quando venne pubblicata questa immagine ci furono numerosissime reazioni, ma questo ingrediente non è mica impiegato solo per i McNugget. 🙂

E così l’altro giorno, ho davvero sperato che qualcuno non mi notasse al supermercato quando ho infilato il piatto pronto 100% Italiano nel carrello. Sto parlando di uno dei prodotti già impanati e Pronti in 3 minuti .

Ingredienti: Carne di tacchino 17%, pangrattato (farina di frumento,oli vegetali,sale,destrosio, emulsionante: mono e digliceridi degli acidi grassi,spezio, zucchero, correttore di acidità: acido acetico, lievito, colorante:estratto di paprika), carne di tacchino separata meccanicamente 13,7%, acqua, olio vegetale, spinaci 7%, farina di frumento e di mais, formaggio, albume d’uovo in polvere, glutine di frumento, sale, amido di frumento, amido, proteine del latte,burro,aromi. Agenti lievitanti:difosfato disodico,carbonati di sodio, lecitina di soia.

Vogliamo fare insieme due calcoli veloci? 0,550 g è venduto al prezzo di 4,84 euro. Quindi complessivamente arriviamo a 8,8 euro /kg. La carne è solo il 30,7% del peso finale. Siamo generosi, arrotondiamo per eccesso al 31%. Ma il prezzo della carne separata meccanicamente è decisamente piu’ economico e il prezzo finale solo a me non sembra giustificabile?

Allo stesso costo quanti altri tipi di carne o alternative piu’ gustose, nutrienti e soprattutto a prezzi piu’ vantaggiosi si possono acquistare?

Mi chiedo quanti si fermino a valutare il rapporto tra tempo – peso – prezzo di questi prodotti.

Dimenticavo, stavo parlando di queste.

Altri posts sul tema:

Hamburger a confronto.

Il tritacarne

UE pubblica report sull’uso di carne separata meccanicamente


Degli oli deodorati e degli alchilesteri (metilesteri ed etil esteri degli acidi grassi) nell’olio extravergine

Via gli olii deodorati, viva l’olio genuino! Scienza e salute

Stop dell’UE all’olio tarocco‎ La Stampa

Coldiretti: stop agli olii deodorati spacciari come extravergine Vino in rete

Sono alcuni titoli apparsi nelle ultime settimane su quotidiani e blogs. E’ veramente la fine dell’olio deodorato? Mi sono documentata e sono doverose delle precisazioni.

Tutto è iniziato il 24 gennaio 2011, quando è stato introdotto il nuovo Regolamento (UE) N. 61/2011 della Commissione che modifica il regolamento (CEE) n. 2568/91 relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva. Il regolamento introduce la valutazione dei livelli di alchilesteri (etil esteri degli acidi grassi e metil esteri degli acidi grassi ) nell’olio extravergine, ne fissa i metodi di analisi e i limiti che dovranno essere rispettati.

I valori fissati sono stati approvati dal Coi: International Olive Oil Council , per la precisione i limiti che mediano le proposte dei ricercatori italiani e spagnoli (piu’ restrittivi i primi e piu’ permissivi i secondi) sono:

-Contenuto di alchil esteri + metil alchil esteri inferiore o uguale a 75 mg/Kg oppure

– Contenuto di alchil esteri + metil alchil esteri compreso tra 75 -150 75 mg/Kg con un rapporto tra esteri etilici/esteri metilici inferiore o eguale a 1,5.

Cosa sono questi composti e in quali condizioni si formano?
I termini alchilesteri, etil esteri degli acidi grassi (EEAG) e metil esteri degli acidi grassi (MEAG) sono familiari ai tecnologi alimentari che si occupano di qualità dell’olio extravergine. Da numerosi anni infatti è nota la presenza di esteri metilici ed etilici degli acidi grassi tra i lipidi contenuti nelle olive. Si è evidenziato che la loro formazione è modulata dai fattori ambientali. Un incremento dei livelli degli etil esteri degli acidi grassi e dei metil esteri degli acidi grassi si osserva in conseguenza di fenomeni fermentativi e degradativi delle olive di scarsa qualità come olive surmature, danneggiate o conservate in condizioni non ideali prima della lavorazione. Tali processi di alterazione delle strutture della drupa producono infatti alcol metilico (metanolo) ed alcool etilico (etanolo) che possono conseguentemente formare alchil esteri per reazioni di transesterificazione e successivamente vengono trasferiti negli oli.

La surmaturazione delle drupe provoca infatti un danneggiamento cellulare ed è responsabile della liberazione di metanolo a causa della demolizione (attuata dall’enzima pectina metilesterasi ) delle pectine, polimeri presenti nelle strutture cellulari del frutto dell’oliva.

In modo analogo una cattiva conservazione delle olive porta all’incremento di acidi grassi liberi e alla formazione di etanolo e metanolo per reazioni fermentative.

L’olio ottenuto dalla spremitura di queste olive ha un odore sgradevole ed è per questo motivo che viene sottoposto al processo di deodorazione. Il termine deodorare è eloquente. La deodorazione, applicata in condizioni diverse nelle filiere produttive degli oli vegetali raffinati e idrogenati, viene attuata allo scopo di rimuovere le molecole che impartiscono odori sgradevoli all’olio. La messa a punto del processo si colloca parecchi anni fa ed è considerata una tappa importante nella storia della produzione degli oli vegetali edibili. Questo articolo “Edible oil deodorization” è datato 1937.

Secondo gli addetti ai lavori, il nuovo regolamento non decreta tuttavia la completa esclusione di oli deodorati perché sono noti trattamenti di deodorazione eseguiti in particolari condizioni (in corrente di vapore o azoto ad una temperatura generalmente inferiore a 100°C) che possono consentire di aggirare questi limiti, tuttavia è un passo avanti verso il miglioramento della qualità.

Per consentire un periodo di adeguamento alle nuove norme, le modifiche introdotte dal regolamento si applicheranno a partire dal 1 aprile 2011. Gli oli d’oliva fabbricati ed etichettati nell’Unione o legalmente importati nell’Unione e immessi in commercio anteriormente a tale data potranno essere comunque commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.

Fonti:

-REGULATION (EU) No. 61/2011 OF THE COMMISSION of 24 January 2011 amending Regulation (EEC) No 2568/91 on the characteristics of olive oils and olive pomace oils and analytical methods of analysis (pdf)

Metodi analitici per la determinazione di oli deodorati mild: in oli extra vergini di oliva commerciali.

Alkyl esters of fatty acids a useful tool to detect soft deodorized olive oils.

dal-1-aprile-lolio-extra-vergine-di-oliva-deodorato-è-legale

Fatty acids methyl and ethyl esters as well as wax esters for evaluating the quality of olive oils, Eur. Food Res. Technol., 228, 65-74, 2008.

Edible oil deodorization

– Fonte immagine


Le filiere alimentari secondo Carla

Si può fare informazione in modo ironico? Certo, documentandosi comunque in modo accurato per dare messaggi corretti da un punto di vista scientifico. E Carla di certo si è documentata.
Le perdoniamo qualche svarione, l’aver generalizzato abbondantemente e l’aver messo sullo stesso piano molecole e coadiuvanti così diversi tra loro? ascorbato di sodio, alginato di glicole propilenico, acido acetico, acido tartarico, solfato di alluminio, cloruro di nitrosile, sorbato di potassio e svariate altre molecole alcune delle quali usate nelle sofisticazioni alimentari?

In fondo è solo una gag radiofonica. 🙂

Ma veramente il glutammato di sodio è usato come agente oressizzante nei mangimi?

Via


156 volte diossina

La sera del 19 marzo il laboratorio comunica per telefono al veterinario il risultato delle ricerche. La voce è percorsa dall’inquietudine. “I dosaggi precisi non sono ancora stati verificati,ci vorranno ancora alcune settimane prima di essere certi, ma fin da ora sappiamo che nei campioni che ci ha consegnato è presente una grande quantità di diossina. La situazione è grave. Le faremo sapere al piu’ presto. Nelle galline ovaiole c’è la diossina e quelle uova stanno circolando per ogni dove.”

Le righe in corsivo sono tratte dal libro “Il cibo impazzito. Il caso europeo della contraffazione alimentare” in cui Jean Claude Jaillette ricostruisce la vicenda dello scandalo diossina che risale al 1999. Sappiamo come andarono le cose. Il veterinario incaricato della pubblica sanità belga pur raggiunto dalla telefonata inquietante non avviserà le autorità convinto che si tratti di un incidente isolato e sopraffatto da interessi personali. Si scoprirà poi che fu solo uno degli autori dei ritardi di comunicazione tra le varie autorità sanitarie, seguiranno altri silenzi che porteranno poi allo scandalo diossina di piu’ di dieci anni fa.

A leggere cosa è accaduto in Germania negli ultimi giorni per la vicenda uova, allevamenti avicoli, diossina, cosa commentare? Di nuovo pratiche fraudolente, ritardi di comunicazione proprio tra gli addetti ai lavori, tra le varie autorità sanitarie, di nuovo silenzi.

Quante volte in Italia e in Europa abbiamo sentito parlare di diossina negli ultimi anni?
Ricordiamo tutti vicenda del 2008 che coinvolse allevamenti suini in Irlanda. In Italia invece furono le mozzarelle a occupare le cronache. Andando indietro negli anni, ricordiamo la contaminazione del 2004 quando all’inizio di novembre si scoprirono mangimi contaminati e l’allarme alimentare colpì Olanda, Germania e Belgio.

Ma non sempre gli alert giungono all’attenzione dei media. E ce lo dimostra l’archivio del Rapid Alert System for Food and Feed, RASFF in cui possiamo ricostruire la cronologia dei vari episodi. Fate come me, andate sul sito del RASFF e cercate il termine “dioxins” , avrete così davanti l’elenco delle notifiche degli ultimi 10 anni.

Il Bollettino RASFF riporta ben 156 segnalazioni in cui sono state rilevate quantità di diossina superiori ai limiti consentiti con valori molto diversi tra di loro.

Cosa emerge? Che la maggior parte delle segnalazioni riguardano mangimi animali.

– Solo 56 notifiche infatti riguardano alimenti destinati all’alimentazione umana.

– Molti i paesi europei sono stati interessati.

– Diversi prodotti animali e vegetali sono presenti nell’elenco oltre a supplementi alimentari.

Partiamo dal 1999 per una brevissima sintesi.

1999 L’allarme mangimi contaminati dalla diossina coinvolge polli e uova. La contaminazione parte dal Belgio: la quantità di diossina scoperta negli animali da allevamento era 500 volte superiore a quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità indica come “tollerabile” dall’organismo umano. Le fabbriche di mangimi “Verkest” e “Fogra” che si occupava di riciclaggio di grassi animali e vegetali alla base di tutto.

2002 Ancora diossina in mangimi per pesci. Sempre nel 2002 si scoprono supplementi di fish oils contaminati.

2003: Una inchiesta su mangimi tedeschi rivela di nuovo contaminazioni da livelli di diossina fino al 17 volte più elevati rispetto alla soglia accettabile. In Italia sequestrate migliaia di capi tra bovini, bufale e ovicaprini, nell’ambito dei controlli disposti dalla Regione Campania per la ricerca di tracce di diossina nel latte.

2004 All’inizio di novembre un nuovo allarme alimentare colpisce Olanda, Germania e Belgio,dove si scoprono mangimi contaminati.

2005 E’ coinvolta la Francia, ancora diossina in mangimi per pesci.

2006 Di nuovo supplementi di fish oils contaminati, provenienza Svizzera e Francia.

2007 E’ la gomma di guar importata dall’India a risultare contaminata. L’alert coinvolge diverse aziende del settore caseario e vengono sequestrati vari tipi di yogurth in diversi paesi europei.
Nello stesso anno si susseguono alert che riguardano contaminazioni di fegato di merluzzo e olio di fegato di merluzzo provenienti dalla Danimarca.

2008 Il 2008 è ricordato soprattutto per mangimi contaminati e allevamenti suini in Irlanda. Ma è quello che abbiamo saputo noi consumatori.
Ai primi dell’anno diossine vengono rilevate in mangimi per pesci in Danimarca. In Italia scattano indagini sulle mozzarelle campane. A fine anno segnalazioni di diossina in olio d’oliva proveniente dalla Tunisia e nel solfato di rame dalla Federazione Russa.

2009 Ai primi dell’anno di nuovo diossine in mangimi per pesci in Danimarca. Nei mesi successivi ricompare la diossina in olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in campioni di fegato di coda di rospo (Lophius piscatorius) dagli USA.

2010 A febbraio diossine vengono rilevate in olio di palma idrogenato dalla Spagna. A giugno è la volta delle uove biologiche in Germania. La diossina viene trovata anche nel palmitato della vitamina A proveniente dalla Cina e usato per integrare mangimi in Germania.
In Italia si scoprono semi contaminati di girasole destinati alla produzione di mangimi. Alert per uova contaminate in Francia, un mese prima erano proseguiti gli alert sull’olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in sardine congelate.

2011– Arriviamo cosi velocemente alle vicende degli ultimi giorni. Di nuovo mangime contaminato perché è stato utilizzato olio che non dovrebbe essere impiegato nella filiera agroalimentare”.

Cosa ha stabilito il comitato scientifico dell’alimentazione umana dell’Unione Europea nel 2001? ha stabilito un valore cumulativo per la dose tollerabile settimanale di diossine pari a 14 picogrammi (pg) di equivalente tossico (TEQ toxicity equivalence) per chilogrammo di peso corporeo. Tale valore è stato ripreso dal Report EFSA del 2004. E’ stato calcolato che l’assunzione settimanale media di diossine con la dieta nell’Unione Europea è compresa tra 8,4 e 21 pg di TEQ/kg di peso corporeo/settimana. (EFSA,2004). Quindi una parte della popolazione risulta sovraesposta alle diossine.

E’ da sottolineare che concentrazioni ambientali e l’esposizione umana negli ultimi anni sono in declino grazie agli sforzi che si stanno effettuando sia sul piano produttivo sia normativo.

al prossimo post per ulteriori aggiornamenti….

Fonti:

Diossina: a general outline/

Lo scandalo diossina è molto grave ma il pericolo per i consumatori è minimo

EFSA SCIENTIFIC COLLOQUIUM SUMMARY REPORT Methodologies and principles for setting tolerable intake levels for dioxins, furans and dioxin-like PCBs, 2004


SCIENTIFIC REPORT OF EFSA Results of the monitoring of dioxin levels in food and feed EFSA Journal 2010; 8(3):1385


Quella volta che 56.000 metri cubi di grasso bovino finirono nel canale navigabile di Houston

Non è ghiaccio quello della foto ma il risultato dell’incidente avvenuto qualche giorno fa in un deposito di grasso animale (beef fat) a Houston. L’ incidente ha provocato l’immissione di piu’ di 56.000 metri cubi di grasso bovino nel canale navigabile, a contatto con l’acqua il grasso si è solidificato ostruendo un tratto che è stato chiuso alla navigazione.

Vi state chiedendo a cosa potrebbe servire questo grasso e quale interesse economico potrebbe avere? Il grasso bovino si ottiene dagli scarti degli impianti di macellazione. Gli scarti vengono sottoposti a vari trattamenti (processo di rendering) tra cui polverizzazione meccanica e successivo riscaldamento a una temperatura di almeno 90° C. Il grasso viene quindi rimosso dal resto dei tessuti, seguono ulteriori tappe in cui si applicano processi chimico-fisici per arrivare al ‘sego bovino raffinato’ (beef tallow). Beef fat e beef tallow (sego) hanno una lunga storia. In passato il sego era usato esclusivamente per l’illuminazione, per ricavare saponi e unguenti. In seguito si è iniziato ad usarlo anche in cucina e nella produzione di oleo-margarina e oleo-stearina.

La produzione mondiale di “sego bovino raffinato” è stata di 8.7 milioni di tonnellate nel 2007-08 (circa il 6% della produzione globale di grassi e oli).

Chi sono i produttori ed esportatori principali? Bravi, gli USA.

Gli acidi grassi principali? sono: acido oleico, palmitico, stearico, palmitoleico, linoleico e acido miristico. Ne deriva che il sego bovino è uno dei prodotti principali nel mercato globale degli acidi grassi ed è diventato una materia prima utilizzata nella produzione di vari composti chimici. Serve per ricavare appunto acidi grassi (palmitico, oleico ecc…) e alcoli alifatici che verranno poi impiegati per ottenere saponi, detergenti e cosmetici vari. Tra i derivati anche amine, amidi, esteri, glicerolo. Negli ultimi anni si è iniziato a proporlo anche come biodisel e impianti sono già sorti negli USA e in Europa.

Quali altri prodotti si possono ottenere? ecco un lungo elenco

Fonti:

Beef-fat spill Houston ship channel

Houston waterway shut for days after beef fat leak.

Foodservice industry market profile study: in-plant beef fat trim level survey and cutting (pdf)

Beef-fat-biodiesel-plant-calgary


I numeri del panettone

Arrivo in ritardo quando sono numerosi gli articoli scritti sul panettone, ma repetita iuvant.

Qualche numero in ordine sparso sul panettone la cui produzione è disciplinata dal decreto emanato il 22 Luglio 2005 dai Ministeri delle Attività produttive e delle Politiche agricole e forestali.

Decine di migliaia le tonnellate di panettone prodotte ogni anno in Italia (Dati AIDI).

– Secondo il disciplinare deve essere del 4% la percentuale di tuorlo d’uovo del panettone. Burro o ( materia grassa butirrica) devono essere in quantità non inferiore al 16%.

– Sono state 7 le tonnellate di panettone servite durante la manifestazione Re Panettone a Milano

– Pesava ben 325 kg ed era alto 1,45 metri il panettone da guinnes dei primati preparato nel 2007 dalla azienda Fiasconaro

30 giorni la scadenza del Panettone Tipico della Tradizione Artigiana Milanese dalla data di produzione.

7 mesi la massima scadenza vista su un panettone industriale letta qui.

– Ammontava a 20 mila euro la sanzione fatta alla LIDL per i finti panettoni in vendita.

– Anche ne 2010 non sono mancate le frodi alimentari. 1200 panettoni e pandori sequestrati dai nuclei antisofisticazione dei Nas nel corso della operazione Natale sicuro conclusa il mese scorso.

3 gli aromi Panettone scovati nel web. Aroma Panettone, Aroma Panettone Sublime e Aroma Panettone Milano.

– All’inizio erano solo canditi e uvette, ora i panettoni farciti sono decine. La farcitura piu’ strana? un panettone farcito con crema alla fragola (Made in Brazil)

1 blog interamente dedicato al Panettone.

– Ma quanti impasti servono per produrre un panettone a lievitazione naturale? e quante ore di lavorazione? la risposta nei due video curati dai fratelli Ronci che ci portano nel loro laboratorio di produzione per mostrare tutti i processi che portano alla realizzazione del panettone in cui un ruolo importante è svolto dal lievito madre.

Il primo video e il secondo.

Gli autori dicono di essersi divertiti. Di certo, ora abbiamo imparato quanto lavoro e quanto impegno ci sono dietro ad ogni panettone di qualità. Bravi!!


Avena e betaglucani. I pareri discordi dell’EFSA e dell’Antitrust

Cosa hanno in comune OatWell, e Pasta Riso Scotti ai betaglucani? la presenza di avena come fonte di betaglucani appunto.

L’Autorità Antitrust a cui sono state segnalate le presunte proprietà della pasta Scotti di “ridurre” il colesterolo” ha giudicato non corretto il messaggio dell’azienda. Nella sentenza N. 21851 del 01/12/2010, troviamo scritto che «all’alimento reclamizzato non possono essere attribuite le caratteristiche salutistiche vantate».
L’Antitrust ha motivato la condanna riportando un parere tecnico dell’Efsa secondo cui il regolare consumo di betaglucani, contribuirebbe a «mantenere le normali concentrazioni di colesterolo nel sangue», non a ridurlo.

La Pastariso Scotti contiene farina di riso, fibra di orzo con betaglucani (7%), gemma di riso 2%, mono e digliceridi degli acidi grassi. La quantità di betaglucani forniti dalla PastaRiso è inferiore a quella stabilita dalla comunità scientifica in relazione al controllo del colesterolo ( per la precisione 3g). Per questi motivi, la campagna stampa dell’azienda, è stata considerata come “pratica commerciale scorretta“.

Al contrario, credo proprio che si festeggi da alcuni giorni alla Creanutrition, azienda associata alla Swedish Oat Fiber (SOF) perchè sulla base della letteratura scientifica allegata alla pratica sottoposta al giudizio degli esperti EFSA, il claim salutistico di OatWell® “riduce il colesterolo,” “oat beta-glucan can actively lower/reduce blood LDL and total cholesterol” è stato considerato corretto dall”EFSA (EFSA Journal 2010, 8,12). OatWell® viene proposto in due versioni contenenti rispettivamente il 22% o 28% di betaglucani.

Sul sito della Creanutrition, sono mostrate anche altre approvazioni del claim salutistico. Prima dell’EFSA si sono espressi a favore del claim anche la FDA nel 1997, la Swedish Code of Practice nel 2001 e la francese AFSSA nel 2008. Una porzione di 50g di cereali contenenti OatWell apporta da 0.75 g a 1.50 g di ß-glucani.

Il sito internet offre una vasta bibliografia da consultare, tutta sugli effetti dell’oat Bran sui livelli plasmatici di colesterolo e colesterolo-LDL. Illustrati con utili grafici e immagini i meccanismi molecolari coinvolti. Non mancano dati sulle proprietà fisiche di OatWell e sulle sue numerose applicazioni alimentari. Il sito internet di CreaNutrition offre un buon esempio di come dovrebbero proporre le proprietà salutistiche le aziende che si candidano a vedere approvati dall’EFSA i claims che riguardano la salute.
Se vogliamo fare un confronto, questo pdf è l’unico documento allegato al sito di Riso Scotti per trattare gli effetti fisiologici dei beta-glucani.

Fonti:
– Scientific Opinion on the substantiation of a health claim related to oat beta-glucan and lowering blood cholesterol and reduced risk of (coronary) heart disease pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006
(pdf)