Barrette ai frutti rossi, ossicocchi e sambuco

Come promesso, ecco la prima puntata sulle barrette pubblicizzate per la presenza di frutti rossi o frutti di bosco tra gli ingredienti. Frutti rossi che da diversi anni sono impiegati in un numero crescente di prodotti. Qualche dato sul mercato USA. Nel 2006 erano in vendita solo 54 prodotti contenenti cranberries (mirtilli rossi). Nel 2007 il numero era salito a 900. Incremento proseguito negli ultimi anni e proprio il successo è probabilmente alla base della comparsa degli “imitation cranberries” prodotti con le bucce dei cranberries colorati con estratti di sambuco a cui è aggiunto acido citrico.

La crescente attenzione dei mirtili rossi è dovuta alla loro composizione e dalla presenza di molecole di interesse nutrizionale come hanno dimostrato centinaia di articoli su riviste peer-reviewed. Sappiamo infatti che il loro colore è impartito dai polifenoli tra cui gli antociani a cui sono attribuiti numerosi ruoli fisiologici. Ma quali frutti rossi troviamo tra gli ingredienti di snacks, cereali, biscotti? L’idea di curiosare tra questi prodotti l’avevo da tempo ma ha avuto una accelerazione dopo aver letto la notizia su fake blueberries e imitation cranberries.

Ma torniamo in Italia. Partiamo con le barrette con i frutti rossi. Le etichette sono attinte dai siti web delle aziende o da acquisti della sottoscritta.

In che percentuali sono presenti i frutti rossi?

Quali incontriamo? Cosa troviamo in loro compagnia?

Barrette di fiocchi di riso e grano integrale con frutti rossi – Auchan
Ingredienti: Fiocchi di riso e di grano integrale, zucchero, glutine, germe di grano, latte scremato in polvere sale,estratto di malto d’orzo, ), sciroppo di glucosio,frutti rossi (9%) (zucchero, ossicocco, regolatore di acidità:acido citrico,aromi, succo di bacca di sambuco concentrato,olio vegetale), sciroppo di zucchero invertito, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio vegetale idrogenato, umidificanti:glicerolo e sorbitolo, aroma, emulsionante lecitina di soia, regolatore di acidità:acido citrico

Anche la Kellogg’s propone la sua Barretta snack con mirtilli rossi Cereali Special K
Ingredienti: (50%){riso (30%), frumento [frumento integrale (7%), farina di frumento], zucchero, glutine di frumento, latte scremato in polvere, germe di frumento disoleato, sale, aroma di malto d’orzo, vitamine (C, PP, B6, B2, B1, folacina, B12) e ferro}, sciroppo di glucosio, pezzi di frutta dolcificata e disidratata al sapore di fragola (9%)(zucchero, mirtilli rossi, acido citrico, aroma di fragola, succo concentrato di sambuco), fruttosio, zucchero, destrosio, olio vegetale non idrogenato, umettanti (sorbitolo, glicerolo), emulsionante (lecitina di soia), aroma, antiossidante (E320).

Enerzona: Barretta frutti rossi per gli appassionati della dieta Zona
Ingredienti: Granella di Soia (Proteine Isolate di Soia, Tapioca, Sale), Cioccolato al Latte (15,6%), Sciroppo di Fruttosio, Fruttosio, Granulato di Soia, Proteine di Soia, Inulina, Olio Frazionato di Palma Ecologico, Aromi, L-Arginina Microincapsulata (1,1%), Pasta di Lamponi (1%), Mela Disidratata, Acidificante: Acido Citrico, Lattosio, Magnesio Ossido, Emulsionante: Lecitina di Soia, Vitamina E Naturale, Olio di Borraggine (Titolato al 20% In Gla), Agente Gelificante: Pectine

Barretta COOP ai mirtilli rossi
Ingredienti: cereali di riso e frumento 50% (riso 60%, frumento 15%, zucchero, glutine di frumento, malto d’orzo, farina di frumento, latte scremato in polvere, sale, germe di grano, mono e digliceridi degli acidi grassi), sciroppo di glucosio da mais, pezzi di frutta (zucchero, mirtilli rossi 32% che corrispondono al 2.9% sul totale, acido citrico, aroma, succo concentrato di sambuco), fruttosio, destrosio,zucchero,grasso vegetale di palma, umettante (sorbitolo, glicerolo), sale, aroma, lecitina di soia

Barretta Aptonia da leggere con attenzione:

Ingredienti: Cereali 43% [fiocchi d’avena, farina di grano, petali di mais (mais, sale, estratto di malto d’orzo), farina di riso], sciroppo di glucosio, frutti 12,5% [fragola in pezzi 7,5% (sciroppo di fruttosio-glucosio, umettante: glicerolo, zucchero, purea concentrata di fragole, fibre alimentari, materia grassa vegetale, amido di riso, gelificante: pectina, estratto naturale di vegetali e di frutta, aromi), lampone in pezzi 5% (sciroppo di fruttosio-glucosio, zucchero, purea concentrata di lampone, fibra di grano, materia grassa vegetale, amido di riso, agente gelificante: pectina, estratti naturali di frutta e legumi, aromi naturali)], materia grassa vegetale, stabilizzante: sorbitolo, destrosio, zucchero, caramello, aromi, sale, emulsionante: zuccheri di acidi grassi, vitamina B1.

Barrette Special Flakes con Frutti Rossi Nutrifree,
Ingredienti: Fiocchi di riso e mais 54.70%, (riso 90.0%, zucchero, farina di mais 8.7%), sale, vitamine: B1, B2, B3, B5, B6, B9, B12; ferro, zucchero, pezzi di frutta al sapore di fragola 9% (zucchero, mirtilli rossi, acidificante: acido citrico, aroma di fragola, succo concentrato di sambuco), olio di palma non idrogenato, sciroppo di glucosio, fruttosio, latte scremato in polvere, maltodestrina, siero di latte, glicerolo, emulsionante: lecitina di soia, aroma.

-In conclusione, i frutti rossi ci sono ma sono in piccolissima percentuale. Non solo lamponi, fragole, ciliegie, accanto a questi troviamo i mirtilli rossi (ossicocco).

-In loro compagnia quantità notevoli di zuccheri semplici. Zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio-fruttosio in successione prevalgono decisamente sui salutistici mirtilli rossi. In media troviamo circa 7g di zuccheri semplici per barretta.

-Ubiquitari gli umettanti (sorbitolo, glicerolo), sono incuriosita da questo ruolo stabilizzante dei due alcool.

– Avete notato? troviamo praticamente sempre pezzi di frutta così composti: zucchero, mirtilli rossi (in percentuali non sempre indicate), acido citrico, aroma (?) o aroma di fragola, succo concentrato di sambuco (come colorante). Viene da chiedersi se usino lo stesso fornitore.

-In quelli assaggiati, se si riesce a superare il sapore dolce improponibile, non dimenticherete in seguito il gusto dell’aroma di fragola che contribuisce a rendere il tutto una esperienza da non ripetere in futuro.

Nella prossima puntata i cereali ai frutti rossi & co.


Come imitare i mirtilli neri e rossi

Da alcuni giorni sui media oltreoceano sono arrivati i fake blueberries, anche chiamati artificial flavoured and coloured blueberries.

Fake blueberries? già, si tratta di mirtilli finti fabbricati con zucchero, olio vegetale, aromi e perfino coloranti (red #40 and blue #2). Vengono usati come ingredienti in muffin e cereali al posto dei mirtilli autentici. I fake blueberries sono stati individuati in prodotti della Kellogs e General Mills. Ricostruendo le notizie e andando indietro negli anni, si scopre che in passato altri casi erano stati già segnalati come i waffles surgelati Aunt Jemima che ho ripreso nell’immagine.

Recentemente anche imitation cranberries, cioè mirtilli rossi finti sono apparsi sul mercato. La campagna del 2010 contro i fake cranberry e l’etichetta fuorviante con cui erano stati proposti, era rivolta all’azienda artefice della loro produzione, la Ocean spray. Ocean spray? Già, l’azienda che si è vista rifiutare dall’EFSA il messagio salutistico sui suoi Cranberry Products® e protezione da infezioni delle vie urinarie.

Tutto ciò mi ha incuriosito e mi sono messa a cercare in quali prodotti sono presenti frutti rossi o mirtilli e in che percentuali li troviamo tra gli ingredienti di barrette e snacks in vendita in Italia. I risultati nel prossimo post.

Fonti:

The blueberries in your food could be fake.

Fake dried cranberries and other social media fails

– Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women – Scientific substantiation of a health claim related to Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006


Quelli che i grassi parzialmente idrogenati e il TBHQ (tert-Butylhydroquinone)

Vittorio (aka Wyk 72) in viaggio negli USA condivide con noi alcuni esemplari enogastronomici a stelle e strisce. Sosta a Menphys, Memphis, Vittorio ci apre la dispensa degli amici di cui è ospite.

Mentre qui si parla di punto di fumo degli oli e ci si chiede quale olio sia meglio in cucina, a Menphys con una spruzzata si risolve tutto. Lo spray PAM sembra insostituibile in cucina. Una breve ricerca e scopro un mondo inesplorato, ben 8 flavours possibili tra cui “Olive oil”, “Butter flavour” e non manca l'”Organic“. Cosa c’è dentro la versione “Professional”? oli vegetali parzialmente idrogenati di soia e olio di canola oltre a mono e digliceridi fosfato e propellente. Fantastica la scritta “Adds a trivial amount of fat” 🙂

Olio di soia parzialmente idrogenato e olio di cotone anche a colazione con i Nutty Bars. Tra i vari additivi una new entry, notato il controverso TBHQ (tert-Butylhydroquinone) che svolge una funzione antiossidante negli oli vegetali, bisognerà scriverne prima o poi…

Chocolate chips a merenda. Ancora olio di soia e olio di cotone parzialmente idrogenato stavolta conditi con i coloranti Tartrazina e Sunset Yellow.

Problemi intestinali? ci sono le fibre in polvere (destrine di frumento) da aggiungere ai pasti, Benefiber c’è anche la versione “Con calcio” o “Vitamine per la salute del cuore“. Ma il massimo è stato veder proporre nello stesso sito anche compresse masticabili di Benefiber. Preferite il gusto arancia, kiwi o fragola? Mi chiedo che senso ha tutto questo e ripenso al mio post un po’ datato ma sempre attuale sulla nomeclatura delle fibre alimentari e loro impiego nell’alimentazione tra fabbisogni concreti e marketing.

Il viaggio di Wyk72 continua..


Le filiere alimentari secondo Carla

Si può fare informazione in modo ironico? Certo, documentandosi comunque in modo accurato per dare messaggi corretti da un punto di vista scientifico. E Carla di certo si è documentata.
Le perdoniamo qualche svarione, l’aver generalizzato abbondantemente e l’aver messo sullo stesso piano molecole e coadiuvanti così diversi tra loro? ascorbato di sodio, alginato di glicole propilenico, acido acetico, acido tartarico, solfato di alluminio, cloruro di nitrosile, sorbato di potassio e svariate altre molecole alcune delle quali usate nelle sofisticazioni alimentari?

In fondo è solo una gag radiofonica. 🙂

Ma veramente il glutammato di sodio è usato come agente oressizzante nei mangimi?

Via


Professione gastro-photoreporter. Rosso Allura ad alta gradazione alcolica

Francesco mi segnala questo innovativo mix alcolico.

In ordine sparso gli ingredienti Vodka,zucchero, glicerolo, caseinato di sodio, sodio citrato, aromi, E123 (Rosso Amaranto),E 129 (Rosso allura) . Avvistato al Rifugio Casali sui Monti Sibillini.

Altri scatti che vedono il Rosso Allura come protagonista nel set apposito.


156 volte diossina

La sera del 19 marzo il laboratorio comunica per telefono al veterinario il risultato delle ricerche. La voce è percorsa dall’inquietudine. “I dosaggi precisi non sono ancora stati verificati,ci vorranno ancora alcune settimane prima di essere certi, ma fin da ora sappiamo che nei campioni che ci ha consegnato è presente una grande quantità di diossina. La situazione è grave. Le faremo sapere al piu’ presto. Nelle galline ovaiole c’è la diossina e quelle uova stanno circolando per ogni dove.”

Le righe in corsivo sono tratte dal libro “Il cibo impazzito. Il caso europeo della contraffazione alimentare” in cui Jean Claude Jaillette ricostruisce la vicenda dello scandalo diossina che risale al 1999. Sappiamo come andarono le cose. Il veterinario incaricato della pubblica sanità belga pur raggiunto dalla telefonata inquietante non avviserà le autorità convinto che si tratti di un incidente isolato e sopraffatto da interessi personali. Si scoprirà poi che fu solo uno degli autori dei ritardi di comunicazione tra le varie autorità sanitarie, seguiranno altri silenzi che porteranno poi allo scandalo diossina di piu’ di dieci anni fa.

A leggere cosa è accaduto in Germania negli ultimi giorni per la vicenda uova, allevamenti avicoli, diossina, cosa commentare? Di nuovo pratiche fraudolente, ritardi di comunicazione proprio tra gli addetti ai lavori, tra le varie autorità sanitarie, di nuovo silenzi.

Quante volte in Italia e in Europa abbiamo sentito parlare di diossina negli ultimi anni?
Ricordiamo tutti vicenda del 2008 che coinvolse allevamenti suini in Irlanda. In Italia invece furono le mozzarelle a occupare le cronache. Andando indietro negli anni, ricordiamo la contaminazione del 2004 quando all’inizio di novembre si scoprirono mangimi contaminati e l’allarme alimentare colpì Olanda, Germania e Belgio.

Ma non sempre gli alert giungono all’attenzione dei media. E ce lo dimostra l’archivio del Rapid Alert System for Food and Feed, RASFF in cui possiamo ricostruire la cronologia dei vari episodi. Fate come me, andate sul sito del RASFF e cercate il termine “dioxins” , avrete così davanti l’elenco delle notifiche degli ultimi 10 anni.

Il Bollettino RASFF riporta ben 156 segnalazioni in cui sono state rilevate quantità di diossina superiori ai limiti consentiti con valori molto diversi tra di loro.

Cosa emerge? Che la maggior parte delle segnalazioni riguardano mangimi animali.

– Solo 56 notifiche infatti riguardano alimenti destinati all’alimentazione umana.

– Molti i paesi europei sono stati interessati.

– Diversi prodotti animali e vegetali sono presenti nell’elenco oltre a supplementi alimentari.

Partiamo dal 1999 per una brevissima sintesi.

1999 L’allarme mangimi contaminati dalla diossina coinvolge polli e uova. La contaminazione parte dal Belgio: la quantità di diossina scoperta negli animali da allevamento era 500 volte superiore a quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità indica come “tollerabile” dall’organismo umano. Le fabbriche di mangimi “Verkest” e “Fogra” che si occupava di riciclaggio di grassi animali e vegetali alla base di tutto.

2002 Ancora diossina in mangimi per pesci. Sempre nel 2002 si scoprono supplementi di fish oils contaminati.

2003: Una inchiesta su mangimi tedeschi rivela di nuovo contaminazioni da livelli di diossina fino al 17 volte più elevati rispetto alla soglia accettabile. In Italia sequestrate migliaia di capi tra bovini, bufale e ovicaprini, nell’ambito dei controlli disposti dalla Regione Campania per la ricerca di tracce di diossina nel latte.

2004 All’inizio di novembre un nuovo allarme alimentare colpisce Olanda, Germania e Belgio,dove si scoprono mangimi contaminati.

2005 E’ coinvolta la Francia, ancora diossina in mangimi per pesci.

2006 Di nuovo supplementi di fish oils contaminati, provenienza Svizzera e Francia.

2007 E’ la gomma di guar importata dall’India a risultare contaminata. L’alert coinvolge diverse aziende del settore caseario e vengono sequestrati vari tipi di yogurth in diversi paesi europei.
Nello stesso anno si susseguono alert che riguardano contaminazioni di fegato di merluzzo e olio di fegato di merluzzo provenienti dalla Danimarca.

2008 Il 2008 è ricordato soprattutto per mangimi contaminati e allevamenti suini in Irlanda. Ma è quello che abbiamo saputo noi consumatori.
Ai primi dell’anno diossine vengono rilevate in mangimi per pesci in Danimarca. In Italia scattano indagini sulle mozzarelle campane. A fine anno segnalazioni di diossina in olio d’oliva proveniente dalla Tunisia e nel solfato di rame dalla Federazione Russa.

2009 Ai primi dell’anno di nuovo diossine in mangimi per pesci in Danimarca. Nei mesi successivi ricompare la diossina in olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in campioni di fegato di coda di rospo (Lophius piscatorius) dagli USA.

2010 A febbraio diossine vengono rilevate in olio di palma idrogenato dalla Spagna. A giugno è la volta delle uove biologiche in Germania. La diossina viene trovata anche nel palmitato della vitamina A proveniente dalla Cina e usato per integrare mangimi in Germania.
In Italia si scoprono semi contaminati di girasole destinati alla produzione di mangimi. Alert per uova contaminate in Francia, un mese prima erano proseguiti gli alert sull’olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in sardine congelate.

2011– Arriviamo cosi velocemente alle vicende degli ultimi giorni. Di nuovo mangime contaminato perché è stato utilizzato olio che non dovrebbe essere impiegato nella filiera agroalimentare”.

Cosa ha stabilito il comitato scientifico dell’alimentazione umana dell’Unione Europea nel 2001? ha stabilito un valore cumulativo per la dose tollerabile settimanale di diossine pari a 14 picogrammi (pg) di equivalente tossico (TEQ toxicity equivalence) per chilogrammo di peso corporeo. Tale valore è stato ripreso dal Report EFSA del 2004. E’ stato calcolato che l’assunzione settimanale media di diossine con la dieta nell’Unione Europea è compresa tra 8,4 e 21 pg di TEQ/kg di peso corporeo/settimana. (EFSA,2004). Quindi una parte della popolazione risulta sovraesposta alle diossine.

E’ da sottolineare che concentrazioni ambientali e l’esposizione umana negli ultimi anni sono in declino grazie agli sforzi che si stanno effettuando sia sul piano produttivo sia normativo.

al prossimo post per ulteriori aggiornamenti….

Fonti:

Diossina: a general outline/

Lo scandalo diossina è molto grave ma il pericolo per i consumatori è minimo

EFSA SCIENTIFIC COLLOQUIUM SUMMARY REPORT Methodologies and principles for setting tolerable intake levels for dioxins, furans and dioxin-like PCBs, 2004


SCIENTIFIC REPORT OF EFSA Results of the monitoring of dioxin levels in food and feed EFSA Journal 2010; 8(3):1385


Quella volta che 56.000 metri cubi di grasso bovino finirono nel canale navigabile di Houston

Non è ghiaccio quello della foto ma il risultato dell’incidente avvenuto qualche giorno fa in un deposito di grasso animale (beef fat) a Houston. L’ incidente ha provocato l’immissione di piu’ di 56.000 metri cubi di grasso bovino nel canale navigabile, a contatto con l’acqua il grasso si è solidificato ostruendo un tratto che è stato chiuso alla navigazione.

Vi state chiedendo a cosa potrebbe servire questo grasso e quale interesse economico potrebbe avere? Il grasso bovino si ottiene dagli scarti degli impianti di macellazione. Gli scarti vengono sottoposti a vari trattamenti (processo di rendering) tra cui polverizzazione meccanica e successivo riscaldamento a una temperatura di almeno 90° C. Il grasso viene quindi rimosso dal resto dei tessuti, seguono ulteriori tappe in cui si applicano processi chimico-fisici per arrivare al ‘sego bovino raffinato’ (beef tallow). Beef fat e beef tallow (sego) hanno una lunga storia. In passato il sego era usato esclusivamente per l’illuminazione, per ricavare saponi e unguenti. In seguito si è iniziato ad usarlo anche in cucina e nella produzione di oleo-margarina e oleo-stearina.

La produzione mondiale di “sego bovino raffinato” è stata di 8.7 milioni di tonnellate nel 2007-08 (circa il 6% della produzione globale di grassi e oli).

Chi sono i produttori ed esportatori principali? Bravi, gli USA.

Gli acidi grassi principali? sono: acido oleico, palmitico, stearico, palmitoleico, linoleico e acido miristico. Ne deriva che il sego bovino è uno dei prodotti principali nel mercato globale degli acidi grassi ed è diventato una materia prima utilizzata nella produzione di vari composti chimici. Serve per ricavare appunto acidi grassi (palmitico, oleico ecc…) e alcoli alifatici che verranno poi impiegati per ottenere saponi, detergenti e cosmetici vari. Tra i derivati anche amine, amidi, esteri, glicerolo. Negli ultimi anni si è iniziato a proporlo anche come biodisel e impianti sono già sorti negli USA e in Europa.

Quali altri prodotti si possono ottenere? ecco un lungo elenco

Fonti:

Beef-fat spill Houston ship channel

Houston waterway shut for days after beef fat leak.

Foodservice industry market profile study: in-plant beef fat trim level survey and cutting (pdf)

Beef-fat-biodiesel-plant-calgary


L’alfabeto di Trashfood

1005 post in cinque anni, un bel numero! E’ da un po’ che pensavo di fare un riassunto sugli additivi e ingredienti di cui ho parlato. Ed ecco il risultato, il dizionario illustrato di Trashfood.







in progress…..


Professione gastro-photoreporter: mangiare ad alta quota

Nuova puntata di Mangiare ad alta quota. Riordinando mails e etichette varie archiviate, ho ritrovato l’immagine dell’ingredientistica del panino offerto sul volo Hurgada Verona (Meridiana Eurofly). Grazie alla lettrice Tullia!
Notato l’alfa amilasi tra gli agenti miglioratori della farina? è l’enzima di cui ho scritto qualche giorno fa.


I numeri del panettone

Arrivo in ritardo quando sono numerosi gli articoli scritti sul panettone, ma repetita iuvant.

Qualche numero in ordine sparso sul panettone la cui produzione è disciplinata dal decreto emanato il 22 Luglio 2005 dai Ministeri delle Attività produttive e delle Politiche agricole e forestali.

Decine di migliaia le tonnellate di panettone prodotte ogni anno in Italia (Dati AIDI).

– Secondo il disciplinare deve essere del 4% la percentuale di tuorlo d’uovo del panettone. Burro o ( materia grassa butirrica) devono essere in quantità non inferiore al 16%.

– Sono state 7 le tonnellate di panettone servite durante la manifestazione Re Panettone a Milano

– Pesava ben 325 kg ed era alto 1,45 metri il panettone da guinnes dei primati preparato nel 2007 dalla azienda Fiasconaro

30 giorni la scadenza del Panettone Tipico della Tradizione Artigiana Milanese dalla data di produzione.

7 mesi la massima scadenza vista su un panettone industriale letta qui.

– Ammontava a 20 mila euro la sanzione fatta alla LIDL per i finti panettoni in vendita.

– Anche ne 2010 non sono mancate le frodi alimentari. 1200 panettoni e pandori sequestrati dai nuclei antisofisticazione dei Nas nel corso della operazione Natale sicuro conclusa il mese scorso.

3 gli aromi Panettone scovati nel web. Aroma Panettone, Aroma Panettone Sublime e Aroma Panettone Milano.

– All’inizio erano solo canditi e uvette, ora i panettoni farciti sono decine. La farcitura piu’ strana? un panettone farcito con crema alla fragola (Made in Brazil)

1 blog interamente dedicato al Panettone.

– Ma quanti impasti servono per produrre un panettone a lievitazione naturale? e quante ore di lavorazione? la risposta nei due video curati dai fratelli Ronci che ci portano nel loro laboratorio di produzione per mostrare tutti i processi che portano alla realizzazione del panettone in cui un ruolo importante è svolto dal lievito madre.

Il primo video e il secondo.

Gli autori dicono di essersi divertiti. Di certo, ora abbiamo imparato quanto lavoro e quanto impegno ci sono dietro ad ogni panettone di qualità. Bravi!!