PepsiCo + Scienceblogs = Pepsigate
Pubblicato: 2010/07/24 Archiviato in: Not Only Food 4 commentiPepsiCo significa numerosi prodotti, qualche esempio? Tropicana, FritoLay, Seven Up, Doritos, Gatorade. Ora mescolate PepsiCo, social media, infomercial blog e ScienceBlogs, ed ecco a voi il Pepsigate.
Non sono una esperta di social marketing ma leggo che la PepsiCo ha da insegnare con la sua iniziativa “Pepsi Refresh Project” che ha coinvolto i social media. Ma non raccontiamo solo i successi. Il Pepsigate, come è stata ribattezzata la vicenda in cui è stata coinvolta nelle utime settimane, è stato un fallimento.
I social media italiani non ne hanno parlato affatto ma quello che sta accadendo al network ScienceBlogs merita diverse considerazioni e potrebbe essere preso ad esempio del potere dei social networks e della forza che hanno le persone che ne fanno parte.
Breve riassunto per chi non conoscesse i precedenti della notizia. ScienceBlogs è un network costituito da bloggers ricercatori e scienziati di vari settori. Chi c’è dietro ScienceBlogs? La rivista scientifica Seed Magazine.
ScienceBlogs nato nel 2006 con 14 autori, ha visto crescere il numero dei partecipanti fino a circa 80. Tutti ricercatori e professionisti che amano comunicare le loro ricerche con un vasto numero di lettori. Gli autori sono pagati da Seed e i fondi derivano dalla pubblicità. La popolarità e autorevolezzata del network è cresciuta negli anni al punto che alcuni posts su vari temi trattati nei blogs, alimentazione, salute, neuroscienze, ambiente, astronomia, medicina, erano linkati dal New York Times Science e dal National Geographic site oltre ad essere indexati su Google News.
Agli inizi di luglio 2010, SEED ha annunciato a tutti i bloggers del network che la PepsiCo avrebbe aperto un blog nel network, anche il nome era già pronto: “Food frontiers“, lo stesso del corporate blog già esistente. Ricercatori che lavorano alla PepsiCo avrebbero scritto articoli su temi nutrizionali e salute. Un evidente conflitto d’interessi denunciato da alcuni bloggers tra i piu’ influenti. Se Food Frontiers era già attivo, perchè aprirne uno nuovo su ScienceBlogs?
Da parte di numerosi blogger del network tra cui i piu’ conosciuti come Brian Switek e Rebecca Skloot, non si sono fatte attendere le reazioni negative con post molto critici che hanno fatto emergere il timore che l’ingresso di Food frontiers avrebbe fatto perdere la credibilità dell’intero network. L’elenco dei bloggers che hanno annunciato addirittura la chiusura dei loro spazi su ScienceBlogs si è allungato giorno dopo giorno.
In pochi giorni Seed Media e Scienceblogs hanno visto crollare la loro reputazione con numerose critiche alla scelta editoriale.
Dopo qualche giorno, Adam Bly, Seed’s CEO, ha annunciato la decisione di interrompere il rapporto con la PepsiCo e Food frontiers è stato interrotto. Ecco il testo della mail spedita ai bloggers da Adam Bly:
“We apologize for what some of you viewed as a violation of your immense trust in ScienceBlogs. Although we (and many of you) believe strongly in the need to engage industry in pursuit of science-driven social change, this was clearly not the right way.
How do we empower top scientists working in industry to lead science-minded positive change within their organizations? How can a large and diverse online community made up of scientists and the science-minded public help? How do companies who seek genuine dialogue with this community engage? We’ll open this challenge up to everyone on SB and beyond in the coming days so that we can all find the right solution”.
Una sua lettera in cui cerca di giustificare la sua scelta è stata pubblicata sul Guardian.
Nel leggere vari commenti e post come questo, questo e anche questo, sembra che già in passato l’indipendenza di Seed sia stata messa in discussione.
Resta l’episodio, tutto da analizzare per le sue ricadute sul futuro di ScienceBlogs e sul suo modello di business on line. Ne ha parlato anche Nature News. Se volete seguire la vicenda su Twitter, ecco l’hashtag: #SbFAIL.
Fonte immagine
La foto del giorno. Junk food generation
Pubblicato: 2010/07/12 Archiviato in: La foto del giorno 30 commentiSnacks dolci e salati, fries, fast food consumati in un anno da bambini tra 4 e dieci anni nel Regno Unito.
Distributori automatici. La piramide alimentare
Pubblicato: 2010/07/08 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, Slot food 9 commentiE’ proprio così. E’ tutto vero. 🙂
Junk food marketing: multigrain P r i n g l e s
Pubblicato: 2010/07/07 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, E.T.chettibus, Food design, Messaggi fuorvianti 6 commentiLeggi delle Multigrain Pringles e pensi subito alla deriva salutista dell’azienda.
Gusti Truly Original Nutrition, Creamy Ranch Nutrition e Cheesy Cheddar Nutrition.
Poi leggi gli ingredienti e scopri che le Multigrain sono solo un ottimo esempio di Junk food marketing
Truly Original Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH, SUGAR, AND TRIGLYCEROL MONO-OLEATE. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, DRIED BLACK BEANS, SALT, AND CITRIC ACID. CONTAINS WHEAT INGREDIENTS.
Creamy Ranch Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH, SUGAR AND TRIGLYCEROL MONO-OLEATE. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, SALT, DRIED BLACK BEANS, WHEY, BUTTERMILK, MONOSODIUM GLUTAMATE, GARLIC POWDER, COCONUT OIL, NATURAL AND ARTIFICIAL FLAVORS, ONION POWDER, DEXTROSE, SOUR CREAM (CREAM, NONFAT MILK, CULTURES), CULTURED NONFAT MILK, CITRIC ACID, SPICES, CREAM (NONFAT MILK, CREAM, LACTIC ACID, CULTURE), MALIC ACID, LACTIC ACID, APPLE CIDER VINEGAR, NONFAT MILK, VINEGAR, DISODIUM INOSINATE, DISODIUM GUANYLATE, SODIUM CASEINATE, MODIFIED FOOD STARCH, AND SOY PROTEIN. CONTAINS WHEAT, MILK, AND SOYBEAN INGREDIENTS.
Cheesy Cheddar Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH AND SUGAR. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, SALT, BLACK BEANS, WHEY, CHEDDAR CHEESE (PASTEURIZED MILK, CHEESE CULTURES, SALT, ENZYMES), MONOSODIUM GLUTAMATE, COCONUT OIL, BUTTERMILK POWDER, ONION POWDER, CITRIC ACID, LACTIC ACID, NATURAL FLAVORS, AUTOLYZED YEAST EXTRACT, GARLIC POWDER, YELLOW 6 LAKE, YELLOW 5 LAKE, SODIUM CASEINATE, DISODIUM INOSINATE, DISODIUM GUANYLATE, YELLOW 5 AND YELLOW 6. CONTAINS WHEAT, MILK, AND SOY INGREDIENTS.
Le recensioni di chi le ha già provate non sono entusiasmanti
Non è un sandwich. Non sono lasagne. Ma cos'é? il Lasandwich
Pubblicato: 2010/07/04 Archiviato in: La foto del giorno, Not Only Food 6 commentiSi narra che sia stato un inglese nel 1762, Sir John Montagu, quarto conte di Sandwich, a inventare il sandwich. Sir John era un uomo sempre molto occupato e trascorreva lunghe ore nel suo ufficio. Ed ecco l’idea di un pasto sul luogo di lavoro. I biografi comunque non sono molto concordi su questa paternità. Comunque dopo 238 anni sempre in terra d’Albione, è stato inventato il lasagna sandwich, ribattezzato Lasandwich. In vendita da Tesco dove pare siano davvero orgogliosi della genialata così descritta:
“Between two thick slices of white bread, you’ll find a generous filling of diced beef in a tangy tomato and herb sauce, layered with cooked pasta sheets and finished with a creamy cheddar, ricotta and mayonnaise dressing.”
Aggiungiamo la Lasagna sandwich alla lunga lista di prodotti che portano nomi che suonano italiani (italian sounding), ma che italiani di origine non sono affatto?
Grazie a Paolo per l’assist!
Cercasi abbonati all’Orto di Agrycult
Pubblicato: 2010/07/03 Archiviato in: Filiere, La borsa della spesa, Not Only Food 13 commentiQuesta foto l’ho scattata quattro anni fa. Insomma, sono una abbonata storica dell’orto digitale di Francesco Travaglini, agricoltore e allevatore molisano. Lo seguo da diversi anni e ho appoggiato fin dall’inizio il nuovo progetto di Agrycult.
Si tratta di un progetto imprenditoriale importante per il messaggio forte associato, cercare di mantenere le terre coltivate, quelle che i genitori e i nonni di Francesco hanno coltivato prima di lui. Nonno Verino, tra l’altro continua a farlo..
Continuare a coltivarli -racconta Francesco-è diventato economicamente impossibile: se continua così nessuno in futuro si sognerà di coltivare terre se non per per l’autoconsumo.
E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’Industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa.
Il nostro Parco -continua Francesco – quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo.
Ed allora L’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere coltivando il nostro orto è quello di dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole, due delle nostre ri-sorse, non possono essere l’unica coltivazione possibile, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste Terre.
Anche per questo è importante parlarne e abbonarsi all’orto di Parco dei Buoi. Per andare avanti e sostenere il progetto, occorrono nuovi abbonati. Altri 40, per ora ce ne sono 10 quindi attiviamo il passaparola.
Aderite! e ogni settimana, la cassetta di ortaggi arriverà direttamente a casa vostra. Ecco il modulo per aderire.
E se curate un blog, una ghiotta occasione. Ai primi 15 che parleranno del progetto e dell’abbonamento, 15 casse di verdure gratis a casa.
C’è tempo fino al 9 luglio.
Dai, cosa state aspettando? PASSAPAROLA!
Agrycult: the mission is possible!
Happy Meal e grasse letture
Pubblicato: 2010/07/01 Archiviato in: Not Only Food 13 commentiSiamo a Detroit, una delle città USA con il livello più alto di obesità. Cosa sta dicendo Ronald ai bambini? li sta informando della nuova iniziativa nata tra La McDonald’s e la biblioteca locale. L’iniziativa è finalizzata a incoraggiare i bambini delle elementari a leggere di piu’.
Dovranno recarsi quindi in biblioteca con un segnalibro McDonald’s. Dopo 5 visite per scegliere libri da leggere, potranno recarsi al McDonald’s locale e restituire il segnalibro con i relativi contrassegni. Cosa avranno in premio? un Happy Meal o in alternativa il Mighty Kids Meal. Happy meal con o senza giocattoli a sorpresa? la domanda sorge spontanea visto che proprio recentemente un’associazione non profit di consumatori americani ha manifestato l’intenzione di portare in tribunale la multinazionale del fast-food se continuerà a mettere giocattoli a sorpresa nell’Happy Meal (il menù dedicato ai bambini). Sappiamo quanto sia forte il richiamo dei gadget in regalo per piu’ piccoli.
Fonti:
–Basta ai-cibi con giochi a sorpresa: un altro problema per Mcdonalds.
– McDonald’ s library offer prizes for kids who read
La colazione dei campioni
Pubblicato: 2010/06/23 Archiviato in: Food sponsors, Messaggi fuorvianti, Not Only Food 2 commentiContinua la perlustrazione delle aziende che hanno puntato sulla Word cup per promuovere i loro prodotti. Oggi guardiamo le proposte della Kellog’s.
La multinazionale che negli USA per ben due volte è stata costretta a cessare le campagne promozionali dopo intervento della Federal Trade Commission (FTC) per pubblicità fuorvianti riportate sulle confezioni dei Kellog’s Rice Krispies e Frosted Mini-Wheats, per il campionato che si sta svolgendo in Sud Africa ha attivato una promozione che riguarda i giocatori della nazionale inglese che sono stati omaggiati di una fornitura per la colazione durante la missione africana.
Per l’occasione si è pensato addirittura ad una nuova versione dei cereali e a confezioni personalizzate per ognuno dei 23 giocatori che compongono il team.
Qualche esempio: Wayne Rooney è immortalato nelle scatole dei Kai Kai Pops, Frank Lampard sui ‘Lamp Flakes’, Steven Gerrard sui Frosties.
La Kellog’s non è nuova a packaging in cui sono raffigurati come testimonial i giocatori di calcio. Abbiamo un esempio anche a casa nostra. Ve lo ricordate?
Fonti
– Kellogg tightens policies on marketing to children
– Kellogg reveals major shift in marketing practices to kids
–World Cup Football Fever https://trashfood.com/2008/06/la-colazione-dei-campioni.html
– England team will be cereal thrillers in South Africa
La mozzarella teutonica: Pseudomonas fluorescens e muffe
Pubblicato: 2010/06/23 Archiviato in: Filiere, Te lo do io l'alert 36 commentiVisto che ormai abbiamo compreso tutti che le mozzarelle dalle caratteristiche organolettiche così peculiari non sono solo state immesse in vendita in Piemonte, e il nome del batterio coinvolto inizia a circolare è arrivato il momento di ricostruire meglio la vicenda. Come fare? dal solito bollettino RASFF, quello che in altre occasioni ci è servito per riflettere sugli alert di ogni genere che riguardano le merci in arrivo nei vari paesi della Comunità europea.
Intanto una domanda, chi sono i paesi produttori principali di mozzarelle? sorpresa! il mercato è dominato da Germania, USA e Australia.
E proprio dalla Germania sono arrivate le mozzarelle di cui in tanti parliamo da qualche giorno.
Leggo qui che già 9 giugno 2010 era stata diramato l’alert, insomma si sapeva già che prodotti non conformi erano in circolazione. Grazie al sistema di allerta rapida Ue, tutte le informazioni relative alla mozzarella contaminata erano state rese disponibili ai 27 Paesi Ue. E’ scattata poi una seconda allerta nei giorni successivi. C’è voluta la signora piemontese comunque perchè in tanti ne venissero a conoscenza.
L’azienda tedesca è la Milchwerk Jäger, uno dei caseifici più antichi della Germania. Da numerosi anni esporta in diversi paesi vari formaggi come Provolone, Mozzarella, Caciotta. Il principale cliente è l’Italia che importa il 90 % della sua produzione. Il latte lavorato presso il caseificio Jäger proviene al 100% dall’Alta e Bassa Baviera come riporta in sito dell’azienda.
Leggiamo sul sito della Milchwerk Jäger, che la Mozzarella rispecchia quella che è l’antica ricetta di questo formaggio fresco, già da sempre usata nel sud Italia. Per la sua produzione, usiamo solamente latte di prima qualità e naturalmente, fermenti lattici vivi. Le moderne tecniche inoltre, ci consentono di avere un prodotto esente da qualsiasi contaminazione battereologica e soprattutto dall’aspetto molto bianco.
E cosa salta fuori dalla lettura del bollettino RASFF? che le mozzarelle come dimostrano i certificati d’esportazione della società tedesca, non sono state inviate solo in vari discount in Italia, sono coinvolti anche Francia, Slovenia, Bielorussia, Russia.
Si allunga l’elenco delle marche coinvolte: Land, Malga Paradiso, Lovilio, Fattorie Torresina e Monteverdi.
Dopo diversi giorni, troviamo altri alert che riguardano la mozzarella in data 21 giugno e 22 giugno e stavolta sono associati a dei dati di laboratorio:
21/6/2010 Troviamo il Pseudomonas fluorescens responsabile di “altered organoleptic characteristics (blue coloured: 1 mm) of Pseudomonas fluorescens (3000000 * 1000 CFU/g) in mozzarella cheese from Germany”
21/6/2010 Ancora mozzarella “cheese with altered organoleptic characteristics (bleu coloured) of mozzarella cheese from Germany infested with moulds”
Non solo Pseudomonas fluorescens, anche muffe?
E’ tutto risolto ha rassicurato Hermann Jaeger della Milchwerke Jaeger interrogandosi sul perchè di tanta attenzione e clamore. E’ arrivato perfino a dire in una intervista che fin dal mese di maggio scorso era stato evidenziato il Pseudomas fluorescens e il problema per lui era risolto.
Che altre sorprese ci riserva la mozzarella organetticamente alterata?
continua..
Fonti:
–RASFF notification list
–Blue-mozzarella-alert-sparks-labelling-debate
Il fatto alimentare
Pubblicato: 2010/06/22 Archiviato in: C' è posta per TRASHFOOD, Io lo leggerei, Not Only Food 7 commentiI lettori che cercano notizie e informazioni su temi legati all’alimentazione nei suoi molteplici aspetti, sicurezza alimentare, prezzi, pubblicità fuorviante, confronti tra prodotti, da qualche giorno hanno una nuova risorsa, si chiama Il fatto alimentare e ci troverete anche me. Ho accettato l’invito di Roberto La Pira a contribuire a questo nuovo progetto editoriale. Al sito contribuiranno vari autori che conoscerete meglio nei prossimi giorni. Lo staff è composto da Roberto La Pira (direttore responsabile), Silvio Garattini direttore istituto Mario Negri, Valeria Torazza (ricerche di mercato), l’avvocato Dario Dongo e la giornalista Mariateresa Truncellito. Il nuovo spazio dedicato al mondo dei consumi, -ha anticipato Roberto -vuole bilanciare il crescente disinteresse dei media verso certe tematiche a favore di argomenti come il benessere e la salute capaci di raccogliere l’interesse degli inserzionisti pubblicitari. Il sito prevede quattro aree. Nella prima si tratta di sicurezza alimentare, prodotti ritirati dal mercato, trattamenti illeciti negli allevamenti, contaminanti chimici, additivi. L’area supermercato proporrà inchieste sui prezzi e analisi di prodotti. Lo spazio dedicato alle etichette esaminerà le diciture scorrette e metterà a confronto le indicazioni sulle confezioni. Un’attenzione particolare sarà rivolta alla nutrizione e alle campagne istituzionali firmate dall’Iss, dall’Inran.
Anche le decisioni dell’Autorità per la sicurezza alimentare di Parma (Efsa) e di altre agenzie come l’Afssa francese e la Fsa inglese verranno riprese e affiancate ai risultati di test comparativi italiani e stranieri. Le norme legislative verranno illustrate e commentate da esperti con un linguaggio comprensibile.
Il sito è in rodaggio, ci sono ancora cose da sistemare, comunque buona lettura!
























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