La FDA al tempo di Twitter

La Food and Drug Adminstration (FDA) ha deciso di utilizzare il social network Twitter per informare piu’ velocemente i consumatori dei recall dei prodotti alimentari.

Ecco l’indirizzo: http://twitter.com/FDArecalls

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Il TUO calcio

formaggino MIO

In questi giorni mi è capitato di vedere lo spot del formaggino ricco di calcio, avete capito quale. Una mamma preoccupata per l’apporto di calcio del figlio si rivolge all’esperta della nota multinazionale, che guarda caso, gli consiglia proprio quel formaggino per un apporto adeguato.

Il fabbisogno giornaliero di calcio per i bambini da 0-1 anno è di 800 mg/die. Da 1-6 anni il fabbisogno è maggiore (1000 mg/die).

A tutte le mamme che invece passano da queste parti e si chiedono se ci sono altre fonti del minerale, oltre ai formaggi fusi, ecco qualche dato sui contenuti di calcio (mg/100g) in diversi alimenti. I formaggi sono una fonte importante e il calcio contenuto ha una elevata biodisponibilità. La minore biodisponibilità di calcio nei vegetali è dovuta alla presenza di numerose sostanze (fibre vegetali, acidi organici, fitati) che legano il calcio e ne limiano l’assorbimento.

Il Parmigiano contiene 1159 mg di calcio/100g; il Pecorino romano 900 mg; il Pecorino siciliano 1162; il Grana 1169 mg/100g.

Il Formaggino Nestlè contiene 330mg/100g, quindi un quantitativo inferiore anche se confrontato con il valore medio di alcuni formaggi freschi (circa 450mg/100 g)

Tralasciamo gli altri nutrienti dei formaggi citati, come le proteine e le vitamine liposolubili (tra cui la vitamina D che è importante per l’assorbimento), e su cui ci sarebbe tanto da dire, siamo ancora convinti dello spot?

Credo che la Nestlè, dovrà prima o poi correggere anche la scritta “Ricco di calcio”. Infatti in base alla nuova regolamentazione europea sulla etichettatura, si potrà definire un prodotto “Ad alto contenuto di un minerale” se il suo contenuto sarà almeno il doppio di una “fonte naturale del minerale“.

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Olio di semi di soia OGM

Filetti acciughe, olio OGM

L’unico ricordo che ho di prodotti ottenuti da soia transgenica in vendita in Italia, risale al 2004. Si trattava di un olio di semi prodotto dalla “Casa Olearia Italiana.” A seguito di proteste avviate da Greenpeace, l’azienda decise di ritirarlo dal commercio.

In seguito si segnalò una frode in cui secondo l’accusa, olio di semi di soia, anche geneticamente modificata, addizionato con betacarotene e clorofilla industriale era impiegato per fabbricare fraudolentemente olio extravergine.

E arriviamo a oggi. La prossima volta che acquistate un barattolo di filietti di acciughe sott’olio, potreste incontrare quella della foto e non trovare filetti immersi nell’olio di oliva come vorrebbe la tradizione, bensì olio di semi di soia e per giunta soia ogm. Grazie a Luca Lombroso per l’assist. Sarà un errore di stampa?

Comunque non dovrebbe sorprendere. L’UE non coltiva soia transgenica ma la importa da diversi anni. In prevalenza la soia importata è destinata a produrre mangimi destinati a pollame, suini, bovini, pesci o per produrre oli. Dai dati forniti dal Ministero della salute, che ha verificato la contaminazione relativa alla presenza di Organismi geneticamente modificati su soia e mais ad uso zootecnico importati nel nostro Paese, risulta che la presenza di OGM risulta confermata per il 91% dei campioni di soia analizzati e per il 12% dei campioni di mais.

È stato da poco pubblicato il rapporto sullo stato delle coltivazioni geneticamente modificate nel mondo, a cura dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications. La soia risulta la piu’ coltivata tra le piante geneticamente manipolate. E’ stata anche la prima ad essere modificata negli USA. Dopo piu’ di dieci anni la soia Ogm è coltivata in nove stati, si tratta di soia prevalentemente resistente agli erbicidi, esempi sono la LibertyLink® della Bayer e Roundup Ready® della Monsanto resistenti rispettivamente al glufosinate ammonio o glifosate.

Recentemente la UE ha autorizzato l’importazione di soia OGM destinata all’alimentazione umana come la Bayer A2704-12 o la MON 89788 Roundup Ready 2 Yield(TM) della Monsanto. L’autorizzazione della soia Monsanto e Bayer, ultime arrivate sul mercato europeo, sarà valida per dieci anni, e comporta l’etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti prodotti dagli Ogm in questione, che lo contengano o che ne contengano tracce oltre lo 0,9%.

-Per quanto riguarda l’etichettatura, se una farina o un olio derivano da soia OGM, i prodotti devono essere etichettati.

-I mangimi dal 2004 devono essere etichettati se derivano da piante OGM (soia o mais) ma non i prodotti che ne derivano come latte, carne, uova ecc.

-Non è obbligatorio invece dichiarare se in alcuni processi produttivi si fa uso di microorganismi geneticamente modificati o enzimi derivati da lieviti o altri microorganismi transgenici.

Ma torniamo al barattolo da cui sono partita.

Quale delle diverse varianti di soia Ogm sarà stata usata per produrre l’olio? Durante il processo di raffinazione dell’olio dalla soia, i semi sono sottoposti a trattamenti con solventi e elevate temperature che danneggiano il DNA per cui è in pratica impossibile risalire al tipo di materie prime impiegate, come dimostra questo lavoro “Detection of DNA during the refining of soybean oil” pubblicato su Journal of the American Oil Chemists’ Society (2006).

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Il burger-can

Il cheese-burger esiste veramente, per l’altro prodotto non ho trovato recensioni, forse è solo questione di tempo.


Avviso ai naviganti: Cambio feed

Sono traslocata definitivamente nel dominio trashfood.com, quindi non è piu’ corretto il feed: http://feeds2.feedburner.com/san-lorenzo/JLZg

Mi scuso per non aver avvertito prima chi si era iscritto e seguiva gli aggiornamenti.

Il nuovo feed per chi fosse interessato è questo: https://trashfood.com/rss2

Grazie! e passaparola!


EFSA e il calcio Kinder Ferrero

Tempi duri per le aziende e i messaggi che fanno riferimento ad effetti sulla salute. Della regolamentazione sugli health claims avevo già scritto, ora cominciano ad uscire le decisioni. Stavolta il comitato EFSA’s on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) si è espresso negativamente sulle barrette Kinder Ferrero da 12.5 g che forniscono 40 mg di calcio (il 5% della dose giornaliera raccomandata) e 70 kcal. La documentazione portata dalla Soremartec Italia S.r.l. Gruppo Ferrero in difesa del claim rivolto ad una fascia di consumatori dai 4 ai 21 anni non è stata considerata sufficiente è la Ferrero non potrà usare il messaggio “il cioccolato che aiuta a crescere” nella pubblicità.
Tra i fattori che hanno influito negativamente, l’eta dei soggetti (prevalentemente adulti) inclusi negli studi che la Ferrero ha presentato al comitato.
Io aggiungo che le barrette contengono latte in polvere, i trattamenti termici per disidratare il latte hanno effetti notevoli sulla composizione dei grassi e delle proteine del latte e ipotizzo che anche la biodisponibilità del calcio sia cambiata.

Fonte: Nutraingredients.com

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Sport drinks tra i banchi di scuola

Nel web surfing alla ricerca di progetti di educazione alimentare rivolti ai giovani mi sono imbattuta nella iniziativa della Gatorade che ha prodotto un opuscolo didattico per i ragazzi e una guida per le insegnanti su “Il bello dello sport – bere, mangiar sano e stare in forma” con giochi, vignette e quiz. Trovate qui alcune pagine dell’opuscolo edito da Giunti Editore, in cui si spiega l’importanza dell’attività fisica in età giovanile e il valore di una corretta alimentazione e idratazione legate allo sport.

Non è la prima volta che vedo un multinazionale stampare opuscoli didattici, entrare nelle scuole e stabilire un contatto con giovani e famiglie. Una strategia assai frequente per far conoscere i propri prodotti. D’altra parte dietro Gatorade c’è un nome come PepsiCo. Di solito non manca anche un testimonial, magari un personaggio sportivo, di solito un calciatore. Sport e business vanno così daccordo! E anche stavolta è proprio così, la Gatorade ha scelto Cannavaro.

Quale prodotto nuovo della Gatorade è rivolto ai piu’ giovani? Cosa è stato presentato di recente? Eccolo! Proprio un integratore per i bambini. Si chiama Gatorade Young Stars. sodio, potassio, magnesio, cloruro e carboidrati con aggiunta di calcio.
Gatorade version: Lo chiedono le mamme e noi lo abbiamo messo a punto. Gatorade Young Stars è definito -leggo nelle pagine web dell’azienda -il primo sport drink pensato e sviluppato per i ragazzi dagli 8 ai 12 anni: la fascia di età più attiva della popolazione, ma che sempre più spesso va incontro a problemi di sovrappeso dovuti ad un’alimentazione poco equilibrata e alla mancanza di attività fisica.

Gianna version: Avevamo un prodotto da far conoscere e la campagna nelle scuole ci avvicina alle famiglie e ai piu’ piccoli.

Mi sa che avevo proprio ragione, la mia idea sulla reale utilità di certi prodotti non è affatto cambiata.

Sentite cosa c’è scritto sul sito dell’azienda a proposito dei loro prodotti:

Perche’ utilizzate coloranti artificiali? I coloranti presenti in Gatorade non sono solo piacevoli alla vista ma anche al gusto e aiutano il consumatore a riconoscere i vari sapori. I nostri coloranti sono stati approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) e vengono aggiunti in dose minima solo per raggiungere la colorazione giusta. (Coloro che preferiscono bevande non colorate, possono optare per Gatorade Ice).

Perche’ Gatorade non contiene succo di frutta? Gatorade e’ un prodotto scientificamente formulato per dissetare e rifornire di energia e sali minerali in modo bilanciato; la presenza di succhi di frutta non porta alcun beneficio funzionale.

Io avrei qualcosa da obiettare.

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L'ora del Tea alla cannabis

Ice Tea Swiss Cannabis

Ice Tea with Swiss Cannabis. Ecco l’altro prodotto che mi ha incuriosito durante il viaggio in Svizzera.
Contiene acqua, 5% di sciroppo di fiore di canapa, zucchero, succo di limone, estratto di tè nero (1,4g/l), acido ascorbico e 0.0015% di THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis.
La bevanda viene presentata come una bevanda salutare che coniuga i benefici della cannabis a vitamine, sali minerali. Mai vista prima prima una bevanda al tè che avesse questo ingrediente, però da una breve ricerca ho scoperto che ce ne sono altre. Questo superalcolico, per esempio, che è stato comunque vietato nel Regno Unito. Leggo che l’immissione in vendita ha suscitato perplessità, non mi sorprende affatto. Invece in Svizzera è tranquillamente in vendita alla Coop.CH.


Carpe diem con Kombucha

Ecco un nuovo esempio di bibita che promette effetti sulla salute, benessere, regolazione del metabolismo e aumento delle difese immunitarie. E’ Kombucha della Carpe Diem, l’ho trovata in un supermercato a Lugano. Carpe Diem è un marchio di “Bevande funzionali” distribuite dalla Red Bull nel Regno Unito e in altri stati europei. Il termine Kombucha ha una lunga storia ed è una bevanda diffusa in Asia. Il prodotto dell’azienda austriaca è un infuso addolcito e fermentato.

Carpe Diem

Come viene prodotto Kombucha?
Ne troviamo testimonianza nel sito internet dell’azienda. Si parte da una miscela di erbe e/o tè, si aggiungono fruttosio e poi le colture che alimenteranno la fermentazione tra cui le colture di Kombucha e lattobacilli.

Gli ingredienti sono: acqua addizionata di anidride carbonica, fruttosio, tea blend, colture Kombucha e lattobacilli.

Leggo sulla confezione di Carpe Diem: Kombucha est dèlicieux,vivifiant er rafraichisant. Consommès regulierement,les composants de Kombucha peuvent contribuer au bien-etre. Kombucha est èlaborè par fermentation à l’aide de lactobacilles ed de cultures de leuvres.

Quali fondamenta scientifiche hanno i messaggi?
Cercando in rete ho trovato le perplessità del curatore del blog Science Punk che si interroga come me sugli studi alla base dei messaggi riportati sulla confezione. Seguendo alcuni riferimenti dell’autore ho così trovato l’articolo che nel 2006 era allegato al sito della Carpe Diem. “Kombucha. Natural strength from the treasury of oriental experience” pubblicato da Stefan Becker nella rivista “The Swiss Journal of Integrative Medicine” (pdf).

La rivista non è indexata da PubMed e inoltre –cosa assai curiosa- ‘the Swiss Journal of Holistic Medicine’ è pubblicato proprio dal “Dr Stefan Becker, Media Consulting”.

Alle diverse richieste di chiarimenti sulla biodisponibilità dei vari nutrienti della bevanda e sulla reale efficacia del prodotto, sembra che non sia mai seguita risposta da parte dell’azienda produttrice del Carpe Diem Kombucha.

Ma cos’è precisamente la coltura Kombucha? si tratta di una colonia simbiotica di batteri e lieviti. Formano la simbiosi i batteri della specie Acetobacter e i lieviti sono Brettanomyces bruxellensis, Candida stellata, Schizosaccharomyces pombe, Torulaspora delbrueckii e Zygosaccharomyces bailii.

La coltura Kombucha ha numerosisimi fan. Sono stati pubblicati libri per insegnare a preparare i prodotti fermentati ed è diffusa anche la preparazione domestica, ecco come si presenta la coltura Kombucha.


Coloranti naturali: Edizione limitata

Confetti LIme & Orange

Senza coloranti artificiali!

in bella evidenza attira la mia attenzione la scritta dall’espositore. E’ da diversi giorni che volevo tornare sull’argomento: “coloranti artificiali” e “coloranti naturali“. I nuovi confetti della Ferrero, me ne danno l’opportunità.
E pensare che per 40 anni sono stati prodotti di colore bianco ai gusti piu’ disparati. Decisamente controcorrente l’idea di iniziare a produrli colorati. Sono i confetti gusto Lime & Orange. Cosa ha spinto l’azienda a sfornarli in queste due colorazioni smaglianti?

Quali ingredienti sono stati scelti per l’edizione limitata di colore verde e arancio? zucchero, maltodestrine, acidificante (acido tartarico), amido di riso, addensante (gomma arabica), aromi, succo di limone in polvere, coloranti (E 160a, E 100, E120, E141), antiossidante (acido ascorbico), agente di rivestimento (cera carnauba).

La scritta Senza coloranti artificiali sull’espositore, indica un obiettivo preciso dell’azienda: presentare l’assenza di coloranti di sintesi nei confetti come un valore aggiunto. Tuttavia per quanto riguarda i processi produttivi, il confine tra coloranti artificiali e coloranti naturali è davvero sottile. Ci sono anche i coloranti definiti nature-identical, cioè quelle molecole organiche che vengono prodotte in laboratorio ma hanno caratteristiche strutturali simili ai pigmenti presenti in natura. Inoltre alcuni coloranti che essendo ottenuti da piante o animali, si definiscono “naturali,” dopo l’estrazione, sono modificati chimicamente allo scopo di modificarne la solubilità o per renderli piu’ stabili.

Tornando alla dicitura Senza coloranti artificiali, leggo su Papille vagabonde che dati recenti confermano che “Naturale” è stato il termine più usato nei nuovi claim dei prodotti alimentari e delle bevande in tutto il mondo nel 2008, secondo Mintel (Istituto di marketing internazionale), cosi come le parole “sano” e “puro” sono divenuti i nuovi ideali claim per un prodotto alimentare.

Vediamo quali composti impartiscono il colore verde e arancio ai confetti Lime & Orange.


E120.
E’ una vecchia conoscenza, ancora lui, il rosso cocciniglia tornato alla ribalta dopo l’attenzione rivolta dalla Food and Drug Administration.

E141. E’ la clorofillina di cui ho parlato qualche giorno fa. La clorofillina non esiste in natura, però è inserito tra i coloranti “naturali”. Come ho scritto alcuni giorni fa è ottenuta dalla clorofilla, un pigmento liposolubile che si altera facilmente alla luce e al calore. Ecco il motivo delle modifiche alla sua struttura per rendere la molecola idrosolubile, adatta a essere usata in mezzi acquosi. I complessi rameici – nei quali il magnesio della molecola è sostituito dal rame – sono più stabili e le molecole sono solubili in acqua. I derivati durante il trattamento perdono la catena del fitolo.

E160a. Indica una famiglia di carotenoidi insolubili in acqua, impartiscono un colore dal giallo all’arancione. Un fattore critico che influenza il colore oltre ad altri parametri, è il solvente usato per estrarre i carotenoidi da diverse materie prime (carote, oli, e altri vegetali), alfalfa. Il β-carotene è il componente principale, poi troviamo α, γ-carotene e altri pigmenti oltre a oli, cere composti presenti nelle materie prime di partenza. Si usano per l’estrazione acetone, metil etil chetone, metanolo, etanolo, propanolo, esano, diclorometano e anidride carbonica.

E100. Si tratta della curcuma, un colorante alimentare che viene estratto dalle radici e dallo stelo della radice gialla Curcuma longa. Non è solubile in acqua ma può essere ottenuta una forma idrosolubilecon trattamenti specifici.

Il mercato dei coloranti alimentari è stimato circa 1 miliardo di dollari, quello dei coloranti naturali ha un valore di 250 milioni di dollari. India e Cina sono tra i paesi produttori principali. In relazione alla crescente avversione dei consumatori verso i “coloranti artificiali” il mercato dei coloranti naturali è ovviamente in aumento.

Curcuma, carotenoidi e clorofilla sono composti che suscitano attenzione in campo nutrizionale per i ruoli protettivi dimostrati in diversi modelli sperimentali. Ci sono già numerosi prodotti e integratori che li contengono. Ne parlerò prossimamente.