ET.chettibus®-10

Nuova puntata di ET.chettibus®.

Ingredienti: Latte scremato, sciroppo di glucosio, grassi vegetali, zucchero, proteine del latte, burro, albume d’uovo,tuorlo d’uovo, copertura di cacao 2.5% (olii vegetali raffinati, zucchero, cacao magro,emulsionante: lecitina di soia, aromi), alcool, mascarpone 2% (panna di latte pastorizzato, correttore di acidità: acido citrico), cacao magro 2%, gelatina,latte scremato in polvere, maltodestrine, amido di mais, fibre vegetali, emulsionanti (E471), aromi, addensanti (E415,E407), sale

Via!

Alcuni additivi sono indicati con il loro nome, altri con le sigle. E 471 indica i mono e -digliceridi degli acidi grassi, E407 corrisponde alla carragenina, E 415 è la xanthan gum.


I marchi delle Marche

Locandina Qualità e filiere delle Marche

E’ ripresa la campagna divulgativa sul marchio di Qualità Qm garantito dalla Regione Marche. Sono riapparsi i manifesti riguardanti anche il latte, la carne e la filiera della pasta.
Sul sito Qualimarche.it si possono trovare le informazioni sulle filiere produttive che hanno già ottenuto il marchio QM.


Il villaggio ortofrutticolo globale

Una delle risorse web in cui mi affaccio spesso alla ricerca di notizie sul villaggio ortofrutticolo globale è FreshPlaza.it e così scopro che la Nuova Zelanda è alla riscoperta delle pesche platicarpe, anche California e Texas producono arance Moro, la mela altoatesina Marlene è alla conquista della Spagna, il melograno promette bene in California e le mele Fuji prossimamente arriveranno anche in Europa dalla Cina. L’Egitto è pronto a spedirci le sue patate novelle. Sono già arrivate in Europa le prime cipolle dalla Nuova Zelanda.
Invece dal Burkina Faso hanno ripreso ad arrivare i fagiolini nell’ambito di un’iniziativa di solidarietà promossa dall’associazione Shalom, Unicoop e Regione Toscana. I fagiolini arriveranno nelle mense scolastiche e gli studenti troveranno anche delle tovagliette di carta che spiegano l’iniziativa attraverso alcuni fumetti disegnati da Sergio Staino e alcuni depliant.
Ecco una di quelle occasioni in cui mettiamo in secondo piano la spesa a km zero?. E non si pensa ai costi ambientali del ponte aereo Ouagadougou-Pisa che consente ai fagiolini di arrivare in 36 ore dal Burkina Faso? Utilizzare i fagiolini africani -sostengono gli organizzatori del ponte aereo -non solo significa assicurarsi un prodotto fresco e di qualità, ma permette di sostenere lo sviluppo delle piccole cooperative di produttori locali, per garantire alla popolazione un lavoro equamente retribuito e condizioni di vita migliori.

A proposito di frutta e ortaggi, non passa settimana senza che la Coldiretti ci ricordi l’importanza di acquisti locali e di porre attenzione ai km percorsi dai prodotti, meglio quindi se sono zero. Proprio la Coldiretti in questi giorni ci informa che: “gli azzurri rischiano di partecipare alle Olimpiadi 2008 senza il supporto della dieta mediterranea: le autorità cinesi avrebbero proibito l’importazione di prosciutto e frutta italiana.

Subito una riflessione, perchè questa storia dei km dei prodotti (food miles) tra luoghi di produzione e di consumo, merita certamente di essere considerata e ci ritornerò ancora sopra ma ci vuole coerenza e non possiamo parlarne solo se fa comodo a qualcuno e a senso univoco.


Appello del v.v.f.

fermenti

Niente da fare, anche stamattina a colazione yogurth fatto in casa e non sono riuscita così a seguire l’appello del v.v.f. 🙂

A proposito di microorganismi e di probiotici, come è possibile quantificare se sono ancora vivi e vitali negli yogurth che acquistiamo? Uno studio del microbiologo J. Hamilton Miller ha dimostrato che solo un terzo dei prodotti in vendita negli USA, conteneva microrganismi vivi in grande quantità. Non ho trovato dati sugli yogurth in vendita in Italia. Per quantificare correttamente il numero di microrganismi vivi è necessario un Laboratorio di Microbiologia. Però esiste un modo semplice e casalingo per verificare se in un prodotto, per esempio uno yogurt, sono presenti ceppi di microrganismi vivi. Si fa bollire un litro di latte intero fresco, poi si mette il vasetto di yogurt nel latte tiepido e si pone il tutto in una yogurtiera. Se nello yogurt sono presenti microrganismi vivi questi si moltiplicheranno nel latte e, nel giro di 24 ore circa, si otterrà sia la prova che i microrganismi erano ancora vivi sia un nuovo yogurt da assaggiare.


Snack alla frutta, proteine e piselli

Scambi di opinioni ai piani alti di una multinazionale. Si sta lavorando ad una linea di snack alla frutta.

-No, troppi zuccheri semplici in questo snack. Già me li immagino quelli delle associazioni di consumatori che stanno a leggere sempre le etichette, direbbero subito che è troppo sbilanciato, poche proteine, non va. E poi abbiamo preso l’impegno di fare dei prodotti nutrizionalmente corretti…Cosa possiamo fare?

Si alza il tecnologo e/o nutrizionista: Perchè non aggiungiamo le proteine tra gli ingredienti?

-Già, ma quali?

-Potremmo provare con i caseinati, ma ultimamente costano troppo.

-E se utilizzassimo le proteine di soia?.

-No, le guardano tutti con diffidenza, e poi c’è sempre il sospetto che siano transgeniche.

Trovato! -urla l’altro tecnologo. Le proteine di pisello sono quello che ci serve. Costano anche poco.
E poi le usano già da parecchi anni nei prodotti dietetici. Dicono che offrono diverse opportunità.

-Davvero? Quali?

Le usano già per aumentare il livello di proteine negli alimenti, anche a base di carne. Una azienda francese ha brevettato un prodotto che si ricava dai piselli, si chiama NUTRALYS® e tanti le usano già nei prodotti dietetici e per sportivi.

Esistono anche proteine estruse, proteine (di pisello) testurizzate, imitano perfino la carne.

Hanno proprietà anche emulsionanti.

Permettono di ridurre i costi. So io dove trovarle.

Sono anche stabilizzanti.

Mi avete convinto. Procediamo!

Ovviamente è tutto inventato, però le proteine di pisello ci sono per davvero nello snack Saiwa all’arancia.


Temporary shop

Non sapevo dell’esistenza dei temporary shops.
Se siete dalle parti di Milano, avete ancora due giorni di tempo per visitarne uno dedicato alla Next Food Experience. Sarete accolti da un tunnel sonoro e da pannelli oleografici che informano sull’importanza dell’alimentazione. Vi aspettano postazioni touch screen, test sul vostro benessere, chef che vi prepareranno un menù con i prodotti di cui ho già scritto in parte qualcosa (1,2,3)
Commenti e pareri di addetti ai lavori sull’iniziativa dei temporary shops li trovate su Lafra.it e Papillevagabonde.it


Salumi e scatti nel web

Questo non è un post su un prodotto o un ingrediente in particolare ma sulla comunicazione istituzionale e delle aziende alimentari. Ho deciso di aprire uno spazio sul blog in cui archiviare il materiale divulgativo che ho raccolto e archiviato in questi anni. L’idea di dare uno sguardo alle pubblicazioni divulgative cartacee o ai siti in rete mi è venuta qualche giorno fa quando si parlava di sale e alimenti. Inizio pertanto con qualche link sui salumi e sugli insaccati e quindi mi dirigo su SalumiItaliani.it. Ricordo bene quando arrivò in ufficio una copia della pubblicazione “Carni e salumi tra Nutrizione e cultura:quali novità“? in cui diversi autori dissertavano sugli aspetti nutrizionali. Eravamo nel 2002, poi è arrivato il kit didattico Galassia Salumi pensato per gli insegnanti. Nel kit tra vignette e fumetti, troviamo percorsi didattici e brevi descrizioni degli insaccati.

Salumi italianiGalassia salumi

Prendetevi un po’ di tempo per leggerli. Il materiale pubblicato può contribuire ad accrescere le conoscenze dei consumatori piu’ giovani sui prodotti, ma non sarebbe utile spiegare anche le funzioni di certi ingredienti che troviamo in alcune etichette?.

-Perchè trovo le proteine di soia in alcuni insaccati?
-E la carragenina che trovo in certi marchi che ruolo ha?
-Che funzione hanno il latte in polvere e il destrosio? e i coloranti?
-Gli aromi sono indispensabili?

E le domande non sono finite.
I fondi del Ministero delle Politiche Agricole non potrebbero essere usati meglio per valorizzare i prodotti?


Questa settimana su Trashfood

Mosaicofebbraio3

-New entry nei siti internet nati per promuovere la frutta. Stavolta è la mela la protagonista del progetto e il sito è Piacere di mela, dati nutrizionali al limite però e ormai sentiti tante volte. Il progetto è triennale, staremo a vedere come evolverà. Ricordo che in rete ci sono già altri siti divulgativi sul tema e ne ho già parlato (1).

– A volte non immaginiamo quanto sia vasta l’offerta di frutta e ortaggi, la natura si è davvero sbizzarrita e ci offre una moltitudine di prodotti diversi nelle forme nei colori. E così gli Ortaggi arcobaleno non ci sembrano una novità.

-Pasta, pizza e mandolini, come il cibo e le tradizioni culinarie italiane vengono viste fuori dai nostri confini. La parodia del mangiare italiano e gli stimolanti commenti dei lettori.

-Panna e propellenti insieme ad altri ingredienti cosa fanno insieme? Etichettibus spray. Che c’è di strano? dirà qualcuno. In fondo prodotti simili esistono da conquant’anni. Giusto, ma vederlo nella cartella del programma di Cheese 2007 della Slow Food, fa un certo effetto.


Etichettibus spray

etichetta 1

L’hanno chiamato una rivoluzione del latte. Di cosa si tratta?

Edit: Tra gli ingredienti troviamo il protossido d’azoto, la cui scoperta come propellente per alimenti risale al 1931. Fino ad allora il protossido d’azoto era noto per i suoi effetti anestetici ed esilaranti. Come si racconta qui, Charlie Goetz, studente di chimica all’Università dell’Illinois, e il suo supervisore, G. Frederick Smith, stavano cercando di migliorare i metodi di sterilizzazione del latte per allungarne il tempo di conservazione. Studiando gli effetti dell’anidride carbonica sotto pressione Goetz si accorse che da un piccolo foro su una tanica usciva schiuma di latte. Pensarono di applicarla per ottenere panna montata istantanea e l’idea funzionò ma l’anidride carbonica rendeva la panna inacidita, per via dell’acido carbonico che l’anidridi carbonica forma a contatto con l’acqua. Dopo qualche tempo un dentista locale suggerì a Goetz di provare con il protossido d’azoto insapore, di odore dolciastro, non infiammabile e solubile nei grassi della panna. Era solo l’inizio dell’uso de protossido conme additivo propellente.
La prima azienda a entrare nel mercato al dettaglio fu la Reddi-Whip di Aaron Lapin, che nel 1948 ideò un contenitore a perdere con cui conquistò il mercato.

Per la novità la panna spray fu molto apprezzata dai consumatori anche per la sua praticità. Nel 1994, Henry Petroski descrisse il fenomeno d Reddi-wip come “a little luxury that no one but the inventor deemed we needed but that all of us find indispensable once it is marketed.”
Visto il successo, nel 1998 il Time incluse il nome di Lapin tra gli inventori piu’ influenti. Il brand Reddi-wip negli USA continua ad evolversi. Sono presenti diverse versioni della panna spray, nel 2001 ha debuttato una Chocolate Reddi-wip e ricordate il pancake-spray?

In Italia oltre alla panna spray troviamo anche prodotti costituiti da grassi vari, tra cui i grassi idrogenati

Nel 2007 ha debuttato sugli scaffali dei supermercati italiani il prodotto del nostro Etichettibus.


Piacere mela

Metti insieme i principali consorzi e associazioni di produttori di mele, l’Assomela, finanziamenti del Ministero delle Politiche Agricole ecc..e cosa esce fuori? Il sito internet Piacere di mela a cui seguiranno campagne stampa sulle testate nazionali e siti di alimentazione e salute, promozioni nelle mense, nelle palestre e sulle piazze di Milano, Roma e Napoli, con corner, degustazioni, animazioni e distribuzione di materiale informativo.

Cosa c’è da dire sui contenuti?

-Che i dati “Mele e nutrizione” contengono le solite cose ormai sentite. Neanche una tabella e neanche un link a banche dati sulla composizione della frutta.

-Che non esistono solo la Mela Golden, La Pink Lady, la Fuji,la renetta, la Red delicious e poche altre.

Qualche anno fa mi sono interessata di frutta antica nell’ambito di un progetto di valorizzazione di vecchie varietà di mele rosa coltivate nell’appennino marchigiano. E’ stata l’occasione per me di conoscere tipi di mele dimenticate, come le piemontesi Grigia di Torriana, Carla, Runsè, Dominici, Magnana, Calvilla bianca, Buras, Gamba fina. Volete leggere qualcosa in proposito? Ecco un sito sulle mele antiche coltivate al nord. E la Mela Toggia, la Mela Agostina, Mela del castagno, la Broccaia, la limoncella, la mela zitella? qui un sito sulle mele antiche coltivate nell’appennino centrale.