Come imitare i mirtilli neri e rossi
Pubblicato: 2011/01/31 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Educazione alimentare, Messaggi fuorvianti, Senza categoria 11 commentiDa alcuni giorni sui media oltreoceano sono arrivati i fake blueberries, anche chiamati artificial flavoured and coloured blueberries.
Fake blueberries? già, si tratta di mirtilli finti fabbricati con zucchero, olio vegetale, aromi e perfino coloranti (red #40 and blue #2). Vengono usati come ingredienti in muffin e cereali al posto dei mirtilli autentici. I fake blueberries sono stati individuati in prodotti della Kellogs e General Mills. Ricostruendo le notizie e andando indietro negli anni, si scopre che in passato altri casi erano stati già segnalati come i waffles surgelati Aunt Jemima che ho ripreso nell’immagine.
Recentemente anche imitation cranberries, cioè mirtilli rossi finti sono apparsi sul mercato. La campagna del 2010 contro i fake cranberry e l’etichetta fuorviante con cui erano stati proposti, era rivolta all’azienda artefice della loro produzione, la Ocean spray. Ocean spray? Già, l’azienda che si è vista rifiutare dall’EFSA il messagio salutistico sui suoi Cranberry Products® e protezione da infezioni delle vie urinarie.
Tutto ciò mi ha incuriosito e mi sono messa a cercare in quali prodotti sono presenti frutti rossi o mirtilli e in che percentuali li troviamo tra gli ingredienti di barrette e snacks in vendita in Italia. I risultati nel prossimo post.
Fonti:
– The blueberries in your food could be fake.
– Fake dried cranberries and other social media fails
– Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women – Scientific substantiation of a health claim related to Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006
Quelli che i grassi parzialmente idrogenati e il TBHQ (tert-Butylhydroquinone)
Pubblicato: 2011/01/23 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, Grassi idrogenati, L'angolo chimico 19 commentiVittorio (aka Wyk 72) in viaggio negli USA condivide con noi alcuni esemplari enogastronomici a stelle e strisce. Sosta a Menphys, Memphis, Vittorio ci apre la dispensa degli amici di cui è ospite.
Mentre qui si parla di punto di fumo degli oli e ci si chiede quale olio sia meglio in cucina, a Menphys con una spruzzata si risolve tutto. Lo spray PAM sembra insostituibile in cucina. Una breve ricerca e scopro un mondo inesplorato, ben 8 flavours possibili tra cui “Olive oil”, “Butter flavour” e non manca l'”Organic“. Cosa c’è dentro la versione “Professional”? oli vegetali parzialmente idrogenati di soia e olio di canola oltre a mono e digliceridi fosfato e propellente. Fantastica la scritta “Adds a trivial amount of fat” 🙂
Olio di soia parzialmente idrogenato e olio di cotone anche a colazione con i Nutty Bars. Tra i vari additivi una new entry, notato il controverso TBHQ (tert-Butylhydroquinone) che svolge una funzione antiossidante negli oli vegetali, bisognerà scriverne prima o poi…
Chocolate chips a merenda. Ancora olio di soia e olio di cotone parzialmente idrogenato stavolta conditi con i coloranti Tartrazina e Sunset Yellow.
Problemi intestinali? ci sono le fibre in polvere (destrine di frumento) da aggiungere ai pasti, Benefiber c’è anche la versione “Con calcio” o “Vitamine per la salute del cuore“. Ma il massimo è stato veder proporre nello stesso sito anche compresse masticabili di Benefiber. Preferite il gusto arancia, kiwi o fragola? Mi chiedo che senso ha tutto questo e ripenso al mio post un po’ datato ma sempre attuale sulla nomeclatura delle fibre alimentari e loro impiego nell’alimentazione tra fabbisogni concreti e marketing.
Il viaggio di Wyk72 continua..
Professione gastro-photoreporter. Rosso Allura ad alta gradazione alcolica
Pubblicato: 2011/01/19 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Food design 1 CommentoFrancesco mi segnala questo innovativo mix alcolico.
In ordine sparso gli ingredienti Vodka,zucchero, glicerolo, caseinato di sodio, sodio citrato, aromi, E123 (Rosso Amaranto),E 129 (Rosso allura) . Avvistato al Rifugio Casali sui Monti Sibillini.
Altri scatti che vedono il Rosso Allura come protagonista nel set apposito.
L’alfabeto di Trashfood
Pubblicato: 2011/01/03 Archiviato in: Additivi, Coloranti, Conservanti, E.T.chettibus, Educazione e informazione alimentare, Fibre alimentari 9 commenti1005 post in cinque anni, un bel numero! E’ da un po’ che pensavo di fare un riassunto sugli additivi e ingredienti di cui ho parlato. Ed ecco il risultato, il dizionario illustrato di Trashfood.
in progress…..
Professione gastro-photoreporter: mangiare ad alta quota
Pubblicato: 2011/01/03 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti, E.T.chettibus, Educazione alimentare 4 commentiNuova puntata di Mangiare ad alta quota. Riordinando mails e etichette varie archiviate, ho ritrovato l’immagine dell’ingredientistica del panino offerto sul volo Hurgada Verona (Meridiana Eurofly). Grazie alla lettrice Tullia!
Notato l’alfa amilasi tra gli agenti miglioratori della farina? è l’enzima di cui ho scritto qualche giorno fa.
Uno sciroppo Anice Blue Brilliant
Pubblicato: 2010/11/29 Archiviato in: Additivi, Coloranti 2 commentiImpossibile – con il suo colore- non notarlo tra gli altri sciroppi sullo scaffale. Zucchero, acqua, aromi, colorante: E133, tutti qui gli ingredienti dello sciroppo Fabbri Gusto Anice Blue. Chissà per quale motivo a me incomprensibile si è deciso di impartire allo sciroppo il colore Blue brilliant FCF, nome in codice E133.
Da oggi la cartella Coloranti si arricchisce quindi di questo nuovo esemplare. Il colorante Blue Brilliant FCF trova impiego non solo nell’industria alimentare e farmaceutica, lo troviamo anche in alcuni cosmetici. E’ approvato dalla FDA, tuttavia diverse aziende hanno scelto di modificare le formulazioni in cui era presente, ricordate? la Nestlé–Rowntree decise di smettere la produzione delle Smarties blue nel 2005. Nel febbraio 2008 la produzione riprese con l’utilizzo della spirulina come colorante.
A me piace curiosare tra le filiere produttive di ingredienti e additivi. Una intervista interessante a Hamish McNab, docente di Chimica dell’Università di Edimburgo e specializzato nella sintesi di composti eterociclici utilizzati per produrre diversi coloranti è apparsa su Scientific American : Where does blue food dye come from?
Di recente su richiesta della Commissione europea anche l’EFSA si è occupata del Blue Brilliant FCF e dopo aver esaminato numerosi studi ha pubblicato il suo parere scientifico sulla sicurezza del colorante.
I dati disponibili sul’assorbimento, distribuzione e metabolismo ed escrezione, mostrano che il Brilliant Blue FCF è scarsamente assorbito e viene escreto nelle feci.
I primi documenti sul colorante erano stati pubblicati dal Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA) nel 1970 e dall’ European Scientific Committee for Food (SCF) nel 1975. Si era stabilita una ADI di 12.5 mg/kg bw/day. Nel 1984, the SCF la abbassò a 10 mg/kg bw/day, sulla base di nuovi studi condotti a lungo termine.
Il Panel EFSA ora ha abbassato ulteriormente l’ADI fissandola a 6 mg/kg bw/day. Ecco il documento completo in cui sono elencati i vari studi esaminati. EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
Il documento EFSA ci da quindi l’occasione per riflettere sugli studi condotti prima di autorizzare un additivo alimentare e come vengono calcolate le DGA (dose giornaliera ammissibile, Dga). L’autorizzazione per l’impiego di un additivo alimentare viene concessa a composti che -sulla base di studi scientifici- si siano dimostrati non dannosi per la salute umana. Tutti gli additivi alimentari devono essere quindi sottoposti ad una valutazione di sicurezza prima di essere approvati per l’uso. I test tossicologici includono studi di tossicità acuta e cronica, prove di cancerogenicità, mutagenicità e tossicità per la riproduzione. Il principale organismo europeo di valutazione della sicurezza è il Comitato Scientifico dell’Alimentazione Umana della Commissione Europea (SCF – Scientific Committee for Food). Sempre a livello internazionale, esiste il Comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari (JECFA – Joint Expert Committee on Food Additives) dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le valutazioni si basano sull’esame di tutti i dati tossicologici disponibili, comprese le indagini su modelli animali. Sulla base dei risultati delle ricerche, si stabilisce la “dose giornaliera ammissibile” DGA di ogni additivo alimentare. La DGA prevede un ampio margine di sicurezza e si riferisce alla quantità di additivo alimentare che può essere assunta giornalmente nella dieta quotidiana, anche per tutto l’arco della vita, senza rischi.
La tossicologia sta attraversando un momento di profondo cambiamento. Da piu’ parti si avverte la necessità perché si riduca l’uso degli animali in vari settori della ricerca scientifica, nella sperimentazione di farmaci, negli studi tossicologici. Lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi modelli sperimentali hanno offerto l’opportunità di sviluppare test alternativi all’impiego di modelli animali nella valutazione tossicologica delle sostanze chimiche. Comunque i modelli animali continuano ad essere impiegati. Alcune cifre ci arrivano dalla “Relazione della commissione al consiglio e parlamento europeo – Sesta relazione sulle statistiche riguardanti il numero di animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea” (Bruxelles, 30.9.2010). Nel 2008, gli animali utilizzati a fini sperimentali e ad altri fini scientifici nei 27 Stati membri dell’UE sono stati complessivamente più di 12 milioni. I roditori e i conigli rappresentano oltre l’80% del numero totale di animali utilizzati nell’UE. La percentuale di animali utilizzati per studi tossicologici riguardanti tre categorie di prodotti/sostanze (additivi alimentari per consumo umano, cosmetici e prodotti per uso domestico) è circa l’1,18% , una percentuale ridotta rispetto alle percentuali segnalate per le altre categorie di prodotti come i dispositivi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria che rappresentano la finalità per la quale viene impiegato il maggior numero di animali.
A proposito di coloranti e studi su modelli animali, la ricerca mi ha portato a questa notizia: Same blue dye in M&Ms linked to reducing spine injury A leggere meglio i dati sulla ricerca, il colorante di cui si parla è il Brilliant Blue G,, un analogo del Brilliant Blue FCF, ma sappiamo che il titolo sensazionale (accompagnato anche da immagini fuori luogo) è quello a cui si punta troppo spesso anche nei giornali on line. Vi risparmio le immagini degli animali paralizzati e trattati con il colorante.
Fonti:
– Blue rats/
– Nel blue dipinto di Blue patent V
– Brilliant blue FCF as a dye tracer for solute transport studies. A toxicology overview
– EFSA Scientific Opinion on the re-evaluation of Brilliant Blue FCF (E 133) as a food additive
–Fed up with foodadditives.info
ET.chettibus®-19.Risolto!
Pubblicato: 2010/10/02 Archiviato in: Additivi, Coloranti, E.T.chettibus, Food design 2 commentiEt.chettibus risolto. Marco è stato velocissimo, si trattava dei nuovi confetti Smarties della Nestlè. Nuovi? esatto, sono usati come coloranti dei concentrati di vegetali e di frutta (cartamo, ravanello, carota nera, limone, ibisco, cavolo rosso) e concentrato di spirulina.
Sono i piu’ piccoli della foto. A confronto ci sono i confetti M&M in cui continuano ad essere impiegati i coloranti impiegati da anni: E 133,E 160e, E 100, E 120, E171, anche se ho visto che sono scomparsi dal sacchetto i confetti blue.
– Introducing Smarties No Artificial Colours!
– Smarties: coloranti in e out.
– Nel blue dipinto di Blue patent V E133)
ET.chettibus®-19
Pubblicato: 2010/09/29 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, E.T.chettibus, Food design 10 commentiIngredienti: Zucchero, pasta di cacao, siero di latte in polvere, farina di frumento, burro anidro, burro di cacao, latte scremato in polvere, amido di riso, emulsionante: lecitina di soia, concentrati di vegetali e di frutta (cartamo, ravanello, carota nera, limone, ibisco, cavolo rosso), concentrato di spirulina,agenti di rivestimento cera di carnauba-cera d’api, sciroppo di zucchero invertito.
Non è difficile vero? 🙂
Do you prefer Edible Gold or Silver?
Pubblicato: 2010/09/28 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, E.T.chettibus, Food design 10 commentiCose di cui non avevamo bisogno. Uno spray per alimenti. Preferite il gold o il silver?
Gold Spray: alcool etilico, aromi, E943a, E943b, E944, Coloranti: E555, E171, E172.
Silver Spray: alcool etilico, aromi, E943a, E943b, E944, Coloranti: E171, E555
Made in Germany, sono una creazione di Deli Garage
Grazie a Legba per l’assist!
Tutti i coloranti della Cedrata. Fuori la tartrazina, arriva l'estratto di cartamo
Pubblicato: 2010/09/02 Archiviato in: Additivi, Aromi, Coloranti, Conservanti 11 commenti
Cedrata, bevanda analcolica e dissetante a base di sciroppo di cedro. Questo leggo sul dizionario.
Ma cosa si trova tra gli scaffali? buona occasione per rivedere l’uso dei coloranti alimentari che sono impiegati per arrivare al colore giallo -spesso- ahimè, senza che il frutto del cedro sia stato usato. L’elenco dei prodotti non è completo, di certo ci sono tanti altri marchi ma possiamo concludere che i coloranti azoici sono i prevalenti (E102, E131, E132). Ma qualcosa sta cambiando. Infatti come detto in precedenza a partire dal 20 luglio 2010 gli alimenti contenenti i coloranti E 102, E 104, E 110, E 122, E 124 ed E 129, dovranno recare, accanto alla denominazione (E), anche la scritta “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come riportato nell’allegato V del regolamento europeo 1333/2008. Gli alimenti presenti nel mercato o etichettati prima di questa data possono essere commercializzati fino alla data di scadenza.
Seguitemi!
Come si ottiene il colore giallo fluorescente della cedrata Baja? Niente cedro ma: acqua, zucchero, Acidicante: Acido citrico, Aromi, Anidride carbonica, conservante:sodio benzoato, coloranti: E102, E132
Stessa azienda produttrice della Baja ma etichetta diversa, la Cedrata Drink non cambiano gli ingredienti: Acqua, zucchero, Acidicante: Acido citrico, Aromi, Anidride carbonica, conservante:sodio benzoato, coloranti: E102, E132
Trovate su Google:
la Cedrata Bracca: Acqua, zucchero, anidride carbonica, acidificante acido citrico, aromi, conservante sorbato di potassio, colorante E 102.
Cedrata Villa Cedraia Acqua, Zucchero, Anidride Carbonica. Acidificante:Acido Citrico, Aromi Naturali,Conservante:Sodio Benzoato, Coloranti: E102, E131
E ora alcuni esempi di prodotti in cui tra gli ingredienti ci sono novità negli ingredienti:
Cedrata Spumador: Acqua, zucchero, anidride carbonica,acidificanti: acido citrico, estratto di cartamo, aromi naturali,antiossidanti:acido ascorbico
La Cedrata Bio Acqua minerale 84,91%, zucchero grezzo di canna 14%, anidride carbonica di origine naturale 0,6%, acidificante: acido citrico, estratto naturale di cedro 0,1%, estratto naturale di cartamo.
Notato il cambiamento? è comparso l’estratto di cartamo, di cui ho scritto ieri.
E per chiudere la cedrata Tassoni, la piu’ conosciuta senz’altro. La Tassoni ha cambiato di recente gli ingredienti. Nonostante sia un cambiamento importante, nessuna nota sul sito della storica azienda.

Se in passato comparivano: acqua, zucchero, anidride carbonica, acidificante: acido citrico, alcolato di cedro, aromi naturali, colorante tartrazina.
Ora abbiamo questi: acqua, zucchero, anidride carbonica, acidificante:acido citrico, alcolato di cedro, aromi naturali.
Nessun colorante? Del cambiamento ha parlato qualche settimana fa il Giornale di Brescia. Dopo aver illustrato il successo della bibita prodotta a Salò, l’articolo commenta la scomparsa della tartrazina con queste righe su cui mi astengo dal commentare:
“….. qualche cambiamento lo si è fatto, ma nessuno sembra essersene accorto. Tanto per cominciare la Tassoni da quest’estate è più sana. È stata infatti sostituita la tartrazina, storico colorante chimico, con un aroma naturale: il cartamo. A febbraio si è fatto qualche test, nessuno ha detto nulla. E quindi lo si è adottato su vasta scala.
Chiederò delucidazioni all’azienda. L’estratto di cartamo può essere omesso dall’etichetta? e indicata come “aromi naturali”?
Altri post sul tema:
–Cedrata, spuma e chinotto a km zero.


















































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