I giovani e la dieta di transizione – conclusioni e bibliografia

Che fare dunque?

Si puo’ aiutare i giovani a fare scelte alimentari piu’ attente.  Questo pero’ puo’ succedere quando il messaggio da parte delle istituzioni e’ piu’ chiaro e consistente.  In questo senso aiuterebbe se i vari ministeri (salute, politiche agricole) lavorassero insieme.  Alcune iniziative a breve termine dovrebbero essere rinforzate da iniziative o interventi a lungo termine.  Penso ad alcuni:

– migliorare i mezzi utilizzati per informare

– istruire i genitori affinche’ il primo buon esempio venga da casa

– elaborare interventi che utilizzino il buon esempio (‘role model’)

– scuole

– creare nuove norme sociali che creino l’ambiente adatto

Qualche idea concreta:

– la piramide non insegna la differenza che corre fra un alimento fatto in casa e uno preparato dall’industria…. addirittura include alimenti (come i biscotti, la birra) che in questo senso non sono in linea con il resto; il messaggio non e’ chiaro

– l’istruzione dovrebbe sempre essere sostenuta da prove.  Se una iniziativa educativa NON funziona, perche’ ripeterla senza capire dove non ha funzionato

– rimuovere le barriere che possano prevenire la comprensione delle etichette.  Questo ad esempio si potrebbe fare con il coinvolgimento della grande distribuzione (pensiamo ad una lista di additivi in uso disponibile al momento dell’acquisto, che spieghi al consumatore cosa sono)

– eventi educativi che coinvolgano bambini e adolescenti: questi eventi devono continuare con regolarita’.  Parlo di visite a fattorie didattiche, musei rurali etc, con il coinvolgimento dei genitori

– monitoraggio del trend dell’obesita’ in Italia; la consulenza con nutrizionisti dovrebbe essere resa gratis in ospedali, scuole, uffici

– sostenere la ricerca e le professioni ‘chiave’, ad es. il nutrizionista, che potrebbe essere abbinato al medico generico

– media: regolare la pubblicita’ degli alimentari, sopratutto quella rivolta ai bambini, anche seguendo l’esempio di quei paesi europei che hanno raggiunto un discreto successo

– tasse indirette : ad es. facendo pagare il parcheggio dei discounts o di quegli esercizi che vendono alimenti raffinati e non prodotti localmente;  questa iniziativa dovrebbe essere sostenuta con un maggior aiuto alle economie locali, ai produttori locali

– incoraggiare le imprese di catering a introdurre maggiormente certi alimenti. Ad es. organizzando delle degustazioni o veloci lezioni di cucina nei centri commerciali

– incoraggiare e sostenere i gruppi di societa’ civile.  Come dicevo prima, la Slow Food ha fallito nel rivolgersi ai giovani.  O semplicemente non pensa che sia necessario parlare il loro linguaggio, come diceva Marco.  Attivita’ rivolte anche ai giovani dovrebbero essere incluse nell’agenda di Slow Food. Gruppi di consumatori come quelli che in UK stanno finanziando la ricerca sui coloranti, dovrebbero crearsi e avere un ruolo piu’ attivo in queste faccende.


I giovani e la dieta di transizione in Italia (3) – problemi e sfide

L’aspetto ‘convenienza’ e’ diventato oramai piu’ importante del costo – se prendiamo il caso del McItaly, mangiare un panino – e quindi mangiare in fretta e furia quando e’ il momento giusto – puo’ pure essere piu’ costoso che non mangiare qualcosa che si e’ portato da casa, ad esempio.  Come mai, dunque, il costo non funziona come deterrente?  La ricerca mostra che fra le varie ‘barriere’ che portano gli italiani a non mangiare alternative piu’ sane (ad es. della ‘italianissima’ frutta o i piatti tipici della dieta mediterranea etc) l’accesso (inteso come facilita’ nel trovare un alimento piuttosto che un altro), la disponibilita‘ e la motivazione, proprio la motivazione gioca un ruolo forte nella scelta di quel prodotto, particolarmente fra le fasce medio-basse (Dibsdall et al: 2003).  Il governo tipicamente presume che i consumatori facciano le loro scelte razionalmente e logicamente, ma in verita’, come dicevo sopra, entrano in gioco altri fattori.  La scelta al momento dell’acquisto puo’ migliorare con l’adozione di nuove norme sociali (ad es. fumare in pubblico e’ ora visto come qualcosa di molto negativo) (NEF: 2006).  Ma se il ministro si fa fotografare mentre addenta questi panini… possiamo capire che effetto possa avere su chi di filiera sa ben poco, come ad es. gli adolescenti o tanti genitori!

L’attuale atteggiamento politico – in Italia come in altri paesi occidentali – e’ quella della ‘scelta informata’, che prende come scontato il fatto che fornendo informazione (istruzione, esortazione etc), e’ piu’ facile per i consumatori capire le loro scelte e conseguentemente mangiare piu’ sano.  Pero’ il concetto di ‘scelta informata’ puo’ non bastare: la ricerca mostra che il mangiar sano viene percepito come un compito difficile, determinato da variabili come la mancanza di tempo, l’eccessiva indulgenza personale e la determinazione (Lappalainen et al: 1997).  Spesso – come nel caso del McItaly – i prodotti pronti sono promossi come scelte ‘sane’ e giuste, creando confusione o addirittura indifferenza fra i giovani.

Qui la sfida sarebbe sostenere la scelta informata eliminando quelle barriere che possano impedire una corretta informazione  (Woolf et al: 2005).   Inoltre, a livello individuale, spesso preferiamo che ci venga detto cosa fare o cosa scegliere da qualcuno che noi stimiamo. In questo senso i nostri politici dovrebbero scegliere con molta attenzione i visi a cui affidare certe promozioni.  L’industria lo sa fare molto bene … ricordate la campionessa Fiona May?

La scelta alimentare non migliora in certi gruppi nonostante l’uso dell’etichettatura  (Aaron: 1995 e Holdsworth and Haslam: 1998).  Inoltre, nonostante da una parte si promuovino scelte alimentari ‘salutari’, dall’altra arrivano messaggi contraddittori  (come in questo caso).  Poiche’ le abitudini sono molto difficili da cambiare, messaggi discordanti causano ulteriore demotivazione, confusione e sfiducia.  Nel caso del McItaly il messaggio pare chiaro: il governo ha scelto di sostenere la grossa industria alimentare lasciando perdere invece il discorso salute e il discorso piccola industria, mercati locali e via dicendo.  E Slow Food?  Il movimento ha aiutato un po’ a parlare di certi problemi, ma il suo ruolo si e’ oramai delineato in maniera netta – coinvolgendo solo certi gruppi della popolazione e molto poco i giovani.

Che fare dunque?

Stefania Puxeddu


I giovani e la dieta di transizione in Italia (2)

Gli italiani stanno passando da una dieta di tipo mediterraneo  ad una dieta tipica delle societa’ industrializzate per diverse ragioni socio-culturali:

  • percezione della relativa salubrita’ / genuinita’ di tali alimenti; questo e’ sopratutto il caso dei surgelati.  Questa percezione viene rinforzata dalla etichettatura degli alimenti
  • mass media e pubblicita’, sopratutto in TV
  • facile accesso di tali alimenti o pasti pronti (si trovano un po’ ovunque)
  • sono pronti (come per il McItaly) o quasi pronti (come tanti semi-preparati in vendita in molti esercizi, pensiamo alle basi per le pizze o al pane stesso da infornare a casa), pertanto utilizzati da chi ha poco tempo per stare ai fornelli ma sopratutto poca voglia/tempo di pianificare il proprio pasto
  • molti considerano il cucinare come un evento che richieda molto tempo, e preferiscono trascorrere il loro tempo libero in altre attivita’
  • molti alimenti pronti sono esotici: se pensiamo ai kebabs o ai noodles di cui abbiamo parlato anche su questo blog: questi soddisfano la curiosita’ verso l’etnico e contribuiscono alla transizione da una dieta di tipo ‘tradizionale’ (ad es. mediterranea) a quella tipica dei paesi industrializzati

contribuiscono a questa transizione anche questi comportamenti:

  • l’idea di comprare questi prodotti viene ora generalmente accettata dalle donne che vengono tradizionalmente indicate come coloro che ‘danno da mangiare’ (sin dall’allattamento al momento della nascita), che ora cercano un’affermazione professionale
  • l’aumento di nuclei famigliari con un solo genitore o di ‘singles’
  • ore di lavoro piu’ lunghe
  • porzioni piu’ generose nei piatti: questo fatto viene da  molti indicato come reazione ad eventi storici (ad es. la seconda Guerra mondiale) dove sopratutto in Europa si soffri’ molto la fame
  • l’atto del mangiare viene usato come mezzo di negoziazione sia nelle famiglie (ad es. Come forma di protesta del figlio nei confronti dei genitori, la ricerca di una propria identita’ all’interno della famiglia etc) che nel settore lavorativo (si porta a cena fuori il proprio socio o il capo o la bella donna per fare una buona ‘impressione’)

Dalla fine della seconda Guerra mondiale, le iniziative governative hanno avuto come obiettivo la prevenzione del deficit vitaminico, il miglioramento degli standards di igiene e il facile accesso alimentare (leggi: alimenti buoni e non costosi per tutti).  Oggi invece le iniziative governative sono fondamentalmente legate all’informazione relativa ai problemi nutrizionali tipici dell’era moderna: l’abbondanza e l’abbondanza di alimenti ‘sbagliati’, ricchi di ‘calorie vuote’.

Nel suo ‘Guadagnare Salute’ il Ministero della Salute spiega che una buona dieta contribuisce a stare in salute.  MiPAAF, il ministro delle politiche agricole, ha lavorato molto per migliorare gli standards di etichettatura e per promuovere alcune filiere tipiche italiane (ad es. Il prosciutto di Parma, che anni fa era inaccessibile ai piu’, e’ ora piu’ diffuso non solo in Italia ma anche all’estero).

Stefania Puxeddu


I giovani e la dieta di transizione in Italia (1)

Riprendo qui la domanda proposta da Gianna nel post riguardante il McItaly:

possibile che non si sia trovata una alternativa per far conoscere ai giovani i veri e autentici prodotti del nostro patrimonio eno-gastronomico?”

Perche’ – aggiungo – presumiamo che ai giovani importi conoscere DAVVERO gli autentici prodotti del ns patrimonio eno-gastronomico?

Facciamo qualche passo indietro.  Sul sito del ministro leggiamo che l’iniziativa del McItaly è un grande obiettivo che il ministro stesso si era prefisso e che è stato realizzato – ‘ consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini’. Leggiamo ancora: ‘Per iniziare, McItaly sarà distribuito nei 392 punti vendita italiani, ma dovrà diventare un must internazionale, consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo. Il 75% dell’agroalimentare, infatti, viene immesso nella grande distribuzione.

 Un messaggio di sostegno forte, insomma, per quella parte dell’industria agroalimentare che sceglie di produrre in volumi.  Quale il target prefisso?  In generale, quello dei giovani, quello dei singles che non hanno voglia di cucinare e apprezzano l’aspetto ‘convenienza’ del prodotto, quello di chi si trova in centro (o nel centro commerciale) per motivi personali o di lavoro e che pensa di spendere meno e ‘meglio’ la propria pausa pranzo.  E poi naturalmente il grande mercato della distribuzione all’estero, con l’obiettivo di proporre un’alternativa italiana al McDonalds americano nel mondo.

E’ un peccato che il ministero della salute non sia stato coinvolto in questo progetto. Leggiamo infatti sul suo sito che  ‘secondo le attuali conoscenze scientifiche, l’obesità, un’alimentazione non corretta e errori dietetici sono un importante fattore di rischio per la salute dell’individuo e sono in stretta correlazione con numerose patologie: alcuni tipi di tumori, il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari ischemiche, l’artrosi, l’osteoporosi, la litiasi biliare, lo sviluppo di carie dentarie e le patologie da carenza di ferro e carenza di iodio. Inoltre, la prevenzione dell’obesità è indispensabile anche per gli elevati costi economici e sociali che gravano sul Servizio sanitario nazionale: l’eccesso di peso e le malattie conseguenti costano 22,8 miliardi di euro ogni anno, di cui ben 14,6 (il 64%) in ricoveri ospedalieri. Ecco le iniziative in corso:

È stata istituita una Commissione ministeriale per la nutrizione allo scopo di implementare programmi di educazione alimentare.

Per diffondere e sviluppare una “cultura della corretta alimentazione”, il Ministero della salute si avvia a realizzare una serie di campagne di comunicazione istituzionale indirizzate all’intera popolazione ma focalizzando l’attenzione soprattutto sui bambini.

In accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e ricerca sono previsti momenti formativi e informativi all’interno delle scuole medie anche attraverso la distribuzione di sei libretti contenenti le informazioni di base per una buona salute.

ancora, in tema di obesita’ leggiamo su

http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?sub=7&id=92&area=ministero%09&colore=2&lang=it

bambini mangiano troppo e male.  Quindici ragazzi su 100, in un’età critica come quella tra i 6 e i 14 anni, sono obesi. Purtroppo, non si tratta di semplice sovrappeso: in alcuni casi, ci troviamo di fronte a bambini francamente obesi. Non solo, il 30% dei bambini obesi già soffre di malattie che un tempo colpivano solo gli adulti come l’ipertensione e il colesterolo alto.

I bambini e gli adolescenti, quindi, non vanno lasciati liberi di mangiare come e quanto vogliono perché possono incorrere in errori dannosi per la loro salute anche in futuro. Per questo motivo, è fondamentale, nel caso dell’obesità infantile, il ruolo che svolgono i genitori nell’educazione e nelle abitudini alimentari, ed è opportuno che il ragazzo stesso maturi una propria coscienza su ciò che fa bene o male alla sua salute e impari a distinguere comportamenti corretti in tema di alimentazione.
Sicuramente è difficile far amare frutta e verdura ai bambini, convincerli a dosare i dolci e i grassi, invogliarli ad apprezzare la varietà dei cibi ed abituarli a non eccedere nelle quantità, ma è uno sforzo necessario per insegnare loro a non compromettere la propria salute.

Aggiungo: Circa 34.2% degli italiani sono sovrappeso e 9.8% sono obesi (S.G: 2007).  Secondo stime, l’obesita’ conta per un 3% delle totali spese per la salute (su un PIL di 0.24%) (Romano: 2004).  Perche’, dunque, gli italiani stanno passando da una dieta di tipo mediterraneo (che consiste di alimenti di stagione e freschi) ad una dieta tipica delle societa’ industrializzate (fatta prevalentemente di alimenti in parte o interamente preparati dall’industria, che spesso hanno ‘viaggiato’ per raggiungere i punti di distribuzione)?

Stefania Puxeddu


La corsa allo junk food tax

Ne sento parlare da tanto, dal 2002 negli USA. Ma ai proclami non c’ è stato mai seguito. In Europa se ne è parlato in Francia nel 2008. Recentemente ho trovato intenzioni annunciate in tale direzione a Taiwan..
Ora anche il Ministero della Salute rumeno ha avanzato l’ipotesi di una tassa i cui ricavi servirebbero per finanziare progetti di educazione alimentare. Il problema è decidere quali prodotti saranno oggetto dell’intervento: vediamo cosa è stato annunciato, compito difficilissimo.

-Prodotti in vendita nei Fast-food
-Prodotti dell’industria dolciaria e ingredienti
-Snacks e crisps
-Soda.

Non manca molto a marzo 2010, scadenza fissata per dare un seguito alla proposta. Da una parte Attila Czeke,ministro della Salute. Riuscirà a portare in porto questa sua proposta o prevarrà l’opposizione di Dragos Frumosu, rappresentante della Federazione degli Industriali rumeni?

Fonte immagine


Carbon label, carbon foot print, insomma le emissioni di anidride carbonica in etichetta. Prendere esempio dalla Svezia

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Quanti kg di anidride carbonica sono prodotti per ottenere 1 kg di carne bovina?

Carote o piselli per contorno? quale dei due ortaggi ha un minore impatto ambientale? Sareste in grado di rispondere?

Torno sulla relazione alimentazione-salute-impatto ambientale. L’occasione me la offrono gli svedesi che si trovano da diversi mesi delle novità nella etichettatura. Su alcuni prodotti alimentari sono comparse nuove etichette che oltre alle informazioni nutrizionali, riportano dati sulle emissioni di anidride carbonica legate alla produzione. L’esperimento riguarda anche alcuni ristoranti e fast food. Nell’immagine un esempio delle informazioni riferite ad un panino e hamburger della Max Burger, una catena di fast food svedese che grazie a questa iniziativa fa parlare di sè.

Per arrivare alle cifre riportate sulle confezioni, gli scienziati reclutati dalla catena Lantmannen hanno analizzato le filiere produttive di 20 prodotti. Esaminate le emissioni relative ai trattamenti durante la coltivazione, alla lavorazione, stoccaggio e trasporto. La campagna divulgativa voluta dalla Swedish National Food Administration ha portato anche alla realizzazione delle Linee Guida con una serie di raccomandazioni che oltre ad indirizzare il consumo verso gli alimenti con un minor dispendio energetico (carne avicola ad esempio rispetto alla carne bovina, forniscono anche indicazioni sugli aspetti nutrizionali dei vari alimenti e sulla disponibilità delle risorse tra cui quelle ittiche. Se l’esperimento avrà successo tra i cittadini svedesi, sarà esteso ulteriormente a tutti prodotti alimentari.

Tutti ci auguriamo scelte alimentari piu’ consapevoli da parte dei consumatori e un atteggiamento piu’ critico. Tuttavia dai focus group condotti da EUFIC nel 2005 in Francia, Germania, Italia e Regno Unito, è emerso che i consumatori non capiscono del tutto la terminologia impiegata sulle etichette alimentari e nutrizionali. C’è tantissimo lavoro da fare quindi per accrescere le conoscenze da parte dei consumatori, non solo su aspetti nutrizionali.

Intanto dal sito di cui avevo parlato l’anno scorso nel post “La dieta Ciodue” sono scomparsi i calcoli riferiti alla dieta.

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Ispirata da Pensare alimentare


In partenza per Firenze dove si terrà il XXXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU)

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Valigia pronta, destinazione Firenze, per partecipare al XXXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) su un tema imegnativo “Nutrizione, la pietra d’angolo.Fabbisogni nutrizionali e salute nell’epoca del genoma“.

Si parlerà di Nutrigenomica cioè dei fattori dietetici che possono modulare la funzione genica. Diversi simposi e temi interessanti tra cui questo: “Interazione tra dieta e patrimonio genetico. Nuove prospettive e rischi vascolari.”
Sabato mattina sarà presentata la revisione dei LARN, i fabbisogni nutrizionali degli italiani.
Ecco il programma scientifico completo.

Un dettagliato resoconto al mio ritorno.


1986-2009, 23 anni tra linee guida, task force,lotta all'obesità e Gran galà

Leggo che il 2010 è stato dichiarato Anno di lotta all’obesità. Se ne parlerà domattina a Roma in una conferenza stampa,tra i presenti l’On. Francesca Martini, Sottosegretario di Stato al Lavoro, alla Salute e alle Politiche Sociali. Annunciata una serie di iniziative e corsi di formazione rivolti ai medici di famiglia.

Ma da quanti anni si sta parlando del problema in Italia? Cosa è stato pianificato, svolto, annunciato, dai predecessori della Martini e da altri esponenti dei governi precedenti? Quante campagne informativesono state avviate? Chi sono stati i protagonisti principali? Quali le società scientifiche che piu’ spesso hanno collaborato con i vari ministeri?

Vi va di ripercorrere con me cosa è accaduto in questi anni? Ovviamente non è un elenco completo. Da dove parto? Dal 1986, anno in cui vengono diffuse dall’INRAN per la prima volta le Linee guida per una sana alimentazione.

1986 Le “Linee guida per una sana alimentazione italiana” vengono diffuse in milioni di copie a consumatori e addetti ai lavori, contengono le indicazioni per mangiare meglio e con gusto, nel rispetto delle tradizioni alimentari del nostro Paese, proteggendo contemporaneamente la propria salute.

-1997 viene predisposta dall’INRAN la prima revisione delle linee guida

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2001 A Ottobre nasce l’Obesity day, giornata nazionale contro l’obesità promossa dall’Adi (Associazione italiana dietetica).

-Al Ministero della Salute è insediato Girolamo Sirchia. In Italia, secondo il rapporto sull’obesità dell’Istituto Auxologico Italiano, un adulto su tre è in sovrappeso (33,4%) e il sud supera il nord. Più o meno 17 milioni di italiani sono in sovrappeso, e quasi cinque milioni sono obesi. Nel triennio ‘94-‘97 l’incremento è stato del 25% e i dati lasciano prevedere una crescita costante. In occasione dell’Obesity Day, la giornata nazionale contro l’obesità promossa dall’Adi (Associazione italiana dietetica), il ministro della salute, Girolamo Sirchia, afferma che: ” gli italiani dovrebbero evitare di mangiare in maniera smisurata, evitando così l’obesità, inestetica e pericolosa. La battaglia contro l’obesità per il ministro passa attraverso la cultura e l’informazione. Lo svago dell’italiano non deve essere quello di andare a mangiare fuori, e chi lo fa in continuazione deve cambiare abitudine per vivere meglio.


-2002
Viene diffuso il Quarto rapporto sull’ obesità in Italia, redatto, tra gli altri, dal professore Michele Carruba. Il quadro che emerge è preoccupante. Ameno 20 milioni di italiani hanno problemi di peso. Di questi, oltre 4 milioni sono veri obesi e il 27 per cento soffre di cardiopatie, diabete e ipertensioni. Ma solo pochi si curano. Chi va dal medico è una percentuale minima.

Linee guida alimentazione

2003 Arriva la terza revisione delle Linee guida per una sana alimentazione italianacome in passato si rivolge a chi desidera avere semplici chiarimenti sugli aspetti-base dell’uso degli alimenti per la vita quotidiana e approfondimenti di tipo scientifico, senza essere costretto a ricercarli consultando altre pubblicazioni. La maggiore novità rispetto alle edizioni precedenti è certamente rappresentata dall’inserimento di tre nuove Direttive destinate a rispondere all’esigenza di una maggiore completezza rispetto ai problemi e alle domande che il consumatore si pone in tema di nutrizione.

-Nel 2003 viene pianificata la campagna divulgativa sulla Corretta alimentazione – “Vivi sano mangia bene” Con spot radiofonici e altri interventi sui media gli italiani sono invitati a a riflettere sul nesso causa-effetto tra alimentazione e salute. Il messaggio è rivolto a tutta la popolazione in generale e in particolare a giovani, donne/mamme e soggetti a rischio. “Evitare gli eccessi alimentari, curare una dieta varia ed equilibrata (come la dieta mediterranea) ed avere uno stile di vita non sedentario possono combattere l’insorgenza delle patologie collegate ad una cattiva alimentazione come i rischi cardiovascolari, l’obesità, il diabete. Sconsigliate le diete-fai-da-te.
Riconoscete il testimonial?

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-Prosegue nel 2004 l’attività anti-obesità del ministro che ha deciso di promuovere il tema degli stili di vita salutari in particolare realizzando una campagna stampa incentrata sulla corretta alimentazione e sulla attività fisica. Le due tematiche, l’alimentazione e il movimento, sono trattati congiuntamente come elementi complementari di una consapevole scelta di vita. Ecco la locandina diffusa in quel periodo.

http://www.ministerosalute.it/

-Tra i collaboratori del ministro Sirchia vi è il presidente dell’Ansisa (Associazione Nazionale degli specialisti in Scienza dell’alimentazione), Michele Carruba che in una intervista afferma: Il sovrappeso costa 44.300 miliardi ogni anno, di cui ben 21.350 a carico del servizio pubblico.

2004 Nel frattempo Letizia Moratti,ministro dell’Istruzione (MIUR) sigla il patto con la Federalimentari.

2005 Gli italiani imparano che la circonferenza vita è un fattore di rischio cardiovascolare, viene promessa la distribuzione dell'”obesometro” ma poi non se ne fa nulla.

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-Viene partorita la linea guida della dieta “di Stato” e nuove indicazioni nutrizionali per contrastare il problema dell’obesità. E’ realizzata dal gruppo di lavoro nominato dal ministro Sirchia. Tra loro c’è anche il Prof.Carlo Cannella. Viene diffusa la piramide alimentare che include anche gli alimenti ipercalorici. Sì a frutta e ortaggi, che si trovano alla base della struttura, da consumare 5 volte al giorno. Salendo si trovano pane, patate, riso, pasta e biscotti da consumare, combinandoli, 4 volte al dì. Un gradino sopra carne, pesce, uova e legumi (alternati 3 volte al giorno); seguono olio, burro, latte e derivati. Infine dolci e alcool. La novità e che la quantità indicata è relativa. Niente calcoli di grammi e calorie: la nuova unità di misura si chiama Qb, “Quantità benessere”, che ognuno adatta in base all’attività giornaliera, maggiore per gli sportivi, minore per i sedentari. Ecco il sito della Piramide alimentare italiana.

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-2005
Al Ministero della Salute arriva Storace e vi resterà fino al 2006. Anche lui si trova a combattere contro l’obesità Cosa propone? Un elenco di indicazioni utili, alimentari e non, per contrastarla le aiutare i cittadini italiani a raggiungere un maggiore benessere. Viene annunciate il decalogo contro l’obesità nel corso di un incontro sulla Piattaforma Ue sull’alimentazione, l’attività fisica e la salute organizzato dalla SIO, la Società italiana contro l’obesità, e dalla International task force on obesity. Niente più merendine nei distributori delle scuole; sacchetti di carote mignon al posto delle tradizionali patatine fritte, confezioni di macedonia e fette di mela già lavate e pronte per essere sgranocchiate, in sostituzione delle brioches. Come sottolineato dal ministro Storace, obiettivo dell’iniziativa, per la quale si stanno studiando ulteriore possibili interventi, non è quello di dare vita ad una dieta di Stato ma combattere il fenomeno-obesità informando e sensibilizzando i cittadini sull’argomento, anche con l’avvio di azioni politiche che coinvolgano diversi attori interistituzionali, dai Comuni, ai medici, alle famiglie. Di fronte a questo stato di cose la parola d’ordine è necessariamente “prevenzione”.

Michele Carruba, ancora lui, in veste di presidente della società Italiana dell’Obesità SIO afferma “L’obesità è una malattia che può essere controllata, ma da cui non si guarisce, come il diabete, quindi l’unica cosa che possiamo fare è prevenire”; e questo soprattutto attraverso una corretta alimentazione e lo svolgimento regolare di attività sportive.

2006 Livia Turco diventa Ministro della Salute. Nasce il programma “Guadagnare salute un libro bianco per la promozione di scelte di vita salutari, frutto del lavoro di nove ministeri approvato dal Consiglio dei Ministri e dalla Conferenza Unificata.La scelta è quella del convincimento del cittadino e dell’alleanza tra i diversi attori delle varie filiere coinvolte. Vengono firmati specifici protocolli d’intesa con 22 soggetti, dal mondo delle imprese, del sindacato e dell’associazionismo. Con loro si vuole sviluppare una “Politica delle alleanze” per promuovere insieme stili di vita sani con specifici interventi nell’offerta, nell’informazione e nella pubblicità a garanzia della salute dei cittadini.

2007 Il ministro Fioroni presenta il Piano per il benessere dello studente. Livia Turco e Giuseppe Fioroni propongono l’inserimento dell’ora di educazione alla salute nella scuole. Lezioni per imparare ad assumere corretti e salutari stili di vita, a partire dall’alimentazione, con l’auspicio di porre anche un freno al preoccupante fenomeno dell’obesità tra i giovani.

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Settima edizione dell’Obesity day promossa dall’ADI:

-Nel marzo 2007 viene pubblicata l’indagine multiscopo dell’Istat “Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari”, (riferita all’anno 2005)

-Il Ministro Del Turco aderisce anche all’idea di un calendario anti-obesità destinato ai centri antiobesità e diabetologici di tutta Italia, perché «chi ha la conoscenza e la responsabilità ha il dovere di indicare la strada». Fra i messaggi rivolti agli italiani: «La salute comincia dal carrello della spesa». « «Un intervento forte e mirato» spiegano gli organizzatori dell’iniziativa «che punti alla prevenzione e individui anche soluzioni per aiutare gli obesi ad affrontare la quotidianità».

2008. Il sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali Francesca Martini dopo la difesa della dieta padana, propone il pomeriggio ginnastica anti obesità nelle scuole.

-Divulgati i dati di Okkio alla Salute. Obesità e sovrappeso sono aumentati in tutte le regioni italiane.

2009 Viene avviato il nuovo portale INRAN Saper mangiare.mobi.
https://i0.wp.com/sapermangiare.mobi/video/img/0_intro.jpg

2009/obesityday-
-A Ottobre 2009 decima edizione dell’ Obesity Day.

-Arriviamo alle ultime settimane.

-Il ministro Gelmini in collaborazione con diverse associazioni tra cui Coldiretti e con un comitato di esperti e nutrizionisti guidato da Giorgio Calabrese” avvia il progetto “Scuola e cibo” con la collaborazione del sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali Francesca Martini. Obiettivi? Fermare la vendita delle merendine e dei dolci nelle scuole a favore di alimenti locali, freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico può contribuire. Obiettivo che può anche essere incentivato con l’aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare a prezzi calmierati frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”.

E domani sera a Roma Gran Galà, con politici, ministri, attori, Miss & Mister Salute 2009.
Anche l’obesità fa spettacolo.


Carnivori moderati

Leggo che all’Assocarni, Associazione Nazionali Industria e Commercio Carni e Bestiame -sono risultate indigeste le dichiarazioni di Paolo Barilla. Le hanno definite “Non veritiere e di parte” perchè l’industriale invitava a mangiare meno carne e più pasta.

Ecco parte del comunicato stampa diramato dall’Associazione: “Un appello di parte che distorce a proprio vantaggio le verità scientifiche. L’equilibrio della dieta italiana è garantito proprio dalla corretta presenza dei diversi alimenti in un paese in cui il consumo di carne è uno dei più equilibrati al mondo.
Distorcere verità scientifiche per vendere di più è poco etico, come evitare di ricordare che proprio l’eccesso di carboidrati nella nostra dieta è alla base dell’aumento dell’incidenza del diabete ricordato nelle sopracitate dichiarazioni.
Poco credibile anche che si ometta di ricordare come l’obesità – oggi vera piaga del nostro Paese – ha un’incidenza massima proprio nelle regioni italiane (sud Italia) in cui è maggiore il consumo di pasta e che qualsiasi dieta ipocalorica è basata essenzialmente sulla somministrazione di proteine e fibre e sulla drastica riduzione dei carboidrati. (…) Da ricordare anche che la dieta mediterranea, fin dalla sua origine, non prevedeva certo un alimento raffinato come la pasta ma semmai cereali grezzi, legumi e grandi quantità di carni e selvaggina.

In merito poi all’effetto dannoso attribuito all’allevamento bovino, (…) il bovino (…) è l’unico organismo in grado di trasformare foraggi e cellulosa (quindi alimenti che l’uomo non è in grado di utilizzare) in proteine nobili, senza quindi alcuna competizione alimentare con gli esseri umani.

Fine del comunicato Assocarni. Dobbiamo aspettarci pubblicità per incrementare il consumo di carne come quelle vintage che ho trovato e allegato sopra?

Intanto in diverse parti del mondo si segnalano iniziative per ridurre il consumo di carne. Dall’appello ambientalista: Meat Free Monday di Paul McCartney alla cittadina di Gent che ha promosso tra i suoi cittadini le giornate vegetariane, ovvero un giorno alla settimana in cui ogni tipo di carne è bandita dal piatto degli abitanti.

In Germania, dove le indagini sui consumi alimentari dicono che il 39% delle calorie è fornita da carne o prodotti derivati, Andreas Troge, presidente dell’organismo di consulenza del governo sulle questioni climatiche ha suggerito ai suoi connazionali di orientare le abitudini alimentari verso quelle dei paesi mediterranei.

A proposito di alimentazione mediterranea di cui abbiamo già parlato altre volte, cosa suggerisce la Piramide alimentare mediterranea Moderna proposta di recente? 2 porzioni di carne alla settimana, vi ritrovate in queste indicazioni?

Per le pubblicità vintage: toadberry.blogspot.com momgrind.com

Altri posts sul tema:
L’alimentazione-mediterranea non-abita-piu-qui

Dai tutti a giocare con la piramide alimentare

La dieta COdue

Stare a dieta fa bene al pianeta


Fat Economics: l’obesità, un effetto collaterale del progresso?

Nei prossimi mesi nella Facoltà di Medicina in cui lavoro verrà organizzato un convegno sull’obesità. Sono stata incaricata di fare una relazione sulla ricerca scientifica e i vari meccanismi molecolari alla base dell’insorgenza del sovrappeso e obesità in particolare in età pediatrica. Avete letto l’ipotesi che mette in relazione diete ricche di zuccheri e grassi, modificazioni della composizione della flora batterica e insorgenza dell’obesità? Quando si parla di sovrappeso e obesità, si ricordano i dati USA dove il fenomeno è arrivato a interessare quasi il 35 per cento della popolazione adulta, in Gran Bretagna il 24 per cento ed anche in Italia si è avuto un aumento come dimostrano le cifre del progetto OKKio alla salute riferite all’obesità infantile. In Italia le percentuali maggiori di sovrappeso e obesità infantile si hanno nelle regioni meridionali, ho cercato di rappresentare questi dati nel video. Come si spiegano? Quali fattori socio-economici sono coinvolti?


Sovrappeso e obesità infantile in Italia

Anche per l’obesità e sovrappeso nell’adulto si ha un andamento simile. A Sud le percentuali maggiori.

Prevalenza di persone in sovrappeso di 18 anni ed oltre (per 100) per regione. Anno 2006

Ho suggerito agli organizzatori del convegno di includere un intervento in cui si affrontino anche aspetti socio-economici. In più occasioni ne abbiamo già parlato, per esempio nel post Fit or Fat? o negli ultimi dedicati all’educazione alimentare. Se l’obesità ha origini multifattoriali non possiamo tralasciare questi aspetti. Dell’ipotesi economica si parla nel libro “Fat economics“, pubblicato dalla Oxford University Press. Gli autori sono tre economisti W. Bruce Traill, Jason F. Shogren e Mario Mazzocchi. . Attraverso i numerosi grafici, analisi statistiche ed equazioni contenute nel libro, gli autori parlano del rapporto tra andamento dell’economia e modifica dei comportamenti alimentari e dell’emergenza obesità da una prospettiva economica.

Le statistiche dimostrano che contemporaneamente all’ aumento dell’obesità in molti stati, si è verificato un altro fenomeno: la caduta del prezzo di alcuni generi alimentari e che ha visto dimezzarsi, ad esempio il prezzo dello zucchero, in meno di tre decenni e aumentare quello di altri alimenti a minor apporto calorico come la frutta. E quando il prezzo scende sono le classi più povere dei Paesi industrializzati ad aumentare di peso, sulla base dei dati pubblicati nel libro. Questo concetto è chiamato dagli economisti “elasticità“: quando le derrate diventano a buon mercato i ricchi non aumentano i consumi (elasticità pari a zero) invece le fasce più povere a fronte di una diminuzione dei costi del 20% possono far salire i consumi del 10%.

La recessione, che aumenta le disparità sociali, dunque, ci fa ingrassare o diminuire di peso? Mi piacerebbe lavorare e capirne di più di questo tema, per me tutto da esplorare.

E’ tutta colpa del PIL ?

PIL in varie regioni italiane
Lombardia 141,5%
Bolzano 140,2%
Lazio 131,8%
E-Romagna 130,4%
Valle Aosta 128,2%
Basilicata 75,4%.
Puglia 69,8%
Calabria 68,5%
Sicilia 67,3%

Fonti:

– Presentazione (pdf) del Prof. Mazzocchi “Prezzi ed inflazione. Progresso tecnologico, prezzi alimentari e obesità”

OKKio alla salute

Pensare alimentare

Saluteinternazionale.wordpress.com

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