Focus su Olestra
Pubblicato: 2008/04/19 Archiviato in: Additivi, L'angolo chimico 26 commentiL’ultimo numero di Focus contiene un articolo di Amelia Beltramini sui cibi e sulle bibite light. Si parla anche di un nuovo grasso non assorbibile che è arrivato sul mercato: l’Olestra. I lettori potrebbero pensare che il nuovo grasso sia in vendita anche in Italia. Non è così.
Con il termine Olestra ci riferiamo ad un poliestere del saccarosio che è stato prodotto nei laboratori della Procter&Gamble.
Nel suo libro Food Politics, la nutrizionista Marion Nestle dedica a Olestra un intero capitolo: A 30-year regulatory saga. Pensate che la scoperta di Olestra da parte dei ricercatori della Procter & Gamble risale al 1968 ma solo nel 1997 arrivarono sul mercato degli snacks prodotti con questo composto.
Gli acidi grassi che si trovano legati al disaccaride variano da 5 a 8 molecole, per confronto ricordiamo che i trigliceridi contengono 3 acidi grassi esterificati con una molecola di glicerolo. Gli acidi grassi utilizzati nella reazione dai ricercatori della Procter&Gamble, hanno permesso di arrivare ad un prodotto che presenta proprietà organolettiche simili ai grassi e oli. La molecola dell’Olestra, per le sue caratteristiche strutturali non viene idrolizzata dagli enzimi che partecipano alla digestione dei trigliceridi e neanche dalla flora batterica intestinale. Ne risulta un apporto calorico nullo ed è per questo che Olestra si è candidato come sostituto degli oli nella produzione di snacks light.
Il sostituto dei grassi della Procter & Gamble, il cui impiego (con marchio Olean) è limitato al settore degli snacks salati prodotti in USA, ha suscitato numerose polemiche. I primi snacks immessi sul mercato dovevano riportare la scritta: “contains Olestra” avvertendo i consumatori degli effetti negativi sull’assorbimento di vitamine liposolubili e sugli effetti collaterali a livello intestinale.
Nel 2003 la FDA ha comunque autorizzato la rimozione della scritta dalle confezioni a seguito di un esame della letteratura in cui non erano emerse differenze significative sui problemi intestinali provocati da snacks normali e quelli prodotti con Olean.
Fa un certo effetto vedere sul sito di Olean, il marchio con cui viene venduto Olestra, il contatore che informa i lettori sul numero degli snacks prodotti utilizzando questo sostituto dell’olio.
Lo Sciroppo di glucosio-fruttosio: naturale o industriale?
Pubblicato: 2008/04/18 Archiviato in: L'angolo chimico 14 commentiMagari guardando un campo di mais non vi vengono in mente subito l’amido, l’etanolo, vitamine e altre molecole come lisina, triptofano e dolcificanti come fruttosio e sciroppo di glucosio-fruttosio. Sono solo alcuni derivati del mais insieme ai mangimi e all’olio. La produzione di maltodestrine e di vari tipi di sciroppo di mais ad alto contenuto in fruttosio (HFCS) a partire dall’amido di mais, potrebbe essere definito uno dei più grandi successi nel settore dell’industria saccarifera degli ultimi decenni.
Qualche cenno storico. Nel 1811 il chimico russo G.S.C. Kirchoff scoprì un processo per produrre destrosio e altri dolcificanti utilizzando l’amido di patata sottoposto a una soluzione debole di acido solforico. Negli Stati Uniti questo metodo fu adattato all’amido di mais a metà del 1800 e i primi impianti furono costruiti a Buffalo, New York, nel 1866. Oltre all’acido solforico, l’amido può essere idrolizzato anche utilizzando acido cloridrico.
A proposito di acidi inorganici e di acido cloridrico, abbiamo sentito già parlare a proposito dell’inchiesta sul vino di qualche giorno fa, ricordate?
L’drolisi dell’amido di mais utilizzando acidi inorganici, proseguì fino al 1967, quando si iniziarono ad usare anche degli enzimi. Questo permise di abbreviare notevolmente i tempi di lavorazione che all’inizio richiedeva numerosi giorni.
Il 1970 è una data importante perchè è l’anno in cui si iniziò a diffondere l’impiego dell’amido di mais e derivati, nell’industria alimentare. L’amido veniva elaborato e raffinato dal mais utilizzando una serie di tappe che includevano la macerazione, la macinazione e successivi processi di separazione.
Gli enzimi utilizzati per idrolizzare l’amido sono diversi: l’alfa amilasi permette di ottenere sciroppi con un contenuto di circa 10-20% di glucosio. Un ulteriore trattamento con l’enzima gluco-amilasi porta a rese del 93-96% di glucosio. Con processi simili si ottengono anche maltodestrina e destrosio. L’alfa-amilasi è prodotta a livello industriale utilizzando una specie batterica (Bacillus sp.) mentre per la gluco-amilasi si utilizza una specie fungina: l’Aspergillus.
L’utilizzo dell’enzima gluco-amilasi iniziato negli anni quaranta ha permesso di ottenere sciroppi con una percentuale elevata di glucosio. Tuttavia alcuni aspetti ne hanno impedito una ampia utilizzazione come dolcificante per l’ industria e sostituto dello zucchero. Il glucosio ha infatti una dolcezza circa il 70% se confrontato con il saccarosio. Il Fruttosio è del 30% più dolce del saccarosio ed è piu’ solubile.
Il progredire delle tecnologie alimentari e l’uso di enzimi immobilizzati, tra cui la glucosio isomerasi, hanno portato alla commercializzazione di sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS). Per molti scopi, uno sciroppo di fruttosio al 42% è piu’ che soddisfacente per l’uso alimentare, ma non soddisfa alcuni criteri di qualità dei produttori di bibite. Per le cole, è richiesto uno sciroppo con circa il 55% di fruttosio. E’ per questo che sono stati messi a punto altri processi (cromatografia su colonne di zeoliti o resine a scambio cationico) per permettere di avere sciroppi a concentrazioni piu’ elevate di fruttosio e separare altri componenti. Gli sciroppi di mais ad alto contenuto in fruttosio sono classificati in base alla sua concentrazione (42%, 55%, 90%).
Le compagnie che controllano l’85% del mercato e del business degli sciroppi di mais si contano sulle dita di una mano: l’ Archer Daniels Midland, la Cargill, la Staley Manufacturing Co. e la CPC International.
Lo sciroppo di glucosio-fruttosio prodotto utilizzando amido di mais e enzimi, può essere etichettato come un dolcificante naturale? la battaglia che ha coinvolto raffinatori di mais da una parte e associazioni di consumatori dall’altra, ha portato alla decisione della Food Drug Administration (FDA). Sebbene glucosio e fruttosio esistano in natura, la produzione degli sciroppi a partire dall’amido, e l’ uso di acidi inorganici e/o enzimi, ha portato la FDA ad esprimere un parere negativo.
Altri prodotti derivati dal mais? basta dare uno sguardo al sito della Corn.org.
Troviamo lo sciroppo di glucosio-fruttosio in molti prodotti alimentari (dolci, cereali, biscotti, snacks e yogurth,sport drinks,ketchup…ecc…) e come mostra il grafico, i consumi di questo dolcificante sono notevolmente aumentati.
Sui dati contrastanti del consumo di fruttosio e di HFCS sul metabolismo glucidico e se siano in qualche modo coinvolti nella insorgenza di patologie dismetaboliche, parleremo prossimamente.

Da leggere: HFCS facts, Nutraingredients, Corn.org.
Amido modificato
Pubblicato: 2008/04/05 Archiviato in: Additivi, L'angolo chimico 25 commentiLo troviamo nel ketchup, nelle creme per pasticceria,budini e dessert, salse, carni in scatola, formaggi fusi, snacks vari. Sono l’amido e i suoi derivati: gli amidi modificati. Ne volevo parlare da un po’, poi qualche giorno fa mi è capitato di vedere questo video su YouTube in cui l’autore si chiede cosa sia il misterioso amido modificato che ha trovato tra gli ingredienti di un prodotto. Eccomi a spiegare di cosa si tratta.
L’amido è un polisaccaride di riserva contenuto in molti tipi di piante come cereali e tuberi (grano, mais, patata, tapioca, ecc..). L’amido che si ricava da queste fonti vegetali, non possiede le proprietà funzionali richieste in alcuni processi produttivi industriali. Pertanto i granuli sono sottoposti a diversi trattamenti e si ottengono gli amidi modificati.
A cosa servono i trattamenti? a migliorare la performance dell’amido che viene modificato in modo mirato a seconda delle esigenze in modo da conferire particolari proprietà es. maggiore resistenza alla cottura, maggiore stabilità a acidi, a basse temperature. I prodotti in cui è l’amido modificato è inserito come ingrediente, hanno una maggiore resistenza alla cottura, sono più stabili. In alcuni casi permettono di abbreviare i tempi di lavorazione.
Certo posso fare un budino anche con il semplice amido ma se l’uso dell’amido modificato permette di abbreviare i tempi di lavorazione e magari di conferire una certa palatabilità anche risparmiando sulle materie prime (es. latte, uova..ecc..), questo è un vantaggio per l’industria, voi che ne dite? Alcuni amidi modificati permettono di incorporare acqua in percentuale maggiore nei prodotti da forno e possono essere usati anche in sostituzione di una certa quantità di farina di grano.
Tra i principali amidi modificati vi sono:
– Amidi modificati chimicamente: L’amido contiene infatti gruppi idrossilici che potenzialmente possono reagire con alcuni composti chimici (acidi inorganici o organici ecc..). Con uno o più trattamenti chimici, si introducono nella molecola gruppi come acetato (acilazione), idrossipropilici (idrossipopilazione), gruppi fosforici. L’amido idrossipropilato è formato dalla reazione dell’amido con l’ossido di propilene. Ci sono anche degli amidi ottenuti mediante trattamenti con vari agenti funzionali che permettono la formazione di legami etere o estere con i gruppi idrossilici dell’amido (cross-linked starches)
– Amidi modificati con trattamenti fisici, mediante azione del calore o per azione meccanica.
– Amidi modificati con trattamento enzimatico L’amido è sottoposto a idrolisi parziale con aumento della sua solubilità in acqua. Con questo trattamento si ottengono le maltodestrine.
Elenco di alcuni amidi modificati utilizzati come additivi (emulsionanti, addensanti) nell’industria alimentare:
1400 Destrine
1404 Amido ossidato
1410 Fosfato di amido
1412 Fosfato di diamido
1413 Fosfato di diamido fosfato
1414 Fosfato di amido acetilato
1420 Amido acetilato
1422 Adipato di diamido acetilato
1422 Amido idrossipropilato
1442 Fosfato di diamido idrossipropilato
1450 Ottenilsuccinato di amido
Amido e amidi modificati: cosa dice la legge?.
La direttiva CEE 97/4/CE, che ha modificato la 79/112/CE, stabilisce che la designazione di “amidi modificati deve essere completata dall’indicazione della sua origine vegetale specifica, qualora l’amido possa contenere glutine”. Questa è una informazione importante per i pazienti celiaci.
Non tutto l’amido che ingeriamo viene assorbito durante la digestione. Questa frazione si chiama amido resistente (resistant starch ed è incluso tra le fibre vegetali.
I polifenoli del cioccolato
Pubblicato: 2008/03/29 Archiviato in: Food design, L'angolo chimico 12 commenti
Vi piace l’immagine che ho scelto per parlare di cioccolato, antiossidanti, polifenoli e potenziali effetti positivi sulla salute? Quanta cioccolata avete mangiato in questi giorni? Ok salute nell’ultimo numero, nell’articolo dedicato alla prevenzione delle patologie cardiovascolari parla anche del cioccolato e dei suoi effetti. Viene presentato lo studio pubblicato alcuni mesi fa sulla rivista Circulation in cui è emerso che l’assunzione di 40 grammi di cioccolato con una percentuale di cacao intorno al 70%, ricco di flavonoidi, si riflette in un aumento dei livelli di alcuni antiossidanti plasmatici rispetto al gruppo placebo. Sono state anche osservate modificazioni di altri parametri di funzionalità delle arterie coronariche mediante angiografia. I risultati, attribuiti alla presenza di polifenoli tra cui i flavonoidi (es. le epicatechine), sono stati osservati dopo 2 ore dall’assunzione in pazienti che avevano subito un intervento chirurgico. Mi chiedo la rilevanza fisiologica di piccole modifiche per esempio il diametro delle arterie coronariche che passa da 2.3 a circa 2.5 nm, comunque negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato che il cioccolato fondente ha un livello di polifenoli superiore a parità di peso rispetto ad atri alimenti di origine vegetale. Queste differenze tuttavia si riducono se vengono confrontate a parità di kcal e la rivista Lancet proprio qualche mese fa ha addirittura pubblicato un articolo in cui vengono messi in discussione gli effetti salutari. In particolare la rivista sottolinea l’importanza dei processi produttivi che possono provocare modifiche rilevanti dei livelli dei preziosi polifenoli.

Durante la fermentazione delle fave di cacao,i polifenoli diffondono dalle cellule pigmentate e si ossidano, dando luogo a composti ad alto peso molecolare che in gran parte sono insolubili. La fermentazione può distrurre fino al 50% dei polifenoli.
La varietà del cacao, l’utilizzazione di fave non fermentate completamente e bassi valori di temperature nella trasformazione influenzano il contenuto in polifenoli. La quantità totale di polifenoli varia nel cioccolato da 3000 a 8000 ug/g nel cioccolato fondente, da 1000 a 5000 ug/g nel cioccolato al latte, la metodica analitica influenza notevolmente la quantificazione.
Il binomio cioccolato-salute è stato percepito da alcune aziende come un messaggio da sfruttare. Ne deriva che alcune tra le principali multinazionali hanno differenziato le linee produttive per produrre marchi e prodotti a piu’ alto contenuto in flavonoidi. Ne sono nati anche loghi come questo:
Tra le aziende protagniste della battaglia a base di polifenoli, vi è la Barry Callebaut che ha messo in produzione e declama le proprietà salutari e anti-invecchiamento del suo Acticoa™
La spagnola Natraceutical da diversi anni offre offre sul mercato diversi ingredienti e formulazioni come CocoanOX che differiscono nel contenuto in polifenoli dal 12% al 45% fino all’85%. L’arrivo di questi ingredienti in USA ha scatenato la reazione della statunitense Mars & Mars che da diversi anni è impegnata nella ricerca sui polifenoli che hanno portato a Cocoavia™ e ai Mars flavanol-rich
E’ recente anche la pubblicazione di uno studio su un nuovo prodotto della Mars: un cioccolato arricchito anche in fitosteroli. La guerra dei brevetti riguardanti i processi tecnologici sui livelli di polifenoli continua.
E la Nestlè? non sta a guardare. Inaugurato un centro di eccellenza interamente dedicato al cioccolato. Scommettiamo che anche qui si studieranno gli effetti dei polifenoli e si formuleranno nuovi prodotti?
Oli di pesce e acidi grassi omega 3
Pubblicato: 2008/03/15 Archiviato in: L'angolo chimico, La borsa della spesa 14 commentiNew entry nel banco frigo. Un nuovo latte della Parmalat a cui piacciono gli acidi grassi omega 3 nonostante uno degli ultimi prodotti, il latte Parmalat Omega 3, sia finito nel mirino dell’Istituto di autodisciplina pubblicitario e le dichiarazioni salutistiche in etichetta siano state dichiarate messaggi fuorvianti.
Il latte è molto utilizzato per produrre alimenti “funzionali” arricchiti di acidi grassi omega 3. L’evoluzione dei precedenti tipi di latte Parmalat contenenti omega 3 si chiama Omega 3 Plus. Rispetto alla versione precedente, Parmalat Omega Plus contiene un insieme di fattori a cui è stato dato il nome di Carditop, oltre alla Vit E, ci sono la Vitamina C e B6, la vitamina B12 e l’acido folico. Carditop: “aiuta la salute del cuore”, viene dichiarato sulla confezione.
La Parmalat è stata tra le prime aziende a mettere in vendita diversi anni fa, un latte UHT contenente l’acido docoesaenoico (DHA) e l’acido eicosapaentenoico (EPA) che sono tra gli acidi grassi poliinsaturi omega 3 piu’ studiati. Ci sono centinia di articoli scientifici sul loro ruolo nella maturazione del sistema nervoso durante il periodo fetale e neonatale. Altro settore attivo è lo studio dell’effetto degli acidi grassi omega 3 sui livelli di lipidi plasmatici e sulla prevenzione delle dislipidemie. Le principali fonti alimentari di questi acidi grassi sono i prodotti ittici, ma alcuni loro precursori sono contenuti anche in altri alimenti tra cui oli vegetali e la frutta secca. Ma non pensiamo agli aspetti salutistici, vi siete mai chiesti come si ottengono gli acidi grassi omega 3 e quali trattamenti vengono attuati per arricchire il latte?
Produzione degli oli di pesce e degli acidi grassi omega 3
Gli acidi grassi omega 3 vengono estratti in prevalenza dall’ olio di pesce, meglio conosciuto fish oil.
Nella tabella sono riportati alcuni numeri sulla produzione di fish oil nel mondo. L’olio di pesce è un importante derivato dell’industria ittica e per le sue caratteristiche nutrizionali e funzionali è utilizzato in diversi settori industriali. I principali paesi produttori sono Cile e Perù che contribuiscono per oltre il 50% alla produzione mondiale. Negli ultimi anni, a fronte di una progressiva riduzione dell’offerta di olio sul mercato mondiale, si è osservata una crescita della domanda soprattutto nel settore dell’acquacoltura. Questo comparto, infatti, impiega più dell’80% di olio come costituente dei mangimi per l’allevamento dei pesci, mentre la restante parte è utilizzata dalle industrie alimentare, farmaceutica e chimica.
Il ruolo delle biotecnologie. Per evitare il rischio di contaminazioni da metalli pesanti, negli ultimi anni, grazie a biotecnologie adeguate, è stato possibile ottenere la sintesi dell’acido docoesaenoico (DHA) da alcune micro-alghe. Il DHA ottenuto dall’alga Schizochytrium s. è stato autorizzato come novel food in Europa e in altri stati. Nella figura è schematizzata la produzione di acidi grassi polinsaturi dalla fermentazione algale. Come indicato, queste filiere, permettono di ottenere anche altre molecole utili come i carotenoidi.
Come avviene l’arricchimento del latte con l’olio di pesce?
I primi tipi di latte con omega 3 non hanno riscontrato un gran successo nei consumatori per le sfavorevoli proprietà organolettiche. Con il passare degli anni sono state apportate delle modifiche nei processi produttivi. La DSM ha introdotto alcuni anni fa una tecnologia che aggiunge gli acidi grassi omega-3 al latte durante i passaggi finali del confezionamento, grazie ad una apparecchiatura Tetra Pak AromPak.
Esistono delle alternative per arricchire il latte di acidi grassi omega 3? In alcuni studi, si è intervenuto sull’alimentazione delle bovine con mangimi arricchiti di fish oil. In questo caso il latte bovino che si ottiene, contiene livelli piu’ elevati rispetto a quello che si ottiene nelle bovine alimentate senza fish oil anche se esistono dati contrastanti sull’efficacia dell’intervento.

Ottenere i fish oil è costoso, è giusto alimentare dei ruminanti con l’olio di pesce? solo per aumentare il livello di acidi grassi omega 3?
Ecco l’etichetta nutrizionale di Omega 3 Plus che riporta in dettaglio non solo il livello totale di acidi grassi omega 3, sono indicati anche i contenuti di DHA e di EPA e delle vitamine.
Prossimamenente altri dettagli sulla produzione degli acidi grassi omega 3, sulle fonti alimentari e altri prodotti a confronto.
Broccoli arcobaleno
Pubblicato: 2008/02/19 Archiviato in: Integratori, L'angolo chimico 11 commentiNon è merito del photoshop. I cavolfiori della foto sono il frutto del lavoro di alcuni scienziati della Syngenta che hanno sviluppato le varianti che a differenza delle bianche tradizionali sono arancione, viola e verde. I cavolfiori “arcobaleno” mantengono il loro colore anche dopo la loro cottura e hanno lo stesso sapore delle varietà normali. I colorati cavolfiori non sono il risultato di ingegneria genetica, ma derivano da incroci selettivi tradizionali. Leggo sul Daily Mail di due giorni fa che presto, probabilmente entro l’anno, saranno disponibili in commercio in supermercati e nei mercati europei. Ma non sono affatto una novità. Dove ho già visto broccoli di colore arancione? Ah si, sul sito della Cornell University. Negli Usa sono già in commercio nei farmer’s market. Si trovano perfino gialli.
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Gli enzimi nel tritacarne
Pubblicato: 2008/01/15 Archiviato in: L'angolo chimico 13 commentiMentre si parla di carne ottenuta da animali clonati, tra favorevoli e contrari, ho rispolverato vecchi posts sulla carne manipolata o cresciuta in laboratorio, tra provette e colture cellulari. Non è ancora prodotta su larga scala ma la carne può essere ottenuta da cellule ottenute da muscoli di diversi animali (bovini, ovini, suini ecc). Avvenuta la proliferazione, le cellule vengono fatte aderire a dei substrati adeguati e nutrite con soluzioni apposite (mezzi di coltura) ricche di sostanze nutritive. Dalle colture cellulari si ricava carne priva di ossa, tendini e altre parti che abitualmente sono prodotti di scarto dei mattatoi. Questo può essere considerato un vantaggio, altrettanto si può dire di altre parti anatomiche come polmoni, cuore, frattaglie.
E vi ricordate il Prof. Daniel Fletcher che ha studiato un processo che permette di utilizzare parti della carne di pollo che non sono molto gradite ai consumatori? e perfino di trasformare la carne rossa in carne bianca? parti che poi possono essere riassemblate insieme in un prodotto dalle caratteristiche nuove.
E non è finita qui. Mentre scrivevo mi è tornato in mente l’enzima transglutaminasi. Quello che riesce a fare l’enzima transglutaminasi (meat glue) è clamoroso e forse non riusciamo neanche a immaginare quante applicazioni possa avere nell’industria alimentare.
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Nero come il carbone
Pubblicato: 2008/01/05 Archiviato in: Coloranti, L'angolo chimico 10 commentiIl colore nero non è molto diffuso tra gli alimenti vegetali, fanno eccezione la liquirizia, il riso Venere nero, alcune varietà di legumi come fagioli e soia, le olive, il tartufo. In questi prodotti sono alcuni composti appartenenti alla classe dei polifenoli ad impartire il colore scuro. I polifenoli sono sostanze che hanno ruoli nutrizionali che hanno suscitato notevole interesse in particolare per la loro capacità antiossidante. Tra gli alimenti di origine animale c’è il caviale. E anche il nero di seppia è usato in cucina.
Nel sale marino delle isole dell’isola di Molokai invece, il colore nero è dovuto ai minerali di lava vulcanica e carbone attivo che sono aggiunti durante l’essicazione.
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Questa settimana su Trashfood
Pubblicato: 2007/12/01 Archiviato in: L'angolo chimico, La borsa della spesa 1 Commento-Cosa fanno insieme i frutto-oligosaccaridi, i galatto-oligosaccaridi e amido resistente? Alixir regularis, ma sono così introvabili le fibre prebiotiche? sembra di no.
-Per tutti coloro che pensano che gli oli raffinati siano usati solo nelle friggitorie, ecco la prova che sono molto piu’diffusi di quanto si creda. Studenti a caccia di olio di palma bifrazionato all’università di Firenze.
-Un grande risultato!Trashfood da qualche giorno è linkato nell’area tematica del sito che l’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato agli interferenti Endocrini. Come ho già detto, uno stimolo in piu’ per migliorare.
-Girare il mondo e assaporare le differenze culturali anche legate alle immagini sul cibo. Con Places, il nuovo servizio di mappatura di Flickr.
-Dalle letture settimanali del report settimanale RAPID ALERT SYSTEM FOR FOOD AND FEED (RASF), nasce una nuova categoria Te lo do io l’alert,questa settimana il protagonista è stato Escherichia coli 0157:H7, un batterio che puo’ provocare severi problemi intestinali.
-Piatti insapori? Mai piu’ con il Grill Flavour spray e per giunta è organic.
Acrilammide wanted
Pubblicato: 2007/11/22 Archiviato in: L'angolo chimico 3 commentiSull’acrilammide e sulla sua formazione in diversi prodotti alimentari (cereali, caffè tostato, fries), è stato scritto molto a partire dal 2002 (1). L’industria non è stata a guardare e la risposta è arrivata, si chiama asparaginasi, si tratta di un enzima che aggiunto durante la produzione, ridurrebbe i livelli dell’aminoacido asparagina che viene convertito in aspartato. E’ l’asparagina infatti a reagire in particolari condizioni con zuccheri riducenti e a dare origine alla molecola cancerogena. L’asparaginasi della Novozymes si chiama Acrylaway e deriva dall’ Aspergillus oryzae mentre quella della DSM (Preventase) deriva dall’ Aspergillus niger.
In Europa, ad eccezione della Danimarca e della Francia, non è richiesta una approvazione per l’impiego di enzimi come l’asparaginasi. L’autorizzazione comunque è stata concessa nei due stati. Un grande risultato per la DSM è aver raggiunto un accordo con la Frito-Lay e la Procter&Gamble per l’uso dell’asparaginasi nei prodotti da forno e altri alimenti. Un sito da tenere d’occhio per seguire da un punto di vista scientifico la vicenda e raccogliere dati su alimenti diversi è acrylamide-food.org.

















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