Novità nelle etichette alimentari: grassi trans naturali e artificiali?

Sono stata un giorno fuori e al mio ritorno mi sono ritrovota tra le polemiche sulla Nutella-Ue con appelli e i proclami per scongiurare che diventi fuori legge. Mi sorprendo sempre, dovrei saperlo invece che uno degli sport preferiti di alcuni è alzare la voce senza sapere bene di cosa si sta parlando e senza leggere cosa effettivamente è stato proposto. E di cose interessanti ce ne sono nelle proposte del parlamento europeo in tema di etichettatura nutrizionale. Cose che però sono state taciute.
Il Parlamento Europeo si è opposto al metodo a “semaforo” che voleva indicare con simboli colorati di verde, giallo e rosso la quantità relativa di energia, di grassi e di zuccheri contenuti negli alimenti.

Al tempo stesso il Parlamento europeo ha approvato nuove regole sull’etichettatura.

-Si è proposto che diventino piu’ completi i profili nutrizionali, che vengano indicati oltre ai carboidrati totali anche gli zuccheri semplici e il contenuto in sale, fibra e proteine. Nessuna novità per questo, sono dati che leggiamo già in molte etichette.

-Si è proposto l’obbligo dell’indicazione delle quantità non solo dei grassi totali ma anche degli acidi grassi saturi. Si chiede inoltre che siano indicati i grassi trans. Mi sembra una proposta condivisibile, un bel risultato. E’ evidente che chi tra i produttori privilegia l’uso di grassi vegetali saturi come olio di palma, olio di cocco o grassi idrogenati non sarà troppo contento perchè i grassi saturi presenti saranno elevati.

-C’è dell’altro, ho letto che nel testo si propone la distinzione tra grassi trans naturali e artificiali. Credo che questa precisazione -che non so quanto sia fattibile concretamente- serva a fare chiarezza sulle fonti di grassi usati (burro, margarine, oli raffinati). Sappiamo infatti che in piccola quantità alcuni grassi trans ( acido vaccenico, acido linoleico coniugato) si possono formare durante la digestione nei ruminanti e le molecole che si formano vengono assorbite e passano nel latte e nei prodotti derivati.
Un livello maggiore di acidi grassi trans si forma durante il processo di idrogenazione e raffinazione a cui sono sottoposti gli oli vegetali. Questo è un tema che merita di essere approffondito e mi prendo l’impegno di farlo a breve. Pensate che è stato perfino finanziato uno studio per indagare se i grassi trans di origine naturale o artificiale hanno effetti diversi sul metabolismo dei lipidi nei soggetti umani.

– Tutte le informazioni nutrizionali dovranno essere indicate su 100 g o ml e, per assicurarne la leggibilità, dovranno avere caratteri di dimensione e stile precisi.

-Ci sarà anche l’obbligo di menzionare in etichetta la presenza di ingredienti prodotti con le nanotecnologie.

-Obbligatorio anche indicare la presenza di sostanze che aumentano l’appetito. Non vi viene la curiosità di sapere quali siano?

Tranquillizzatevi, nessun prodotto sarà fuorilegge, si continuerà a fare pubblicità ma le affermazioni salutistiche e i benefici promessi dovranno essere provati scientificamente.

A tutti coloro che si sono affrettati a dire che “non si può fare una selezione tra alimenti buoni e cattivi” aggiungo che si deve pur spiegare che ci sono differenze tra prodotti. Ma vogliamo cominciare a dire che le creme alla nocciola non sono tutte uguali? Che le diciture “ a base di grassi vegetali” o “solo grassi vegetali” non sono trasparenti bensì fuorvianti?

A me non sembrano così deplorevoli le proposte avanzate.

Che strano questo modo di procedere. Chiediamo piu’ trasparenza, piu’ informazioni, poi appena si propongono cose nuove e si cerca di fare chiarezza, commenti confusi e superficiali dilagano.

Fonti:

Food industry wins battle-traffic light labels

Laid bare, the lobbying campaign that won the food labelling battle

Do trans fatty acids from industrially produced sources and from natural sources have the same effect on cardiovascular disease risk factors in healthy subjects? Results of the trans Fatty Acids Collaboration (TRANSFACT) study.


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Oggi torno con una etichetta misteriosa che vede di nuovo i grassi vegetali idrogenati tra gli ingredienti:

Ingredienti: Zucchero, saccarosio, Panna in polvere,Grassi vegetali idrogenati, derivati del latte, granella di nocciole, Miele disidratato, Emulsionante:E472a, Gelatina, Aromi, malto.

Cosa sarà mai?


Grassi saturi,meta-analisi e patologie cardiovascolari

Non mi è sfuggita la inspiegabile crociata anti-burro degli ultimi giorni. Crociata partita dall’affermazione del chirurgo inglese Shyam Kolvekar e propagata in diversi siti di quotidiani e blogs.

L’Unilever ha colto l’occasione per ribadire che le sue margarine sono una valida alternativa al burro sul piano nutrizionale e contribuiscono a prevenire le patologie cardiovascolari. E’ stato anche inaugurato un sito Sat Fat Nav per promuoverne la superiorità, nonostante la reputazione non positiva che la margarina ha avuto soprattutto in passato per la presenza di grassi idrogenati nella sua composizione. E’ giusto ricordare che alcune aziende hanno modificato la composizione dei grassi vegetali usati nelle emulsioni che entrano a far parte delle margarine sugli scaffali ma certe affermazioni presenti nel sito sono fuorvianti e piuttosto confuse. Vorrei tornarci con calma.

Coincidenza vuole che proprio negli stessi giorni è stata pubblicata sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition la meta-analisi che dimostra che i grassi saturi non favoriscono le patologie cardiovascolari.

“A meta-analysis of prospective epidemiologic studies showed that there is no significant evidence for concluding that dietary saturated fat is associated with an increased risk of CHD or CVD”.

L’autore della meta-analisi è Ronald Krauss, un ricercatore che si occupa di lipidi e di studi epidemiologici da numerosi anni. Assisteremo alla riabilitazione nutrizionale degli alimenti che come il burro contengono acidi grassi saturi (acido palmitico,acido laurico, acido stearico,acido miristico)?
Le abitudini e i consumi alimentari sono cambiati profondamente negli ultimi decenni. Come sarebbero accolte le pubblicità vintage a favore dell’uso del lardo nell’alimentazione umana che ho trovato oggi? pensate risalgono agli anni cinquanta e furono proposte dal British lard marketing board

Continua la battaglia tra produttori e lobby che difendono rispettivamente grassi idrogenati da una parte e settore caseario dall’altro.

Fonti:

Meta-analysis of prospective cohort studies evaluating the association of saturated fat with cardiovascular disease

I can’t believe it’s not … healthy!


L’olio extravergine di colza

colza1

L’ultima volta che ho sentito citare l’ olio di colza è stato alcuni anni fa. Ricorderete di certo quel periodo in cui si parlava moltissimo del suo impiego come carburante. Ieri ho trovato l’olio di colza tra gli ingredienti di uno snack e mi sono messa a cercare dati sulla sua composizione in acidi grassi e altre peculiarità rispetto agli altri oli di semi vegetali.

La colza ( Brassica sp) è stata coltivata a lungo per ricavare un olio da usare nell’illuminazione. Guardate questa pubblicità del 1893.


Successivamente si iniziò a impiegare anche nell’industria chimica e alimentare. Il suo uso nell’alimentazione umana subì un brusco ridimensionamento quando alcuni studi condotti su modelli animali evidenziarono che un apporto elevato di uno dei suoi acidi grassi principali,l’acido erucico provocava alterazioni cardiache. Eravamo alla fine degli anni settanta. Ne venne vietato l’utilizzo, indicandone un limite massimo, il 5%, accettato nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976). La varietà di colza messa in discussione conteneva fino al 50% di acido erucico ( 22:1n-9), un acido grasso monoinsaturo come l’acido oleico, ma a catena piu’ lunga.

Da uno sguardo su articoli scientifici archiviati in PubMed,emerge che non sono stati fatti ulteriori studi negli anni successivi. Si iniziò comunque a lavorare in campo agronomico per ottenere delle varietà a basso contenuto di acido erucico. Attualmente sul mercato ne esistono diverse tra cui una in cui l’acido erucico è praticamente assente. In Canada nel 1978 si arrivò alla nuova varietà: la canola “Canadian oil, low acid” di cui ci sarebbe tanto da raccontare visto che l’olio che se ne ricava e di cui esistono diversi tipi, ha un ad alto contenuto in oleico ed è adatto per la ristorazione collettiva poichè è resistente alle alte temperature. Tra le varietà di olio di colza sul mercato, vi è quello noto con l’acronimo HORO (high oleic rapeseed oil), anch’esso piu’ stabile di altri oli vegetali alla frittura, è scelto da alcune catene di fast food per cucinare le french fries.
L’olio di colza può essere sottoposto a idrogenazione? Affermativo,alcune aziende producono Hydrogenated Rapeseed Oil II (HR).

La colza è coltivata attualmente in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Polonia,Repubblica Ceca, Olanda e Austria come alimento per animali, fonte di olio vegetale alimentare e come combustibile nel biodiesel. La colza è uno dei raccolti principali in India, è coltivata anche in Australia.

Da un esame delle filiere produttive, emergono dati interessanti. Sia nel Regno Unito che in Germania, ci sono produttori che non fanno uso di solventi chimici per ricavare l’olio dai semi della colza. L’olio che si ottiene (Cold-pressed rapeseed oil) viene quindi chiamato olio extra vergine di colza. La composizione in acidi grassi evidenzia un elevato contenuto in acidi grassi monoinsaturi e un rapporto omega 3/omega 6 decisamente interessante. Guardate un confronto con l’olio d’oliva.

https://i1.wp.com/www.farrington-oils.co.uk/res/jha/content/nutrition-table.png

Tuttavia la stabilità dell’olio extravergine alle alte temperature è maggiore come dimostrato in alcuni studi tra cui questo: Oxidative stability and minor constituents of virgin olive oil and cold-pressed rapeseed oil .La differenza sembra essere dovuta da un maggior contenuto in sostanze polifenoliche presenti nell’olio extravergine d’oliva rispetto all’olio (extravergine) di colza .


Come si dice junk-food in Ucraina?


Altra tappa del viaggio iniziato ieri, come si muovono i vari stati europei per quanto riguarda le campagne di informazione su temi legati all’alimentazione, stili alimentari, salute e prevenzione delle patologie dismetaboliche come obesità e diabete?

Se vi chiedo qual è lo stato con la maggiore mortalità per patologie cardiovascolari cosa rispondete? no, non sono gli USA,bensì l’Ucraina e a ruota seguono altri stati dell’Est-Europa.

Guardate quali poster sono stati concepiti nell’ambito del progetto Junk Food Generation Campaign coordinato dalle associazioni EU-UNDP Consumer Society e Citizen Networks Project.

Obiettivo è ovviamente far riflettere la popolazione ucraina sull’importanza di una alimentazione corretta. Additati come scelte poco salutari per l’elevato contenuto in grassi saturi, grassi trans e sale sia kebab e altre proposte da fast food che sono quindi diventati i protagonisti della campagna informativa. Kebab nutrizionalmente squilibrati? ovviamente non possiamo generalizzare, comunque ecco qualche dato su cui ragionare.


Tutte le carbonare del mondo

Si chiama ‘Le vacanze nel piatto’ ed è il protocollo d’intesa tra Coldiretti e Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari. Lo scopo? intensificare i controlli sui prodotti enogastronomici in particolare nelle località turistiche dove d’estate si espongono i menu’ tristemente noti come acchiappaturisti con nomi di piatti che strizzano l’occhio alla tradizione e al territorio, ma che in concreto sono preparati con ingredienti che non rispettano le classiche ricette. Tra gli esempi segnalati la locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano.

Ricordo che l’anno scorso in occasione del Carbonara day, la “Giornata internazionale della cucina italiana”, lanciata dal Gruppo virtuale cuochi italiani (Gvci), si aprirono vivaci discussioni sugli ingredienti della carbonara originale. Qualcuno inorridiva alla proposta della panna o della cipolla.

“Guanciale, uova, pepe, pecorino” tutti qui gli ingredienti secondo tradizione.

Tutta questa premessa, per una nuova puntata di professione gastrophotoreporter. Stavolta è Andrea che mi scrive segnalando la versione riveduta e “corrotta” della carbonara. Avvistato tra gli scaffali un barattolo di sugo come lo preparano a Casa Barilla. Cosa viene usato?

Ingredienti : Acqua, pancetta di suino affumicata 15%, latte intero pastorizzato, zucca, cipolle, burro, olio di girasole, Grana Padano 1,5%, amido di patata, farina di frumento,aromi, proteine del latte, amido di mais, tuorlo d’uovo 0,4%,sale,pepe.

carbonara Barillacarbonara Barilla

Stupore e meraviglia. Perchè fermarsi? Qualche minuto e a un click da noi cosa troviamo? la ricetta è proposta e maltrattata in numerose versioni dalle aziende in giro per il mondo. Ci troviamo latte, proteine del latte, caseinati, addensanti vari, olio di semi, olio di cocco, soia, gomma di guar, farina di carrube.

carbonaramosaico

Per esempio queste:

La Carbonara Sauce secondo Granditalia: Ingredients.Water, bacon (7%), cream, hardened vegetable oil, Grana Padano cheese (3.5 %), ham (3.5 %), egg (3%), modified starch, rice starch, lactose, sodium caseinate, salt, egg yolk, pepper, flavourings, thickeners: guar gum and carob gum

Alla Tesco troviamo: Ingredients: Water, Cheese (14’%), Milk, Smoked Bacon (10%), Single Cream (9%), Cornflour, Wheat Flour, Salt, Garlic Puree, Black Pepper.
Cheese: Medium Fat Hard Cheese, Mature Chedder Cheese, Full Fat Soft Cheese.
Smoke Bacon: Pork, Water, Salt, Preservative: Sodium Nitrite.

Il marchio San Remo propone i seguenti ingredienti: Fresh cream, diced bacon, parmesan cheese and herbs.

Per la Knorr, gli ingredienti sono: 25% cream powder, 20% cheese (cheese, whey, salt) starch, egg yolk powder, wheat flour, vegetable fat, yeast, aroma (with milk) iodized salt, salt, parsley, spices.


e su Amazon troviamo questa che batte tutte le precedenti. Siete daccordo?

Ingredients: Modified Corn Starch, Creamer (Partially Hydrogenated Soybean Oil, Corn Syrup Solids, Sodium Caseinate, Mono and Diglycerides, Dipotassium Phosphate, Lecithin), Parmesan Cheeses [Cheese (Pasteurized Milk, Cheese Cultures, Salt, Enzymes), Cultured Nonfat Milk, Partially Hydrogenated Soybean Oil, Whey, Sodium Citrate, Natural Flavor, Salt], Whey, Dehydrated Onion and Garlic, Natural Flavors (Annatto, Turmeric, Lactose), Partially Hydrogenated Soybean/Cottonseed Oil, Egg Yolk Solids, Salt, Autolyzed Yeast Extract, Dextrose, Sodium Stearoyl Lactylate, Hydrolyzed Soy Protein (Caramel Color, Disodium Guanylate, Sugar, Malic Acid, Spices), Lactic Acid, Torula Yeast, Soy Sauce Solids (Soybeans, Wheat, Dextrin, Salt), Maltodextrin, Disodium Inosinate.

Che dite, mi fermo?

La “Carbonara”, il piatto italiano più martoriato della cucina italiana nel mondo? probabile, e scommetto che molti ristoranti in giro per il mondo usano versioni catering dei prodotti segnalati sopra.

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Grassi idrogenati cercasi

panna vegetale

Stop al colesterolo? prodotto light? meno grassi? messaggi fuorvianti al cubo, semmai. Quelli che si leggono nel preparato per la panna vegetale riportata nela foto. Infatti cosa trovo nell’etichetta?

fiocco di neve

Da quanto tempo non parlavo di grassi idrogenati! Mi sorprendo sempre di come si riesca ancora a scrivere queste diciture su un prodotto.

Si continua così a propagare il luogo comune “i grassi vegetali sono piu’ salutari dei grassi animali” nonostante si conoscano da numerosi anni gli effetti dei grassi vegetali idrogenati sui livelli di colesterolo del sangue.


La colazione dei campioni

“Stamattina colazione a base di pane e Nutella”, come afferma Claudio Silvestri, chef della Nazionale italiana di calcio. Nutella Ferrero è sponsor delle nazionali di calcio sia della Germania che dell’Italia. Visto che stanno per partire gli Europei di calcio, non potevano scegliere momento migliore gli attivisti di Greenpeace per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’olio di palma e per chiedere alla Ferrero di modificare la composizione della formula della crema spalmabile.

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Grassa Ikea

biscotti alla cannella

Mi hanno convinto a fare un giro all’IKEA dove ero già stata in occasione della inaugurazione della nuova sede ad Ancona. Complice il tempo nuvoloso, c’era una fiumana di gente. L’Ikea da un paio di anni, ha iniziato il lancio di una linea di prodotti alimentari col proprio marchio per applicare la propria filosofia del fai-da-te anche al cibo, permettendo quindi alla propria clientela di “costruirsi” le proprie portate. Ikea è già presente nel settore food con ristoranti e bar presenti in ogni suo punto vendita, e che contribuiscono per circa il 4,5% del fatturato totale.
Nonostante fosse pomeriggio, c’era gente al ristorante, ma che olio usano per condire? Leggi il seguito di questo post »


Fritto misto contest

Mi sono abbonata un po’ di tempo fa alla PotatoProNewsletter e nell’ultima  ho trovato notizia di un sito FryTest.com, tutto dedicato agli oli per friggere french fries, crocchette, fish and chips. Negli Usa è obbligatorio riportare i livelli di acidi grassi trans sulle confezioni ed è stato vietato l’uso di oli contenenti grassi idrogenati nei ristoranti di alcune città. È nata cosi’ FryTest.com, una compagnia che si è costituita per fornire informazioni sugli oli "zero trans fat’: Si chiamano così gli oli che che contengono < 0.5 g di acidi grassi trans a porzione. In collaborazione con la Texas University, sono state condotte delle prove di frittura con oli diversi prodotti da varie aziende come FryChef (palm olein, high oleic sunflower blend), Cargill: Clear Valley (high oleic canola) e Cargill: eLitra (high oleic canola) e ConAgra: Wesson Smart Choice (cottonseed, canola blend).
Com’è andata?

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