Euro Leaf: il nuovo logo europeo per i prodotti dell'agricoltura biologica

Vi piace il nuovo logo europeo che troverete sulle confezioni dei prodotti biologici? Lo ha disegnato Dušan Milenkovic che ha così vinto la competizione indetta a livello comunitario. Negli ultimi due mesi circa 130.000 persone lo hanno votato online. A partire dal 1° luglio 2010 il logo biologico dell’UE sarà obbligatorio per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in uno Stato membro. Accanto al logo UE sarà consentito riprodurre altri loghi privati, locali o nazionali.

Volete vedere alcuni degli altri loghi inviati? eccoli su Facebook.

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Olio di palma. Have a break

Sui principal social media non si placa, sotto l’abile regia di Greenpeace, la protesta contro la Nestlè. Tutto è iniziato con la pubblicazione del video diffuso da Grenpeace “Have a break with kit kat” in cui un impiegato al posto della barretta di cioccolato, addenta il dito di un orango, schizzando sangue sulla tastiera del computer. L’obiettivo dell’associazione ambientalista è mettere in risalto gli effetti della deforestazione che da anni è in atto a vantaggio delle piantagioni di palma da cui si ricava l’olio utilizzato come ingrediente dello snack. La Nestè ha dimostrato di non sapere gestire la vicenda ed è arrivata addirittura a oscurare il video su You tube. Brand reputation calata a picco in poche ore.

E’ arrivata poi la risposta della Nestlé, che incalzata dalla campagna di Greenpeace, ha annunciato di aver annullato i propri contratti per le forniture di olio di palma con la Sinar Mas, uno dei più grandi produttori di olio di palma e carta. La Sinar Mas ha espanso notevolmente le proprie piantagioni distruggendo le foreste pluviali dell’Indonesia e mettendo a rischio specie animali minacciate, come l’orango e la tigre si Sumatra.

L’olio di palma copre circa il 21% del mercato mondiale di olio edibile, è l’olio vegetale più usato dopo quello di soia. La Nestlè è stata presa come capro espiatorio visto che l’olio di palma trova numerosi altri impieghi, non solo in campo alimentare. Viene utilizzato anche nell’industria cosmetica. Con la dicitura grasso/olio vegetale, entra in molti prodotti di uso quotidiano come cioccolato, biscotti, patatine, gelati, oli, alimenti congelati, margarina, shampoo, cosmetici, saponi e detersivi. E’ impiegato anche per produrre biodiesel.

Si segnalano già iniziative da parte di alcune aziende per sostituire il contestato olio di palma. La Findus ha annunciato che sostituirà l’olio di palma con olio di colza. Anche la catena Casino ha annunciato la volontà di impiegare in futuro olio di girasole o di colza. Verranno idrogenati? non hanno certo la stessa composizione dell’olio ottenuto dalla palma.

Esistono altre alternative? Numeri e dati sulle piantagioni di palma nell’esaustivo articolo Catene corte e filiere lunghe: alternative all’olio di palma sul blog Meristemi.

Non avete visto il video? fa davvero impressione.

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Ripensare il packaging alimentare

Ripensare il packaging alimentare, permettergli di comunicare meglio da dove deriva il contenuto. Condivisibile al 100% l’obiettivo, non semplice da realizzare. E guarda cosa ha ideato lo studio di design russo Kian, ha pensato a questo originale e innovativo contenitore per un marchio di latte. Simpatica l’idea, vero? solo che si tratta di un marchio di latte vegetale, di soia per la precisione.

Se si vuole anche trasmettere il messaggio che il latte di soia sia simile sul piano nutrizionale al latte bovino o a quello ottenuto da altri mammiferi direi che non ci siamo. Latte vegetale e latte animale sono prodotti con caratteristiche composizionali completamente diverse.

C’è qualcuno dei lettori che si cimenta nella produzione domestica di latte di soia? Ho letto che c’è chi lo prepara in casa.

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ET.chettibus®-17

Ricordate il colorante biossido di titanio? Pensavo che fosse praticamente assente dai prodotti alimentari in vendita. Ieri la sorpresa, ho trovato questo:

Ingredienti: farina di frumento, oli e grassi vegetali, lievito naturale, zucchero,sciroppo di glucosio-fruttosio, uova fresche, panna 2%, farina di cereali (avena,riso, orzo,segale,farro (2%),emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi-lecitina di girasole, latte scremato in polvere (1%), sale, alcool,estratto di malto,aromi,cacao magro in polvere, addensanti:pectina-alginato di sodio, conservante:sorbato di potassio,colorante:biossido di titanio,destrosio, pasta di mandorle e nocciole.Può contenere tracce di soia.

Non cercate su Google!


Le Misure urgenti sugli additivi nella ristorazione italiana arrivano su Nature News. La risposta del Sottosegretario alla Salute Francesca Martini

Appena uscita l’ordinanza del sottosegretario Francesca Martini sull’uso degli additivi nella ristorazione, si scatenarono numerose reazioni e furono pubblicati vari articoli e commenti, per la maggior parte ironici e sarcastici. A distanza di mesi, la notizia è arrivata sui media stranieri e perfino su Nature News con l’articolo: Italian molecular cookery ‘ban’ condemned.
Condivido il fatto che il modo e le vicende che hanno portato all’ordinanza sono strampalate ma se tutta la storia sarà servita a una maggiore trasparenza e spingerà – non solo i ristoratori – a informarsi e a leggere con maggiore attenzione la legislazione alimentare sugli additivi, sarà già stato fatto un passo avanti notevole.

Il burocratese con cui è scritta l’ordinanza non aiuta e anch’io ho riletto diverse volte i vari punti oltre ad aver ritirato fuori dalla mia biblioteca il testo Componenti non nutritivi degli alimenti di Giorgio Bonaga per rileggere i vari allegati ed elenchi di additivi. Un libro di qualche anno fa da impiegare come base su cui ragionare perchè negli ultimi anni sono stati apportati dei cambiamenti e sono state pubblicate nuove norme.

Nell’ordinanza che ho copiato qui, si parla in particolare di additivi per i quali sono stati definiti campi e dosi massime di impiego. Noto che c’è ancora parecchia confusione e c’è chi confonde dosi tecnologiche con dosi giornaliere ammissibili.

Le prime si riferiscono alle quantità di additivi da impiegare durante la produzione per raggiungere un preciso obiettivo, le seconde sono le quantità massime giornaliere da non superare se scegliamo alimenti che contengono certi additivi e hanno ovviamente implicazioni sulla nostra salute.

Come sanno gli addetti ai lavori, l’uso degli additivi alimentari non è consentito in tutti i prodotti.

Per alcuni sono state stabilite le dosi massime d’impiego, espresse in g/kg. In altri casi non si è arrivati ad una quantità massima ma l’uso tecnologico è consentito: q.b (quanto basta)

Altra abbreviazione che si trova sempre riferita alle dosi d’impiego è: s b.t.i (secondo buona tecniche idustriali). Fumoso vero?

Come detto sopra, le dosi massime di impiego sono le quantità di additivo necessarie per ottenere l’effetto specifico in un certo alimento e che non devono essere superate. Così ad esempio per impartire una determinata intensità di colorazione rossa ad un aperitivo analcolico occorreranno quantità di acido carminico (E120) o di rosso amaranto in quantità tecnologiche. Le dosi non sono uguali per tutte le applicazioni possibilli. Per esempio sulla base dei dati in mio possesso, il rosso cocciniglia è ammesso in quantità di 100mg/kg per burger e insaccati. Si arriva a 125 mg/kg nel formaggio marmorizzato rosso e a 200mg/kg per le salsicce.

Vorrei tornare sul tema prossimamente soprattutto sui residui presenti nei vari additivi alimentari e quali sono i criteri di purezza consentiti. Anche su questo tema ci sono state integrazioni recenti nella legislazione europea.

Comunque tornando alla Francesca Martini, ecco l’update sul sito di Nature News e la sua risposta alla rivista:

Italian undersecretary for health Francesca Martini has defended the additive ban in a statement sent to Nature on 19 March. “With this decree the Ministry of Health, as well as being consistent with what’s been established by international scientific organizations, has prevented improper or accidental uses [of additives] by chefs that might pose a risk to consumers,” she said. Martini noted that, unlike restaurants, the food industry “employs additives under conditions controlled by staff that are aware of how to use them”.

Italian molecular cookery ‘ban’ condemned

Nuove norme per additivi, aromi e enzimi alimentari

Additivi alimentari (a decorrere dal 2010)


Guadagnare Salute: Un Web-kit per 50.000 alunni

Sono giorni frenetici e non ho tempo per aggiornare il blog come vorrei, però vi passo questa notizia sul nuovo Progetto del Ministero della Salute. Si chiama ‘Forchetta e scarpetta’ e ho letto che coinvolgerà con un kit multimediale quasi 50.000 alunni in 2.600 scuole elementari in tutta Italia. Istituto superiore di sanita’ (Iss) e Inran hanno contribuito al progetto realizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione.

Solo a Roma ci sono piu’ di 150.000 alunni nelle scuole elementari. In tutta Italia ci sono circa 2.400.000 alunni nella scuola primaria. Se è questo il piano anti-obesita’ del Ministero è irrilevante la percentuale degli alunni che saranno coinvolti.

Tutto qui? viene da chiedersi, visto che il 2010 -lo ricordo- è stato definito l’anno anti-obesità dal sottosegretario Francesca Martini.

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I dadi da brodo: Da Justus von Liebig alla Carlucci.

Gusto Ricco, Gusto Delicato, Gusto Lusso, Gusto classico. Di carne, vegetale, Ricetta Mediterranea, Gusto snello, sono solo alcuni dei tipi di dadi da brodo in vendita.

Chissà cosa penserebbero Justus von Liebig e Julius Maggi del successo del dado alla cui produzione contribuirono con il loro intuito.
Il chimico tedesco Justus von Liebig è considerato l’ideatore dell’estratto di carne. Justus dedicò la sua vita a diverse aree di ricerca sia in campo agronomico sia nella trasformazione e conservazione della carne. Alla fine dell’ottocento mise a punto il processo per ottenere l’estratto di carne finalizzato a migliorare l’apporto in proteine della popolazione malnutrita. La carne era un alimento costoso in Europa, mentre in Sud America esistevano grandissimi pascoli con numerosi allevamenti. Nel 1847, scrisse il libro “Sulla composizione della carne”, e propose di preparare in Sud America un concentrato della carne che fosse facilmente trasportabile e conservabile; si trattava di cuocere la carne del bovini, preparare un brodo concentrato e essiccarlo per essere venduto come “estratto”. Un ingegnere ferroviario inglese appoggiò la sua idea e costruì una fabbrica di estratto di carne, secondo la ricetta del prof. Liebig, a Fray Bentos, in Uruguay. L’estratto si vendeva in vasetti di vetro.

Qualche anno più tardi, nel 1880 lo svizzero Julius Maggi, mise a punto un altro tipo di concentrato, a base di cereali, grassi ed estratto di carne, da commercializzare in cubetti.

L’uso comune del dado da cucina si è affermato in Italia attorno agli anni venti del secolo scorso. A distanza di tanti anni i preparati per brodo sono prodotti oltre che in cubetti anche in forma granulare. Ultimamente troviamo anche il Brodo già pronto. Cosa c’è nel nuovo prodotto Star?

Brodo Pronto Star con carne mista:
Ingredienti: Acqua, verdure 0,9% (porro, pomodoro, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono frumento, uova e latte), estratto di lievito, estratto di carne 0,07%, carne di pollo 0,04%, carne di manzo 0,04%, olio extravergine di oliva, spezie.

Brodo con Carne di Manzo
Ingredienti: Acqua, verdure 0,9% (porro 0,9%, pomodoro, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono soia e latte), estratto di lievito, estratto di carne 0,07%, carne di manzo 0,04%, colorante (caramello naturale) olio extravergine di oliva.

Brodo alle Verdure
Ingredienti : Acqua, verdure 1% (porro 0,9%, cipolla 0,01%, cavolo, aglio, patate 0,01%, spinaci, pomodoro 0,01%, carote 0,01% e sedano 0,01%) in proporzione variabile, sale, aromi naturali (contengono latte e soia), estratto di lievito, estratto vegetale 0,02%, olio extravergine di oliva.

Lo avevo già detto: il termine Naturale piace così tanto alle aziende. E infatti anche la Star se ne appropria: 100% di ingredienti naturali si afferma nella pubblicità del nuovo prodotto che ha la Carlucci come testimonial. Viene da sorridere pensando ai vari trattamenti che subiscono le materie prime utilizzate.


Che cos’è l’estratto di lievito che troviamo nei tre prodotti ?
E’ tra gli ingredienti che leggiamo in etichetta se nel dado da brodo non è aggiunto il glutammato di sodio. L’estratto di lievito si ottiene sottoponendo una sospensione di lieviti ad autolisi e successiva concentrazione allo scopo di aumentare il contenuto in proteine e in aminoacidi. Partecipano al processo di demolizione delle macromolecole contenute nei lieviti sia enzimi cellulari che enzimi aggiunti dall’esterno. Nell’estratto sarà presente anche il glutammato ovviamente che è tra gli aminoacidi contenuti nelle proteine del lievito. Sono proprio gli aminoacidi e i polipeptidi che conferiscono un gusto appetibile. Il contenuto di glutammato nell’estratto di lievito può arrivare fino al 18%. Nell’estratto di lievito sono presenti anche nucleotidi che svolgono anch’essi un ruolo di esaltatori del sapore. In sintesi come avviene la produzione:

/yeast_extracts_production_process.png

Ma avete mai preparato il dado per il brodo in casa? Seguite le istruzioni di Gunther su Papille Vagabonde.

Non l’ho ancora visto il prodotto nel banco frigo, chi lo ha provato dice che è buono. Ho in programma un test di confronto alla cieca in famiglia per vedere se è riconoscibile dal brodo che di solito prepara la sottoscritta. 🙂

Fonti: altronovecento eurasyp.org Papille Vagabonde.


La dieta punti da McDonald’s: Weight Watchers approva

Chi è la signora della foto? Jean Nidetch, la casalinga che negli anni Sessanta ha messo a punto la dieta Weight Watchers. Il programma ebbe successo, anche grazie alle riunioni periodiche tra coloro che seguivano la dieta. Nel 1992 Weight Watchers introdusse il programma a distanza grazie al quale anche chi non aveva il tempo di frequentare le riunioni poteva seguire il metodo. Nel 1999 Weight Watchers lancio’ le riunioni individuali e dal 2000 iniziò ad organizzare incontri direttamente sul posto di lavoro.

Chi ha studiato il programma si sarà confrontato con il conteggio dei punti dei vari alimenti che si desidera consumare. I punti Weight Watchers per i prodotti McDonald’s c’erano già. Da diversi anni era stato calcolato il punteggio attribuito ad ogni prodotto servito nel fast food.

Per dire la Coca Cola Small corrisponde a 3 punti.
Un Cinnamon Roll e un Oreo McFlurry corrispondono rispettivamente a 9 punti o 13 punti.

Bastava dare un seguito che probabilmente i protagonisti sapevano avrebbe suscitato molto interesse. In Nuova Zelanda da alcuni giorni tre proposte McDonald’s sono servite con il logo della Weight Watchers. Sono the Filet-O-Fish, Chicken McNuggets e Sweet Chilli Seared Chicken Wrap.

La Weight Watchers International, Inc. è diventata uno dei protagonist della diet industry. Dopo piu’ di 40 anni dalla fondazione, milioni di persone si sono rivolte a lei per iniziare una dieta. Ogni settimana 50.000 meetings Weight Watchers si svolgono in giro per il mondo. Si stima che nel 2008, sono stati spesi circa $4 billions in prodotti e servizi Weight Watchers. Business is business.
Via.


ET.chettibus®-16

Si ricomincia. Nuova etichetta misteriosa.

Ingredienti: Albume d’uovo, farina di frumento, zucchero, olio vegetale,biscotto ai 5 cereali (10% – farina ai 5 cereali:avena, farro, frumento,orzo, segale; albume d’uovo,grassi vegetali: palma,cocco girasole,colza), uovo (8%), fibra di mais (5%), agenti lievitanti: bicarbonato di sodio; agenti lievitanti: E450,E341; miele, yogurth scremato in polvere; emulsionanti E471 477;succo di limone, aromi

Di cosa si tratta?


Eat real. Eat local.

Mentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.

Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.

Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca