Throphelia 2009, the winner is..

L’anno scorso Bone Bone, quest’anno Throphelia 2009 ha decretato il Vermuth spray come prodotto innovativo nell’ambito del progetto europeo Truefood. Vincitori gli studenti universitari dell’Università di Milano che hanno presentato un vermouth in bomboletta spray che acquisisce consistenza schiumosa dopo l’erogazione. La squadra eletta vincitrice dalla giuria partecipera’ nel 2010 al concorso europeo Trophelia europe.

Il secondo posto è andato a un prodotto marchigiano, il Ciauscolo probiotico ideato dagli studenti della squadra «Pro Bio Life» dell’Università di Camerino – Interfacoltà di Scienze, Tecnologia e Farmacia. L’innovazione del Ciauscolo Igp consiste nell’aggiunta di ceppi batterici probiotici.

Al terzo posto «Ovis Molis» della Facoltà di Agraria di Parma con «Yo tubè»: uno yogurt ad alta viscosità grazie a sfere di alginato che contengono al loro interno purea di frutta.

Tra gli altri prodotti presentati c’erano tortelloni ripieni di pasta fresca senza glutine a ridotto contenuto calorico, mini fette biscottate alla frutta, una merendina al maltitolo.

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This is why you're fat

fat

L’abitudine di fotografare il cibo, non solo quello che prepariamo in casa ma anche quello che ci capita di vedere, osservare, ordinare quando siamo fuori a pranzo, al ristorante, al fast food, per strada, ha generato tantissimo materiale, basta guardare nei vari social network. Il materiale che hanno raccolto Jessica Amason e Richard Blakeley, i due autori del blog “This is why you’re fat”, è ad altissimo indice aterogenico, ne è uscito anche il libro This Is Why You’re Fat: Where Dreams Become Heart Attacks.

Adatto solo ad un pubblico dallo stomaco forte…soprattutto a quest’ora del mattino.

This is why you’re fat,


E a colazione logo e corn flakes

Prima vennero le Ink-Pringles. Le ricordate? le chips innovative con frasi e disegni vari,avevano come protagonisti gli Incredibles. Ma era solo l’inizio, seguirono altre iniziative commerciali. Insomma l’idea di poter veicolare un messaggio su “superfici” edibili non è del tutto nuova ed era già stata sperimentata dalla Procter&Gamble.

Non so cosa ne pensate voi, sentivate il bisogno di leggere il marchio Kellogs sui corn flakes?.

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I probiotici fanno bene alla salute. Anzi no

Se dico Lactobacillus johnsonii, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus rhamnosus,
Lactobacillus casei F19,
Bifidobacterium longum cosa vi vengono in mente?

Microrganismi, esatto…sono alcuni esempi di nomi di probiotici, batteri selezionati dai centri di ricerca delle aziende del settore e aggiunti a vari prodotti. Qualche nome dei probiotici e le aziende che li hanno immessi sul mercato.

Lactobacillus casei Shirota (Yakult, Giappone);
L. casei DN114 001 (Danone, Francia)
Lactobacillus rhamnosus GG (Valio, Finlandia);
L. rhamnosus HN001 (Danisco, Danimarca);
L. rhamnosus 19070-2 and Lactobacillus reuteri DSM 12246 (Chr. Hansen, Danimarca)
L. reuteri ATCC 55730 (BioGaia, Svezia)
Lactobacillus plantarum 299V (Probi, Svezia)
Lactobacillus acidophilus La5 (Chr. Hansen, Denmark)
L. acidophilus L1 (Campina Melkunie, Olanda)
Lactobacillus johnsonii La1 (Nestle, Svizzera)
Lactobacillus gasseri OLL 2716 (Meiji Milk Products, Giappone).
Saccharomyces cerevisiae boulardii lyo (Biocodex, Francia)
B. animalis/lactis DN-173 010 (Danone, Francia)
Bifidobacterium longum BL1 (Morinaga, Giappone)
Bifobacterium infantis 35624 (Ardeypharm,Germania)

Ne ho parlato diverse volte in passato, l’aggiunta dei probiotici è considerato un valore aggiunto da alcune aziende. Dopo i drinks, sono arrivati formaggi, snacks, cioccolato e perfino gomme da masticare con probiotici incorporati.

Ma sono così indispensabili per il benessere intestinale e per rinforzare le difese immunitarie? E’ quello che abbiamo sentito per anni negli spot della pubblicità.

Dopo tanti proclami,l’Efsa, per la precisione il panel che si occupa di prodotti dietetici, alimentazione e allergie, chiamata a pronunciarsi sui numerosi claims, ha risposto con una sonora bocciatura. 180, dico 180 richieste di autorizzazione dei claims sono state respinte al mittente.

A leggere i reports dell’Efsa viene da chiedersi come possa accadere che alcune aziende abbiano sottoposto documenti scientifici così carenti o addirittura privi di dati riferiti ai propri prodotti.

Stento a crederlo, eppure possiamo leggere tutti i vari documenti pubblicati.

I due principali protagonisti del settore Danone (Actimel) e Yakult, non sono stati inclusi nello studio perché le due aziende -si legge in alcuni quotidiani stranieri- hanno ritirato le loro pratiche prima che potessero essere valutati. Essi hanno ripresentato solo piu’ di recente le loro richieste. I risultati, saranno disponibili il prossimo anno.

E adesso un interrogativo, come mai non troviamo traccia di questi dati sui quotidiani?

ho dato uno sguardo anche a Blogbabel e Liquida, solo questi due blog Il futuro dei consumi e Mala cibus currunt ne hanno parlato. Anche questo è un dato su cui riflettere.


I frutti dimenticati a Guastalla

Alcuni anni fa ho curato il manuale Alla scoperta dei Piccoli Frutti dimenticati (2001) con l’agronomo Stefano Tellarini. Nella stesura, mi ero occupata degli aspetti nutrizionali dei frutti, delle tradizioni contadine e ricette. Stefano si era occupato degli aspetti agronomici, come coltivarli, dove trovarli. Avevamo anche inserito un elenco di vivai a cui rivolgersi e un calendario di feste e sagre in cui trovare piante e frutti antichi. Tra le manifestazioni segnalate c’era quella che si svolge a Guastalla, la ormai decennale Sagra su Piante e Animali Perduti.

E il week end scorso, in occasione della Twitter cena presso l’Acetaia di Andrea Bezzecchi, sono stata per la prima volta nel piccolo comune emiliano, una bellissima manifestazione assolutamente da visitare. Ecco qualche foto scattata domenica scorsa:

guastalla,frutti dimenticati

Guastalla

Guastalla, biodiversità

Se non l’avete mai visitata, programmate una gita per il prossimo anno, io se sarà possibile ci tornerò molto volentieri.


Dell'FSA, dell'AFSSA e delle micotossine sui prodotti biologici

Torno a parlare di prodotti biologici e loro qualità, ma non è solo una riflessione sui contenuti del nuovo dossier pubblicato “Nutritional quality an safety of organic food. A review”, mi chiedo anche come mai in questa occasione i dati abbiano avuto molto meno seguito sui media.

Qualcuno ricorderà infatti i numerosi articoli e commenti seguiti alla pubblicazione del dossier voluto dalla Food Standard Agency e pubblicato due mesi fa. I prodotti biologici sono piu’ nutrienti di quelli convenzionali? questa la domanda a cui il ricercatore Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM), incaricato dall’FSA, aveva risposto dopo un esame attento della letteratura scientifica.

Da un paio di settimane, è’ stato pubblicato il riassunto dell’articolo “Nutritional quality an safety of organic food. A review” in “Agronomy for Sustainable Development “(2009) curata da Denis Lairon dell’università Aix-Marseille. Il nuovo studio, commissionato dall’ AFSSA, l’agenzia francese sulla sicurezza alimentare, ha indagato oltre agli aspetti nutrizionali, anche dati riguardanti la sicurezza dei prodotti biologici” rispetto ai convenzionali.

Ho cercato di reperire l’articolo intero, eccolo: Nutritional quality an safety of organic food. A review

Sugli aspetti nutrizionali il ricercatore ammette che ci sono dei limiti e che solo per alcuni nutrienti possiamo trarre delle conclusioni convincenti. Per altri, i dati sono troppo pochi e studi futuri devono essere programmati.

Sul piano della sicurezza, il ricercatore ha concluso che tra il 94 e 100% dei prodotti organici non contiene residui di pesticidi e che gli ortaggi contengono circa il 50% in meno di nitrati.

La ricerca ha anche messo in evidenza che non esistono differenze significative nei livelli di micotossine tra cereali biologici e cereali convenzionali. Questo è un dato interessante su cui ragionare perchè quando si parla di prodotti biologici si ipotizza che i livelli di contaminanti fungini siano maggiori, anzi alcuni ne sono davvero convinti. Io non ho dimenticato le affermazioni sul mais cancerogeno per esempio.

Ho tradotto la parte che riguarda questo aspetto. Anticipiamo subito che le micotossine sono diverse, una famiglia numerosa di composti sintetizzati da microrganismi come l’Aspergillus,Penicilllium e Fusarium. le micotossine piu’ studiate hanno nomi impronunciabili come ocratossina A (OTA), fumonisine, deossinivalenolo ( DON), patulina e zearalenone (ZEN). I livelli massimi consentiti sono 0.1-2 ppb/kg.

Veniamo ai dati pubblicati nel report. Uno studio condotto in Svizzera ha dimostrato che il grano è risultato contaminato con la micotossina DON a livelli di 74 ppb nel grano biologico e 109 ppb nel convenzionale.

-In Danimarca in media i campioni di cereali biologici avevano valori maggiori di OTA.
Per quanto riguarda le micotossine ZEN e DON il grano biologico era meno contaminato dal fungo Fusarium.
-Altri studi sono stati condotti su farine e prodotti ottenuti dai cereali come pane,biscotti, muesli. Su circa la metà dei prodotti è stata rilevata la presenza di micotossine a vari livelli, ma comunque inferiori ai prodotti convenzionali.

– Nessuna differenza tra biologici e convenzionali è stata trovata da ricercatori italiani su cereali e baby-foods.

-Anche il latte è stato oggetto di due studi dai quali è emerso che i campioni biologici contenevano meno micotossine rispetto ai convenzionali. Un altro studio ha trovato risultati opposti.

-Una ricerca condotta in Belgio sulla birra prodotta nel periodo 2003-04 ha dimostrato che i campioni biologici erano piu’ contaminati dall’OTA rispetto ai convenzionali ma nel 2005 le differenze non erano piu’ evidenti.

Difficile trarre delle conclusioni.

La contaminazione soprattutto dei cereali è diffusa sia nei prodotti biologici che convenzionali anche se i livelli sono bassi.

Nonostante l’assenza di trattamenti con fungicidi nei prodotti biologici, la contaminazione non supera i livelli ammessi.

C’è una grande eterogeneità nei dati acquisiti fino ad oggi.

Come si dice in questi casi concludendo gli articoli? Future studies are necessary to elucidate whether level of mycotoxins in organic and conventional products differ significantly”

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Professione gastro-photoreporter: Pubblicità e prodotti a confronto

Quante volte vi è capitato di restare delusi dal reale aspetto di un prodotto in scatola o surgelato dopo averne visto l’immagine della pubblicità? E’ un argomento di cui ogni tanto sento parlare.

Conoscevo già Adsvsreality. Impietosi i confronti tra l’aspetto reale dei panini di vari fast food e l’immagine della pubblicità. Poi ho scoperto il tedesco pundo3000 e ora il blog Food in Real Life, dove vengono comparate le immagini di piatti pronti di varie confezioni con la loro reale apparenza.

Raccolgo l’invito di Roberto La Pira dal blog Il futuro dei consumi, non vogliamo dare uno sguardo a prodotti in vendita anche in Italia? non sono molti, ma gli esempi non mancano nel mio album di Flickr. Eccoli, cominciamo dalla colazione, proseguiamo con un primo. Poi un secondo, e infine il dessert. E adesso tocca a voi!


It’s made from sugar. But it’s not sugar. Il sucralosio

Inizio a leggere il nome sucralosio in etichetta, lo ha scelto la Danone per alcuni yogurth light, la Fabbri per il suoi sciroppi Zero.
Lo troviamo nel The verde San Benedetto, in Proactiv, il drink contenente i fitosteroli.
Di cosa si tratta? Di un edulcorante, o dolcificante se preferite.

La storia del sucralosio inizia piu’ di 30 anni fa e negli ultimi anni si è guadagnato spazio tra gli edulcoranti intensivi introdotti dall’industria alimentare. Casualmente fu scoperto nel 1976 da uno studente mentre stava lavorando nel laboratorio di chimica per una compagnia britannica, la Tate & Lyle. Sostituendo i tre gruppi idrossilici della molecola di saccarosio con tre atomi di cloro, si ottenne una sostanza chimica nuova che fu chiamata appunto sucralosio.

-sucralose

Qualche cenno sugli aspetti economici e quali aziende sono coinvolte nella produzione e distribuzione del sucralosio. Quattro anni dopo la scoperta, la Tate & Lyle vendette i diritti di produzione del sucralosio alla Johnson & Johnson, che sappiamo tutti essere una delle più grandi multinazionali non solo nel settore alimentare. La Johnson & Johnson creò una nuova società, la McNeil Nutritionals LLC dedicata esclusivamente al marketing e alla produzione di Splenda®, il nome commerciale del sucralosio.
Nel 2004 la McNeil Nutritionals e Tate & Lyle ristabilirono l’alleanza così che la McNeil è ora responsabile per il marketing di Splenda, mentre Tate & Lyle è responsabile per la produzione di sucralosio. Pensate che l’intero processo produttivo è coperto da un “multilayered matrix of patents,” con circa 28 brevetti.

Il sucralosio è stato autorizzato in molti paesi. In Australia nel 1991, Nuova Zelanda nel 1996, Canada, negli USA nel 1998 e in Europa dal 2003. Si stima che sia in vendita in piu’ di 80 paesi e che entri nella formulazione di circa 4.500 prodotti. Sebbene in Italia non sia ancora autorizzata la vendita in bustine, il sucralosio si trova già in diversi prodotti alimentari. In etichetta viene indicato con il suo nome o in alternativa con la sigla E955.
Nel giro di pochi anni, tra il 2000 e il 2004, il consumo di Splenda delle famiglie americane è aumentato dal 3 al 20%. Parte del suo successo è dovuto al fatto che rispetto ad altri dolcificanti artificiali, il sucralosio non lascia un retrogusto amaro e un altro aspetto è che è stabile alle alte temperature. Inoltre molte industrie hanno abbandonato l’utilizzo dell’aspartame a causa dei dati controversi sulla sua sicurezza. Questo ha contribuito ad una guerra commerciale tra la Sugar Corporation che accorpa i produttori di zucchero e laMcNeil Nutritionals. Diatriba culminata con la pronuncia di pubblicità ingannevole per lo spot del sucralosio che recitava: “Made like sugar, so it tastes like sugar”.
Il processo con cui si sintetizza il sucralosio prevede infatti l’utilizzo di saccarosio, ma di quest’ultimo non c’è traccia nella bustina di Splenda che si compra nei supermercati USA. Lo spot venne così modificato in: “It’s made from sugar. It tastes like sugar. But it’s not sugar”.

Il sucralosio è circa 600 volte piu’ dolce del saccarosio. Le bustine di Splenda contengono, oltre al sucralosio, altre molecole associate tra cui le maltodestrine allo scopo di avere un volume finale simile ad altri dolcificanti. Inoltre la combinazione con altre molecole, lo rendono piu’ stabile.

Cosa accade al sucralosio che introduciamo con gli alimenti o bevande?
Mentre il saccarosio (lo zucchero che usiamo per dolcificare) è scisso dall’enzima saccarasi durante la digestione e si formano glucosio e fruttosio, la sostituzione dei tre gruppi ossidrilici con atomi di cloro fa sì che il sucralosio non venga digerito -si legge nei siti in cui si parla del dolcificante- e quindi non è utilizzato per scopi energetici dall’organismo. In breve si legge nei vari documenti che il sucralosio viene eliminato dal nostro organismo senza essere modificato. Arguisco che le modificazioni strutturali sono tali che l’enzima saccarasi non riconosce la molecola come suo substrato e la lascia indisturbata? Per la verità cercando meglio trovo che una certa percentuale del sucralosio (11-27%) viene assorbito nel sangue e viene metabolizzato dai reni.

In Germania qualcuno ha pensato fosse interessante studiare i livelli di dolcificanti nelle acque reflue. Se vi interessa ecco l’articolo.

Chi si oppone all’uso del sucralosio afferma “È come mangiare una piccola quantità di pesticidi clorurati”, e ci vengono in mente i composti organici del cloro. Comunque ci sono studi che hanno evidenziato che diversamente dagli organoclorurati tossici, il sucralosio è insolubile nei grassi, me li devo leggere per bene!

La McNeil Nutritionals afferma al contrario e cioè che il cloro che si trova nel sucralosio è simile all’atomo di cloro che si trova nel sale da cucina (NaCl). E hanno ragione gli esperti della McNeil Nutritionals, ma dovrebbero ripassare un po’ di chmica inorganica e organica e sapere che sebbene l’atomo del cloro sia lo stesso, i legami con altri atomi modulano le proprietà in soluzione e il destino metabolico delle molecole in cui il cloro è presente. Per dire: acido cloridrico e acido ipocloroso contengono entrambi cloro ma gli acidi hanno proprietà diverse.

Nel panorama globale si è inserita negli ultimi anni la produzione di sucralosio in Cina, questo ha interrotto il monopolio detenuto per anni dalla Tate & Lyle e ha provocato una diminuzione dei prezzi. Ovviamente non sono mancate cause legali da parte della Tate & Lyle che ha accusato la compagnia cinese concorrente di aver violato il brevetto britannico. Dopo qualche anno è arrivata l’aprile scorso la sentenza definitiva. La compagnia cinese non è stata considerata colpevole e potrà continuare a produrre sucralosio. Non solo, potrà continuare a esportarlo negli USA e in altri stati.

Rassicurante comunque l’ultimo lavoro apparso sul sucralosio su Pubmed. E chi trovo tra gli autori? proprio un ricercatore della McNeil Nutritionals.

Sul sucralosio si trovano molte fonti sul web, ho letto che un numero esagerato di loro è curato e sostenuto dalla Johnson & Johnson. Verificherò 🙂

Per chi segue i social media e il loro ruolo nelmarketing, segnalo cosa è accaduto su Facebook. 16.000 campioni di un nuovo formato di Splenda, non ancora presente sul mercato, sono stati distribuiti ai fan del prodotto. Un formato di Splenda Spray?

Fonti:

Science_of_cooking/sucralose

FDA Approves Johnson & Johnson’s Artificial Sweetener Sucralose.

An overview of the safety of sucralose. Grotz VL, Munro IC. Regul Toxicol Pharmacol. 2009 Oct;55(1):1-5

-Michael A. Friedman, Lead Deputy Commissioner for the FDA, Food Additives Permitted for Direct Addition to Food for Human Consumption; Sucralose Federal Register: 21 CFR Part 172, Docket No. 87F-0086, April 3, 1998

Analysis and occurrence of seven artificial sweeteners in German waste water and surface water and in soil aquifer treatment (SAT).Scheurer M, Brauch HJ, Lange FT. Anal Bioanal Chem. 2009 Jul;394(6):1585-94.

-Daniel JW, Renwick AG, Roberts A, Sims J. The metabolic fate of sucralose in rats. Food Chem Tox. 2000;38(S2): S115-S121.


La pera Angelica

Con sorpresa ho trovato le pere Angelica in vendita in un piccolo market dove non mi fermo spesso. Sorpresa perchè si tratta di una varietà locale, e non capita frequentemente di trovarne. Questo frutto cresce in una zona del pesarese,il comune protagonista della sua valorizzazione è Serrungarina (PU) che le dedica anche una festa a fine agosto. Ecco qualche notizia sulla gustosissima Pera Angelica.


Mangiare e bere al Summer Jamboree (2)

Proseguo il racconto gastronomico del Summer Jamboree 2009. Cosa dissetava ballerini, curiosi e appassionati del Festival accorsi a Senigallia?

Due gli sponsors, la birra Theresianer e l’azienda piemontese Abbondio, conosciuta per le sue gazzose. La storica azienda ha fatto parlare di sé quando qualche anno fa ripropose dei formati con la chiusura a biglia, abbandonata ormai da anni.

A Senigallia ovunque si vedevano le bottiglie della linea vintage Abbondio con le sorridenti e ammiccanti pin up: la gazzosa verde alla menta, la gazzosa rossa, la gazzosa classica bianca, il chinotto e il gusto pompelmo e fragola.

Sul sito dell’azienda leggo che: l’impegno di Abbondio nei confronti della genuinità continua a porsi nuovi traguardi: l’utilizzo di ingredienti esclusivamente naturali, selezionati con cura per la loro qualità, e la totale assenza di coloranti artificiali. Al loro posto, solo estratti di aromi naturali. Le bibite Abbondio già da tempo non contengono conservanti, e vengono preparatepartendo da ingredienti pregiati, provenienti dalle aree a maggior vocazione, come le speciali varietà di limoni siciliani e di menta piemontese, i chinotti liguri e calabresi, le arance pugliesi, uniti allo zucchero di canna extrafine garantito senza OGM.

Leggo anche che accanto alle formule classiche, l’ Abbondio ne ha proposte alcune nuove. Devono essere appunto quelle della linea Vintage perchè alcuni interrogativi me li pongo leggendo le etichette proposte sul mercato nazionale ed internazionale.

Di ingredienti non se ne trovano nel sito dell’Abbondio. Eccone alcuni:

Vediamo la ricetta del chinotto Originale? Acqua, zucchero di canna,anidride carbonica, colorante E150d, aromi, acidificante: acido citrico.

Il chinotto? Non avvistato.Il segreto deve stare in quella parola:aromi.

Gazzosa bianca acqua,zucchero di canna,anidride carbonica,acidificante:acido citrico,aromi naturali,antiossidante:acido ascorbico

anche qui, succo di limoni non citato.

e infine Pompelmo e fragola: acqua, succo di pompelmo 12%, zucchero di canna,anidride carbonica,acidificante:acido citrico,succo di fragola, aromi,conservante: benzoato di sodio.

Manon avevamo letto che non si usano conservanti?

Sorridono le pin up sulle bottiglie.Il vintage piace così tanto. Apprezzo molto la scelta del vetro. Ma 2,50 euro per un volume di 250ml di una bibita che sulla base degli ingredienti non appare così diversa da tante altre, mi sembrano decisamente troppo.