Latte bovino e peptidi bioattivi: crudo, pastorizzato o UHT?
Pubblicato: 2008/12/18 Archiviato in: Filiere, L'angolo chimico, La borsa della spesa 7 commentiIn questi ultimi giorni sono state scritte tante cose sugli aspetti igienici del latte bovino crudo e sulla sua qualità nutrizionale rispetto a quello trattato termicamente (pastorizzato o UHT). Si è parlato di un effetto positivo del latte crudo sull’assorbimento del calcio, di benefici sulle difese immunitarie e sui soggetti intolleranti al lattosio.
Proviamo a fare un po’ di ordine, basandoci sui dati della letteratura scientifica. Cosa si sa in proposito? Il latte bovino contiene davvero molecole che esercitano questi ruoli fisiologici?
Meglio partire da cosa sappiamo sul latte e sugli indici biochimici con cui si valuta la qualità nutrizionale delle proteine contenute negli alimenti. In passato si guardava al contenuto in aminoacidi, alla digeribilità, oggi a questi parametri ne affianchiamo altri. Il latte è un alimento complesso la cui composizione varia notevolmente da specie a specie, il latte umano per esempio ha una composizione molto diversa da quello bovino, di cui parlerò qui. Altri fattori sono l’alimentazione, la fase di lattazione, i trattamenti tecnologici.

Proprietà nutrizionali del latte bovino: le proteine e i peptidi bioattivi
Il latte crudo non è sottoposto a trattamenti termici (pastorizzazione, 72°C per 15 secondi o UHT, alcuni secondi a 140°C) quelli di cui si è tanto parlato e altri hanno affrontato in modo esaustivo le ricadute sulla sicurezza igienica, vorrei spostare l’attenzione sull’effetto di questi trattamenti sulla struttura e funzioni delle proteine, molecole termolabili, sebbene il loro comportamento sia eterogeneo.
La maggior parte delle proprietà nutrizionali del latte bovino dipendono dalla componente proteica. Le proteine del latte hanno un elevato valore biologico e sono una buona fonte di aminoacidi, anche quelli essenziali tra cui la lisina. Ma il valore nutrizionale non è limitato solo a questo ed è da mettere in relazione anche ad attività biologiche svolte dalle molecole. Nel latte bovino ci sono diverse proteine come la famiglia delle caseine e sieroproteine (immunoglobuline, lattalbumine, lattoferrina e lisozima), fattori di crescita (prolattina, transforming growth factor [TGF], insulin-like growth factor [IGF] che svolgono attività biologica. Inoltre studi degli ultimi anni hanno dimostrato che alcuni peptidi contenuti all’interno della sequenza primaria delle proteine principali del latte bovino vengono rilasciate in vivo durante la digestione ad opera di enzimi (pepsina,tripsina) o in seguito ad idrolisi enzimatica nel corso dei processi di produzione (es.fermentazione).
I peptidi che si formano possono esercitare importanti funzioni biologiche ossia sono fisiologicamente attivi, da qui il nome di peptidi bioattivi. C’è grande interesse verso queste molecole e ci sono già delle metodiche per purificarle e per dosarne i livelli in alcuni prodotti del settore caseario. Ma torniamo alle proteine del latte bovino.
Le domande che ci poniamo sono:
-Quali fattori presenti nel latte bovino potrebbero essere responsabili di un effetto sul sistema immunitario?
-Quali molecole hanno un ruolo modulatore sull’assorbimento del calcio?
-Cosa sappiamo dell’effetto dei trattamenti termici sulle proteine del latte?
Il maggior numero di peptidi bioattivi studiati sono stati ottenuti dalla famiglia delle caseine (α, β, κ.) e da altre proteine presenti nel siero del latte (es. Lattoferrina). Tra le funzioni biologiche attribuite a questi peptidi abbiamo:
Attività immunomodulatrice.
Alcuni peptidi (casomorfine) contenuti nelle caseine sono in grado di stimolare la risposta immunitaria. Non sono chiari i meccanismi molecolari che stanno alla base di tale effetto, ma è stato dimostrato che alcuni peptidi sono in grado di stimolare sia l’attività cellulo-mediata che quella umorale. Un effetto sulla risposta immunitaria è esercitato anche da peptidi che si liberano dalla lattoferrina, glicoproteina legante il ferro. Nel latte bovino sono contenute inoltre delle citochine, anche queste molecole sono importati per il loro effetto immunoregolatore come dimostrato in modelli animali.
Attività antimicrobica
E’ svolta da peptidi derivati dalla degradazione della lattoferrina. Il frammento N-terminale originato dall’azione idrolitica della pepsina, mostra una forte attività antibatterica. La modalità di azione battericida e la natura peptidica di queste molecole è molto simile a quella delle più note batteriocine batteriche. La lattoferricina che deriva dalla lattoferrina possiede attività anti-Helicobacter pylori. La lattoferrina esercita anche attività probiotica e promuove la crescita di bifidobatteri per cui può modulare la crescita di alcuni microrganismi nell’intestino.
Nel latte bovino è contenuto anche l’enzima lisozima che come è noto esercita attività litica nei confronti dei batteri e quindi potrebbe contribuire insieme ad altri fattori (es.lattoperossidasi e immunoglobuline), alle proprietà naturali antibatteriche del latte. Il lisozima comunque nel latte bovino non è molto concentrato, ne contiene di piu’ il latte umano (39 mg/100ml vs 13 ug/100 ml).
Assorbimento dei metalli e loro biodisponibilità
La famiglia delle caseine del latte bovino include delle proteine che contengono aminoacidi fosforilati che formano complessi con il calcio e ne facilitano l’assorbimento a livello intestinale. Le caseine influenzano anche l’assorbimento di altri minerali (Mg, Fe and Zn). Anche fosfopeptidi (CPPs), che derivano dalla idrolisi della caseina, favoriscono l’assorbimento del calcio e impediscono la formazione di sali insolubili, aumentando così la biodisponibilità.
Cosa sappiamo dell’effetto dei trattamenti termici sulle principali proteine del latte?
Che la temperatura sia un fattore critico per le proteine e che temperature elevate provochino la loro denaturazione e perdita delle loro attività biologiche si sa da molto tempo. Ma conosciamo anche la grande variabilità della risposta delle proteine. Per quanto riguarda le proteine del latte, la caseina viene descritta come una proteina relativamente stabile alla temperatura impiegata durante la pastorizzazione (high temperature short time, HTST). Comunque alcune modifiche sono state dimostrate durante il trattamento termico con la generazione di diverse catene peptidiche. Le modifiche dipendono ovviamente dalla temperatura impiegata e dal tempo del trattamento.
I trattamenti termici possono essere associati ad una diminuzione del potenziale allergenico poiché alcune proteine sono denaturate e non vengono riconosciute dagli anticorpi. Al tempo stesso la temperatura può provocare aggregazione di alcune proteine piu’ sensibili e aumentare il loro potenziale allergenico poiché la denaturazione può esporre siti che fungono da antigeni o perché si hanno reazioni chimiche tra diverse molecole che creano antigeni nuovi. E’ ciò che accade alla beta-lattoglobulina che si associa con l’alfa-lattoalbumina quando il latte bovino viene sottoposto a trattamenti termici. Alcuni studi hanno dimostrato anche modificazioni della conformazione della lattoferrina.
Il lisozima è abbastanza stabile a trattamenti termici.
L’attività della sIgA contro antigeni dell’Escherichia coli O è significativamente diminuita da trattamenti termici ( latte crudo 1.8; latte HTST, 1.1; latte LTLT, 1.3 Unità).
E per concludere? altri interrogativi
Le proteine del latte hanno un valore biologico molto elevato. Oltre all’importante aspetto di fornire aminoacidi, tali proteine sono precursori di peptidi biologicamente attivi (in grado cioè di un effetto ulteriore sull’organismo rispetto a quello nutrizionale). E’ sulla base di queste conoscenze che il latte, non solo quello bovino, viene indicato come un alimento “funzionale” e viene guardato con interesse come materia prima da cui estrarre proteine specifiche e peptidi bioattivi.
Le attività che sono state riconosciute ai peptidi derivanti da tali proteine sono svariate: agoniste e antagoniste degli oppiacei, antiaggreganti e antipertensive, immunomodulanti, trasporto di minerali.
La temperatura impiegata durante la pastorizzazione distrugge i batteri patogeni e anche altri batteri, inattiva alcune proteine e alcuni enzimi. Ne è un esempio la fosfatasi alcalina (AP) che è usata appunto come indicatore della pastorizzazione (high-temperature short-time, HTST).
Altre proteine risultano piu’ stabili alla pastorizzazione.
Temperature piu’ elevate come quelle per ottenere il latte UHT, provocano maggiori alterazioni delle proteine e loro denaturazione, in particolare le siero proteine sono piu’ sensibili. Dati che emergono da studi condotti in condizioni controllate in cui si valutano con attenzione tempi e temperature a cui è sottoposto il latte.
Cosa dire della bollitura come facevano le nostre nonne? E che viene suggerita? c’è qualcuno che usa il termometro e cronometra il tempo di bollitura ? 😀
A me vengono in mente alcune domande a cui non è facile dare una risposta, ma sarebbe importante avere dati per verificare se il latte crudo ha una superiorità nutrizionale.
La sensibilità delle proteine agli enzimi della digestione varia dal latte crudo a quello pastorizzato? I livelli di peptidi bioattivi sono diversi?
La ricerca continua.

Bibliografia
-Technological options for the production of health-promoting proteins and peptides derived from milk and colostrum. Curr Pharm Des. 2007;13(8):829-43.
-Whey protein denaturation of UHT processed milk and its effects on rheology of yogurth. Journal of Texture Studies,2007, 12: 365 – 374
-Conformational changes in bovine lactoferrin induced by slow or fast temperature increases. Biol Chem. 2008, 389(8):1137-42.
-Human milk antibacterial factors: the effect of temperature on defense systems. Chen HY, Allen JC. Adv Exp Med Biol. 2001, 501:341-8.
-Analysis of the peptide profile of milk and its changes during thermal treatment and storage J Agric Food Chem.2008, 56(9):2899-906.
-Effect of heat treatment on the detection of intact bovine beta-lactoglobulins by LC mass spectrometry. J Agric Food Chem. 2007, 55(8):2985-92
-Protein modification by thermal processing.Allergy. 1998;53(46 Suppl):102-5
-Ultra high temperature treatment, but not pasteurization, affects the postprandial kinetics of milk proteins in humans. J Nutr. 2008, 138(12):2342-7
-Milk-borne bioactive peptides Int. J Dairy Journal 1998, 8: 393-403
-Exposure to farming in early life and development of asthma and allergy: a cross-sectional survey. The Lancet 2001; 358:1129-1133
-Pasteurization of milk proteins promotes allergic sensitization by enhancing uptake through Peyer’s patches. Allergy. 2008 Jul;63(7):882-90
Cosa si dice in rete?:
annameldolesi.italianieuropei.it
Tag: latte crudo peptidi bioattivi caseina lattoferrina pastorizzazione UHT lisozima immunoglobuline
Plastica, Bisphenol A e i candidati
Pubblicato: 2008/11/04 Archiviato in: Io lo leggerei, L'angolo chimico 2 commentiStavo guardando gli stores on line dei due candidati. Tanti gadget e sconti. Tra gli accessori, bottiglie di plastica con i simboli dei due partiti. Entrambi i candidati hanno puntato su bottiglie di plastica BPA-free. La siglia BPA indica il bisphenol A, sulla cui sicurezza si è scritto molto e dati contrasanti sono stati pubblicati. Qui un documento ufficiale della FDA sulla contestata molecola.
Quando l'energy drink è Bio
Pubblicato: 2008/10/25 Archiviato in: E.T.chettibus, Integratori, L'angolo chimico 3 commentiVediamo piu’ da vicino l’energy drink dall’etichetta misteriosa. E’ un prodotto acquistato in un negozio di prodotti biologici.
Sul sito internet viene descritta come “La prima bevanda energetica prodotta esclusivamente con ingredienti da agricoltura biologica”.
Bene, leggiamo l’etichetta e gli ingredienti: acqua, *sciroppo di mais, acidificante:acido citrico, *estratti vegetali energetici, aromi naturali.
L’asterisco riferito agli ingredienti biologici lo troviamo solo su *sciroppo di mais e*estratti vegetali energetici.
E gli altri?
Continuiamo a leggere: “Senza aggiunta di zucchero, caffeina, taurina, conservanti e coloranti artificiali, è dissetante e non gassata. Formulata per chi pratica attività sportiva, attiva rapidamente nuova energia, prima, durante e dopo l’attività fisica. Adatta anche a chi conduce una vita dinamica e necessita di un apporto energetico immediato e rapidamente assimilabile nella vita di ogni giorno”. Il resto lo trovate qui.
Cosa siano gli estratti vegetali energetici non è spiegato sul sito dell’azienda. Però sarebbe importante, o no? Potrebbero essere molecole da cui ricaviamo energia come grassi vegetali? maltodestrine o zuccheri semplici? aminoacidi o polipeptidi ottenuti da proteine vegetali?
Potrebbero essere anche estratti vegetali o sostanze che negli ultimi anni sono stati proposti in alcuni marchi di integratori e energy drink, come stimolanti del metabolismo? ginseng, inositolo, niacina, Ginkgo biloba?.
Sulla confezione leggo una dicitura che mi convince ancora di piu’ che sarebbe utile avere una informazione piu’ dettagliata: “Non indicato per persone sensibili a sostanze stimolanti, bambini, donne in gravidanza e allattamento.
Dei nitrati, nitriti e barbabietole anti-ipertensione
Pubblicato: 2008/09/15 Archiviato in: Conservanti, L'angolo chimico 3 commentiOgni mese nuove ricerche su temi nutrizionali vengono pubblicate sulle decine di riviste scientifiche del settore. Alcune confermano dati precedenti, altre sono in contrasto o propongono nuove ipotesi.
Curiosando nel sito New Nutrition Business ho trovato un prodotto che mi ha decisamente spiazzato. Il prodotto HeartBeet è la risposta ad una collaborazione scientifica tra la James White Drinks e alcuni dei ricercatori autori dell’: articolo: “Acute blood pressure lowering, vasoprotective and anti-platelet properties of dietary nitrate via bioconversion to nitrite” pubblicato sulla rivista Hypertension. HeartBeet è un succo di barbabietola della James White Drinks e viene proposto con un claim salutistico inusuale, infatti al succo viene atttribuito un ruolo positivo contro l’ipertensione.
Dovuto a cosa?
Ai nitrati. E già immagino che vi chiederete:
-I nitriti (E249 ed E250) e i nitrati (E251 ed E252) non sono quei componenti impiegati nella preparazione degli insaccati, usati come antimicrobici per inibire la crescita del Clostridium botulinum? I Nitrati in particolari condizioni non possono trasformarsi in nitriti?
-I nitriti non sono quelle molecole che possono reagire con le ammine formando le nitrosammine, molecole di cui sarebbe meglio non favorire la formazione?
Sono queste conoscenze che hanno portato a stabilire livelli consentiti di nitriti e nitrati nelle carni conservate a dosi di 150mg/kg e 250mg/kg rispettivamente. Oltre alla funzione amtimicrobica, questi sali hanno la capacità di esaltare il colore, il sapore e esaltare il gusto. La stabilizzazione del colore è dovuta alla reazione di nitrosazione dei gruppi amminici liberi della mioglobina contenuta nei muscoli, con formazione della nitrosomioglobina, di colore rosso vivo.
Alcuni produttori di insaccati hanno deciso di ridurre o rimuovere i nitriti dai loro prodotti e si trovano insaccati nitrite-free.
Qualcuno ricorderà che dei nitrati esistono anche dei limiti di riferimento nell’acqua potabile (50mg/litro).
Ma torniamo a Heartbeet. Il meccanimo molecolare protettivo attribuito alla ingestione acuta di nitrati si baserebbe sulla loro conversione in nitriti e successivamente in ossido nitrico, una sostanza che esercita in vivo, una azione vasodilatatoria. Il meccanismo proposto è descritto nell’articolo che ho citato sopra.
Leggo il claim sul sito dell’azienda… “Just 500ml of beetroot juice a day can significantly reduce blood pressure” e mi chiedo che concentrazione di nitrati ci sia nel succo, mi sono letta tutto l’articolo e non l’ho mica trovata.
Tag: Barbabietola ipertensione conservanti nitrati nitriti ossido nitrico
Nel blue dipinto di Blue Patent V
Pubblicato: 2008/09/12 Archiviato in: Coloranti, L'angolo chimico 16 commentiMi erano sfuggite le novità degli ultimi mesi in tema di alcuni coloranti.
Fino ad oggi, e sarà così ancora in futuro per molti prodotti, il colore blue di caramelle, confetti, bibite continuerà ad essere impartito utilizzando i coloranti Blue Patent V (E 131) e Brilliant Blue (E133). Sarà così fino a quando coloranti alternativi non saranno messi a punto, non dimostreranno di avere specifici requisiti, non raggiungeranno prezzi competitivi.
Ma la richiesta di soluzioni diverse dai coloranti di sintesi, ha già permesso di ottenere dei primi risultati. Ricordate quando un paio di anni fa si smise di produrre Smarties di colore blue perchè non si erano trovati coloranti alternativi “naturali”?
Oggi mi è capitato di leggere che dal febbraio scorso, la Nestlè nel Regno Unito, ha reimmesso in commercio i confetti azzurri confezionati grazie all’ impiego di un composto ottenuto dall’alga Spirulina. L’alga era già utilizzata come supplememto dietetico per l’elevato contenuto di proteine, acidi grassi essenziali e micronutrienti (vitamine e sali minerali).
Ho trovato queste foto di colture dell’alga e al centro, sono mostrati i campioni contenenti un estratto di ficocianina, il pigmento che è sintetizzato dalla Spirulina e che è importante per la sua fisiologia.
Ma quali altre fonti alimentari possono essere impiegate per ottenere coloranti? I primi frutti che ci vengono in mente sono i mirtilli. E infatti l’estrazione di antociani da questi frutti è già una realtà. Gli antociani sono dei composti appartenenti alla famiglia dei polifenoli e impartiscono il colore blue anche ad altri tipi di frutta e ortaggi.
E’ stato pubblicato recentemente su J Food Science un articolo “Anthocyanin Degradation of Blueberry–Aronia Nectar in Glass Compared with Carton during Storage” di K. Trost et al. in cui si riportano i dati sulla stabilità degli antociani come coloranti alimentari. Il gruppo di ricercatori ha testato la stabilità dei composti contenuti nel nettare ricavato dalle bacche di mirtilli (Vaccinium angustifolium) e di aronia (Aronia melanocarpa). Il nettare è stato poi confezionato in contenitori di vetro o di cartone e conservato per sei mesi. L’analisi di alcuni parametri sulla stabilità dei singoli antociani, ha dimostrato che la cianindina è la piu’ stabile seguita dagli altri tra cui la malvidina. Quindi questi coloranti, sono candidati a futuri impieghi nell’industria alimentare.
E per finire, torniamo ai coloranti utilizzati attualmente, l’avevate visto il ketchup blue della Heinz?.

Tag: Blue Patent V Brilliant Blue Spirulina Antociani Polifenoli Smarties Nestlè
L’ EFSA favorevole alla ice structuring protein (ISP) della Unilever
Pubblicato: 2008/08/29 Archiviato in: Additivi, L'angolo chimico, Te lo do io l'alert 12 commentiDella anti-freeze protein impiegata dalla Unilever per produrre gelati ne avevo parlato due anni fa.Titoli urlati e di fantasia per alcuni giorni, come quello sotto apparso sul Corriere della Sera, poi è calato il silenzio.
La Unilever non si è comunque arresa. Ora che l’European Food Standards Authority’s (EFSA) ha pubblicato il documento “Safety of ‘Ice Structuring Protein (ISP) – Scientific Opinion of the Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies and of the Panel on Genetically Modified Organism” che afferma la sicurezza della proteina, ne sentiremo parlare di nuovo?
La proteina transgenica nota con l’acronimo ISP (ice structuring protein) è autorizzata come ingrediente a livelli non superiori a 0.01% del peso del prodotto.
-Cosa sono le ISP (ice structuring protein) o anti-freeze protein? Sono proteine che intervengono in natura in animali e vegetali che vivono a basse temperature come pesci, licheni e batteri. Esse legandosi ai cristalli di ghiaccio, permettono di abbassare la temperatuura di formazione di cristalli di ghiaccio e proteggono così i tessuti di piante o animali che vivono in ambienti estremi.
La Unilever inizialmente fece dei tests con la proteina ISP ottenuta dal pesce della specie Macrozoarces americanus. Per problemi economici, visto che estrarre la proteina dal sangue dei pesci artici è costoso, la Unilever ha messo a punto un processo per ottenere la proteina da colture di lieviti a cui è stata trasferita la capacità di sintetizzare la ISP. La ISP di cui stiamo parlando è quindi una proteina transgenica.
La proteina ottenuta -assicurano dalla Unilever- non contiene residui dei lieviti transgenici e DNA ricombinante. La stessa azienda ha fornito all’EFSA i dati di uno studio condotto su ratti a cui è stata somministrata forzatamante la proteina per 13 settimane. Dallo studio non sono emerse differenze signifiicative tra animali trattati e controlli. Da parte dell’EFSA si escude anche la possibilità di reazioni allergiche “The Panels found no evidence of genotoxic activity in a variety of trials. Based on a range of test results, the risk of an allergic reaction in fish-allergic people or the population at large is considered very unlikely, as is the possibility that allergic reactions to yeast allergens could occur due to eating the ISP-containing products.”
Ora come me, vi starete chiedendo: Perchè la Unilever ha iniziato a farne uso? L’impiego della proteina, secondo la Unilever, offre vantaggi nella produzione di low-fat ice cream,contribuisce cioè favorevolmente alla struttura e cremosità dei prodotti a basso contenuto in grassi.
-Ma è solo questo? cercando forse ho trovato altre risposte. La Unilever fa parte della International Ice Cream Association, la lobby con sede a Washington, è interessata all’impiego e all’autorizzazione da parte della FDA, di prodotti derivati dal latte di tutti i mammiferi per la produzione del gelato destinato al mercato statunitense. Su Themilkweed.com leggo che si vorrebbe permettere l’impiego di latte a basso contenuto di grassi e proteine come quello che si ricava dalle bufale, sostituendo quindi il latte vaccino. Senza dubbio la anti-freeze protein offre un notevole vantaggio economico nella produzione del gelato e nella formazione dei cristalli di ghiaccio. Questo permetterebbe l’uso di ingredienti meno costosi e di conseguenza profitti piu’ alti per l’azienda.
Tornando in Europa, ora dopo la pubblicazione del documento EFSA, dovrà esprimersi la Commissione Europea e anche gli stati membri dovranno decidere se approvare la proteina come ingrediente. Tra il 2003 e 2007, gelati ottenuti con la ISP sono stati già venduti negli USA, Australia e Nuova Zelanda. In questi stati i gelati non indicano in etichetta se si è fatto impiego della ISP.
Informazione di servizio. Quali sono i marchi Unilever in vendita negli USA in cui si è fatto uso della anti-freeze protein? Alcuni sono questi: Breyer’s Light Double-Churned, Breyer’s Light Double-Churned, Extra Creamy Creamy Chocolate ice cream.
Fonti: Food Navigator Themilkweed.com
Tag. Unilever EFSA ISP ice structuring protein anti-freeze protein gelato OGM International Ice Cream Association
Il pieno di caffeina …reloaded
Pubblicato: 2008/06/24 Archiviato in: Energy drinks, Integratori, L'angolo chimico 20 commenti
Torno a parlare della 1,3,7 – trimetilxantina, di cosa si tratta? Dell’alcaloide caffeina. Suoi parenti sono la teofillina del thè, la teobromina del cacao e la guaranina contenuta nel guaranà. Forse è la più popolare tra le sostanze che hanno attività stimolante sul sistema nervoso centrale. Gli è stato dedicato anche un libro: “Caffeina” in cui viaggiando dall’Asia e dall’America all’Africa e all’Europa, se ne ricostruisce la storia culturale e scientifica.
Ne è passato di tempo da quando il chimico tedesco Ferdinand Runge la isolò per la prima volta nel 1820.
La caffeina viene isolata da diverse materie prime come chicchi di caffè, foglie di tè ecc…Una volta isolata si presenta come una polvere bianca. Si usano diversi processi e tecnologie che presentano differenze considerevoli in termini di rese, costi e sostenibilità ambientale. L’estrazione può essere ottenuta con anidride carbonica, acqua o solventi organici come il diclorometano o acetato di etile (1, 2).
Ci sono moltissimi articoli scientifici che parlano della caffeina, conosciamo il suo assorbimento e metabolismo, ci sono dati sugli effetti di quantità elevate sul sistema nervoso centrale, non mancano i dati contrastanti.
E cosa c’è di nuovo? Uno snack prodotto mediante infusione nella caffeina, è stato presentato all’ultimo All Candy Expo 2008 di Chicago. Si chiama Engobi. Ma non è l’unico, ci sono anche le “Phoenix Fury” chips in cui la caffeina è associata a taurina, e Vitamine del gruppoB.
E i semi di girasole, come questi.
Ma la caffeina trova anche numerosi altri impieghi, per esempio nelle gomme da masticare. Nell’acqua, si chiamano caffeinated waters.
Nel settore cosmetico ho scoperto saponi alla caffeina e lucida labbra, e ricordate le calze?
Quanta caffeina pensate di introdurre ogni giorno? Nel sito Decoffea si trovano i livelli di caffeina in diversi prodotti, dagli Energy drinks alle cole.
E per sdrammatizzare, in quale zona della Caffeine Curve vi trovate?.

Tags: caffeina, energy drinks, caffeinated gum, caffeinated water
Arrivederci penne?
Pubblicato: 2008/06/14 Archiviato in: Integratori, Io lo leggerei, L'angolo chimico 3 commentiArrivederci, Penne? Food Inflation Takes Its Toll on the Italian Diet è il titolo scelto dal Wall Street Journal per parlare dei cambiamenti dei consumi e delle abitudini alimentari degli italiani “I rincari degli alimenti penalizzano la dieta degli italiani”. Secondo il quotidiano americano, infatti, “i continui rincari dei generi alimentari costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale. Ormai, i più poveri tra gli italiani si alimentano sempre di più come gli americani poveri”.
Alcune considerazioni, le avevo già scritte qui. Non ho cambiato le mie riflessioni sulle cause del cambiamento degli stili alimentari degli italiani, sono modelli che si evolvono e non possono essere solo i prezzi la causa principale.
Leggere l’intervista è sconfortante, è sbagliato generalizzare, ma si penalizzano i cibi con carboidrati complessi che tra l’altro danno un maggiore senzo di sazietà e si favoriscono i cibi grassi e bibite dolci?
Un po’ di tempo fa avevo cercato dei dati sulla relazione tra composizione dei cibi in nutrienti (zuccheri, grassi, proteine..), potere saziante ed effetti sui livelli di ormoni (insulina) e neurotrasmettitori (grelina, leptina, colecistochinina ecc..) che regolano la fame e la sazietà a livello dell’ipotalamo. E’ un argomento complesso, i cui meccanismi molecolari non sono compresi con precisione, provo a sintetizzare qualche informazione.
Il potere saziante dei cibi è una variabile fondamentale per controllare lo stimolo della fame. L’azione maggiore è esercitata dalle proteine, seguono poi i carboidrati e all’ultimo posto i grassi.
-Se consideriamo cibi complessi, dobbiamo considerare che i prodotti e i piatti preparati o elaborati risultano molto meno sazianti degli alimenti semplici.
-I cibi ricchi di proteine ma poveri di grassi, come la maggior parte della carne e del pesce (esclusi carni e pesci grassi), hanno indici piuttosto alti di sazietà.
-L’indice è correlato alla quantità di fibre di un alimento poiché questi composti nell’intestino rallentano la digestione degli alimenti e quindi prolungano il senso di sazietà. Questo spiegherebbe perché frutta, ortaggi e in particolare i legumi hanno elevati poteri sazianti.
-Interessante l’impatto dei grassi alimentari sui processi che mediano il meccanismo che contribuisce alla sazietà. Il senso di pienezza generato dai grassi alimentari, è associato ad un consumo in eccesso di alimenti ad elevato contenuto di grassi, cio’ è da mettere in relazione all’effetto edonistico del cibo. Introduciamo una notevole quantità di grassi prima che i segnali di sazietà possano intervenire ed influenzare il comportamento alimentare.
-La sazietà è influenzata anche dalla cottura dei cibi. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che le french fries hanno un basso potere saziante rispetto a patate semplicemente bollite.
L’argomento è vasto e ancora molto è da comprendere. I modelli e i pasti sperimentali usati fino ad oggi negli studi, non riescono a riassumere la complessità dei meccanismi coinvolti nell’insorgenza della fame e della sazietà, i tanti fattori che entrano in gioco.
Un giro in rete e qualcosa mi dice che la sazietà e i fattori che la innescano, stanno stimolando la creazione di prodotti integratori e alimenti innovativi, guardate questi satiety smoothies.
La leggerezza della maionese
Pubblicato: 2008/06/07 Archiviato in: Conservanti, L'angolo chimico, La borsa della spesa 17 commenti
La maionese? È una emulsione tra due fasi olio/acqua. Come la preparate? Con uova, olio d’oliva, aceto, un pizzico di sale. Semplicissimo.
-L’aceto e il succo di limone costituiscono la fase acquosa.
-La lecitina del tuorlo d’uovo ha funzione emulsionante tra le fasi Olio/Acqua.
-Agiscono come emulsionanti/stabilizzanti le proteine del tuorlo d’uovo.
Nei prodotti in vendita l’olio d’oliva è sostituito da altri oli tra cui l’olio di girasole, poi ci sono anche l’acqua e addensanti vari tra gli ingredienti. In alcuni prodotti c’è anche il sorbato come conservante.
Kraft Legeresse:acqua, olio di semi di girasole (39%), uova fresche pastorizzate con tuorlo di uova fresche pastorizzate (8%), amido modificato, aceto di vino, sale, succo di limone, zucchero, correttore di acidità (acido lattico), conservante (sorbato di potassio), aromi.
Kraft classica:olio di semi di girasole (70%), uova fresche pastorizzate con tuorlo di uova fresche pastorizzate (9,5%), acqua, aceto di vino, succo di limone, sale, zucchero, amido modificato, aromi, correttore di acidità: acido lattico.
Si può chiamare maionese un prodotto dove l’uovo è assente come la Kraft senza colesterolo? Come si sostituiscono le proprietà della lecitine e delle proteine dell’uovo? Qui ho trovato la ricetta della “maionese vegetale industriale” dove si usano emulsionanti e stabilizzanti che contengono diversi amidi e gomme allo scopo di riprodurre consistenza e struttura il piu’ possibile simile alla maionese tradizionale. Il mercato degli emulsionanti è cresciuto moltissimo negli ultimi anni perché essi svolgono ruoli importanti nell’industria alimentare.
Poichè la maionese Kraft senza colesterolo non contiene il tuorlo d’uovo, la Unilever ha presentato ricorso allo IAP, per messaggio ingannevole. La pronuncia IAP n. 26 del 17/04/08 in merito al messaggio “tutto il piacere della maionese senza colesterolo” ne ha ordinato la cessazione.
E cosa c’è di nuovo? Dopo aver giocato con le calorie e con gli ingredienti, visto che il contenuto in grassi è una delle barriere principali al consumo della salsa, ecco la novità, è stata presentata da pochi giorni la maionese Calvé Unilever con Omega 3.
A proposito di olio di girasole, molto usato nella formula della maionese, recentemente in Grecia sono stati ritirati dei marchi di oli di girasole per il rischio di contaminazione con oli minerali. Provenienza dell’olio:Ucraina, uno dei paesi da cui importiamo la maggior parte dell’olio di girasole. L’olio e’ arrivato in Francia da dove e’ stato distribuito anche in Italia, Olanda e Spagna. Ecco la decisione della commissione europea del 23 maggio 2008 che subordina a particolari condizioni l’importazione di olio di girasole originario dell’Ucraina, o proveniente da tale paese, a causa del rischio di contaminazione da oli minerali.
Su Papille Vagabonde, sono riportati i confronti dei prezzi di alcuni tipi di maionese. Le varianti light hanno un prezzo maggiore.
Home made is better!
Tag:Maionese, Kraft, Unilever, colesterolo, omega 3, olio d’oliva, olio di girasole.
E’ l’acqua, bellezza!
Pubblicato: 2008/05/24 Archiviato in: Aromi, Food blogs, L'angolo chimico 27 commentiHo visto la nuova pubblicità dell’ Acqua Lilia, ottenuta dalle Fonti del Vulture e di proprietà al 100% della Coca Cola Hellenic. Quanta vitamina E ci sarà nella nuova Lilia Emotion Body proposta ad un target di consumatori attenti alla lotta contro i radicali liberi? e’ al gusto pesca bianca e aloe vera. Ma c’è anche la versione Mind al gusto lime e guaranà. Potenza degli aromi.
Qualunque studente che ha masticato un po’ di Biochimica sa che con il nome di vitamina E ci riferiamo ad una famiglia di molecole liposolubili (tocoferoli e tocotrienoli). Come è stata prodotta la vitamina E idrosolubile usata nell’acqua Lilia? non ne troviamo nota sul sito internet,cattiva abitudine di molti siti aziendali è di presentare gli aspetti positivi salutistici di un prodotto “funzionale” mavuoto assoluto sulla loro composizione e ingredienti. Azzardo una ipotesi. Forse è lo stesso tipo di vitamina E idrosolubile (tocopheryl succinate polyethylene glycol 1000, TPGS) proposta per soddisfare i fabbisogni nutrizionali in questa vitamina nei pazienti affetti da patologie gastro-intestinali?
Quali altre acque o bibite “funzionali” integrate con vitamine o nutrienti vari si trovano sul mercato? Tra benessere, salute,creatività e acque minerali rivolte alle consumatrici, ho trovato un mercato già affollato, per esempio la svizzera Beauty water con coenzima Q. Si avete ragione, anche il coenzima Q è liposolubile ma negli ultimi anni come per la vitamina E, è stato sintetizzato un derivato solubile in acqua.
Poi ci sono Borba beauty water con il succo delle bacche di noni e 4 vitamine del gruppo B, Balance Water con essenze floreali come Grey Spider: Releases fears and phobias of perceived danger e Crowea: Calms and helps with worry.
In Italia è stata presentata Aquarius, sempre della Coca Cola, con magnesio e vitamine del gruppo B. Al confine tra acqua minerale e bibita alla frutta, c’é anche Fitness, la nuova bevanda funzionale Nestlè San Pellegrino, presentata come un acqua minerale a basso contenuto calorico (?). È composta all’80 % di acqua minerale e 20% di succo di frutta, è presentata come un cocktail salutistico di fibre e magnesio al gusto mela-kiwi o ananas-mango. Quali fibre? si tratta di destrine derivate dall’amido.
Il sito che mi ha incuriosito di piu’ però è quello della workswithwater, con blog annesso. Propongono diversi tipi di acqua tra cui quella con peptidi anti-ipertensivi e una variante per la bellezza della pelle:Beauty che contiene Praventin, una proteina bio-attiva proposta per combattere i batteri che a livello della cute sono associati all’acne.



acqua e peptidi anti-ipertensivi
Visto che è tempo di scegliere argomenti per future tesi, ho suggerito di trattare il tema “acque funzionali” sia da un punto di vista nutrizionale che tecnologico, ad una mia specializzanda che ha accettato con entusiasmo. Vediamo cos’altro, tra marketTing e acrobazie biochimiche, riuscirà a trovare.
Tags: flavoured water, integratori, vitamine, sali minerali












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